MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    sabato, luglio 31, 2004
     

    Certo è che anche tu ne hai di difetti, che non è tutto così perfetto come vuoi far credere, che dietro quel faccino pulito ce ne sono di magagne, sei solo più brava a nasconderle, lo sai?

    Certo che alcuni personaggi che ti frequentano sono proprio nauseabondi, a volte fai dei discorsi raccapriccianti di cui dovresti solo vergognarti, certo è che non sei perfetta, ma la perfezione non è di questo mondo d’accordo, sai essere molto dolce a volte, dolce come il cioccolato, altre volte anche se siamo così vicini non riusciamo a dialogare. E’ come se parlassimo lingue diverse e parliamo lingue diverse. Come se non bastasse mi costi tantissimo, faccio fatica a mantenerti, mi fai pagare tutti i tuoi conti e pensare che di soldi ne avresti per rendermi la vita un po’ meno difficile, però sono nascosti non so dove e ad ogni modo non mi appartengono. Certo è che ti piacciono certe conventicole, certi macchinoni, certi tipi arroganti con pitbull e figa bionda al seguito certi che non sono come me.

    Certo è che per te devo sempre correre, il mio orologio non può essere mai in ritardo, certo che a volte mi fai sentire come un burino fuori luogo, certo è che per te 2+2 fa sempre 4, non può mai fare 5 perché uno ce lo metto io o ce lo metti tu, un po’ di lassismo mai, vero? Sei irritante quando fai così.

    Ma è anche vero che sai essere questo e molto di più, sai essere di mille e più colori, sai parlare tante lingue, hai tanti nomi, sei come una seconda madre, mi hai accolto come un figlio così come hai accolto come figli tutti quelli che cercavano qualcosa da te, sai darmi la possibilità di esprimermi ed essere sempre me stesso, mi fai fare quello che più nella vita ho amato, quando vuoi sai tirare fuori i tuoi sorrisi e le tue carezze, sai darmi certezze che altre non mi hanno saputo dare, sai dialogare con l’altro, con il mondo, sei il mondo, dentro di te c’è il mondo. Certe notti davanti al lago sai essere molto dolce e romantica con le luci che si riflettono nei tuoi occhi grandi e verdi. Certo è che hai fatto nascere mio figlio, forse lui ti vedrà come una madre vera.

    Forse sarò sempre straniero agli occhi tuoi ma so che, in fondo, mi vuoi bene, che dentro di te ci sarà sempre un posto per me e nelle tue ruvidezze mi hai dato di più di quello che io ti ho dato.

    Domani è la tua festa, non ci saranno nastrini rossi, non ci saranno cenoni da parte mia, nè bandierine, ma una cosa per la tua festa te la devo dire: GRAZIE SVIZZERA!

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:00 | commenti (12)


    venerdì, luglio 30, 2004
     

    LA MIA NEW YORK

    Giovanissimo mi sono trovato ad affrontare le inimmaginabili dimensioni della 5th Avenue. A 21 anni ci si sente quantomeno fortunati ad essere a New York spesati da una borsa di studio per imparare bene l’inglese, con un paio di cari amici dell’Università, mettendo da parte quel certo odio ideologico da comunista. Si passeggia a testa in su per avere un’idea dell’altezza dei palazzi di “vetro” che sembrano disabitati. Li dentro, invece, si trovano migliaia di monitor, gente in cravatta senza la giacca e segretarie in tailleur –così almeno da quanto ho appreso dai telefilm- Su marciapiedi larghi come strade ci si tiene in salvo dai fiumi in piena giallo taxi con qualche macchia bianca o nera delle lunghissime limousine. Parliamo a voce alta per districarci nella palude sonora prodotta dai movimenti della grande mela. La città simbolo dell’occidente, dell’arrampicata senza fine su un monte d’oro e diamanti, e soprattutto della velocità a tutti i costi. Non avrei mai pensato di salire fine al centosettesimo piano di un grattacielo, farlo con un ascensore in un minuto scarso e guardare dal tetto della città in basso e capire che è sempre questione di punti di vista. Con una busta traboccante depliant e souvenir delle Twin Tower, dall’acquisto dei quali è praticamente impossibile sottrarsi, ci ributtiamo in strada quasi trascinati da un dovere morale: carpire quanto più possibile da quello che per tutti è sempre stato un set cinematografico od un’immagine sui poster delle agenzie di viaggio. A stento si riesce ad uscire dalla visione attraverso il teleobiettivo, tutto qui sembra surreale, tutto sembra buttato li sorridente per farsi fotografare dalle decine di milioni di turisti che accoglie, a braccia aperte, ogni anno. La giornata tipo s’apre con una colazione a base di salsicce, toast, formaggio e succo d’arancia per poi attraversare chilometri, evitando le vie congestionate dal traffico, con la metropolitana ed arrivare in posti dove ogni angolo è degno di un :”hai visto?!” oppure “hai capito?!”. Un giorno incontriamo un mago italo-americano. Colui che poi sarebbe diventato il nostro cicerone ci si avvicina proprio mentre stiamo entrando al Madison Square Garden, situato nel cuore del cuore della città ovvero al centro di Manatthan, è un poliedrico cilindro di 10 piani di cemento che ha visto boxare Mohamed Ali, schiacciare nei canestri i giganti dei New York Kniks, l’hockey dei Rangers e, nelle loro pugnaci esibizioni e concerti, le più grandi voci di tutti i tempi. Marco masticando vistosamente la gomma esordisce con un: italians? Domanda retorica dato che gli zaini invicta sulle spalle di tutti noi non lasciavano spazio ad alcun dubbio. Marco con un linguaggio conteso tra l’inglese pigdin e uno stentato italiano, forse appreso dai nonni, ci traghetta lungo il reticolato fatto di street e avenue quasi completamente in pianura, ”allietandoci” con battute a dir poco obsolete e giochini dei quali dovevi far finta di non aver scoperto il trucco. Non rinunciamo al fascino dell’empire state building, storico esempio di art decò degli anni trenta diventato poi famoso per essere il più alto degli altri suoi “competitors” contemporanei. La sua immagine ha fatto poi il giro del mondo nella pellicola del film “King Kong”. Giurano che dal suo tetto si possano vedere con chiarezza i cinque boroughs di New York: Manhattan, Bronxs, Queens, Brooklyn, e Staten Island, ma noi fortunati tra i fortunati siamo avvolti dalla “romantica” foschia della Big Apple. Appesantiti dalla pioggia e dall’asfalto calpestato ci arrestiamo improvvisamente ad un incrocio. Incuriosito dai tantissimi flash delle ultramoderne macchine fotografiche giapponesi cerco di informarmi e vengo a sapere che quei luminosissimi cartelloni pubblicitari che sovrastano il quadrivio formato dalla Seventh Avenue e la Broadway è Times Square. Una piazza senza colonne, giovani sui muretti o sui motorini, statue, palazzi antichi, piccioni, campanili e tutto ciò che t’aspetti da “eurocentrico”; non ti aspetti di certo una X. Sebbene stremati, scavalchiamo l’East River – tra Manhattan e Brooklyn- passeggiando sul ponte gotico famoso per essere stampato sulle diffusissime chewing-gum Brooklyn. Concludere la giornata in un tipico ristorante pseudoitaliano è stato il leit-motiv di tutta la permanenza. Italiano per gli stereotipi che traboccavano dal piccolo locale, compreso l’immancabile baffuto che con la chitarra intona “sono un italiano” di Toto Cutugno. Pseudo per gli spaghetti che nell’attesa di essere versati sui piatti rimanevano anche per ore in una pirofila di un metro quadro colma di acqua caldissima. Little Italy dovrebbe cambiare nome o almeno aggiungere un prefisso:ex. Con gli abitanti di quel quartiere è sicuramente più agevole comunicare in inglese. Di generazioni ne sono passate dalle migrazioni sudiate nei libri di storia, accolte dalla Statua della Libertà che indicava la strada con la sua fiaccola. Irrinunciabili i pochi minuti di traghetto per arrivare a visitarla; la “donna” che simboleggiò per gli immigrati europei, tra cui non mancavano di certo nostri compatrioti, libertà, riscatto ma anche fine degli estenuanti 20 giorni di nave. Una cosa la si può affermare con certezza, e questo un po’ in tutti i quartieri della big apple: la gente ti vede, riconosce la tua nazionalità e sorride. Ancora oggi mi chiedo da dove venga quel sorriso. Non importa che sembri “accogliente” o a volte stucchevole. Davanti a quel sorriso tu ci rimani sempre un po’ male. Ti aspetti qualcosa insomma una frase che dia senso al tutto ma al massimo quello che ti spetta è un: italians?! Ah! ah!…pausa …sospiro.. e sguardo fisso come il cacciatore che attende la reazione della preda. Noi dormiamo in un campus universitario a Long Island lontano dalle luci intermittenti, dalle 24 ore in pelle, e dai neo-yuppies vestiti da gangsterapper. Diciamo in periferia. Dove ci è persino sconsigliato oltrepassare un cavalcavia per non rischiare di entrare in territorio, per qualche motivo a me ignoto, nemico. Qui le strade hanno colori meno sgargianti e “sfrecciano” auto di almeno due tonnellate e 5000 cc. di cilindrata. Mangiamo spesso nei fast food, vicino all’Università, difficile strappare un sorriso, ricevere un saluto quanto facile è essere “bacchettati sul dorso delle mani” per errori ortografici o di pronuncia probabilmente non in linea con l’ortodossia dello slang yankee. Un’idea di questo melting pot di razze e questo turbine di stimoli ed emozioni, me la sono poi fatta: un viaggio a New York è come trovarsi di fronte ad un' immagine dai contorni sfumati da stampare bene sulla mente ed agitare quando si vuole per far venire giù la neve. Una vetrina dell’occidente e dell’”american way of life” immagine corroborata da un futuro e recente soggiorno di lavoro nel profondo Texas.

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:14 | commenti (5)


    giovedì, luglio 29, 2004
     

    AFFETTIVITA' E SESSUALITA' DI UN NON FIGO

    Per lunghi periodi non ho avuto nessuna storia fissa, ma in vita mia ne ho sempre avute pochissime, essendo portato alla solitudine, a dire il vero non ho nemmeno avuto molti amici essendo restio alle mega compagnie stile oratorio, ai ritrovi al bar, ai condomini tipo “Friends”.

    Oggi l’idea di avere al mio fianco una donna che mi sta sempre vicino, con la quale fare tutto, che mi telefona per sapere dove sono, con la quale decidere come arredare la casa o quali piatti preparare e che soprattutto mi ha dato la gioia della paternità, mi rassicura non poco.

    Ho avuto due fidanzate “storiche” tra il1991 e il 1995, rapporti sempre traumatici e vissuti eternamente nella comparazione di quello che facevano gli altri “fighi”, nei confronti perduti con i ragazzi delle amiche e con i fantasmi ingombranti degli ex e che hanno fatto di me quel signore paranoico che oggi avete davanti. Poi storielle rarissime e saltuarie tra cui un breve rapporto clandestino con una ragazza già fidanzata.

    Per il resto sono sempre stato single dedicandomi, per lo più, alla masturbazione.

    Ho avuto un’amica “con diritti” durante l’Università alla quale ricorrevo ogni tanto, diciamo una volta ogni due mesi, ma è stata una cosa divenuta presto molto poco allettante dal punto di vista dell’affettività.

    Non sono mai andato a prostitute anche se, durante un viaggio a Cuba, ho avuto una relazione che si poneva in una delle sfumature di grigio tra un ipotetico colore bianco dell’amore romantico e un ipotetico colore nero del rapporto mercenario.

    Ho sempre però sentito la necessità di avere un rapporto, anche perché ad un certo punto ero impaurito dal fatto di dover restare da solo per sempre.

    Ho sempre vissuto con normalità una sessualità onanistica, anche perché l’onanismo ha comunque i suoi bei vantaggi: puoi pensare di essere con chi vuoi e fare le cose più assurde, puoi praticarlo in modo compulsivo o non praticarlo per giorni senza nessuno che ti dice “Non ho voglia!” oppure “Facciamolo!”, puoi praticarlo ovunque, puoi praticarlo con un’erezione non ai massimi livelli e via discorrendo, insomma la masturbazione ha comunque un suo bel perché. Non credo comunque, tranne rarissime eccezioni, a chi si dice felicemente single.

    E’ nel panorama della sessualità e dell’affettività che si trovano le più grandi frustrazioni di un non figo.

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:22 | commenti (12)


    mercoledì, luglio 28, 2004
     

    ZORRO ZORROOOO ZORROOOOOO!!!

    Approfittando di un pomeriggio libero da impegni lavorativi ho accompagnato mia moglie e Pecosa al Foxtown a comprare dei vestiti.

    Ho già parlato della strana fobia che mi colpisce quando mi trovo nei negozi di abbigliamento davanti ai capi ammassati disordinatamente (insofferenza, claustrofobia, regresso ad uno stato infantile) così che, mentre le due donne erano intente a cogliere gli ultimi saldi della stagione, sono andato alla libreria del centro ed ho cominciato a sfogliare qualche libro. Ho preso in mano l’ultima opera della Mazzantini, “le parole che commuoveranno l’Italia” come titola enfaticamente “Panorama”. Un libercolo di 66 pagine intitolato “Zorro” lettura che per agilità e concisione si addice particolarmente a questi momenti di attesa.

    Copertina e pagine cartonate, ma visto che si parla di barbonismo c’era da aspettarselo, poi pagina bianca, di nuovo pagina bianca, ancora pagina bianca questo fino a pagina 13 dove compare il nome della collana all’interno della quale il libro è inserito poi “finalmente” ha inizio il romanzo.

    “Il barbonismo è qualcosa che mi ha sempre sfiorato…un’estrema possibilità che riguarda tutti noi. Chiunque può essere disarcionato dalla vita e rotolare nella polvere a guardare le stelle… Io ci parlo coi barboni. E spesso dentro quel puzzo e quella ruvidezza c’è tutta la pace che i normali non sanno”.

    Ho in un attimo immaginato il mio licenziamento, gli affitti e le bollette che si ammucchiano e la lettera dove vengo invitato ad abbandonare l’appartamento dove vivo. Poi penso alla sfiga di essere un barbone a Lugano (anche se probabilmente verrei espulso dalla Svizzera) quando a Roma ci sarebbe stata la Mazzantini che avrebbe fatto la spesa per me e mi avrebbe elargito a piene mani generi di conforto cosa che, a leggere il libro, lei fa veramente, tra l’altro mi sarei potuto permettere anche pesanti apprezzamenti sessuali nei suoi confronti ai quali lei avrebbe reagito “rimanendo di sale e sorridendo” ed amabili chiacchierate ogni qualvolta la incrociavo intenta a comprare la cartuccia della stampante.

    Poi vado avanti nella lettura: “I Barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel sfottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacito brandello di carne umana sul selciato dell'umanità".

    A questo punto penso alla parole del blogger Cadavrexquis sull’arte che nasce dal dolore, dalle emozioni, dalla non-pacificazione con il mondo e penso alla sofferenza della Mazzantini, al suo pathos che nasce dall’empatia con gli sfortunati, mi commuovo tutto, vengo preso da una crisi di sconforto, piango sullo sfacelo del mondo come faceva Jacques Brel nel guardare i sudici marinai di Amsterdam.

    Poi di colpo rinsavisco, il palloso sociologo che è in me si rimpossessa della mia personalità e penso che la Mazzantini è solo una grande cialtrona che ha una visione iperconvinta e stereotipata del barbonismo, a partire dal nome Zorro: ogni città ha un barbone o un personaggio folcloristico che la popolazione locale ha ribattezzato Zorro o Sandokan, soprannomi che, nell’immaginario collettivo, richiamano la vita da clochard e da avventuriero.

    Penso a come la strada che porta al barbonismo sia fatta da tante micro-fratture con il mondo, da trascorsi all’interno di istituzioni totali e a come non esista quella figura di “clochard romantico vagabondo” a cui ci ha abituati tanta, forse troppa cattiva letteratura, penso poi a quel loro “sfottersene del tempo meteorologico” cazzo! I barboni di inverno muoiono, crepano come mosche di freddo, di solitudine e di bronchite cronica, spesso senza nessuna Mazzantini che si preoccupa di donargli generi di conforto.

    Mi incazzo e vado avanti con la lettura, c’è una frase che recita più o meno: “Zorro vede una donna alla sua portata con un culo che toccava quasi il marciapiede e si lancia in un approccio”

    Qui la rabbia monta, questa frase mi ricorda tante stronze compagne del liceo che mi dicevano “trovati una donna alla tua portata” per sottolineare la mia non avvenenza fisica, penso alle loro espressioni, al loro tono e ai loro comportamenti tipici di chi non solo non avrebbe mai rivolto uno sguardo ad un barbone ma si sarebbe anche vergognata ad accompagnarsi con un uomo alla guida di una Fiat Panda. La Mazzantini sarebbe stata tra loro. Poi, porco Giuda! Una donna perché ha il culo basso non può permettersi nulla al di là di un barbone, un deviante, un diseredato? Classico modo di pensare di chi ha vissuto una vita di completa adesione a tanti modelli televisivi da settimanale femminile. Mi auguro a questo punto un’ entrata in pompa magna dei reparti speciali dell’esercito, un mega falò davanti alla libreria con le reclute che gettano tra le fiamme tutte le copie di “Zorro”.

    Poi mi calmo e penso che in fondo la libertà d’espressione è sacra e che uno può scrivere ciò che vuole, penso che la letteratura è fatta anche di figure retoriche immaginarie e di descrizioni che poco hanno a che fare con la realtà, chiamiamole se vogliamo “licenze narrative”. Quel che è grave è che centinaia di migliaia di persone prenderanno tutto ciò sul serio, si commuoveranno e penseranno aquantosoffrelaMazzantinichepersonasensibilecheè.

    Ripongo il libro sullo scaffale e vado ad aiutare mia moglie a scegliere i vestiti, poco dopo arriverà la consueta crisi di claustrofobia, di insofferenza e di regressione ad uno stato infantile che però avrà l’aria di un sollievo e di una liberazione dinnanzi alla lettura di quelle poche pagine mazzantiniane.

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:17 | commenti (12)


    martedì, luglio 27, 2004
     

    RIFLESSIONI SULL'OMOSESSUALITA'

    Ritornando al dibattito innescato dal mio post su Tondelli gli ottimi interventi di Underworld e di Cadavrexquis hanno suscitato in me alcune riflessioni.

    Devo purtroppo ammettere che la mia prospettiva empirica nei confronti dell’omosessualità è quella di chi ha vissuto la sua socializzazione primaria a Terni negli anni’80, anche nel mio blog non ho mai fatto mistero del rapporto ambivalente di amore-odio che mi ha da sempre legato alla mia città d’origine.

    La realtà ternana è una realtà operaia in generale, di industria pesante in particolare.

    I ternani hanno sempre svolto attività lavorative da “machos” e, in una città che si è sempre crogiolata e sentita fiera di questa sua identità, non solo l’omosessualità è stata sempre esorcizzata ma anche forme di atteggiamento come la delicatezza, l’eccessiva gentilezza, il parlare senza inflessioni dialettali e tutto ciò che veniva, spesso erroneamente, considerato come “poco maschile”,  è sempre stato considerato come degno di scherno.

    Ho passato un’adolescenza dove il grado di figaggine e di popolarità di un uomo si misurava sulla base della forza fisica e spesso della prepotenza e della maleducazione.

    Poi però le cose sono cambiate. La deindustrializzazione oltre alla tossicodipendenza, ad un gran numero di prepensionati, al calo dell’influenza dell’industria nel tessuto economico cittadino ha anche portato un cambiamento del sistema di valori della comunità, cambiamento in peggio sotto certi aspetti (fine di un forte senso comunitario) ma migliorativo sotto molti altri punti di vista (l’emergere di nuovi soggetti sociali e politici e di nuove subculture tra le quali quella gay).

    Detto questo ammetto di aver subito una percezione piuttosto stereotipata dell’omosessualità e, sicuramente, di partire da una prospettiva che non è delle migliori in quanto a conoscenza diretta dell’immensa complessità e multiformità del “mondo gay” a tale proposito un giovane scrittore mio concittadino nel parlare di una vacanza a Mikonos scrive: “… è l’isola del divertimento e dei gay, Mauro che ha una visione molto approssimativa dell’omosessualità ha paura che ogni donna che incontra sia in realtà un travestito…” frasi che denotano un’esagerazione ed un’ironia neanche tanto sottile che però rendono molto bene l’idea del contesto.

    Sto capendo, che i gay sono persone estremamente complesse e che hanno mille modi non solo di essere in generale ma anche di vivere la propria omosessualità: c’è chi ne fa una dimensione totalizzante e invasiva di tutti gli aspetti della vita, chi la vive come un flagello (la sindrome da unico omosessuale del pianeta descritta da underworld e da certi scritti pasoliniani) chi la vive come un aspetto secondario, chi ne fa aperta ostentazione, chi soffre, chi la vive in maniera gioiosa, chi fa fatica ad accettarla e potrei andare avanti all’infinito…

    Potrebbe sembrare la classica conclusione generica, banale e buonista che invita come al solito a “non generalizzare” ma l’osservazione di fondo è che l’omofobia così come il razzismo ed altre forme di emarginazione sono portate dal ragionare sulla base dell’iperconvinzione e delle etichette sociali e si sa che le etichette hanno conseguenze soprattutto su chi le porta e che, per effetto delle medesime, assume gli atteggiamenti dei quali viene etichettato come forma di reazione o, molto di più, come forma di totale adesione al ruolo sociale che il contesto ha ritagliato per lui, sia esso uno scrittore o una persona “comune”. Tutto ciò avviene a prescindere dalla percezione che ogni singola società ha del “normale” e del “patologico” e secondo me, detto per inciso, nella sessualità tutto è normale purchè ci sia consenso, quindi il fatto che il parlare diffusamente di omosessualità appartenga anche ad autori di società non omofobe può significare che l’identità gay può essere forte e totalizzante anche dove non le viene data una connotazione di patologia, visto che come giustamente dice cadavrexquis, “l’essere gay è visto come un qualcosa di rilevante nella percezione pubblica dell’identità di un individuo a scapito di altre caratteristiche”. Sta poi a chi non si ferma all’iperconvinzione e agli omosessuali stessi aiutare a far capire la complessità.

    Ritornando al tema della “letteratura gay” è vero quello che dice cadavrexquis che certi autori si rivolgono a tutti ed è altrettanto condivisibile quello che dice Underworld che l’omosessualità è spesso metafora di conflitti molto più ampi, nonché aggiungerei pretesto per un’utilissima e condivisibilissima critica al modello tradizionale di famiglia, oltre ai già citati Busi, Pasolini, Hein aggiungerei a tal merito anche Andrè Gide e David Leavitt.. E’ anche vero che certi autori italiani, che poi sono quelli ai quali mi riferivo nel mio post precedente, come Matteo B. Bianchi, Andrea Demarchi e un po’ l’”ultimo” Tondelli ti fanno venir voglia di chiedergli, dopo aver letto alcuni loro testi: Va bene, siete gay… e poi? Nonostante essi siano persone indubbiamente intelligenti ed abbiano una scrittura molto piacevole. 

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 23:29 | commenti (3)
     

    IL GRANDE BLUFF (SUL CATTOLICESIMO IN ITALIA)

    Ho sempre pensato che in fondo l’Italia non è un paese così cattolico come sembrerebbe.

    I cattolici, vuoi per la presenza del Vaticano, vuoi per la mancanza di una destra liberale,hanno sempre avuto un peso politico spropositato rispetto a quello che è il loro effettivo peso nella società.

    Se escludiamo una parte di italiani amorfi, che continuerebbero a fare la loro solita inutile vita anche se ci dovesse essere un colpo di stato degli Ayatollah, credo che leggi illiberali e terroristiche come quella sulla procreazione assistita incontrino l’aperto dissenso di gran parte dell’opinione pubblica.

    La DC e tutte le forze che ne derivano hanno per anni ed anni mantenuto il loro potere sventolando il pericolo comunista e con una gestione fatta di clientele, dell’umiliante pratica della raccomandazione e dell’occupazione di poltrone.

    Per anni è stata sempre sventolata un’unità dei cattolici che però veniva meno quando le consultazioni elettorali consistevano nei grandi referendum (o referendA che dir si voglia) laici sull’aborto e sul divorzio, dove le clientele e le connivenze avevano ben poca importanza; inoltre se l’Italia politica è intrappolata nel magma democristiano c’è un’ Italia antropologica che va da un’altra parte basti pensare a come i giovani vivano la sessualità con uno stile ben lontano dalla morale cattolica, benché tale morale condizioni ancora in parte la visione della sessualità in particolare la visione del ruolo della donna, ma questo è un altro paio di maniche.

    In fondo la chiesa come istituzione non gode affatto di buona salute e dati oggettivi come la crisi delle vocazioni, la sempre minor presenza dei prelati nelle scuole e negli ospedali pubblici (e qui dobbiamo ringraziare un certo signor Craxi) la sempre minor affluenza di fedeli nelle chiese e il valore oramai puramente consumistico di sacramenti quali battesimi, comunioni, cresime e soprattutto matrimoni stanno li a volerlo dimostrare.

    Le cause di questa discrasia tra peso simbolico e peso effettivo del cattolicesimo vanno identificate in precise responsabilità politiche, della destra in primis che nella sua storia non ha saputo mai dare luogo a delle forze autenticamente liberali e laiche (se escludiamo Pannella, Bonino e compagnia bella ma che hanno comunque un peso elettorale alquanto ridotto) ed è oggi rappresentata dal partito del monopolista Berlusconi (il liberismo per natura non tollera i monopoli) dai vecchi arnesi bigotti e reazionari di Alleanza Nazionale, il cui segretario, oggi vicepresidente del consiglio, sosteneva candidamente, nel 1998, che andavano lesi i diritti civili degli omosessuali impedendo loro l’esercizio della professione di insegnante, e da quei buzzurri della Lega Nord su cui ogni commento è inutile e, appunto, dai democristiani dell’Udc, del Ccd etc.

    La sinistra ha comunque le sue pesanti responsabilità: ha lasciato agli alleati cattolici, benché si parli comunque di un cattolicesimo più moderato e sociale, il monopolio dell’etica senza proprorre una battaglia culturale sui valori laici.

    Forse mi sbaglierò ma ritengo che la destra si debba sconfiggere innanzitutto dal punto di vista culturale con le grandi battaglie per i diritti civili dell’individuo, per la libertà di ricerca, per la libertà della donna di disporre del proprio corpo, per la libertà degli omosessuali di unirsi e di vivere l’esperienza della maternità e della paternità, proponendo una scuola della Cultura da contrapporre a internet-inglese-impresa, facendo una politica a favore dell’individualità che esuli dalla solita e oramai datata retorica familistica cristiana (la famiglia in se non è un valore se teniamo conto che la realtà è molto spesso ben diversa dal mulino bianco ed è fatta di frustrazioni e soprusi).

    Credo che in Italia ci siano tante forze positive dalle quali partire per dar luogo ad un progetto politico di così ampio respiro.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:31 | commenti (6)


    lunedì, luglio 26, 2004
     

    UN DOVERE MORALE: PERSEGUIRE UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'

    In un mondo dove il meccanismo della metonimia (una parte che rappresenta il tutto) ha permesso l’eliminazione delle classi sociali (almeno nei loro aspetti più iconici e visibili) certe forme di consumo ostentato e aggressivo diventano vere portatrici di identità.

    Leggo che a Parigi l’amministrazione comunale ha vietato la circolazione di quegli inutili mezzi di locomozione che sono i SUV (Sport Utility Vehicles).

    Non solo la cosa mi trova perfettamente d’accordo ma io farei di più: istituirei l’incriminazione d’ufficio presso il tribunale de L’Aja con l’accusa di crimini contro l’umanità per i possessori di questa inutile categoria di veicolo.

    Ecco le mie ragioni:

    1. Un SUV in media consuma 1 litro di benzina ogni 6 km dando così un contributo all’aggravarsi del problema energetico: ciò comporta un aumento del prezzo della benzina e l’acuirsi delle tensioni internazionali per il controllo delle riserve di petrolio.
    2. La sensazione di potenza e di grandezza nell’avere sotto il culo un mezzo simile si traduce in minore sicurezza per gli altri. Il peso, l’altezza, la rigidità del telaio con tutto ciò che ne consegue in termini di minore visibilità, maggiori spazi di frenata e maggiori danni in caso di urto ne fanno dei mezzi pericolosi per gli altri automobilisti, per i motociclisti, per i pedoni e per i ciclisti. Un frontale contro un mezzo simile significherebbe morte sicura.
    3. I proprietari di queste automobili appartengono a quelle categorie di persone che più mi stanno sulle balle ossia veline, calciatori, modaioli, fashion victim, le mamme alla moda lampadate e palestrate davanti alle scuole-bene.
    4. Immaginate queste macchine all’interno delle stradine strette e tortuose di uno splendido centro storico dell’Umbria o della Toscana. A Narni (Tr) due SUV hanno bloccato il traffico per mezza giornata procurando immeritati disagi alla popolazione locale.
    5. Chi ha questa macchina vuole dare l’idea di essere un tipo avventuroso, da sport estremi poi usa il fuoristrada solo per andare al negozietto dietro l’angolo visto che già se fanno i 10 km che li separano da Milano a Cinisello Balsamo hanno problemi con la lingua. Non faccio esempi “svizzeri” poiché nella Confederazione Elvetica si hanno veramente problemi con la lingua anche nell’arco di un chilometraggio così breve.
    6. C’è una simpatica, ingioiellata e appariscente signora finto-bionda che per comodità chiamo “il troione” che tutte le mattine parcheggia in doppia fila per comprare il pane nella panetteria che si trova a 300 metri da casa sua costringendomi ad un’immeritata attesa in coda.
    7. Escludo dall’incriminazione lo 0,1% dei possessori di SUV, ossia coloro che vivono in zone disagiate di montagna.
    8. Il possesso combinato di un SUV e di un pitbull rappresenta condizione sufficiente per una condanna all’ergastolo.

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:08 | commenti (8)
     

    Invito a leggere l'interessantissima risposta di Underworld al mio post su Tondelli e la "letteratura gay".

    I blog talvolta sono strumenti utilissimi per confrontarsi con l'altro e il post di Underworld può aiutarci molto.

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:19 | commenti (3)


    sabato, luglio 24, 2004
     

    LA FORESTA

    Con mio figlio ho creato un mondo fantastico che è una foresta dove ci trasformiamo in una specie di orsi, non orsi veri e propri ma degli animali immaginari che sono degli incroci tra orsi e scoiattoli dei quali conservano la grossa coda e che convivono con gli orsacchiotti del mio piccolo.

    Tra i vari personaggi c’è Pakito un orsacchiotto bianco con gli occhiali da pilota, il suo compito è quello di viaggiare con il suo aereo durante la notte e di portare a mio figlio i regali dei nonni e degli zii dal Portogallo e dall’Italia. Pakito il sabato notte ha l’abitudine di organizzare feste, insieme agli orsacchiotti della sua specie, nei parcheggi deserti dei supermercati. Gli orsi della famiglia di Pakito sono fatti internamente di una sostanza elastica che permette loro di cadere da grandi altezze o finire sotto uno schiacciasassi senza subire danni al di là di un arruffamento del pelo, da qui nasce la loro naturale vocazione da piloti o da vigili del fuoco.

    Poi c’è la famiglia dell’orso Polly, maturi solo d'età, ma in realtà incapaci, pasticcioni, salvati in extremis dagli orsi della famiglia di Pakito, gli orsi della famiglia Polly svolgono spesso mansioni umili e comunque di manovalanza.

    Collateralmente alla famiglia Polly c’è la famiglia dell’orso Jumbito, una sottospecie che ha raggiunto il successo nella vita e che oggi svolge professioni di prestigio come il conteggio dei barattoli di miele.

    Al livello più alto della scala sociale c’è comunque la famiglia degli Orsononno, antichi detentori di ogni potere, dai colori eccentrici, generalmente sono rosa confetto o rosso bordeaux e il loro modello di riferimento è la Raffaella Carrà degli anni’80.

    Bene, quando metto a nanna mio figlio, prima che lui chiuda gli occhi, ci ritroviamo nella foresta, diventiamo orsacchiotti e improvviso un teatrino con tutti i personaggi, vediamo la casa-grotta in legno e roccia, il ruscello e tutto quanto concorre alla creazione di questo universo, vagamente figlio del socialismo reale, che è la foresta.

    Lui ogni tanto aggiunge elementi alla storia, generalmente il cane Snoopy che lui chiama “Spupi” che è la mascotte e una sorta di animale domestico collettivo a cui gli orsacchiotti regalano la cioccolata e i biscotti che vengono fatti da Chicco, l’orsetto mascotte di una nota fabbrica di cioccolato vestito con un bavaglino raffigurante la bandiera elvetica e che ha anche il compito di fare la guardia ai soldi di cioccolato (a volte i bambini sorprendono).

    Il guaio è che ora anch’io comincio a credere che questo universo esista veramente.

    E’ bello essere un papà, le parole non bastano per spiegare quanto, in fondo è anche bello essere bambini prima che il mondo reale ci inquadri e ci abbruttisca definitivamente.

    Provo molta tenerezza per la felicità di mio figlio che ho analizzato a lungo e che ora credo di capire: lui è felice perché attende senza paura anche le cose piccole e ripetute della vita (il pranzo, la mamma che lo va a prendere all’asilo nido). In lui lo straordinario è vissuto con gioia se viene, mentre se non avviene ogni delusione è presto sostituita dalla felicità che egli ritrova nelle certezze. Forse è questa la forza dei bambini.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 13:18 | commenti (10)
     

    Tornando da una seratina passata in un disco-bar luganese mi è venuta in mente un'altra importantissima caratteristica del "non figo" ossia la sua completa estraneità ad ogni tipo di ballo, specialmente nelle serate come quella odierna in un posto frequentato da fighi e fighetti locali (vedi post del 19/07/2004).

    Come se non bastasse, oltre alla tortura dovuta all'ascolto di musica latino-americana e pop anni '90, il dj ad un certo punto ha pronunciato le seguenti parole: "Lontano da noi, in Iraq e in molte altre parti del mondo si stanno combattendo delle orribili guerre, balliamo anche per loroooooooo!!!".

    Mi auguro che questo piccolo lembo di Svizzera (circoscritto al disco-bar in questone) venga raso al suolo da una carovana di tir tedeschi impazziti o da colpi di artiglieria pesante sparati per sbaglio dalle reclute dall'armata svizzera durante una delle loro inutili esercitazioni.

    Pensieri e parole di kendostoe | 01:11 | commenti (5)


    venerdì, luglio 23, 2004
     

    PIER VITTORIO TONDELLI E LA LETTERATURA "GAY"

    Un libro di ben altro spessore rispetto a quello di Zecchi è “Pao Pao” di Pier Vittorio Tondelli, scrittore prematuramente scomparso all’età di 36 anni.

    La sigla Pao significa picchetto armato ordinario e il libro narra la storia di una tribù, quella degli omosessuali, durante il servizio militare.

    Al grigiore dell’apparato militare questa tribù contrappone una vitalità molto spesso sfrenata, vissuta tra mille sotterfugi in precisi luoghi e momenti, un libro positivo dove il tema della diversità e dell’emarginazione viene vissuto come gioiosa capacità di costruire identità collettive autonome dal grigiore circostante.

    Un libro senz’altro da leggere, un libro di un grande autore che ha avuto nella sua, purtroppo breve, carriera anche il merito di credere nei giovani scrittori e di voler lanciare alcune giovani penne in un panorama italiano dove gli editor,i pur di non correre rischi, badavano piuttosto a tradurre ed importare scrittori stranieri di medio successo, questo almeno fino al fenomeno dei “cannibali” negli anni ’90.

    Leggendo però gli altri libri di Tondelli resta in me un’ impressione di fondo ossia che, con il suo talento, avrebbe potuto scrivere e bene anche di altre questioni che non siano necessariamente l’omosessualità.

    Mi spiegherò meglio: secondo il mio punto di vista in una società omofobica come quella italiana gli scrittori omosessuali, come forma di reazione al machismo imperante, fanno della loro dimensione sessuale una dimensione totalizzante ed imperante nella loro esistenza, tralasciando altri aspetti tipici della complessità insita in un essere umano. E’ un po’ come se io, ternano e tifoso della Ternana, mi mettessi a scrivere dei bei libri sulla squadra rossoverde, andassi ospite alle trasmissioni a parlare di Ternana e facessi della Ternana una dimensione totalizzante della mia esistenza.

    Alla fine non darei per niente l’idea della complessità che c’è nella mia personalità e dell’uomo che c’è dietro il tifoso della Ternana. Ho visto molti scrittori omosessuali commettere un po’ lo stesso errore, comunque nel parlare di Tondelli questo è un aspetto marginale. Assolutamente da leggere.

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:52 | commenti (11)


    giovedì, luglio 22, 2004
     

    UN LIBRO DA OMBRELLONE

    Ho appena finito di leggere il libro “Sensualità” di Stefano Zecchi.

    Il Zecchi ha per anni trascorso un’oscura esistenza tra i corridoi dell’Università Statale di Milano, dove, al massimo prendeva il caffè con qualche illustre cattedratico. Un po’ come quei tanti impiegati soffocati dalla routine che, operati alla prostata a 50 anni, fanno del racconto dell’intervento il loro cavallo di battaglia.

    La prostata di Zecchi si chiama Maurizio Costanzo, da quando ha fatto le prime apparizioni nel disgustoso talk-show del piccolo monarca della televisione italiana la vita di Zecchi si è divisa in A.C (Avanti Costanzo) e D.C. (Dopo Costanzo).

    Già nella copertina del libro è raffigurato uno di quei quadri che fanno da siparietto durante il Maurizio Costanzo Show quasi a lanciare una sorta di messaggio subliminale ai tanti telespettatori che sono così spinti a comprare il libro.

    Trama del romanzo: due donne, Giulia e Miriam, si trovano a Calcutta per motivi di lavoro. Per 160 pagine le due si girano in lungo e in largo l'India, Giulia a spese della sua ditta, Miriam a spese del suo giornale, contribuendo così all'aggravarsi delle crisi industriale ed editoriale italiane. Nei ritagli di tempo, oltre a intrecciare storie d'amore più o meno carnali, le due parassite si dedicano alla grande conversazione, parlando di temi elevati con frasi complesse e con parole non comprese nei 500 vocaboli di quel basic Italian che tutti usiamo. Alla fine, Miriam muore in maniera piuttosto meschina, per una malattia epatica, invece di farsi aggredire da un bel morbo tropicale.

    Essendo professore di estetica nel romanzo di Stefano Zecchi appaiono a ritmo continuo parole quali: bello, bellezza, brutto, bruttezza il tutto con lo scopo di degradare e manifestare odio nei confronti del design industriale, raggiungendo punte veramente fantastiche come quando, a pagine 33 dice: “Non c’era nessuna cura, tutto era pervaso dal cattivo gusto (…) la plastica che sembrava impadronirsi di ogni oggetto” . Zecchi usa queste parole per descrivere un aeroporto, ma come devono essere gli aeroporti? Repliche del Colosseo? E questo è purtroppo solo un esempio.

    Nel suo libro c’è tutto il misoneismo tipico di un certo mondo parruccone accademico che non fa giocare i figli con la playstation perché il gioco secondo loro “è fatto di legno e creatività”.

    Fortunatamente il libro mi è stato regalato e immagino fosse in offerta visto che non è proprio recentissimo altrimenti, se proprio volevo leggerlo, per non dare al Zecchi i problemi dovuti alla troppa ricchezza, lo avrei scaricato da emule.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 13:40 | commenti (7)


    mercoledì, luglio 21, 2004
     

    RIFLESSIONI SUL CASO "COGNE"

    Tanto per non farvi mancare nulla, ritengo doverosa qualche osservazione sulla condanna, a 30 anni di reclusione, di Annamaria Franzoni.

    Non avendo la conoscenza degli elementi in mano alla magistratura preferirei non discutere il merito giudiziario della sentenza, anche se, da sociologo, potrei dire che la criminologia identifica le madri come colpevoli del 95% dei casi di infanticidio, quindi per un semplice discorso statistico la signora Franzoni potrebbe essere, con moltissima probabilità, l’omicida di suo figlio.

    Comunque, direi fortunatamente, la risoluzione di un caso giudiziario esula completamente da ogni discorso di tipo statistico e probabilistico e dovrebbe basarsi su elementi probatori che giudichino il caso nella sua concretezza e nella sua unicità.

    Fatti i dovuti distinguo ci tengo però a sottolineare che la cosa che più mi ha stupito e stomacato, al pari di una piadina con salsiccia, porchetta, peperoni e maionese, del caso Cogne, è stata la spettacolarizzazione e lo show televisivo che è stato fatto intorno alla tristissima vicenda.

    L’attenzione dei mass-media è stata immediatamente ben viva sotto tutti gli aspetti, compresi quelli deliberatamente più kitsch, molti di voi ricorderanno il plastico della villetta nelle trasmissioni di Bruno Vespa, ma ciò che è peggio è che anche i protagonisti della vicenda hanno tenuto questa spettacolaristica attenzione ben desta chiedendo sempre il massimo dell’esposizione mediatica.

    Tale spettacolarizzazione ha avuto la sua sublimazione nel coup de theatre della signora Annamaria Franzoni quando nell’intervista-fiume al Maurizio Costanzo Show ha annunciato di avere in corso una nuova gravidanza, scuotendo deliberatamente le emozioni di un’opinione pubblica che nel frattempo si era divisa e schierata, in pieno stile politico e sportivo, tra innocentisti e colpevolisti.

    Le indagini preliminari, che dovrebbero essere secretate dal segreto istruttorio, sono state seguite in stile reality show con dovizia di particolari dai giornali e dalle televisioni, Panorama ha addirittura pubblicato le foto dei sopralluoghi immediatamente successivi al delitto. Tutto ciò ha contribuito a creare un controllo sociale decisamente improprio e pericoloso intorno alla vicenda.

    Ora arriva l’Avvocato Taormina con il suo “il vero assassino sarà… sarààààà, saràààààààààà????…..”.

    Nella società dell’informazione ogni tragedia umana perde la sua autenticità se non viene ricoperta da un battage televisivo e se non viene circondata da una serie di inutili iperboli mediatiche, il caso Cogne è stato un nauseabondo esempio di questa, oramai conclamata, tendenza.

    Ma è possibile che non esista più una dimensione privata del dolore e dell’orrore? E’ possibile che le profezie di McLuhan, sul medium che diventa messaggio, si siano realizzate in tutti gli aspetti più torbidi e cruenti?

    Quando arriverà il momento di farla finita?

     

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 21:40 | commenti (14)
     

    Mia moglie sta traducendo alcuni capitoli de "L'enciclopedia della salute della donna".

    Ho appena dato una scorta al suo lavoro.

    Ho tutti i sintomi della vaginite e della gravidanza isterica.

    Sarà grave?

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:24 | commenti


    martedì, luglio 20, 2004
     

    ISTIGAZIONE A DELINQUERE

    Dopo aver letto questo mi sento di ritirare quanto di positivo ho detto e scritto di Max Pezzali.

    Sinceramente ho un vago ricordo di alcune sue posizioni a favore del p2p o quanto meno non così contro, e vederlo tra i firmatari di questo appello mi coglie di sorpresa.

    Ma non è di Max Pezzali che ho intenzione di parlare, anche perchè altrimenti tra fighi, non fighi e 883 questo blog prenderebbe la piega che ha preso qualsiasi patinato settimanale femminile, voglio parlare piuttosto di quanto questa petizione sia in realtà un'istigazione a delinquere e a scaricare liberamente dalla rete il più possibile.

    Innanzitutto è bene precisare che se compro un cd-rom per metterci le presentazioni in power-point per i miei studenti, i miei appunti di lavoro e le foto di mio figlio vengo a contribuire alla ricchezza delle major discografiche, pur senza essere un consumatore di musica in quel momento, lo stesso vale per l'acquisto di masterizzatori, spesso prodotti dalle stesse multinazionali di discografici.

    Ma ciò che più irrita di questo appello è l'abuso di espressioni quali "arte" "opera della creatività" "cultura" e mi chiedo cosa c'entrino con tutto ciò i vari Paola e Chiara, Piotta, Tiziano Ferro.

    Prima di abusare di certi paroloni bisognerebbe sottolineare che la musica oggi come oggi è diventata oggetto di consumo, non esiste più una cultura dell'ascolto e gli ultimi residui del cantautorato si chiudono sempre più in incontaminate nicchie e torri d'avorio.

    Così ci costringono a pagare quanto una giornata di salario di un impiegato dei prodotti dalla veloce caducità, provatevi un po' a leggere le hit-parade di 30 anni fa e quelle di due-tre anni fa per capire come la musica sia diventata usa e getta e, soprattutto, se andate in qualsiasi magazzino e negozio di dischi vi accorgerete che le stesse opere della creatività dopo 6 mesi finiscono nel cestino in vendita a 9,99€. Vi siete quindi mai domandati quali sono i marigini di guadagno dei discografici?

    Non me la sento proprio di difendere i ricchi e viziati creatori di tormentoni estivi che hanno degradato la musica, a parte qualche lodevole eccezione, a semplice oggetto di ostentazione consumistica e credo che chi masterizza un album del Piotta non solo non compie una cattiva azione ma addirittura andrebbe promosso a filantropo dell'umanità per aiutare a far capire, al fenomeno da baraccone romano, che il suo futuro sta piuttosto nel fare il cameriere o il posteggiatore in qualche trattoria di Trastevere.

    A proposito di posteggiatori e artisti di strada: la loro attività è vietata se non sono iscritti alla SIAE e se non pagano i diritti d'autore delle canzoni che eseguono; così anche la musica diviene patrimonio degli iscritti a qualche corporazione dal vago sapore fascistoide che somiglia sempre più al famigerato ordine dei giornalisti.

    Sembreranno questioni da poco, ma sono in ballo principi come la libertà di stampa, d'espressione e di produzione artistica.

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:43 | commenti (15)


    lunedì, luglio 19, 2004
     

    FENOMENOLOGIA DEL FIGO (I POST DELL'OMBRELLONE)

    Il figo invece:

    1. Lava la macchina il sabato pomeriggio per non sfigurare il sabato notte
    2. Ha tolto l’arbre magique perché è da sfigati e ha messo una polverina deodorante nel posacenere e ti costringe a gettare la cenere fuori dal finestrino
    3. Fa 80 km con la macchina  e si veste in modo da superare la selezione all’ingresso per assistere all’apertura stagionale di una banale discoteca dove mettono musica commerciale e house, la sua serata consisterà in due ore di fila per l’ingresso, gomitate e sudori di un locale sovraffollato, versioni dance di “Dragostea din tei”. Alla fine dirà che si è divertito un casino
    4. E’ terrorizzato di essere il primo a entrare in un locale
    5. Partecipa agli happy hour e abbraccia tutti i conoscenti fingendo una calorosa amicizia
    6. Le sue espressioni maggiormente ricorrenti sono “ti dico che…” “non è facile…” “io ci sono passato e non è bello”
    7. Sta pagando l’Audi A4 in 120 rate mensili
    8. Si veste con abiti firmati dei quali ostenta il prezzo e la boutique del centro dove li ha comperati ma spesso ti frega l’accendino e deve ancora restituirti quei 10 euro che gli hai anticipato per il compleanno di Matteo e tu non figo ti vergogni a chiederglieli
    9. Ha distrutto, ma completamente, almeno un’ automobile
    10. Ha fuso una BMW facendo i 220 km/h con la spia dell’olio accesa
    11. Ha un amico che ha scritto le musiche degli stadio o dei subsonica
    12. Ha l’abbronzatura invernale da settimana bianca.
    13. Passa le vacanze invernali a Cervinia o a Madonna di Campiglio e quelle estive nella seconda casa in Liguria, nella variante luganese quando è in vacanza in liguria frequenta esclusivamente la filiale ligure di un noto bar pasticceria, perché, dice, ama sentirsi a casa. Fondamentalmente è colpito dalla sindrome del contadino che si porta la paste e le salsicce quando è in viaggio.
    14. Va a ballare i latino-americani la domenica notte (il figo nella vita notturna si vergogna di far vedere che lavora e l’andare a ballare la domenica notte è un’amplificatore di questa sua strana fobia)
    15. Ha un tatuaggio tribale (ma voi non fighi a causa della sovrabbondanza di nei e della tendenza a repentini ingrassamenti e dimagrimenti non ve lo potete permettere)
    16. Nei viaggi predilige la crociera e i villaggi turistici all inclusive in stile occidentale con tutto il corollario di acqua-gym, cacce al tesoro, serate danzanti, balli di gruppo, attività sportive, pesca subacquea
    17. Ha speso 20000 euro per prendere il diploma
    18. Ha un impianto stereo, in macchina da 3000 euro e da 25000 watt.
    19. Non ha il bagagliaio poiché è occupato dal pianale dell’impianto stereo
    20. Ascolta più o meno i soliti tre cd: una raccolta di Vasco Rossi, una compilation del DJ di successo di turno con musica che ha gli stessi bassi di un martello pneumatico infine le colonne sonore della pubblicità
    21. E’ stato cacciato per danni e schiamazzi da un paio di camping della Calabria
    22. Fa il PR di una qualche discoteca alla moda
    23. Conosce o millanta di conoscere tutta la popolazione VIP della provincia.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 22:29 | commenti (7)


    domenica, luglio 18, 2004
     

    SEMISERIO MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER ADOLESCENTI "SFIGATI"

    Visto che siamo nel bel mezzo della stagione estiva anche il vostro Monsieurdosto ha deciso di dedicarsi, una volta tanto, ad argomenti frivoli.

    Essendo dotato di una biografia adolescenziale costellata da una lunga serie di microfratture, demeriti e insuccessi ed essendo per lavoro continuamente a contatto con l’universo adolescenziale ho, nel tempo, maturato alcune tecniche di sopravvivenza in un mondo dove lo sport di massa, l’alimentazione sana ed equilibrata ed una serie di sane abitudini hanno reso gli adolescenti per lo più di gradevole aspetto.

    Vuoi un po’ per la timidezza vuoi per la presenza del gene non figo, durante l’adolescenza non notavo alcuna differenza tra Claudia Koll e Claudia della Coop (zinnuta apprendista cassiera all’Ipercoop di Terni) nel senso che erano tutte e due dotate di quel certo alone di irraggiungibilità.

    Insomma, ho vissuto una vera e propria adolescenza da sconfitto. Apparivo, se non addirittura sgradevole, del tutto insignificante all’occhio femminile e del tutto avulso ad ogni forma di seduzione e di corteggiamento. Bene che andava avevo alcune amiche che me la facevano annusare, che dicevano con te parlo bene non come con quello stronzo di… ma poi inevitabilmente erano innamorate di quello stronzo di… Perché? Semplicemente perché era bello ed era infinitesimamente più figo e popolare del sottoscritto, condannato ad essere il loro eterno confidente “con qualche remota speranza”.

    Nell’affettività adolescenziale valevano e forse valgono ancora, più che in ogni altro ambito, le leggi di mercato e si sa che il mercato in genere non guarda più all’utilità marginale o alla qualità di un prodotto ma guarda soprattutto al design con tanto di corsi e ricorsi modaioli e in tutto questo baillame io rappresentavo metaforicamente la redingote e la giacca con il “battichiappe” ossia due capi da sempre e per sempre fuori moda.

    Le ragazze, inoltre, non hanno la benché minima forma di pietà verso la non figaggine, ti facevano sentire un perdente, stavano continuamente a sottolineartelo.

    Facendo tesoro di tutte le sconfitte penso di essere in grado di elargire alcuni consigli di sopravvivenza:

    1. Siete timidi e innamorati di una ragazza per voi irraggiungibile: dichiaratevi personalmente e a parole evitando lettere, poesie e mazzi di fiori. Può essere difficile dirle tutto in faccia ma è la cosa migliore, in questo modo non lascerete prove. Le vostre imbranate lettere amorose diventeranno, ben che vada, oggetto di scherno e di derisione con le sue amiche o con i vostri amici. Certi traumi poi ve li porterete dietro tutta la vita.
    2. Viaggi all’estero: purchè si tratti sempre di sesso con persone maggiorenni e consenzienti qualche viaggio in paesi esteri può fare bene alla vostra autostima, ovviamente evitate le professioniste del sesso e scegliete ragazze “normali”. Non mi riferisco solo a paesi come Cuba, il Brasile e i paesi dell’Est europeo dove voi siete lo straniero ricco e le leggi di mercato sono dalla vostra parte (è triste ma ahimè è così…) ma anche a paesi come la Finlandia dove non sarà difficile fare delle belle conoscenze, saranno spesso le ragazze ad “abbordarvi”.
    3. Donne straniere: si dice che le straniere se la tirino meno delle italiane e sia più facile rapportarsi con loro. Forse è una leggenda, ma secondo la mia esperienza è tutto vero, anche se in fondo penso che sono stato sempre condizionato dallo stereotipo che le straniere in quanto tali siano per definizione disponibili e ciò mi ha reso più audace nell’approccio.
    4. Non fate anche voi l’errore di fermarvi alla superficialità, alcune donne timide e che non si atteggiano a strafighe nascondono universi magnifici (ve lo dico per esperienza)
    5. Evitare accuratamente, anzi nella maniera più assoluta, le strafighe ultramodaiole
    6. Internet: le chat ma anche i blog possono indubbiamente aiutare, purchè non ricorriate a mezzucci e non bluffiate spudoratamente, visto che nel rapporto virtuale non esiste il condizionamento dell’aspetto fisico.
    7. Non piacere a qualcuno/a non è una tragedia
    8. Coltivate sempre la vostra cultura, leggete molto, tenetevi informati, abbiate interessi. In giro ci sono donne che apprezzano queste cose, basta fare lo sforzo di guardarsi un po’ intorno.
    9. Evitate di vivere la vostra bruttezza come un flagello divino e come un qualcosa che vi impedisce di avere rapporti sereni con il prossimo, anzi imparate e coltivate la grande qualità dell’autoironia.
    10. Se ricoprite il ruolo di amico confidente non vi fate illusioni per il futuro.
    11. Sfoggiare la propria cultura con l’uso narcisistico e reiterato di termini difficili e insoliti, cosa che per una legge di compensazione spesso si è portati a fare, vi renderà antipatici così come chi sfoggia il proprio fisico palestrato e la propria abbronzatura da raggi UVA. La cultura è come un buon vestito di sartoria da indossare in maniera naturale e disinvolta.
    12. La discoteca non è il posto giusto, così come non lo è il pub dove ogni tavolo è un’ oasi assolutamente impenetrabile.
    13. Anche per noi uomini “non fighi” ogni tanto qualcosa di carino non guasta: una bella camicia, una buona acqua di colonia, avere estrema cura della propria igiene, farsi la barba quotidianamente, avere cura dei propri capelli, andare una volta in più dal parrucchiere, volersi un po’ bene.
    14. Evitate di diventare incattiviti, inaciditi e sentenziosi
    15. Non esistono formule matematiche per avere successo.

     

     

    *Ringrazio l’amico coniglione, fonte di preziosissime ispirazioni.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:32 | commenti (18)
     

    UN GRANDE PAESE A GESTIONE FAMILIARE

    Mediaset (azienda di Berlusconi) ha appena comprato i diritti televisivi per trasmettere le partite del Milan (squadra di Berlusconi), con l’autorizzazione del presidente della Lega Calcio Adriano Galliani (vice-presidente del Milan, socio di Berlusconi), il tutto dopo che il ministro Gasparri (ministro del governo Berlusconi) ha fatto approvare una legge ad hoc, che promuove l’acquisto di decoder digitali terrestri (prodotti da una società del gruppo Mediaset-Berlusconi), utilizzando un contributo del governo (Berlusconi).

    E’ bello vedere un paese di 57 milioni di abitanti sostituire la gestione democratica con la gestione familiare, modello di gran successo tra i piccoli alberghi della riviera romagnola.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 13:00 | commenti (2)


    venerdì, luglio 16, 2004
     

    IL BELLO DI ESSERE PROVINCIALI

    Tante volte mi sento rivolgere, in tono dispregiativo, l’accusa di essere provinciale o sento dire delle frasi del tipo: “ma non siamo mica provinciali, mica siamo in una città di provincia”

    Sociologicamente parlando tra coloro che usano e abusano di queste espressioni è sovrarappresentata la categoria dei milanesi. I milanesi a forsa di sentirsi dire e ridire che Milano è l’unica città europea d’Italia si sono convinti di non essere dei provinciali, in realtà lo sono ne più ne meno come tutti gli altri italiani. La chiusura in piccoli ambienti e gruppi assolutamente autoreferenziali, l’ostentazione di certi comportamenti giudicati alla moda, la scarsa presenza e la segregazione delle subculture che ha come rovescio della stessa medaglia un certo “etnismo” di maniera, nonché una certa metodicità e schematicità delle abitudini di vita (la casetta in Liguria per le vacanze estive, i week-end invernali passati a Cervinia) stanno ad indicare che tra il sottoscritto ternano e i milanesi non c’è poi tutto questo grande abisso.

    Chi è stato a Londra e, anche se in misura minore, a Parigi può notare già a pelle che cosa significhi invece uno stile di vita metropolitano.

    Detto questo, sostengo fermamente che essere provinciali in fondo non è un peccato, anzi la provincia è fatta spesso di cultura del vino, del cibo, del folk, di tradizioni, di tante identità, talvolta di sincero spirito comunitario. La provincia diventa provincialismo quando non c’è una reale tensione (nel senso di curiosità) e apertura verso quelle che sono le buone tradizioni dell’altro e quando si giudicano le proprie come “one best way” o come unico modo di vivere giusto.

    Solo quando si ha la consapevolezza di chi siamo noi stessi si ha veramente la forza di porsi in maniera costruttiva con l’altro, ovunque io sia stato non ho mai dimenticato di essere di Terni e non ho mai avuto problemi ad esprimere la mia ternanità.

    Esiste tutta una letteratura di Philippe Delerm che esalta le piccole cose della vita di provincia, letteratura di grande successo in Francia dove esiste una vera e propria cultura e un vero e proprio orgoglio nell’essere provinciali, un po’ meno compresa in Italia, ma anche in Svizzera, dove invece la parola provinciale viene vista sempre nella sua connotazione negativa.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:37 | commenti (20)
     

    Ascoltare in macchina "violentami sul metrò" di Jo Squillo con volume da tamarro è da considerare un comportamento cool?

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:39 | commenti (2)
     

    DIALOGHI TRA COLLEGHI

    (LEZIONI D'IMMAGINE)

    Collega: Vedi Kendostoe, il tuo problema è che hai un’immagine da perdente, non sei un vincente, dovresti sprovincializzarti, cambiare il tuo aspetto.

    Kendostoe: Probabilmente è vero che ho un’immagine da perdente e ne vado un po’ orgoglioso ma non mi sento provinciale, ho amici di un sacco di nazionalità, sono italiano, mia moglie è portoghese, mio figlio è nato in Svizzera, frequento un sacco di stranieri, poi detto da te che sei nata e vissuta a Mendrisio e vai da 10 anni in vacanza nello stesso posto in Liguria…

    Collega: Guarda che gli stranieri che stanno in Ticino sono ancora più provinciali degli svizzeri (questa poi… ) devi leggere stampa estera, non di Cuba, informarti sulle novità. Non frequentare pub (l’ultimo l’ho frequentato 13 anni fa…) non pensare a sinistra (ma vaffanculo) Perdi 10 kg (per sentirmi chiedere da tutti se sono stato male…) niente sandali (gli ultimi li ho messi quando avevo 15 anni ed erano fuori moda) non ascoltare latino-americano (ma quando mai l’ho ascoltato!?)

    Devi sforzarti ad essere più cool. Sabato scorso, per esempio, sono stata a Milano, ho mangiato al giapponese, ho fatto shopping da H & M, ho comperato dei libri in inglese che in italiano usciranno tra un anno, ho lavorato per un' ora come consulente per il gruppo Mediaset fatturandogli 4000 € per il mese di Luglio.

    Kendostoe: Se è così resterò per sempre un perdente.

    Collega: Devi anche essere più stronzo con gli studenti, comunque contento te…

    Kendostoe: Ti invidio tantissimo, rappresenti una lezione di vita vivente, sei grande!!!

    Collega: Appunto, cerca di cambiare anche tu, e poi prendi un po’ di sole, sei bianco come un geco.

    Kendostoe: Lo farò, grazie per i consigli.

    Collega: Prego, da settembre devi essere un altro!

    Kendostoe: Ciao grande!!!

    Collega: Ciao bellissimo!!!

    Collega 2: Mamma mia!!! La senti? E’ allucinante!!! Certo che sei bravo a prendere per il culo la gente.

    Kendostoe: Vedi, bisogna dare libertà d’espressione a certe persone altrimenti si rimpinzano di psicofarmaci o vanno ad ammazzare qualcuno.

    Collega 2: Comunque che un troione del genere si permetta di dare lezioni di vita, ma andasse a fare in culo…

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:12 | commenti (4)


    giovedì, luglio 15, 2004
     

    IL PAESE DELLA VERGOGNA

    750 € al mese per 13 mensilità. E’ lo stipendio che percepisce un mio amico laureato e dottorato in sociologia che lavora come sociologo e coordinatore presso la sede di una comunità per il recupero di tossicodipendenti in provincia di Terni, un lavoro di quelli che sporcano le mani, a contatto tutto il giorno con il disagio, con le crisi di astinenza e con la gestione di persone che provengono da un passato di disperazione, marginalità, criminalità, un lavoro dove è necessario l’apporto di un professionista serio.

    Giusto 1/3 di ciò che a Lugano prende una cassiera di supermercato senza alcuna esperienza nella mansione e comunque molto meno di un qualsiasi manovale edile o addetto alla catena di montaggio in una qualsiasi fabbrica.

    Questa è la meritocrazia italiana, con tutto il rispetto per le cassiere, per gli operai e per i manovali che svolgono un lavoro che io non sarei mai capace di fare.

    E’ una vergogna.

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:04 | commenti
     

    MOMENTI TRISTI

    Ieri mi è successa una cosa un po’ strana: ero ad una sorta di cena con degli allievi di un corso e tra di loro ce n’era uno che si era preparato per l’occasione un foglietto scritto a mano con delle barzellette, ogni tanto tirava fuori questo foglietto e ne leggeva una a tutta la tavolata, si trattava per lo più di battute sui cinesi e su qual è il colmo per… battute che ho ascoltato per la prima volta durante l’ultimo governo Craxi. Tutto ciò mi ha riempito di tristezza, di angoscia e mi ha dato un profondo senso di sconfitta e di sconforto. La cosa più triste era il “tadaaaaaaa!!!!” che l’uomo pronunciava enfaticamente ogni volta che tirava fuori il foglio.

    Di quest’uomo non mi meraviglierebbe il suicidio.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 10:23 | commenti (4)


    martedì, luglio 13, 2004
     

    STRISCIA IL MORALISMO

    Per l’ennesima volta ho sentito dire, non ricordo da chi e non ricordo su quale canale televisivo, che l’informazione italiana versa in uno stato preoccupante e che l’unica fonte di informazione autorevole è il tg satirico “Striscia la notizia”.

    Onestamente sono d’accordo solo con la prima parte dell’affermazione in quanto, non solo ritengo che Striscia la notizia non possa essere considerata una fonte di informazione, ma considero questa trasmissione irritante e sotto certi aspetti pericolosa.

    Sicuramente Ricci è riuscito a sbugiardare e ad evidenziare tutti i trucchetti tipici del mondo televisivo ma, con il passare del tempo, si è sempre più sentito investito da una sorta di missione etica moralizzatrice in virtù della quale, si sente in dovere di gettare quintali di merda contro soggetti che gli sono incomodi, spesso utilizzando il mezzo pubblico per scopi che più privati non potrebbero essere, l’esempio della querelle con Paolo Bonolis colpevole della grave onta di avergli rubato il primato di ascolti è di una disarmante evidenza.

    Ciò che mi da fastidio, in questo genere di televisione, è il voler dare giudizi morali sulla persona, lo sgridare, il comminare pene, il dire alla debole folla cosa è giusto e cosa è sbagliato il lanciare labbrotremanti anatemi degni di un concilio ecumenico (qui si specula sul doloreeeeeeee!!!) il tutto circondati dalle chiappe delle veline, caro Ricci allora i trucchetti li usi anche tu, e da uno pseudo-giornalismo di assalto, arrogante con le mezze tacche e spesso zerbino nei confronti dei potenti.

    Trovo che quella di Ricci sia una satira incattivita e sentenziosa e che gran parte del mondo della critica televisiva e della società civile abbia investito questa striscia televisiva di responsabilità assolutamente sproporzionate, dubito seriamente che ciò sia un bene.

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:05 | commenti (8)


    lunedì, luglio 12, 2004
     

    IL BELLO DEGLI UOMINI

    Essere uomo ti da, rispetto alla donna, una serie di vantaggi e di libertà inimmaginabili.

    E' quello che ho pensato oggi mentre mi sono presentato in un'officina di meccanici, a ritirare la mia auto, mangiando una banana senza per questo essere sottoposto ad occhiatine e commenti maliziosi.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:16 | commenti (5)


    domenica, luglio 11, 2004
     

    IL MOSTRO CHE E' IN ME

    Dentro ognuno di noi c'è un piccolo mostro, ci sono dei sentimenti torbidi testimoni di una natura umana in fondo violenta.

    E' quello che ho pensato dal momento in cui ho saputo che Umberto Bossi è, da alcuni giorni, veramente a pochi passi da casa mia in condizioni gravissime.

    Provo per lui la stessa pietà umana che lui ha provato per i clandestini naufraghi che morivano al largo delle coste della Puglia e della Sicilia, la stessa umana pietà che lui e il suo movimento hanno sempre provato per i meridionali, per le fasce deboli della popolazione. Provo un' empatia per la sua situazione uguale a quella che i leghisti hanno sempre avuto per i diversi, per l'altro, per chi viene da lontano, per chi soffre.

    Comunque vada non verserò alcuna lacrima.

    Lascio l'ipocrisia a coloro che fanno le ronde contro le prostitute nigeriane dal Lunedì al Venerdì mentre il Sabato e la Domenica alimentano questo fiorente mercato di schiave.

    Pensieri e parole di kendostoe | 22:33 | commenti (12)


    sabato, luglio 10, 2004
     

    RESOCONTO DELLA SERATA

    Può sembrare strano, ma il buon Max Pezzali proprio non riesce a starmi antipatico.

    Il film “Jolly Blu” è riuscito a resistere alla tentazione di fare un film generazionale, percorso quasi obbligato per tutti i cantautori che a un certo punto decidono di provare la vertigine della macchina da presa, anzi il buon Max riesce addirittura a riesumare un genere cinematografico, non dico morto, ma addirittura mai nato: il “musicariello” di fine anni ’60.

    Molti di voi ricorderanno quelli di Albano, di Gianni Morandi, di Little Tony brevi esperimenti che si sono persi nel mare magnum della cinematografia di “genere” di quegli anni senza mai essere riesumati dagli intellettuali, cosa che è avvenuta per esempio con il cinema erotico alla Lino Banfi e con i polizieschi politicamente scorretti di Maurizio Merli.

    Addirittura trovo geniale, nella sua ingenuità, l’allegoria del ragazzo morto per droga che poi riappare e in realtà era andato negli Stati Uniti ad imparare come aprire un McDonald in Franchising e il grossolano richiamo ad alcuni sponsor del film, la pellicciaia di nome Annabella che ha dei locali a Pavia e i continui richiami all’album degli 883 e al loro sito internet.

    Bravo Max per aver resistito alla tentazione di fare un film sulla crisi dei ventenni, dei trentenni e dei quarantenni argomento ruffiano e sempre più gettonato della cinematografia italiana, il lato positivo del film è stato proprio questo. Il lato negativo invece? Direi tutto il resto… Comunque bravo Max per ammettere candidamente che in fondo il tuo mestiere è fare delle canzonette e fai bene a non vergognartene.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:37 | commenti (5)


    venerdì, luglio 09, 2004
     

    CURRICULUM VITAE

     

    Ogni qualvolta che ho a che fare con l’organizzazione di un corso, tra le cose che trovo divertenti ci sono i curricula dei candidati che provengono dal Sud Italia, dei veri e propri esempi di estemporaneità.

    Potrebbero anche criptare i dati anagrafici del candidato ma da certe cose si capisce chiaramente la provenienza meridionale del curriculum.

    Ecco un elenco di elementi che sono dei must nei C. V. in questione:

    1. Si comincia con frasi del tipo: “Iscritto alle liste di collocamento dal 28/02/1991” Carissimi ragazzi, dovete sapere che il curriculum rappresenta una sorta di biglietto da visita e cominciare vantando 13 anni di disoccupazione significa spesso precludersi automaticamente ogni possibilità di impiego o di percorso formativo.
    2. Il format da “domanda per concorso pubblico” comprendente una serie di diciture del tipo “dichiaro di godere dei diritti politici” oppure “dichiaro di avere una sana e robusta costituzione” o “dichiaro di essere iscritto alle liste elettorali del comune di…”
    3. Vasta gamma di salamelecchi: “poter essere inserito nel vostro organico, partecipare a questo corso, corrisponderebbe alla massima delle mie aspirazioni professionali” oppure di frasi sul genere: “sono un individuo capace, volenteroso e pieno di spirito di iniziativa” Perché c’è qualcuno che dice di essere incapace e di non aver voglia di fare un cazzo?
    4. Veniamo alla sezione titoli di studio: “Laureato con 80/110 presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Caserta valuta occupazioni attinenti al titolo di studio” Carissimi, in Svizzera non stanno mica ad aspettare chi si è laureato con 80 ed ha una formazione sul diritto italiano!!
    5. Il richiamo a varie agevolazioni: “Rientro nella categoria disoccupati di lunga durata” oppure “usufruisco delle agevolazioni previste dalla legge xxx/1980 per i terremotati del Belice”.
    6. Il possesso della qualifica di videoterminalista conseguita mediante un corso finanziato dal fondo sociale europeo e organizzato dalla provincia di Catanzaro.
    7. Una serie di attestati di partecipazione a vari concorsi pubblici.
    8. Una serie di attestati.

    Se cercate lavoro all’estero o anche in qualche regione del Nord Italia tutto ciò non vi servirà a nulla.

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:47 | commenti (16)


    mercoledì, luglio 07, 2004
     

    JOLLY BLU



    Venerdì sera ore 21,00 nella spelndida cornice di casa mia uno degli eventi più trendy della regio insubris.
    Accorrete numerosi.





    Pensieri e parole di kendostoe | 15:20 | commenti (13)


    martedì, luglio 06, 2004
     

    UN ALTRO INTERROGATIVO MUSICALE

    E se dicessi che, oltre Vasco Rossi, detesto anche Ligabue?

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:46 | commenti (21)


    lunedì, luglio 05, 2004
     

    ANTICONFORMISMO

    L’anticonformismo è un po’ come il buon senso e l’onestà ossia una qualità che tutti diciamo di avere.

    Personalmente non mi è mai capitato sentir dire da qualcuno “io sono una persona disonesta” oppure “manco totalmente di buon senso” così come non mi è mai capitato di sentir pronunciare “io seguo ciecamente la moda” oppure “mi metto quel capo di abbigliamento perché ce l’hanno tutti”.

    L’esperienza però ci insegna spesso il contrario.

    Una decina di anni fa ho comprato un paio di ciabatte con l’infradito attirandomi le prese per il culo di tutta la popolazione giovanile della mia comunità, ricordo ancora le facce di tante ragazzine che mi chiedevano, provocatoriamente, dove avessi trovato quelle “ciavatte collu dito de mezzo” e i loro gridolini di derisione ogni volta che mi vedevano indosso questo tipo di calzatura.

    Poi è arrivata la moda e le stesse persone che ovviamente “un capo lo comprano perché gli piace e non perché lo usano tutti” hanno cominciato a calzare in massa le infradito.

    Ovviamente trattasi delle stesse persone che facevano della mia, allora buffa, calzatura un argomento di conversazione e di presa per il culo.

    Oggi il 90% della popolazione europea ha fatto la scelta assolutamente autonoma, spontanea e a sentire loro non dettata dalla moda, di calzare le infradito.

    Siamo tutti anticonformisti.

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:55 | commenti (5)


    domenica, luglio 04, 2004
     

    FRASE CELEBRE

    "Non è la Grecia che ha vinto, sono tutte le altre che hanno perso"

    Mia moglie commentando l'andamento degli Europei di calcio.

    Pensieri e parole di kendostoe | 23:44 | commenti (6)
     

    SAPESSE CONTESSA QUANTO E' AUMENTATO IL CAVIALE...

    (RACCONTO DI VITA VERA)

    Le frasi che vi riporto sono realmente, e sottolineo realmente, state pronunciate nella serata di ieri:

    "Basta con questa storia che noi donne siamo attratte da un uomo per i soldi che ha o per la macchina che guida! E' una leggenda che possedere una Porsche invece che un Audi ti porti a chissà quali conquiste!"

    "Da quando c'è l'Euro i prezzi in Italia sono aumentati, un ristorante dove prima mangiavi con 150000 £ oggi ti chiede 150€ "

    E questi sono solo esempi.

    Non so voi ma io preferisco sempre non essere invitato.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 13:03 | commenti


    sabato, luglio 03, 2004
     

    SARA' SEMPRE TROPPO TARDI


    Il peggior Ministro dell'Economia italiano dai tempi di Quintino Sella.
    Se ne va in maniera inopportuna, così come inopportuno è stato qualsiasi suo atto politico.
    Diciamo addio all'uomo delle stime riviste al ribasso, al super-ministro che ha scazzato ripetutamente e di due punti percentuali le previsioni sulla crescita del pil italiano. L'uomo delle cartolarizzazioni: vendere oggi i beni degli enti pubblici per farli stare in affitto e dissestare i conti pubblici per i prossimi due secoli. L'uomo accusato di truccare i conti dai suoi stessi alleati.
    Magari ci sarà qualche militante di Forza Italia che verrà a dirmi che in fondo non era così male...





    Pensieri e parole di kendostoe | 15:46 | commenti (3)


    venerdì, luglio 02, 2004
     

    SERIO INTERROGATIVO MUSICALE

    Per caso sono l'unica persona al mondo che detesta Vasco Rossi?

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:43 | commenti (14)


    giovedì, luglio 01, 2004
     

    MAI PIU' SENZA

    1) MAIALINO DIETETICO
    Maialino dietetico: quando vi prende quel senso di fame tra un pasto e l’altro e la vostra coscienza tace, questo piccolo simpatico “porcellino” vi richiama all’ordine! Infatti non appena aprite la porta del frigorifero, reagisce alla luce e comincia a grugnire. Realizzato in morbida gomma, funziona con 2 pile a stilo (non fornite). Misura cm. 10 di altezza.


    Pensieri e parole di kendostoe | 12:10 | commenti (2)