|
lunedì, maggio 31, 2004
RAUCHEN VERBOTEN!!!
Oramai lo ha capito anche mia nonna che ad animare i promotori e i sostenitori delle campagne anti-fumo non c’è tanto una reale tensione e preoccupazione nei confronti della salute dei fumatori, quanto logiche strettamente economiche (vi fottiamo la sanità pubblica quindi mettetevi il maglione di lana) di demonizzazione verso una determinata categoria di persone e di limitazione della libertà personale. Prendersela con i fumatori piuttosto che con gli ebrei e con i musulmani è anche politically correct.
Questa considerazione esce notevolmente rafforzata da quanto mi è successo ieri: ero su un intercity in una carrozza ex-fumatori quando, dimentico del nuovo divieto di fumo su tutti i treni, accendo, con un gesto quasi automatico ed istintivo, una sigaretta. Mi si avvicina un uomo sulla sessantina invitandomi a infilare la sigaretta in una precisa cavità del mio corpo; essendo io dalla parte del torto chiedo scusa e la spengo immediatamente, ma il tipo in questione non contento continua ad insultarmi in maniera plateale cercando il sostegno dei pochi occupanti della carrozza, faccio nuovamente presente che ho acceso la sigaretta distrattamente senza pensare al nuovo divieto e che ero disponibile a pagare una contravvenzione, al che il tipo in questione comincia ad invocare la pena di morte e l’istituzione di campi di concentramento per i fumatori.
Lo invito educatamente a non rompermi i coglioni facendo notare che già ho chiesto scusa e il tipo imprecando si allontana.
Mi è venuto poi stranamente in mente un fatto di cronaca in cui un poliziotto napoletano, in seguito assolto, ha rovesciato un caricatore contro un ciclomotorista colpevole di viaggiare senza casco, mi è venuto in mente il decreto taglia-porzioni del ministro Sirchia.
Che il salutismo stia diventando il pretesto per nuove cacce alle streghe e per nuove limitazioni della libertà personale?
sabato, maggio 29, 2004
CHE OPPOSIZIONE!!!
Così è andata in parlamento in occasione dell'approvazione del vergognoso decreto Urbani:
Hanno votato a favore: Tutti i partiti della Casa Delle "Libertà"
Si sono astenuti: Ds, Margherita, Udeur, Sdi
Hanno votato contro: Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Dipietristi
Non c'è che dire, in Italia c'è proprio una grande opposizione.
Poi mi dicono che faccio male se rinuncio alla nazionalità...
Che magnifico paese!
venerdì, maggio 28, 2004
Come mai in questo periodo tutti mi rompono le balle invitandomi ai loro matrimoni quando magari hanno passato anni ed anni senza degnarmi nemmeno di un sms di auguri per le feste comandate?
ELOGIO DEGLI 883
Riguardo il mio retroterra musicale e culturale vivo una doppia incomprensione: da una parte c’è chi mi crede uno snob di sinistra concettualmente prevenuto nei confronti di tutto ciò che è nazional-popolare, l’esempio della mia collega che mi insulta perché non apprezzo Maria De Filippi è a tal proposito eclatante, dall’altra parte ci sono coloro che quando parlo della musica che ascoltavo negli anni’80, citando i Righeira, Tracy Spencer, Taffy, i Via Verdi e Gazebo, mi guardano con un’ espressione che è un misto di compassione e di disprezzo tenendo a precisare che a quell’epoca loro ascoltavano gente come Mozart e Beethoven ed erano già appassionati di blues e di jazz anche se avevano appena 8 anni. Già, strana questa mia generazione fatta di tanti sedicenti cultori precoci della pratica del bello ma che una volta adulti decretano il successo politico di personaggi come Berlusconi, Bossi, Blocher, Bignasca e delle loro idee acerebrate o che vanno ad intasare le strade cittadine con i loro fuoristrada e le loro BMW X5 (sfido chiunque a trovare un’automobile più inutile di questa).
Detto questo è giunto il momento del mio personalissimo outing: a 20 anni ascoltavo gli 883 e mi piacevano pure, li ho anche visti dal vivo in un concerto romano.
Prima della loro deriva sentimentalistica, patologia senile della musica italiana, avevano la grande abilità di fare una canzone prendendo un banale ed elementare vissuto dell’adolescente di provincia, di una provincia fatta di “uomini con le radioline e mogli incazzate di fianco” già… l’uomo con la radiolina per il corso principale… un altro pezzo d’Italia distrutto dalle multinazionali e dalle pay-tv, di grandi compagnie, di ritrovi al bar, di sfigati che si esaltano perché la zinnuta commessa della Coop elargisce un’uscita serale senza impegno, di donne idealizzate e sempre irraggiungibili, di strade che noi inesperti automobilisti non trovavamo mai, di esami di riparazione a settembre. Certo, ogni tanto c’era qualche caduta di stile, come quando si trattava da una prospettiva qualunquistica il fenomeno e il problema della droga, forse i giovani degli 883 erano privi di progettualità, ma quando ascoltavo le loro canzoni era come guardarsi allo specchio, lo sfigato che metteva i tappetini nuovi nella panda 750, l’arbre-magique e lo psuedo denim da hard discount le rare volte che capitava di uscire con una donna potevo essere tranquillamente io.
Certa musica ha un potenziale rievocativo e quella degli 883 indubbiamente rievoca quella mediocre, affascinante, inutile parentesi che è stata la mia adolescenza.
giovedì, maggio 27, 2004
VOGLIA DI COSCE E DI SIGARETTE
Molti di voi si ricorderanno di Mauro Repetto, il ballerino di fila di Max Pezzali.
Oggi ho scaricato un suo singolo del quale ignoravo l'esistenza: voglia di cosce e di sigarette.
Per il momento vi regalo il testo ma vi consiglio fortemente, in barba alle legge Urbani, di scaricarla.
Alle tre!!!!
Rosse tendine menù prezzo fisso
vestite bianche con gli occhi a nocciola
entro, mi siedo mi guardano in tre
due con l'anello, una c'ha il bandana
denti più bianchi delle mie mutande
voglia di cosce e di sigarette
più che mangiare respiro la gente
'ste cameriere cerbiatte puttane
del loro volto inquadro le labbra
e dagli specchi il corpo dall'alto
due banditi dalle occhiaie più grandi
di tutta 'sta città
con una fame di facce e di incontri
che non sta in Central Park
Alle sei!!!!
Vedo tre x e le scale in discesa
giù coreane che ballano in pista
non è il mio target ri-esco su in strada
buio e coriandoli di calze e tacchi
donne e stivali che battono il tempo
Michi il mio amico senza vino s'angoscia
come giocattoli ci piacciono tutte
ciao mamma nonna italia scusate
le nostre mani vuote di corpi
le nostre menti piene di voglie
due banditi dai faccioni rossi
tipo Marlboro sai
con una fame di ballerine e night
mamma non lo saprai mai
Alla notte!!!!
Su e giù in Italia son le cinque e mezzo
io e Michi adesivi qui al banco
tappezzerie per 'sto locale
al primo sorriso le pago da bere
chissà perchè proprio noi siamo soli
siamo stranieri e anche ingranati
ma anche a monopoli all'oratorio
oppure a bottiglia non eravam fighi
figurati poi a New York in 'sto bar
se esce il 2 in schedina ma va
due banditi senza baci nè soldi
pellegrini in questa città
con una fame di Baggio è forte
sì però dai anche lui noi soli qua
Vai Michi!
martedì, maggio 25, 2004
DRAMMI BOLOGNESI (e non solo...)
Come ho già spiegato sono particolarmente legato alla città di Bologna. Ci ho vissuto per diversi anni, come studente universitario prima e come lavoratore poi. Vi ho già parlato dei 1000 € al mese di stipendio e dei 600 € e oltre di affitto, dei prezzi sempre più impossibili, dell'aumento del costo della vita che stride con quel 3% dei dati Istat.
Oggi leggo che nel giro di una settimana tre pensionati si sono tolti la vita terrorizzati dall'idea di rimanere senza casa. In una città come Bologna una persona sola non ha nessuna possibilità, nella casa dove io pagavo 600 € al mese oggi vivono due miei ex-colleghi che ne pagano 1000.
Come può fare un anziano a mettersi in giro, pagare agenzie, cauzioni e locazioni così assurde?
Provo una grande e sincera rabbia pensando a tutto ciò.
Quando le persone normali, con un lavoro normale, un reddito normale non possono più vivere e non hanno alternative siamo di fronte al drammatico fallimento di un modello di società, e purtroppo non sto parlando solo di Bologna, fallimento che ha come punta di un iceberg i suicidi degli anziani e certe adolescenze troppo allungate a casa di babbo e mamma.
lunedì, maggio 24, 2004
ANVEDI COME BALLA DOSTO
(I MIEI REFERRALS)
- Monsieurdosto che balla
- Monsieurdosto che balla a Chiasso (vi prego lasci un messaggio almeno uno di coloro che ha usato questa keyword e mi spieghi perché, ma soprattutto peeeerrrrrrrchèèèèèè!!!)
- Allungamento del pene metodi naturali (qualcuno me li suggerisca)
- Stasera la luna ci porterà fortuna
- Foto Terracina
- Metodi messicani per l’allungamento del pene (il Messico ha una tradizione a riguardo?)
- Scosciamenti alla vita in diretta
- Storie di sodomizzazioni (se vi riferite all’ultimo notebook compaq che ho comperato e che non fa altro che piantarsi potrei scrivere un post a proposito)
Ma soprattutto, e qui veramente sono quasi commosso:
· Contenuto pantaloni monsieurdosto (mmm… buongustai…)
BREVE CRITICA AL CAPITALISMO
Il capitalismo genera disuguaglianze oramai non più accettabili, ma ciò che è peggio è che queste disuguaglianze non hanno più alcuna giustificazione morale. Alla base della “competizione capitalistica” e del principio di meritocrazia che rappresenta lo spirito dell’ideologia liberista non ci sono più criteri che hanno una loro logica ed una loro condivisibilità, ad essere premiati non sono quasi mai i più capaci, questo soprattutto in una società dove l’ex velina Elisabetta Canalis spende mensilmente in vestiti, per sua stessa ammissione, quello che la Dott.ssa Carla Quadraccia guadagna in tre anni facendo ricerca contro il cancro.
DIALOGHI LAVORATIVI
Collega: Ieri sono stata fino all'una di notte a vedere "La sfida"
Kendostoe: Di cosa si tratta?
Collega: il programma di Maria De Filippi
Kendostoe: mamma mia che schifo!
Collega: ma guarda che questo è un bel programma, e poi come fai a giudicare se non lo hai mai visto
Kendostoe: i programmi dove ci sono di mezzo Costanzo e le sue mogli/amanti mi fanno schifo sulla fiducia.
Collega: questo è quello che mi fa incazzare di voi comunisti, siete pieni di pregiudizi.
Kendostoe: lo ammetto, ho dei pregiudizi sui programmi della De Filippi, potrebbe salvare il mondo con una sua trasmissione ma a me continuerebbe a fare schifo.
Collega: carina questa camicia
Kendostoe: grazie.
Il mio post sui principi politici è scomparso nel nulla... Mah!?
sabato, maggio 22, 2004
VIOLENTAMI, VIOLENTAMI, VIOLENTAMI, VIOLENTAMI MIAO
Devo porgere i miei più sentiti e commossi ringraziamenti all'utente winmx CiriCilly che mi ha permesso di scaricare un brano, dall'alto contenuto politico, dell'attuale candidata AN alle europee Marcella Bella.
Il pezzo si intitola Miao è del 1983. All'epoca si discuteva di riformare la legge sulla violenza sessuale considerando questa fattispecie di reato come reato contro la persona invece che contro la morale. L'allora MSI di Almirante si opponeva strenuamente alla riforma, alcuni psicologi e studiosi di destra sostenevano la non gravità del reato di violenza sessuale perchè le donne in fondo "sognano di essere violentate".
Che tale canzone sia stata prodromica dell'impegno politico della nota cantante e sorella d'arte?
venerdì, maggio 21, 2004
Come se non bastasse, usufruendo di mezza giornata libera, sono andato a fare la spesa al Manor di Lugano-Centro. Ho comprato una bottiglia di olio d’oliva Bertolli, una bottiglia di vino rosso, petti di pollo, filetti di baccalà. Dentro la borsa della spesa ho anche messo dei miei appunti lavorativi.
Tornato a casa ho appoggiato la borsa sul bordo del tavolo della cucina facendola cadere e frantumando le due bottiglie. Mi sono così ritrovato il pavimento ricoperto di una micidiale miscela vino-olio d’oliva con minuscoli pezzi di vetro galleggianti, gli appunti e il resto della spesa sono completamente inutilizzabili. Ai testimoni di Geova, che nel frattempo si sono presentati a casa mia, ho fatto notare che a questo punto tutti i loro tentativi di sensibilizzarmi sul vero senso della vita e sulla salvezza del mondo sarebbero risultati più inutili del solito.
"La primavera mi risveglierà come un fiore"
Allora come mai questa mattina ho la sensazione di avere la testa chiusa in una morsa e soprattutto non ho voglia di fare un cazzo?
giovedì, maggio 20, 2004
LA SCUOLA DELLE TRE I
Già il concetto di scuola delle tre I è aberrante di suo, per il semplice motivo che tralascia una "cosuccia" come la CULTURA, se poi aggiungiamo che Letizia San-pa Moratti in un triplo salto mortale carpiato con quadruplo avvitamento e panzata in acqua non riesce a tener fede ai propositi sbandierati con tanto di facili slogan, eccovi servita l'ennesima farsa del governo italiano che aumenterà il gap culturale del nostro paese nei confronti del resto d'Europa.
Si è deciso di dimezzare le ore di lingue straniere nella scuola italiana. Quanti di voi durante un progetto Erasmus o Socrates si sono resi conto di quanto fossimo, noi italiani, in ritardo per quanto riguarda lo studio delle lingue? Quanti di voi durante la scuola dell'obbligo e le superiori hanno imparato le solite 4 nozioncine senza mai fare prove pratiche di conversazione nella lingua prescelta?
In tutta Europa sta passando l'idea che il cittadino europeo deve maneggiare alla perfezione almeno due lingue comunitarie, in Italia si va in direzione contraria, questo nella scuola di Internet, Inglese, Impresa.
Ritengo molto importante sottoscrivere questo appello.
mercoledì, maggio 19, 2004
martedì, maggio 18, 2004
SCUOLA-AZIENDA
A sinistra e tra alcuni strati di borghesia particolarmente illuminata si ricomincia a parlare di "funzione sociale dell'impresa" ovviamente però il mondo sta andando da tutta altra parte.
Non solo l'impresa non ha alcuna funzione sociale, anzi con la flessibilità del lavoro tende a trattare la risorsa umana come una variabile dipendente, come una merce e come centro di costo, spogliandola della sua dignità umana, ma addirittura anche istituzioni che dovrebbero avere la natura di servizio pubblico stanno perdendo la loro funzione sociale.
Purtroppo la scuola non fa eccezione. Spinte da una visione negativa della figura dell'insegnante visto come il rappresentante dei una categoria parassitaria di burocrati e dal nuovo credo produttivistico e liberista vengono accolte a braccia aperte teorie che predicano il "gestire la scuola come un'azienda".
Nascono così figure come il preside-manager e il general manager, scuole ed università hanno i loro bei consigli di amministrazione, oggi a dirigere il dipartimento di lavoro sociale non c'è più un buon docente, un insigne ricercatore o un ottimo sociologo, come da me illusoriamente auspicato, ma ci sono sempre più i manager rampanti provenienti dal mondo della produzione e dell'alta finanza.
Tutto ciò avviene con tutti i bei corollari di concetti quali bilanci da far quadrare, valutazione della produttività dell'insegnante, calcolo dei costi-benefici, calcolo dell'efficienza. Tutti parametri quantitativi che poco hanno a che vedere con un'istituzione che invece dovrebbe inseguire la qualità e che come prodotto ha l'essere umano.
Come insegnante io ho una particolarità: non ho mai bocciato nessuno. Qualcuno potrebbe avere qualcosa da eccepire da un punto di vista didattico-pedagogico, ma personalmente penso che le bocciature non abbiano mai salvato nessuno, anzi hanno un effetto stigmatizzante, creano etichettamento e marginalità sociale, grandissima a tale proposito la lezione di Don Milani in "lettera ad una professoressa" il ruolo della scuola e dell'Università deve essere quello di riscatto, di promozione sociale, la cultura è la vera emancipazione dell'uomo, la scuola non deve creare disadattati o risentimenti.
Piuttosto che bocciare preferisco "fare il mazzo" ai miei studenti, durante le lezioni, il mio metodo è multimediale e interattivo faccio domande a sorpresa, li faccio esporre, interloquire, faccio in modo che siano gli studenti stessi ad arrivare ai concetti, io preferisco accompagnarceli stando in un angolo, passo il tempo a costruire con il mio compaq le presentazioni in Power-Point e nella bibliomediateca a cercare filmati da proporgli.
Non bocciare nessuno significa ridurre il tempo di permanenza degli studenti all'interno dell'istituzione, significa fargli pagare meno tasse, gravare in un certo qual senso sul bilancio della scuola e allora si riduce il numero degli appelli, si vieta agli studenti di poter ripetere un esame nell'appello immediatamente successivo, si invitano indirettamente (e poi manco tanto indirettamente) i docenti ad un maggior rigore e ad una maggiore severità. Questo succede dopo che si è data per acquisita la spinta positiva del 1968 e degli anni '70 quando gli studenti con le loro lotte eliminarono la visione della scuola come istituzione autoritaria, oggi anche se in nome di un diverso paradigma produttivistico e neoliberista si sta tornando al punto di partenza.
Non facciamoci inculare.
lunedì, maggio 17, 2004
ALIBI MORALI
Mi sono sempre stati onestamente e sinceramente sui coglioni tutti quelli che delinquono perchè dove vivono non c'è lavoro, così come tutti quelli che si arruolano nelle forze armate e vanno a massacrare migliaia di civili perchè è l'unico modo per pagarsi gli studi.
Nel ricco occidente certi alibi morali non reggono.
ELEZIONI EUROPEE
Purtroppo anche in queste elezioni vengono totalmente tralasciati i temi europei.
Tutto si traduce in una sorta di referendum pro o contro il governo della casa delle libertà.
Eppure ci sarebbe molto da confrontarsi su temi quali l’immigrazione, l’allargamento ad est, una politica sociale comune, una difesa comune, i rapporti con gli Stati Uniti, la creazione di un soggetto unico comunitario nelle grandi questioni internazionali.
Nessuna forza politica parla di tutto ciò.
L’ennesima sconfitta ed occasione persa.
domenica, maggio 16, 2004
UN DUBBIO SULLA DEFINIZIONE DI PEDOFILIA
Qual'è il sottile meccanismo che fa si che se hai un rapporto sessuale con un 16 enne consenziente commetti uno dei più orrendi e stigmatizzati crimini mentre se leggi le maialate di Melissa P. vieni considerato una persona di cultura?
Sto piano piano arredando la mia seconda casa situata nel pianeta Iobloggo.
La url è http://monsieurdosto.iobloggo.com/ devo solo decidere quale taglio dare a questo nuovo blog.
BANALITA'*
Di fronte allo scandalo delle torture ai prigionieri iracheni un argomento che viene spesso utilizzato dai nostrani “ragionieri dell’orrore” è che, nelle democrazie, diversamente che nelle dittature, questi casi vengono alla luce, documentati dalla stampa.
Altro argomento sta invece nel trovare un facile alibi morale nella morte di Nicholas Berg, un onesto cittadino andato a cercare fortuna facendo l’antennista in Iraq, gridando: “Visto con che gente abbiamo a che fare?”
Da qui si susseguono le discussioni sulla natura meno atroce delle torture occidentali, vengono fatti dei paragoni tra i torturati in una democrazia, in cui i governi autori di questi scempi possono essere mandati a casa e i torturati in una dittatura in cui invece i governi rimangono in carica.
Onestamente non penso che a chi viene torturato interessino molto queste discussioni da rotocalco televisivo. E’ retorica e banalità dire che va condannata tout court la pratica della tortura in qualsiasi latitudine e longitudine e di qualsiasi colore politico essa sia?
* Banalità pensate dopo aver visto su Discovery Italia, per la terza volta in quattro giorni, l’intervista ad una mancata soubrette che si spaccia per perseguitato dal regime castrista. Intervista ambientata nella sua casa de L’Avana, con sullo sfondo un maxi televisore al plasma che per comprarlo servirebbero 40 anni di stipendio di un lavoratore cubano. Non male per essere un perseguitato.
venerdì, maggio 14, 2004
CARITA' PELOSA
Spulciando gli archivi della mia e-mail lavorativa noto una comunicazione natalizia della mia ex-responsabile, tanto per capirci quella di cui ho parlato nel post precedente, quella del “siamo tutti incinti”.
In questa e-mail mi invita a inviare eventuali biglietti di auguri natalizi servendomi dei bigliettini Unicef il cui ricavato va in beneficenza a questa meritoria organizzazione.
Il più classico esempio di carità pelosa di una persona che prima fa di tutto per inculare il prossimo ma che poi si lava la coscienza pensando ai bambini del Mozambico, della Guinea Bissau e del Togo ovviamente dando la massima pubblicità (trattasi infatti di una e-mail collettiva) ad un atto che secondo me, per avere il massimo del valore e dell’autenticità, dovrebbe essere relegato alla sfera intima della persona, sfera sempre più messa in crisi dalla mania di protagonismo, mediatico e non, che ne abbraccia tutti gli ambiti a partire dal dolore fino ovviamente alla carità.
Per pudore vi risparmio la retorica della comunicazione, retorica tipica di chi guarda a paesi lontani sputando però dal proprio balcone su tutti quelli che passano sotto.
E’ più di una semplice questione di coerenza e va oltre il detto che di buoni propositi sono lastricate le strade dell’inferno.
Forse ho già assegnato il primo grande trofeo “Lynndie England”.
Aggiornamento: Assegno il 1° trofeo "Lynndie England" per la crudeltà femminile a aggiungerei anche per la carità pelosa al vecchio (sotto tutti gli aspetti) mito del cinema Brigitte Bardot.
Nota per il suo impegno, falso come una banconota da 28 Franchi svizzeri, a favore degli animali B. B. da tempo ha assunto delle posizioni molto vicine a quelle del leader dell'estrema destra francese Jean Marie Le Pen rilasciando le seguenti dichiarazioni: "Ora ci ritroviamo i musulmani e gli accattoni che profanano e prendono d'assalto le nostre chiese per trasformarle in porcili umani, defecando dietro l'altare, pisciando contro le colonne, spargendo il loro odore nauseabondo sotto le volte sacre del coro" Oriana potrebbe citarla per plagio... Ma soprattutto in occasione della nascita di suo figlio ha dichiarato: "Avevo l'impressione che dentro mi crescesse come un tumore" oppure: "ero nauseata da quella puzza di neonato e di caglio".
Il "siamo tutti incinti" della mia collega a confronto esprime solo un milionesimo dell'odio verso la maternità che esprimono le frasi di Brigitte Bardot.
A lei va il premio.
mercoledì, maggio 12, 2004
1° TROFEO "LYNNDIE ENGLAND" PER LA CRUDELTA' FEMMINILE

Siamo nell’era dell’emancipazione femminile, le donne stanno finalmente diventando stronze come gli uomini, nell’8 marzo spendono un salario settimanale per andare a vedere i manzi, addirittura si arruolano nell’esercito e come aguzzine hanno dimostrato di non essere seconde all’altra metà dell’universo, facendo barcollare un antico credo femminista che in un mondo governato da donne non ci sarebbero più guerre.
Questo spirito di emancipazione anima il 1° TROFEO “LYNNDIE ENGLAND” per la crudeltà femminile.
Dalla gara sono ovviamente escluse le Coondoleeze di oltre oceano e le Oriane nostrane, sarà una gara aperta alle “ggente normale”.
Mi viene subito in mente una mia ex responsabile che il giorno in cui le chiesi un permesso urgente dato che mi avevano chiamato dall’ospedale per dirmi che mia moglie, all’epoca in gravidanza, aveva avuto un malore mi ha risposto: “guardi che qui siamo tutti incinti, torni a lavorare senza fare tante storie” Poi penso alla mia vicina di casa dedita all’odio condominiale che mi ha detto che se avessi continuato a parcheggiare la macchina in un posto dove di consuetudine parcheggiava lei gli avrebbe dato fuoco. infine nominerei anche la mia “collega” di nuoto, la quale con l’oramai tristemente famosa soldatessa stelle e strisce condivide la stessa avvenenza e la stessa espressione intelligente, che manda i figli alla scuola privata perché in quella pubblica: “L’è pien de fiji de Yugo e de zingheri (modo in cui lei chiama gli immigrati dei paesi dell’Est europeo) che son zucconi e rallentan l’aprendimento dl’ altri ragazzi. Si questi non parlano l’italiano l’è meglio che sten a casa siua”.
Si da il via alle danze, sono aperte le candidature.
LA FINE DI INTERNET
Prima hanno chiuso napster, poi hanno tolto gli sms gratis, ora vietano la copia di immagini da internet, impongono la registrazione dei log e erigono i provider a censori. Oggi hanno censurato il Coniglione. Stanno tentando in tutti i modi di proibire il peer-to-peer unico mezzo che sfugge dal controllo delle 5 multinazionali del settore discografico e che consente ai gruppi emergenti di farsi conoscere, imporranno che i siti di informazione siano tenuti solo da giornalisti iscritti all'albo.
A forza di censurare stanno facendo fare ad internet la stessa fine che ha fatto la televisione italiana. Lo stanno trasformando in una grossa caserma volgare e inutile allo stesso tempo. La libertà che il mezzo potrebbe offrirci si ridurrà nella vetrina per produttori di carpenteria metallica, nella rivincita dei peggiori nerds, nella raccolta degli scritti degli ultimi emuli della beat generation della provincia di Cuneo.
Diventerà un bar dello sport, un istituto di formazione per attrezzisti stampi, una grande parete di cesso dove si lasciano gli sputi e i peggiori graffiti. La rete morirà presto e con essa i blog.
Come se non bastasse è di oggi l'annuncio che presto bisognerà inviare tutto il contenuto di siti e newsletters alle strutture centrali del sistema bibliotecario nazionale. Sempre meeeeeeeeeeeeeeggggliiiiiiiiiioooooooooooooo!!!!!
martedì, maggio 11, 2004
Rispondendo alla curiosità di Fabio posso dire che l’universo dell’emigrazione in un paese come la Svizzera è un qualcosa di talmente variegato e complesso da essere di difficilissima trattazione nelle pagine di un blog ed è anche l’oggetto principale dei miei studi da sociologo.
Parlando dell’esperienza mia e di mia moglie, posso dire che la nostra è una storia di persone normali che provengono da famiglie normali, persone che comunque lavoravano e per le quali venire in Svizzera è stata un’esigenza, più che economica e di sopravvivenza, culturale, intellettuale e di autorealizzazione.
Sempre per motivi di lavoro ho avuto modo di girare e di conoscere questo paese in tutte le sue aree linguistiche avendo comunque la fortuna di frequentare sempre un ambiente colto e borghese.
Che dire: ciò che mi ha colpito di questa gente è la loro apertura, la curiosità che queste persone hanno nei confronti di ciò che è diverso da loro. Da queste parti, riuscendo a rispettare quelle giuste e buone tradizioni che sono le loro, io e mia moglie non abbiamo incontrato veramente nessun tipo di problema nell’esprimere anche la nostra latinità e mediterraneità finanche la mia ternanità.
Nel momento in cui c’è una sana curiosità verso le loro cose posso assicurare che nessuno ti chiude mai la porta in faccia, è solo una questione di buona educazione.
Ovviamente anche qui i deficienti non mancano, ma purtroppo la loro madre è sempre incinta ed ha tutti i passaporti.
Ben diversa e triste la situazione degli immigrati di prima generazione che sono fuggiti da una situazione di miseria e che si sono trovati in un paese che cercava braccia e non uomini o di persone che sono venute qui a 8-10 anni a seguito dei propri genitori ed hanno vissuto dei trascorsi di difficile socializzazione con una nuova lingua e una nuova cultura, dispersione scolastica, traumi dovuti all’emarginazione adolescenziale.
Comunque anche il mondo degli immigrati non risponde tutto allo stereotipo rassicurante del povero uomo che si fa sfruttare e fa i lavori più umili per mantenersi e mantenere moglie e figli ma esiste anche la categoria del cacciatore di sussidi e di chi vive di espedienti alle spalle dello stato sociale elvetico.
Per ciò che riguarda la nostalgia del paese di origine ho in mente l’immagine del bar, minimarket portoghese di Mario dove la televisione è sempre su rtp e sic, dove si parla portoghese, dove puoi trovare il Sumol (derivato portoghese della Fanta) la birra sagres o boc e dove mia moglie e la vasta comunità portoghese si incontrano per organizzare cene, mostre e feste a tema, dove tutti versano le lacrime nell’ascoltare l’inno nazionale del paese d’origine in occasione degli incontri della nazionale di calcio. Poi penso anche alle lacrime che non trattengo quando ritorno in quello che è stato il mio cortile dove giocavo da bambino, nel rivedere quelle persone ormai anziane che quando ero piccolo mi regalavano le caramelle, i soldi di cioccolata, mi offrivano i pampepati natalizi, al mio urlo di gioia ad ogni gol della Ternana, alla mia commozione quando mia madre mi porta dei prodotti tipici della mia terra, alla voglia di comunicare ogni qualvolta sento qualcuno che parla il mio dialetto.
lunedì, maggio 10, 2004
FOBIE
Tra le piccole cose che odio fare c'è quella di andare a comprare i vestiti.
Passerei giornate intere al Foxtown ma solo per fare delle visite speculative senza andare a comprare niente, solo per fermarmi al bar a mangiare un pezzo di dolce o a gustarmi una cioccolata. Quando vedo un negozio con tanti capi di abbigliamento ammassati vengo colto da claustrofobia e crisi di panico, non riesco a scegliere il capo adatto a me e finisco per comprare cose che poi non mi piacciono ma che metterò ugualmente in quanto per me i vestiti non hanno alcuna importanza.
Quando posso delego mia moglie agli acquisti, ogni volta che la accompagno a comprare i suoi di vestiti vengo colto da crisi di sonnolenza e di insofferenza che degenerano fino alla regressione ad uno stato infantile.
Quando torno a casa con gli acquisti mi rendo puntualmente conto di aver scazzato le taglie, di aver preso dei capi orrendi o di aver abbinato colori innabbinabili tra loro. Le mie cravatte, le rare volte che le metto, sono sempre da fuorigioco (parola del mio capo) e le camicie sono o strette fino al soffocamento o larghe fino al ballarci dentro come le ultime tre che ho comprato oggi. Odio inoltre provare la roba nei camerini e le rarissime volte che lo faccio vengo colto da abbondante sudorazione e tachicardia, inoltre provo un senso di pudore che mi impedisce di costringere le commesse a mettere apposto le cose che non voglio e di cambiare la merce, così che vado in giro regolarmente con i vestiti sbagliati.
Le rare volte che sono soddisfatto dei miei acquisti mi fanno tutti notare che il capo che ho comprato è fuori moda da almeno 30 anni, come il giaccone lungo con ampio doppiopetto, con bottoni grandi che ho comprato a Londra nel mercato di Camden Town e che abbinavo sia ad un abbigliamento formale che informale e del quale sono andato orgoglioso per tutto l'inverno.
L' EMIGRANTE SNOB
Mi viene spesso rivolta l’accusa, ingiusta, di essermi ritirato in una sorta di esilio dorato in terra elvetica. Il bello è che tale accusa mi viene rivolta ogni qualvolta disquisisco di politica italiana e di politica internazionale e sembra che il fatto di decidere di andare a vivere all’estero, in Svizzera in particolare, non ti permetta di avere un’opinione su certi argomenti e autorizzi l’interlocutore a rispondere con una sorta di “stai zitto tu che ti sei ritirato in Svizzera”.
Ovviamente sottolineo il fatto che se sto qui è perché da questo paese ho avuto l’opportunità di vivere facendo l’unica cosa che sono capace di fare e che questa è una nazione dove comunque c’è chi al il coraggio di investire in ricerca e di pagare, a chi fa il mio lavoro, uno stipendio dignitoso che ti permette di avere anche una certa progettualità di vita che a Bologna (città dove vivevo prima) era difficile avere con 950€ di stipendio mensile e 650€ di affitto e condominio.
Quando ho avuto l’occasione di venire qui non ci ho pensato due volte, spinto più dalla necessità oggettiva di fare il lavoro che amo senza doverlo integrare con un part-time al McDonald o ai magazzini generali della coop che dalla snobistica idea di assistere allo sfacelo dell’Italia dall’alto del mio esilio dorato.
E poi da quali pulpiti vengono certe accuse? Da Gino Strada? Da Nelson Mandela? Cosa fanno questi signori per ripulire l’Italia da tutta questa merda? Siete gli stessi signori che hanno lasciato il paese in mano ai banditi di governo e la sinistra in mano a mancate soubrette, ai labbrotremanti leader ultra-moderati e ai raffinati amanti dei salotti e dello slow-food, ecco cosa siete, per giunta non avete neanche la franchezza di esporvi.
Cosa dovrei fare in Italia di tanto più costruttivo? Indignarmi, lavorare e pagare le tasse per aiutare i ricchi a mandare i figli in esclusive scuole private o per mantenere un contingente di zotici paracadutisti a Uhm-quasr a El-Zuccabaar o a Mogadiscio dove possono tranquillamente violentare con i razzi le donne del luogo? Continuare a lavorare per arricchire un avido salumaio bolognese?
Meglio la Svizzera!
domenica, maggio 09, 2004
I LOVE U. S. A
Sembrerebbe proprio che il caso delle torture inflitte sui prigionieri iracheni abbia messo in notevole difficoltà anche il PAI ossia il Partito Americano Italiano, impegnato oggi in complicate piroette ed evoluzioni per alimentare ancora un amore così acritico nei confronti degli Stati Uniti, piroette ed evoluzioni che parlano di “poche mele marce” di prolusioni sul tenore “ferma restando la nostra amicizia con gli Stati Uniti” ma che alla fin fine non negano una cosa oramai evidente cioè che quella che è stata sventolata come una liberazione è in realtà un’occupazione bella e buona, anche la croce rossa (che contrariamente al suo colore non è un’organizzazione di pazzi comunisti) ammette che non bisogna parlare di mele marce ma che quella delle torture si tratta di “una pratica diffusa e ricorrente”.
Sto guardando in questo momento la foto della soldatessa americana Lyndie, ha una faccia bolsa e insignificante, un’espressione che poco ha a che vedere con l’intelligenza, è brutta. Immagino la volgarità della cittadina di provincia dove è nata e cresciuta, rivedo poi quella sua espressione, da tifoso di ritorno da una trasferta vittoriosa, che ha davanti ai corpi dei prigionieri umiliati. Una faccia da turista che stride con l’orrore del gesto che sta facendo e che ostenta una normalità del non rendersi conto che sta violando la dignità umana propria e di altre persone, c’è tutta una non percezione della gravità di un gesto, dimostrata dal fatto di lasciare dei souvenir.
Ripenso a quando sono stato, sbattuto li per motivi di lavoro, in Texas. Ricordo il giornale che annunciava la 500esima immigrata messicana barbaramente uccisa ed abbandonata nel deserto, ricordo le facce da marziano dei negozianti di El Paso quando chiedevo a loro se ci fosse in giro una qualche mostra di pittura o un qualsiasi cosa che sappia di cultura, ricordo i 47° di calore, la monotonia delle architetture, la generosa perquisizione da parte di buttafuori di uno squallido locale all’aperto, gli homeless questuanti ad ogni angolo di strada, la scuola elementare chiusa per mancanza di fondi, i poliziotti che mi infilano dentro un taxi perché andare in giro da solo ad una certa ora è roba da matti per uno che non è del posto, ricordo la percezione del nulla che ho avuto in quei giorni, l’ignoranza, la noia, la volgarità di quel luogo.
Ricordando tutto ciò ho stranamente un’ondata di compassione. Chi nasce in certi posti di merda è normale che sia un violento con l’intelligenza di un babbuino, chi ha vissuto ad El Paso ha tutte le buone ragioni per essere incazzato con la vita e con tutto il mondo, stritolato da un’esistenza inutile in un posto inutile senza mai alcuna pratica del bello, senza 20 secoli di storia alle spalle. Fanno bene ad avere quella rabbia cieca e distruttiva la rabbia del pazzo che prende a testate le pareti, dove le pareti sono il resto del mondo. Credetemi tutto ciò è una naturale conseguenza dello schifo dal quale sono circondati.
Vorrei invitare tutti i membri del Partito Americano Italiano ad andare a godersi il modello che tanto amano a El Paso o in una delle migliaia di cittadine simili sparse per tutto il territorio degli States, regalerei loro un permesso a tempo indeterminato per vivere (anzi per morire pur continuando a respirare) in luoghi simili. Farebbero un bel favore a noi italiani e a loro stessi questi yankees all’amatriciana. Andate, andate a vivere in quello che per voi è il migliore dei mondi possibili. Andate, andate…
sabato, maggio 08, 2004
I RAGAZZI DELLA TERZA C
"Nel nome dei Duran Duran e con l'approvazione di Scialpi dichiaro questo territorio Chiccolandia".
Con questa frase pronunciata da Chicco Lazzaretti, eterno ripetente e veterano del liceo Giacomo Leopardi, cominciava la serie televisiva "I ragazzi della terza C" un telefilm che ha accompagnato la mia adolescenza.
Ritrasmettono tutta la serie su Happy Channel (pacchetto sky).
Non vi nascondo che provo una certa emozione.
Rieccomi di ritorno dal viaggio in Finlandia, ho salutato i miei studenti con tanto di cena d’arrivederci ed ora rieccomi a casa.
Stranamente è andato tutto bene, dico stranamente perché di solito i miei viaggi sono tartassati da micro-eventi traumatici: gli ubriachi sul volo per Lisbona che tirano un salvagente in faccia a mio figlio, l’ascesso ad un dente avuto a Città del Messico, le piattole prese in un hotel di New York per le lenzuola sporche (ed era un hotel da 150 dollari a notte…) la quasi rissa con un maresciallo dei carabinieri nell’aeroporto di London Stansted per una banalissima questione di precedenza nell’imbarco. Stavolta è stato tutto perfetto.
Al ritorno non posso far altro che stupirmi dello stupore provato nei paesi occidentali (s,i i fari di democrazia, di libertà, di tolleranza e bla bla bla bla) nel sapere che l’esercito degli Stati Uniti (si, i portatori di pace, di libertà, di civiltà bla bla bla bla bla…) interna e tortura i prigionieri iracheni (si, gli ex-militari di una regime sanguinario che ha oppresso popoli e bla bla bla…) in dei veri e propri lager. Quando affermo che la storia deve far ancora emergere i peggiori crimini contro l’umanità che altro non sono che i crimini che gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno commesso in giro per il mondo sono convinto di avere ragione. La storia mia darà ragione.
Fatto sta che le popolazioni irachene (si, gli oppressi dal regime sanguinario che ha usato i gas nervini bla bla bla bla…) non sono corse con i coriandoli e le bandierine a festeggiare i liberatori occidentali (si, gli alfieri della democrazia, della libertà bla bla bla).
Ironia della sorte mentre scrivo questo post la radio trasmette “Non è Francesca” di Lucio Battisti, canzone dove un uomo nega una situazione oramai evidente. Lo stesso comportamento tenuto dai nostrani fautori dell’intervento in Iraq, fate tenerezza.
martedì, maggio 04, 2004
AGGIORNAMENTI FINLANDESI
Temperatura decisamente primaverile con il sottoscritto che ha scazzato decisamente guardaroba facendo una figura stile Toto` e Peppino all`arrivo alla stazione centrale di Milano, 17 ore di luce al giorno, mattinate passate ad espletare gli impegni di rappresentanza da accompagnatore di un simpatico e variopinto gruppetto di studenti, pomeriggi bucolici passati a contatto con la natura, nei boschi o nei parchi cittadini.
Devo dire che questo viaggio ad Helsinki mi ci voleva proprio. La citta' mi piace decisamente, mi piace tantissimo la sua gente. E' una sorta di Svizzera dai ritmi decisamente piu' calmi e compassati, c'e' tutto cio' che ti fa pensare alla calma, alla tranquillita', all'efficienza, allo stato sociale scandinavo, ai centri per anziani, ai mezzi di trasporto puntuali, agli ospedali che funzionano. E' una citta' dalle architetture iper-moderne ma fatta anche di viuzze, di chioschi dove e' possibile mangiare di tutto dal classico salmone alla paella, fino ovviamente all'italianissima pizza al taglio. C'e' una grande zona portuale piena di bancarelle dove e' possibile trovare di tutto, ci sono gli artisti di strada. C' e' un traffico calmo ed ordinato, nessuna coda ai semafori, nessuno strombazzamento.
I miei compagni di viaggio sono meravigliosi, quattro studenti alla prima esperienza all'estero che si godono la strana vertigine della liberta', li vedo molto euforici sin dal primo momento, mi sento un po' uno di loro girando i vari locali universitari. Oggi comunque e' il turno dei musei esattamente il museo nazionale e l'Ateneum Art Museum. I miei studenti resteranno qui per 6 mesi, io ripartiro' il giorno 7. Un po' li invidio.
|