Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi.
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Due parole sul caso della signora canadese che per “colpa” di Facebook ha perso il diritto all’indennità di malattia.
Facebook ha avuto il grande merito/demerito di avvicinare cani e porci alla rete. Non voglio entrare nel merito della questione e mi sembra perfettamente inutile sottolineare che non si stilano diagnosi psichiatriche a partire da due foto ma la cosa che mi rende alquanto perplesso è la leggerezza con la quale certa gente decide che le proprie sfere intima e privata non debbano essere più tali. Vuoi per manie di protagonismo, vuoi per l’aspirazione al wharoliano quarto d’ora di notorietà, vuoi per semplice incompetenza informatica e ignoranza delle possibili conseguenze, molta gente si espone e si espone veramente troppo.
Ho scoperto proprio da Facebook che un mio collega, all’apparenza anonimo, che conoscevo limitatamente e per motivi di lavoro è “gay e comunista” ed è uno dei promotori di vari “Gay Pride”. Naturalmente niente di cui vergognarsi, sono comunista anch’io e ho partecipato a varie manifestazioni indette da associazioni gay e sono un netto sostenitore dei pacs e dell’estensione del diritto di matrimonio anche agli omosessuali, tuttavia sostengo anche che non è il caso di far sapere tutto a tutti e che l’esposizione indiscriminata della propria vita sia più dannosa che altro.
Ritengo addirittura che sia un bene prezioso che i propri studenti, il proprio partner, il proprio direttore o datore di lavoro certe cose non le sappiano e che un certo alone di mistero e di riservatezza faccia funzionare meglio qualsiasi rapporto.
Ciò che per Orwell era un incubo oggi diventa la normalità o addirittura una condizione auspicabile.
Update: Ho ricevuto una e-mail dove con tono un po’ risentito vengo accusato di ipocrisia in quanto nel mio post sosterrei che chi è gay e comunista non deve ostentarlo ed è meglio che lo tenga nascosto. Forse mi sono spiegato male e ci tengo a puntualizzare che non intendevo dire nulla di tutto ciò, volevo solo sostenere che la sovraesposizione su facebook è innanzitutto pericolosa per il soggetto stesso e può dare luogo facilmente a pregiudizi e a discriminazioni aprioristiche e quello scrivere orientamento politico: comunista; orientamento sessuale: gay purtroppo potrà ritorcersi contro di lui.
Due paroline, ma proprio due, su una vicenda personale di poco conto ma che immagino e spero toglierà molte illusioni a chi, in totale buona fede, vede la Svizzera come un paradiso di inviolabilità dei redditi e del frutto del lavoro del cittadino e la patria dei diritti economici e “liberali”.
Ieri sera sono stato a Olten per pagare una multa, per un’infrazione al codice della strada, di 1089 Franchi Svizzeri. Multa inizialmente di 200 chf ma che grazie all’intervento di un esponente di quella categoria di persone che vedrei bene nelle aule scolastiche in qualità di crocifissi viventi (mi riferisco agli avvocati) ha praticamente quintuplicato il suo importo in men che non si dica, son bastate due letterine del legale per giungere a questo risultato.
La cosa singolare è che nel verbale della sentenza dove mi si “intima” di pagare tale cifra c’è una dicitura che recita “Ha 30 giorni di tempo per procedere al pagamento, termine oltre il quale tale somma verrà pignorata dal suo conto corrente numero xxxxxx presso la Banca xxxxxx filiale di Lugano (Ti)” contestualmente ricevo a casa una comunicazione della mia banca dove mi dicono che “L’amministrazione del Canton Soletta ha intimato loro di rendere disponibile la somma di 1.089 chf a titolo di etc… etc… e di presentare loro, anche a mezzo fax o e-mail le ricevute di pagamento qualora decidessi di pagare la sanzione autonomamente”.
Morale della favola: 1) Il segreto bancario svizzero vale solo per i grandi delinquenti, cosa volete che sia uno che infrange il codice della strada? I delinquenti da difendere noi banche svizzere ce li scegliamo belli grossi!
2) La famigerata inviolabilità del denaro vale solo per i conti cifrati a innumerevoli zeri che alimentano e ingrassano le voci del bilancio statale e degli istituti bancari. Scordatevi, ripeto SCORDATEVI che valga per i conti correnti di voi/noi comuni mortali.
3) Con l’amministrazione pubblica elvetica non si scherza, se dovete dei soldi non ci stanno santi.
4) Non ricorrete MAI e ripeto MAI contro una contravvenzione che vi viene propinata in Svizzera, meglio pagare subito, magari bestemmiando, e non stare a fare “questioni di principio” come ho fatto io. Si rischia di prendere sonore bastonate.
Le vogliamo dire due parole sulla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo secondo cui la presenza del crocifisso nelle classi rappresenta una violazione alla libertà religiosa degli alunni?
Bene, direi che era ora e che sia un po’una classica scoperta dell’acqua calda dire che in uno stato laico non dovrebbero esistere simboli religiosi negli edifici pubblici.
Però non riesco a condividere le parole di roboante entusiasmo di un Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Uaar, che parla di “grande giorno per la laicità italiana” e addirittura di “provvedimento epocale”.
Perché penso che il crocifisso nella scuole per i cattolici sia un po’ come il velo delle donne quando si parla di islam: un simbolo o poco più. Così come non basta togliere il velo a scuola ad una ragazza di una famiglia islamica praticante per renderla un qualcosa di più del “ground zero” della condizione umana che è, non penso proprio che la vita di coloro che vengono avversati dal cattolicesimo culturale strisciante che permea il panorama politico e sociale italiano cambierà all’indomani di questa decisione.
Lascerei i toni roboanti per altre occasioni, per quando anche i gay potranno sposarsi o potranno vedere riconosciuta la loro unione, per quando verrà riconosciuta come aggravante la motivazione dell’orientamento sessuale in un atto di violenza, per quando una ragazza di una qualsiasi città di provincia italiana potrà vivere la sua vita sessuale e affettiva, la sua voglia di maternità senza paura del controllo sociale asfissiante che la circonda, per quando un leader di sinistra comincerà a chiedere i voti proprio sui temi della laicità e dello Stato di diritto, per quando per avere una cattedra in un’Università pubblica non servirà più essere amico del vescovo o iscritto a Comunione e Liberazione.
Per il momento (forse visto che il governo italiano ricorrerà contro la decisione) toglieranno solo un simbolo…
Purtroppo, dopo nemmeno due anni di neanche troppo onorato servizio, mi trovo a dover cambiare causa guasto al microfono (giusto tre giorni dopo il termine della garanzia) il mio Nokia 6110 navigator.
Devo quindi comprare un nuovo cellulare, fin qui niente di strano, ma ovviamente essendo un Monsieurdosto ho delle specifiche esigenze che altrettanto naturalmente non vengono soddisfatte dai cellulari in commercio in Europa. Provo a elencarle:
Non voglio telefoni bloccati né legati ad un operatore.
Mi piace l’iPhone ma non rientra nei miei piani e nei miei principi spendere una cosa come 600-700 euro per un cellulare.
E qui viene il difficile. Per lavoro viaggio molto in diversi paesi europei (Svizzera, Francia, Germania, Italia) e ho delle sim card, “aziendali” e non, di ognuno di questi paesi. Da qui nasce l’esigenza di possedere un cellulare che gestisca contemporaneamente almeno 2 sim. Tale caratteristica rende la mia ricerca del cellulare ideale una pura utopia.
Deve avere il WIFI (assolutamente) e possibilmente il GPS integrato delle prestazione della fotocamera, dei video e robe del genere mi interessa relativamente.
Fatte salve queste condizioni necessarie sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei cosiddetti chinafonini ossia delle copie estetiche dei più famosi cellulari e smartphone dei più noti brand con tutte le funzioni (chiaramente con prestazioni minori) dei loro omologhi e venduti a prezzi estremamente minori. In particolare mi sono interessato ad una copia perfetta dell’iPhone con wifi, gps, fotocamere e soprattutto gestione congiunta di due sim che viene venduto in diversi siti specializzati a 80 euro più spese e spedito direttamente dalla Cina.
Quello che vorrei sapere è se ci si può fidare di questi telefoni, se funzionano, se fanno il loro dovere, se arrivano o se ti vengono sequestrati in dogana e/o solo per il loro acquisto ti trovi le guardie di confine che ti prelevano nottetempo e ti portano nel più disagiato carcere di un cantone montano elvetico...
Qualora ci fosse qualcuno che lo ha provato o possiede un chinafonino sarebbe così lieto di darmi delle informazioni?
Naturalmente non pretendo che per 80 euro abbia le stesse funzioni dell’iPhone originale, mi interessa solo sapere se mi trovo o non mi trovo un costoso pezzo di plastica o un originale quanto scomodo fermacarte piuttosto che un onesto telefonino. Va bene che 80-100 euro non sono una gran cifra ma mi tirerebbe il culo buttarli dalla finestra. Considerate che a Parigi chiedo acqua del rubinetto per evitare di pagare 10-11 euro una bottiglia da mezzo litro, questo per darvi un’idea della mia parsimonia.
Astenersi per favore da commenti sul tenore “è roba da morti di fame”; “è da sfigati comprare un iPhone finto” o da lezioncine di etica spicciola su come sia sbagliato comprare prodotti contraffatti. Considerate che se domani i cinesi si inculassero le imprese del mondo intero a me non me ne fregherebbe un’emerita minchia, anzi...
Stavo leggendo la spassosissima querelle su Tremonti, Berlusconi e il posto fisso, mai spassosa quanto un’uscita umanitaria di Fini, che ha promosso e dato il nome ad una legge draconiana e disumana contro l’immigrazione, a favore degli extracomunitari.
Poi ho pensato che comunque sono parole e concetti che vengono dalla destra italiana, quindi da una destra che ha le sue radici nelle camere dei fasci e delle corporazioni, quindi non una destra liberale e liberista. Infatti, e le parole sono importanti, si parla di posto fisso.
Io che pure sono un comunista mangiabambini, quando penso al diritto al lavoro e al reddito, non dico posto fisso ma preferisco dire lavoro stabile.
L’espressione posto fisso ha in sé un retrogusto democristiano, assistenzialista, corporativo, mafioso, statico, parassitario. E poi per temperamento a me piace muovermi, cambiare. Passare una vita con gli stessi colleghi a fare le stesse cose nello stesso posto trovo che sia una prospettiva avvilente.
Quindi sono per il lavoro stabile, ma non per il posto fisso. Voglio essere garantito nel mio diritto al lavoro e al reddito ma non voglio essere inamovibile né scontrarmi nelle mie attività con l’arroganza tipica degli inamovibili.
Devo sviluppare meglio il tema ma credo che qualcuno abbia già capito il mio discorso e badate bene, il mio è un discorso profondamente "di sinistra".
Tempo fa avevo parlato di un mio cugino e di sua moglie. Ternano lui, di Torino lei, si sono conosciuti su internet mediante una chat, si sono incontrati e lei ha deciso di trasferirsi a Terni, si sono sposati, hanno avuto un figlio e devo dire, alla luce di alcune giornate passate in loro compagnia, che sono lo specchio di una coppia sana e innamorata. Nei giorni passati con loro mai visto un segnale di nervosismo. Clima disteso, loro due sempre sorridenti, lei poi è una ragazza molto carina e molto simpatica, ha un grandissimo entusiasmo e le piace moltissimo vivere in Umbria, ammira in particolare la spontaneità, la semplicità e la simpatia dei ternani contrapponendola ad una certa freddezza e chiusura dei suoi concittadini piemontesi.
Nella rappresentazione di questa coppia da parte del resto della mia famiglia ho ritrovato la conferma ad alcuni miei vecchi corollari sul non fighismo. Mia zia addirittura tende ad esorcizzare il fatto che si sono conosciuti in chat dicendo che suo figlio ha conosciuto la moglie durante un non meglio identificato “corso a Torino” e in una discussione ci ha tenuto a specificare più volte che suo figlio è sposato con una di Torino “ma che lei è comunque una brava ragazza” e che “mio figlio ha comunque avuto anche tante ragazze del posto”. Questa insistenza sul fatto che un uomo abbia avuto ragazze del posto e sull’iniziale diffidenza verso chi viene da fuori altro non è che la conferma all’iperconvinzione secondo la quale esiste una proporzionalità inversa tra il grado di avvenenza di un uomo e la distanza della ragazza dal luogo di origine e che il massimo dei punti-integrazione è dato dal trovarsi la ragazza sotto casa. Del resto anche mia madre dice che mia moglie è straniera ma al suo paese “non le mancava niente”.
Faccio questo lungo preambolo per dire che conoscere la ragazza sotto casa per me, e penso di parlare anche a nome di tutti i non fighi, è sempre stata una cosa di una difficoltà di gran lunga superiore rispetto al montare una cucina dell’Ikea, compresi gli allacciamenti elettrici e idrici, bendato e con una mano sola.
Mi chiedo veramente se oggi mi trovassi single a Terni come potrei solo conoscere un qualche esemplare di sesso femminile e se togliessimo internet quali sono in una media città di provincia italiana per un non figo, e bada bene quella del non fighismo è una categoria che per la allucinanti logiche domanda-offerta si va ampliando a fasce di popolazione che una volta ne erano escluse, gli strumenti per poter conoscere delle donne.
Per qual poco che frequento la vita notturna noto una realtà che per il ternano “normale” quindi “non figo” è pane quotidiano. Mettiamo che in un “Rock Garden” di Narni qualsiasi ci sono 1.000 persone, di questo totale le ragazze sono 200, di queste 150 stanno con il fidanzato, altre 30 sono “gruppettate” in gruppi misti e di difficile identificazione, tanto difficile l’identificazione tanto facile procurarsi una frattura maxillo-facciale in caso di incauto approccio, 20 sono ragazze sole. Se aggiungiamo che l’età media dei frequentatori di questi luoghi e da scuola dell’obbligo ecco completato il quadretto.
A Terni vedo i miei coetanei single iscriversi ai corsi più disparati (rifiuto di pensare che un qualsiasi maschio medio pensante possa ritenere una cosa gradevole partecipare a corsi di balli latini). Addirittura e posterò al più presto le foto dei manifesti perché sono una cosa esilarante, la locale azienda sanitaria locale promuove “incontri e riunioni per single”, ci pensate? Lo Stato che vi aiuta a trovare la donna… Vorrei solo prendere parte a questi incontri giusto per avere un’idea dei partecipanti. Mia moglie mi riferisce che i siti e i forum “femminili” in lingua italiana dove in genere si parla di mamme, di figli e cose del genere, sono frequentati per buona parte da uomini in cerca di approcci talvolta sfacciati ma spesso piuttosto timidi.
A Basilea, al contrario e a dispetto del luogo comune che vuole gli svizzeri come chiusi e poco disponibili al dialogo, nelle sempre rare uscite serali per locali o per concerti capita sempre di parlare con qualche coetanea, non voglio fare il presuntuoso e dire che appena esco catalizzo figa, ma succede di ricevere qualche approccio da donne magari non bellissime (ma che a me che non cerco la “figona” sia chiaro, piacciono) ma comunque simpatiche e virtualmente “disponibili” per le quali in altri tempi avrei dato via non so che cosa.
Considerando comunque che il tasso di natalità, seppur basso, non è a zero e che alla fin fine anche i brutti e i non fighi si sposano mi chiedo, e me lo chiedo veramente, come cazzo fanno. Sono io che la faccio difficile o è veramente così complicata?
Perugini: Avendo un po’ di tempo libero sono entrato in un forum dedicato alla città di Perugia. Specifico: non un forum di ultrà del Perugia Calcio. C’era un post sul tema “Terni città di merda, ternani colerosi, noi abbiamo L’università e Umbria Jazz”dove i perugini se la cantavano e suonavano un po’ da soli; allora ho cominciato a parlare di Jazz prendendo spunto dall’ultimo cartellone (veramente ottimo) della kermesse umbra.
Sia chiaro, ho parlato di Jazz, ho commentato un paio di concerti a cui ho assistito parlandone entusiasticamente e con tono da appassionato quale sono e non da esperto, senza perdermi in tecnicismi inutili che tanto non padroneggerei comunque. Bene, ho scoperto che al perugino appartenente alla categoria “Perugia è meglio di Terni e noi perugini siamo meglio dei ternani perché noi ci abbiamo Umbria Jazz” in realtà di Jazz non gliene frega un cazzo e il suo panorama musicale non contempla minimamente queste genere. Allora perché sentirsi migliori vantando una cosa che non appartiene comunque al loro modo di essere perugini? A questo interrogativo ho scatenato una ridda di diatribe calcistiche, esaltazioni della propria presunta potenza sessuale, insulti vari contro Terni e i ternani, minacce di vario genere e ho rimediato (io) un ban permanente.
Sky: Ho visto una trasmissione su Sky intitolata “Little Miss America” o una roba del genere… dove bambine di 4-5 anni venivano costrette a vestirsi come adulte, pettinarsi come adulte, muoversi e ammiccare come adulte per vincere l’agognato titolo.
Mi hanno colpito le interviste alle mamme, per lo più ultratrentenni fisicamente sgradevoli, obese, con denti mancanti e via dicendo… Facile quindi capire che volevano che le figlie fossero le miss che loro non sono mai state.
Credo che riversare le proprie frustrazioni sui figli sia un crimine passibile di revoca della patria potestà. I miei figli possono restare bambini per tutto il tempo che vogliono.
Tra gli errori imperdonabili da NON COMMETTERE nei confronti di una collega donna ce n’è uno che veramente ehm… cioè.. non dovete nemmeno permettervi di pensarlo lontanamente essendo un argomento tabù, nonché uno dei grandissimi capisaldi del più becero e insopportabile vittimismo piagnone femminile: tentare anche solo di pensare lontanamente che i dolori mestruali possano essere minimizzati.
Ecco, oggi per uno che fa il mio lavoro è una di quelle giornate campali, ricominciano le attività didattiche, si sovrappongono sessioni d’esame con la preparazione dei nuovi corsi, si devono scrivere piani, relazioni e presentarli a consigli accademici, superiori esigenti, svizzeri… Ecco, in una giornata come questa mi sono sorbito un totale di 3 ore di chiacchiere telefoniche, con amiche, di una mia collega che descriveva i dolori dovuti al suo ciclo (vorrei vedere se mi mettessi a parlare della mia cefalea da eiaculazione che ho in questi giorni in presenza di altre colleghe…) con termini roboanti del tipo, cito letteralmente, “mi sento come se uno mi prendesse a sforbiciate sul basso ventre”; “mi sento come se una qualche sostanza corrosiva mi lavorasse in pancia”; “mi si contorcono tutte le budella”. Insomma, la passione di Gesù Cristo a confronto è una vacanza al villaggio Alpitour.
Alla quarta amica a cui ha frantumato telefonicamente i coglioni le ho fatto notare che IO mi stavo facendo il culo lavorando, che LEI avrebbe dovuto aiutarmi visto che è un lavoro che interesserebbe anche lei e che se proprio si sentiva così male doveva starsene a casa e che non può per un (e qui la frase che ha fatto cadere il mondo… preparatevi) semplice dolore mestruale comportarsi in quel modo.
Ecco, se provate solo a pensare che i dolori mestruali siano tutto sommato un po’ più sopportabili dell’asportazione chirurgica di 3 metri di colon colpiti da cancro (destino purtroppo toccato ad un’altra collega che al contrario è una persona che vive la malattia e il dolore con una commovente dignità recandosi al lavoro ogni giorno con un foulard in testa per mascherare gli effetti di una chemioterapia) scatenerete le seguenti violentissime reazioni:
Alla collega salteranno i nervi in due nanosecondi, da non escludere reazioni verbali scomposte e persino reazioni fisiche violente.
Griderà alla discriminazione sessuale sul posto di lavoro.
Ti dirà che sei un uomo, che sei un grandissimo ignorante e non puoi capire, ti inviterà a “non giudicare” per poi attaccare la litania “invece voi maschi che vi lamentate per niente…” sproloquiando e appunto giudicando a vanvera contro il sottoscritto e tutto il genere maschile.
Dopo tale litania verrà colta da pianto isterico intervallato da insulti nei vostri confronti e chiacchierate fiume con altre colleghe che poi le ritorceranno contro questo aver raccolto le sue confidenze alla prima occasione buona. Di lavorare ovviamente manco a parlarne...
Detto questo dovete sapere che le mestruazioni sono il più grande dolore del Creato, nessuno a parte le donne, possono sapere cosa si prova, ergo, solo loro conoscono la suprema sofferenza…
Quindi che abbiate avuto un grave lutto, mali incurabili, ustioni, o siate rimasti menomati, intossicati, asfissiati, triturati, schiacciati per portare uno stipendio a casa, zitti e muti. Il lamento dell’uomo non è concesso, solo chi ha le mestruazioni può dire di soffrire.
Leggevo dell’italiano arrestato in Brasile con l’accusa di pedofilia a causa di alcuni baci dati alla figlia.
Preferisco non esternare i miei post-giudizi sul Brasile e i brasiliani (con le dovute eccezioni e bla, bla, bla…) mi è bastata una vacanza in quelle latitudini e la frequentazione con alcuni di loro per trarre le mie conclusioni e per manifestare la mia disistima verso delle persone che, in quanto europeo, ti giudicano per definizione come un coglione ai limiti del ritardo mentale essendo loro notoriamente più furbi, più dotati di “savoir vivre” e provenienti da una nazione eletta da Dio (il nazionalismo brasiliano ha eguali in Europa solo in certi luoghi dei Balcani) ma voglio rimanere nel merito del discorso “pedofilia”.
Mi è capitato qualche anno fa di aver accompagnato mio figlio al bagno presso dei giardini pubblici di Terni a all’uscita di essere identificato da un agente della Municipale che dopo aver visto i documenti dei due e aver avuto la conferma che si trattava di mio figlio ha pronunciato un “mi scusi, ma di questi tempi…” Già, di questi tempi… Pare che viviamo in un’epoca infestata da pedofili e predatori di bambini e comportamenti che una volta potevano essere normali oggi vengono visti con sospetto.
Mi ricordo che “ai miei tempi”, quando ero un bambino, conoscevo praticamente tutto il vicinato, capitava spesso che qualche vicino di casa ci prendesse e ci portasse in macchina per offrirci un gelato. Esistevano ancora, in una realtà come Terni, dei rapporti di vicinato basati su una fitta trama di cortesie e favori. Capitava per esempio che a causa magari dei turni in acciaieria o in fabbrica una famiglia lasciasse il proprio figlio o i propri figli da un vicino di casa, chiaramente erano favori a buon rendere e quando il vicino di casa avrebbe avuto bisogno dello stesso favore sapeva che avrebbe potuto contarci.
Mi ricordo le volte che stavo a pranzo con “Emilietto”, un pensionato delle acciaierie che a dispetto del nomignolo era un omone di 1,90 m per 100 kg, uno di quei robusti uomini di una volta che quando veniva a casa tua ti riparava la bicicletta, il rubinetto, la bambola della figlia, risuolava le scarpe alla moglie e tagliava i capelli al figlio, e le ore passate nella sua cantina-officina a guardarlo mentre era intento nei suoi mille mestieri e con le sue sapienti mani riparava camere d’aria, risuolava scarpe, costruiva utensili, sapendo che ad un certo punto avrebbe tolto la cappottina alla sua fiat panda 30, da lui tenuta come un cimelio, e ci avrebbe accompagnato al bar del Partito Comunista per offrirci l’aranciata e le patatine fritte. Poi c’era Alfredo che giocava a pallone con noi e ci faceva sempre vincere e ci portava in un negozio di dolciumi, ci dava 500 lire e ci diceva che potevamo prendere le caramelle che volevamo.
All’epoca non esistevano i pedofili? La pedofilia è una “malattia della modernità”? Non credo, credo invece che una volta ci si fidava di più, si era meno paranoici e maggiormente liberi. Vallo un po’ a fare oggi di prendere il figlio di un vicino e portarlo a prendere un gelato, mettiti un po’ in un parco a giocare con dei ragazzini, minimo vieni visto con sospetto, probabilmente rischieresti il linciaggio. Mi pare che con questa “cosa” della pedofilia oggi si stiano sacrificando in nome di certe paranoie delle relazioni importanti, mi pare di vivere nell’epoca del sospetto e della caccia all’orco e alle streghe. E tutto ciò non è bello.
Superenalotto. Trovo che sia la perfetta metafora della società capitalista: arricchimento del tutto indipendente dal merito. Il vecchio totocalcio per esempio aveva dietro di sé tutta una sua antropologia, tutta una serie di discussioni sulle squadre, sullo stato di forma dei singoli calciatori, su sistemi condizionati e ridotti, seppur la componente aleatoria non fosse del tutto assente dietro a questo gioco c’erano tutta una serie di competenze e di calcio bisognava capire qualcosa. Oggi il gioco che va per la maggiore è questa lotteria che promette facili arricchimenti unicamente basati sulla “botta di culo”, sul puro caso. E penso che l’evolversi delle lotterie siano, come molte altre cose, il corollario di un determinato sistema economico. Il totocalcio che nasce in piena illusione capitalista, quando i capitalisti volevano lasciare una traccia della loro esistenza sulla terra e quando il dogma liberale della meritocrazia era, forse, qualcosa di più di una finzione. Oggi siamo in una fase del capitalismo in cui manca proprio questo fondamento morale del sistema: il merito. E chi pensa che ancora si viva in una società che abbia una giustizia di fondo vive in un mondo del tutto immaginario, un po’ come quelli che parlavano e parlano del “vero comunismo”.
Il capitalismo come il comunismo partono dalla stesso presupposto sbagliato: un eccessiva fiducia nella condizione umana, il credere ad una natura dell’uomo dominata dai sentimenti di giustizia e altruismo.
Propositi per l’anno nuovo. Quale mese migliore di settembre per fare propositi per l’anno nuovo? In fondo tutte le nuove attività cominciano in questo mese dell’anno e, lavorativamente parlando, nel periodo fine agosto-primi di settembre si prefigura come sarà la “stagione lavorativa”. Nel mio caso sono stato in pieno fermento ma poi come al solito è stata la classica montagna che ha partorito il topolino. Si erano profilate all’orizzonte due mie collaborazioni con atenei del Centro Italia, fortemente volute da una mia vecchia conoscenza. Peccato che in un caso avrebbero preteso che lavorassi per loro praticamente gratis, e l’altro caso sarebbe stato Roma, città verso la quale ho un rapporto di repulsione totale proprio a livello di malessere fisico. Avrei potuto prendere Terni come base ma trovarsi a 36 anni e ritornare, seppur parzialmente, da babbo e mammà è una prospettiva allettante quanto una sonda gastrica. Pertanto, essendo terminato il lavoro “parigino”, si continua con il binomio Lugano-Basilea con maggiori impegni in quest’ultima sede.
Dialetti nelle scuole. A che cazzo serve imparare il Rodigino o il Varesotto quando oramai nel mondo tutti parlano inglese? Che cazzo di utilità pratica ha perdere tempo a imparare i dialetti? Eppure attorno a questa ennesima minchiata leghista ho sentito anche qualcuno avventurarsi in ragionamenti seri. Ma soprattutto considerando che in una regione come L’Umbria esistono tante varianti dialettali quanti i centri abitati sopra i 5.000 abitanti che dialetto si insegnerebbe? A Narni dovrebbero rinunciare ai loro intercalare in “Ao” e “Eo” e imparare il ternano di città? Ma quale ternano poi? Quello che si parla a Terni Centro o quello dei villaggi operai? (considerate che gli abitanti dei quartieri operai quando vanno in centro dicono “vado a Terni” quasi a rivendicare una loro alterità) o tutti gli Umbri dovranno imparare il perugino e iniziare a esercitarsi parlando tenendo uno gnocco in bocca?