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giovedì, settembre 30, 2004
RISPOSTE
Veniamo alle risposte.
Blondi: la tua domanda mi fa venire in mente Marzullo persona con la quale ho in comune lo stesso sex-appeal e la stessa avvenenza fisica. Le risposte che mi vengono in mente sono tre 1) E’ giusto vivere giocando 2) Non è giusto vivere giocando 3) Va a cagare Marzullo. Opterei per la terza.
Pecosa: Vedi cara, noi stranieri non naturalizzati neanche alla terza generazione abbiamo un qualcosa chiamato autoironia e soprattutto lo scopo della lunga trattazione che faccio della mia vita da non figo serve per dimostrare che prima o poi anche i non fighi ce la fanno, è dal prendere autocoscienza dei propri limiti e dei propri fallimenti che nascono i confronti più proficui con se stessi e con gli altri e credo che dal mio vissuto si possano trarre utili elementi di confronto per chi vive tali forme di disagio tipicamente maschile, penso addirittura di aver rotto un tabù che vietava agli uomini di manifestarsi nelle loro debolezze. Venendo alle donne devo ammettere che potrebbero emergere delle loro rappresentazioni un po’ stereotipate, ma ci tengo a dire che non sono profili che ho dedotto guardando le stelle, le previsioni del tempo, calcolando l’andamento dei venti, lanciando i dati e estrapolando da tutto ciò gli aspetti psicologici, purtroppo di donne così ne ho viste e conosciute e ne vedo e ne conosco ancora. Che cazzo c’entrava la battuta sulle naturalizzazioni? Niente, ancora sto rosicando per l’esito delle votazioni.
Reddito mensile abbastanza alto in termini assoluti, ma in termini relativi al costo della vita luganese all’incirca la metà se ne va in affitto, utenze e casse malati.
Raperonzola: essere non figo influisce moltissimo sulla paternità, la tua domanda mi ha fatto venire in mente una riflessione di Labranca sulla canzone “In te” uno dei primi successi sanremesi del cantante Nek.
Nek è un figo, Monsieurdosto è un non figo. Esaminiamo il testo della canzone che trattava un tema classico della bontà più pelosa e cialtrona: l’antiabortismo. Tutta la lirica è improntata ad un tempo futuro di quando lui (ossia il bambino) ci sarà, contrapposta alla scelta della partner che vuole buttarlo via. Nella visione di Nek il nascituro diventerà così importante da mutare i grandi punti fermi della vita di un figo. A lui sarà concesso fare di tutto: persino mangiare i pop-corn in auto (per lui poi comprerò sacchetti di pop corn, potraaaaaaa spargerli in macchina). Si sa che inoltre i figli comportano spese e rinunce (la moto venderò, la notte ci sarò). Da questa canzone emergono con grande prepotenza tutti i capisaldi della vita di un figo e la sua scala di valori: la pulizia degli interni dell’auto, la moto e i puttan tour fino all’alba, poi magari, dopo la fine della canzone al neopapà cominceranno a mancargli i piaceri della vita da figo, gli mancherà la compagnia con la quale fare bisboccia e la ragazzetta dalla smutandata facile negli intonsi ribaltabili dell’automobile, quindi per cui o abbandonerà suo figlio o lo renderà oggetto delle sue frustrazioni dovute al tram tram familiare, ovviamente la moglie del figo si pentirà di averla fatta annusare al non figo di turno per poi darsi anima e corpo al primo stronzo con il macchinone, con la moto finto-harley, con tanti muscoli e con tante inflessioni dialettali e sarà ospite da Maurizio Costanzo dove parlerà di uomini eterni bambini che fuggono davanti alle responsabilità con Anna Kanakis, Nancy Brilli, Eleonora Brigliadori e Antonio Crepet.
Il papà non figo invece ha già abbandonato, anzi ha sempre disprezzato tutti i crismi della figaggine e il suo bambino sarà l’oggetto dell’amore che lui non ha avuto durante la vita, sarà un’esperienza dalla quale passerà il suo riscatto e al figlio dare tutte le carezze che gli sono state rifiutate durante la sua esistenza da sconfitto.
Freerider: Hai presente il figlio degli amici dei tuoi genitori, quello tanto bravo al liceo che veniva sempre preso come termine positivo di paragone nei tuoi confronti? La ragazzetta che “guardava solo uomini di un certo livello” e che adesso sai che è sposata con un buzzurro che l’ha riempita di corna e di botte? La rivincita del non figo avviene quando ti rendi conto che in fondo, a queste persone, non è andata poi tanto meglio che a te ma queste sono piccole rivincite. Le grandi rivincite si hanno per mezzo della cultura e dell’amore quando si troverà una donna che ti apprezza nella tua non figaggine e che ti fa sentire per la prima volta un uomo allora si che si vince. Non è facile trovarla ma di certo questo incontro avrà luogo, basta non fare della propria non figaggine un pretesto per una vita nichilista.
Thewestway: Qui le cose si fanno difficili. C’è vita nell’universo? Mah! Ne ho solo visto delle immagini sfocate e traballanti, e a Lugano? Non dopo le 19,30. Durante le mie sedute al bagno ho l’abitudine di chiudermi a chiave, sono molto pudibondo e il momento della cagata è il massimo dei momenti intimi di una persona. Per quanto riguarda la decomposizione una volta mi si è rotto il freezer, con dentro della carne congelata, il giorno della mia partenza per Terni; quando sono tornato, 15 giorni dopo, la casa era satura di vapori della decomposizione, la carne era allo stato semiliquido e infestata dai vermi, ti assicuro che è un odore talmente sgradevole che preferiresti che qualcuno assistesse all’atto della tua cagata, non che sia una cosa piacevole. Lo stesso giorno fui lasciato da Barbara. La vita è passeggera, non la morte. Abbino spesso nero e blu ma mi hanno detto che è da sfigati, quindi continuo ad abbinarli.
Sull’esperienza cubana ho già scritto un post, questo è il link, penso comunque che un viaggio a Cuba sia un’esperienza da fare.
mercoledì, settembre 29, 2004
DOSTO JUKE-BOX/2
Avete qualche dubbio? Qualche domanda? Qualche polemica violenta e pretestuosa? Qualche argomento sul quale volete che MonsieurDosto disquisisca? Cercate risposte che, chissà poi perchè, pensate di poter trovare nel sottoscritto? Avete proposte indecenti da farmi? Sesso di gruppo? Feste di Laura? Di Simona? Di Francesca? Scambi di coppia? Festini intimi o di gruppo? Matrimoni, battesimi, cresime e comunioni? Paghereste un milione di Euro, Dollari o Franchi svizzeri per fare sesso con il sottoscritto? Questo post è dedicato a voi...
CERTE FRASI SONO COME UN MACIGNO
Un collega non avvenente, vagamente paranoico ma dotato di grande intelligenza e intelletto: “Le donne a quelli come me un po’ tormentati, con un forte senso elitario, con una forte tensione verso la cultura preferiscono piuttosto chi commette efferati crimini contro l’umanità, d’accordo singolarmente in giro c’è tanto falso buon senso, ma di fatto Hitler e Mussolini erano pieni di figa, il sottoscritto no e chi appare perdente è condannato ad una vita sciagurata e a terribili rovesci, la realtà parla chiaro”.
Trovo queste frasi terribili, ma mi hanno fatto molto pensare. In fondo non ha tutti i torti.
martedì, settembre 28, 2004
MONSIEURDOSTO PER IL SOCIALE
(breve guida alla compilazione del curriculum)
Come deve essere un buon curriculum: prima di tutto bisogna specificare che non esiste un curriculum standard, inviare lo stesso format a pioggia a tutte le aziende della propria zona risulterà per lo più un’inutile perdita di tempo, un buon curriculum parte innanzitutto da un approfondito bilancio delle competenze, senza tralasciarne nessuna e starà a noi di volta in volta, sulla base dell’attività dell’azienda per la quale ci si candida decidere quali competenze inserire.
Regola importantissima: il curriculum va sempre indirizzato ad una persona specifica, in genere il responsabile del personale se si tratta di un’azienda strutturata con un ufficio del personale, è comunque buona cosa, prima di inviare il curriculum, chiedere informazioni alla centralinista su a chi inviare la candidatura e informarsi bene sull’attività dell’azienda, evitare comunque di inviarlo per posta raccomandata.
Il curriculum è un biglietto da visita, quindi per cui bisogna evitare diciture del tipo:
- Iscritto al collocamento da 10 anni. Non si vantano dieci anni di disoccupazione, piuttosto inserite alla fine le agevolazioni a cui darebbe luogo la vostra assunzione
- Diplomato con 38/60. Se il voto è basso meglio non metterlo.
- Dichiaro di essere cittadino italiano, di essere iscritto alle liste elettorali del comune di… di godere dei diritti civili e politici. Evitare il format da concorso pubblico.
- Competenze informatiche mediocri. Non si vantano competenze mediocri, non ci crederete ma c’è gente che lo scrive e mi è capitato addirittura un “nessuna conoscenza del pc”
Il curriculum deve essere sobrio, il formato europeo va bene oppure va bene anche un formato su tre fogli 1) lettera di accompagnamento 2) dati personali 3) esperienze professionali, tali formati rendono il C. v. di facile consultazione da parte dell’esaminatore, i fogli devono essere necessariamente bianchi, di formato a4 e di qualità standard, evitare nella maniera più assoluta fogli colorati o carta tipo pergamena, viene interpretata come una maniera di attirare l’attenzione, inoltre lo stile deve essere sobrio: evitare elenchi puntati con simboli strani es. il dito che indica.
Gli allegati sono del tutto superflui e rappresentano forzature inutili che il selezionatore nemmeno considererà, solo in un successivo contatto con l’azienda si possono produrre documentazioni aggiuntive (titoli di studio, referenze, attestati) le caratteristiche personali è sempre meglio non metterle o fare un semplice e generico riferimento alla motivazione al lavoro, spetterà poi ai selezionatori o ai colleghi testarvi sotto questo punto di vista, per quanto riguarda gli hobbies e gli interessi è sempre bene dare un’idea di poliedricità, il laureato in lettere che ha la passione per la lettura si dimostrerà un po’ monodimensionale quindi fate vedere che i vostri interessi sono vari e spaziano su vari campi.
Veniamo alle stronzate da non fare, sulla base anche della mia esperienza personale:
- Nominativo: Il nome va anteposto al cognome evitare soprannomi, diminutivi e pseudonimi, mi è capitato un Rocco detto Rocchino, non vanno inseriti neppure i titoli di studio, i portoghesi, gli spagnoli e i latino americani devono scrivere tutti i loro nomi (sono anni che tento di farlo capire a mia moglie).
- Recapito: Pare una stronzata vero? Ma vi assicuro che non lo è. Siate sempre reperibili! Mettere solo il numero di casa e scrivere “telefonare ore pasti” non serve a niente, nelle ore dei pasti i selezionatori mangiano e non lavorano quindi non vi chiameranno mai.
- Composizione familiare: Indicare semplicemente di stato libero o coniugato ed eventualmente indicare il numero e l’età dei figli, evitare diciture del tipo “fidanzato con relazione stabile” “pluridivorziato” etc…
- Dati fisici: Care donne, i dati fisici vanno indicati solo se per la professione per la quale ci si candida l’aspetto fisico ha un’importanza sostanziale, altrimenti è fuori luogo inserirli, se vi richiedono una foto si intende una foto-tessera. Vi prego non fatemi più vedere foto con il gatto sulle ginocchia davanti al camino o con il pastore tedesco al guinzaglio o foto da modella con i capelli al vento o in pose particolari. Se siete non fighi e la foto non ve la richiedono tanto vale non metterla, non ci facciamo del male da soli.
- Studi: Essere precisi con le date, importante se si è laureati specificare l’ateneo, la facoltà e il corso di laurea, il riferimento alla tesi deve essere breve, il voto di laurea va sempre messo, quello di diploma solo se è alto.
- Lingue conosciute: Siate sinceri utilizzando diciture quali scolastico, corretto, fluente evidenziando corsi di specializzazione e soggiorni all’estero.
- Esperienze professionali: Esaltare quelle inerenti la posizione in cui ci si candida, facendo però un breve riferimento anche alle attività fatte durante gli studi universitari (lo studente-lavoratore è sempre ben visto)
- Non fate i simpatici a tutti i costi e non scrivete “finezze” in lingue straniere se non le padroneggiate bene: Evitate quindi espressioni del tipo “se non avete trovato buone motivazioni per assumermi accetto anche quelle cattive” oppure “mi sono fatto prendere la mano, chissà quando me la ridanno” o ancora “ho il fisic du rolex per questo lavoro” i selezionatori sono persone terribilmente serie, in genere ragazze che vestono con tailleur marroni, con problemi di anoressia e vaginismo quindi poco propense allo spirito.
ULTERIORI PERLE DI NON FIGAGGINE
Leggo la doviziosa e particolareggiata descrizione del figo madrileno fatta dall’ottimo Underworld.
Parlando di marche di vestiti oggi ho notato l’etichetta di una mia giacca blu scura e poco strutturata, ovviamente essendo allergico ai negozi di abbigliamento tale giacca è stata comprata da mia moglie, sull’etichetta c’è scritto “Canile Mode”. Che dire? Posso andare in giro orgoglioso di dire “io vesto Canile”? Farà tutto parte di un gran disegno? Lancerò una nuova tendenza anche in termini di moda? Sono tutti dubbi irrisolti che vivo dentro la mia giacca di Canile.
Da buon non figo a cui in adolescenza è mancato totalmente ogni tipo di contatto con le donne ho l’abitudine e l’attitudine a certi contatti fisici, contatti assolutamente non erotici, direi piuttosto paterni e affettuosi. Mi piace per esempio abbracciare quando faccio qualche incontro gradito (in genere abbraccio anche gli uomini) oppure accarezzare la nuca portando il viso della mia controparte al petto, mettere il braccio intorno alla spalla e stringere la persona a me, dare baci sulla fronte insomma cerco l’affetto della persona in piccoli gesti e piccoli contatti. Mi sto rendendo conto che questo tipo di contatto fisico, quando fatto e cercato dal sottoscritto e sempre con persone con le quali ho comunque un qualche rapporto, viene percepito per lo più come sgradito, se non addirittura molesto e c’è una tendenza a divincolarsi. Cercare l’affetto nei piccoli gesti è una cosa da patetici sconfitti.
lunedì, settembre 27, 2004
POST A RICHIESTA/1
Dovrei parlare di amore, di non fighi, di esperienze che hanno fatto un MonsieurDosto e di Svizzera. Cercherò di unire le quattro cose in un unico post, senza ovviamente garantire sulla riuscita anche perché sull’argomento amore ho delle idee alquanto confuse.
L’amore visto da un non figo e quindi da un MonsieurDosto è innanzitutto autolesionismo, la sua visione di amore esula completamente da considerazioni puramente estetiche ed è del tutto estranea ad ogni calcolo costi-benefici; non siamo mica belle fighe che ponderiamo, mettiamo all’asta, ricattiamo sottilmente, facciamo capricci e pretendiamo senza dare, siamo non fighi, siamo monsieurdosti e l’amore visto da noi non solo è cieco e non ci fa cogliere i segnali di indisponibilità anche quando sono più evidenti di uno stabilo-boss esaltando, invece, quelli timidi di disponibilità ma il nostro amore è innanzitutto fortemente scemo, ne esaltiamo l’oggetto, teniamo tutta la situazione completamente fuori fuoco, cominciamo ad agire da perfetti idioti.
Siamo amanti da “altri tempi” mica pizza e fichi! Corteggiamo, mandiamo poesie, mazzi di rose, siamo uomini romantici, siamo quei principi azzurri che le donne dicono che non esistono più, ma esistiamo e come, solo che, in quanto non fighi e in quanto monsieurdosti, non siamo uomini che rispondono ai canoni di bellezza e popolarità dell’epoca e le donne ci preferiscono gli stronzi che le fanno soffrire e che le fanno dire che gli uomini sono tutti stronzi quando ci cercano nei momenti di difficoltà, poi ci inculano e diventiamo anche noi stronzi, è tutta una catena che porta sempre al peggio.
Siamo anche campioni di ingenuità prima che arrivi il disincanto, pensiamo all’amore come un grande giardino di arance e mele su una terrazza a picco sull’imbrunire, siamo timidi, guardiamo da lontano, aspettiamo sotto le finestre, fingiamo di passare li per caso, poi ci escono dalla bocca solo idiozie, e approcci del tutto sbagliati, ma i tuoi approcci saranno sempre sbagliati perché sei un non figo e qualsiasi frase dici è sbagliata, il figo è audace-il non figo è volgare, il figo parla con il cuore-il non figo usa frasi da bacio perugina, il figo sente l’emozione-il non figo è un patetico imbranato, il figo è cleptomane-il non figo è ladro, il figo se è anche ricco non è mai vecchio-il non figo è vecchio già a 26 anni, il figo è single-il non figo è un zitellone, il capo ufficio figo fa approcci interessanti-l’impiegato non figo è un molestatore anche se regala un mazzo di fiori e via discorrendo…
Poi magari, quando arriva il disincanto, ti innamori di nuovo, rifai i corteggiamenti alla vecchia maniera perché l’amore ce l’hai dentro e troverai la donna anche figa che ricambia il tuo amore, non ama la tua non figaggine ma ti ama perché nella sua testolina ti vede figo, perché ha i suoi criteri di figaggine oppure, più semplicemente è una donna con l’anima da non figa (esistono?) magari ci stai insieme, ci vai a convivere, poi i soldi non bastano ma lei è diversa, la vedi fare i conti, la senti dire che chi non guarda il centesimo non merita neanche l’euro, le dai un bacio quando vai a fare il turno di notte alla “Metro cash and carry”, torni a casa che lei sta dormendo, la mattina riparti perché devi prendere il tuo dottorato, lei va all’Università, il pomeriggio vi vedete, pensi che lei forse troverà un uomo migliore e non ci vuole tanto, ma lei ti ama, per lei quella è vita anche se non sei mai a casa al suo fianco, anche se sei paranoico, anche se non la porti a ballare e a fare shopping allora pensi che l’amore esiste e l’amore esiste davvero, non ti fidi, ma lei ha le spalle larghe e sopporterà anche le tue paranoie.
Non ci sono soldi la vita è grama, hai molto freddo ma hai lei, hai i suoi occhi grandi, hai lei che ti dice che ce la farai e poi ce la fai davvero, arriva la svolta, ti chiamano a lavorare in Svizzera, partite tutti e due, lei ti segue senza dire nulla, lavori con inquadramento alla ventottesima classe di stipendio, riesci a pagare l’affitto, hai la televisione digitale, il telefono in casa, l’assicurazione malattia, la casa con il riscaldamento, ti sposi, nasce un figlio e l’amore si sublima, lei ogni tanto si incazza perché rompi la caldaia, perché stai troppo su internet ma poi ti guarda con quegli occhioni e con quel sorriso che sono ancora quelli del primo giorno.
Dici grazie alla Svizzera, è un paese meraviglioso, tutto funziona bene non vai avanti solo se sei raccomandato, ce l’hai fatta anche tu che sei un non-figo, le donne hanno molta classe e sono molto socievoli, ti parlano, ti sorridono, non se la tirano affatto e pensi a quanto erano tronfie e volgari le tue compagne di liceo che si sentivano principesse e cercavano il principe azzurro, la posta arriva tre volte al giorno, le regole sono regole e nessuno fa il furbo, nella scala mobile tutti stanno sulla destra, chi ha fretta cammina a sinistra, si fermano sulle strisce pedonali se devi attraversare, sei proprio innamorato di questo posto, pensi che altrove non si vive meglio che qua, lavori duro, ti studi le lingue nazionali, ti vuoi integrare, in Svizzera è nato il tuo bebè, le strade sono belle, senza traffico, pulite, eleganti come la gente che le percorre, ci sono un sacco di stranieri che parlano tante lingue e vivono conservando la loro cultura e non gli rompe i coglioni nessuno, hai voglia di integrarti ma poi un giorno ti accorgi che per loro sei uno straniero, hanno voluto braccia e spalle, non uomini, sei solo la rappresentazione di ciò che fai di utile per la comunità sei un permesso di lavoro, non un uomo, quando devono darti qualcosa ti dicono di no e pretendono da te e basta, senza darti nulla, come certe persone per le quali sei stato un kleenex umano. Eri innamorato ma sei stato deluso, hai fatto di tutto per piacergli ma non gli sei piaciuto, solo quando c’è da lavorare e da pagare servi a qualcosa, ma quando si tratta di dare dei diritti o il passaporto, che poi serve solo ad allungare le file negli aeroporti, non conti un cazzo.
Ma vaffanculo svizzeri, vorrei vedere se tutti noi stranieri decidessimo di evadere il fisco e quella merda della cassa malati, ma lo sapete che senza di noi il vostro prodotto interno lordo per abitante scenderebbe ai livelli di quello della Bulgaria? Andate a fanculo voi, lo schwyzerdutsch e tutti i vostri dialetti di merda, in certe zone siete più bestie voi delle vostre vacche, non parlate nemmeno con chi vive a 10 km di distanza da voi, avete paura degli stranieri, io volevo naturalizzarmi, volevo fare di mio figlio un perfetto cittadino della Confederazione e non me lo permettete, non meritate tutto il mio amore, ed io stronzo che vi stimo ancora! Ma si sa l’ amore è (quasi) sempre autolesionismo, è (quasi) sempre sofferenza ed è (quasi) sempre non ricambiato, ma è proprio in quel quasi che sta la vera essenza e il vero senso della tua vita, anche se in fondo sai che non starai mai in pace col mondo, non saresti un Monsieurdosto.
domenica, settembre 26, 2004
DOSTO JUKE-BOX
Di che cosa volete che vi parli? Sto guardando una trasmissione, che non saprei come definire, si chiama "The club" è interessante, è bella questa trasmissione è il palcoscenico dove una serie di fuori-corso al dams, impiegati di studi tecnocasa, interinali del consorzio agrario hanno il loro quarto d'ora di notorietà sfruttando il mezzo televisivo "per conoscere ggiuente" e per "trovare l'anima giuemella" e soprattutto per poter cominciare a vedere la loro vita in termini di prima e dopo.
Ovviamente tutti danno di loro un'immagine da vincenti, tutti hanno fatto sesso la notte prima ed è stato bellissimo, anche se ho i miei leciti dubbi sul fatto che chi ha un contatto giornaliero e un rapporto così sereno con la sessualità senta l'impellente bisogno di andare a fare il cretino in una trasmissione del genere, le donne dicono di se di essere tutte intriganti, solari e un po' matte insomma quanto basta per augurare a tutte loro di finire, seduta stante, schiacciate da un tir turco impazzito, gli uomini sono tutti di quanto più conformato alla moda a parte un'eccezione, il classico stereotipo delllo sfigato, l'incarnazione del nerd nella faccia del quale vedo l'espressione da "ultima spiaggia", forse il tipo non sa che questa apparizione televisiva gli comporterà una caduta dell'immagine dal locale cantine alle fognature e che, nella sua comunità di appartenenza, avrà lo stigma di asociale psicopatico vita natural durante.
Sono belli i giovani italiani, sono intriganti, sono solari, sono un po' matti e gli piace vedere gente, stare in mezzo alla gente, conoscere tanta gente, gli piace divertirsi, vivere ogni giorno della vita come se fosse l'ultimo (se capitasse a me di sapere che domani muoio mi ammezzerei prima). Ora sullo stesso canale c'è uno strano video, la canzone è quella che fa "papi, papi, papi chulo" e in flashback c'è Giovanni Trapattoni con la sua ben conosciuta gestualità e un gruppo di fighetti e fighette con il vestito della domenica che ballano in una discoteca qualsiasi.
E' tutto molto bello, voglio morire.
Di cosa volete che vi parli prossimamente?
venerdì, settembre 24, 2004
REALITY
Ieri, da buon intellettualino elitario di sinistra, per stare simpatico alle masse e nella vana attesa che poi facciano qualcosa le masse per stare simpatiche a me, ho guardato la prima serata del grande fratello. Pur essendo munito di apparati televisivi degni della redazione di un settimanale di analisi e osservazione dei mass-media composto da tv via etere, via cavo, via satellite, on-demand, sky Italia e sic Portugal, videoregistratore, dvd che legge anche i divx e chi più ne ha più ne metta, ho un rapporto distratto con la televisione, la tengo spesso in sottofondo e gli unici programmi che guardo con attenzione sono le partite della Ternana e qualche film.
Parlando di grande fratello posso dire che il casting non fa altro che seguire i più collaudati e ruffiani stereotipi della regionalità italiana cosicché nel corso degli anni abbiamo avuto la romagnola procace e un po’ troia, il casertano “sciupafemmene”, la romana buzzurrona, il romano coatto e via discorrendo.
Quest’anno a quanto pare non ci sono lodevoli eccezioni: abbiamo il calabrese ovviamente geloso e con i mazzi di peperoncino al collo con moglie mora, tettona, intrigante e solare al seguito, il clown toscano alla Ceccherini che si è presentato dicendo che ha “hahato” nel registro di un professore, la buzzicona che ride sguaiatamente e che parla in dialetto di Frosinone, l’aspirante modella milanese, l’inglesina che risponde a tutti gli stereotipi anglosassoni (biondo platino, bocca un po’ larga, sorriso a 47 denti) l’arbitro di calcio con moglie con aspetto vagamente troieggiante al seguito al quale ovviamente Barbara D’Urso ha fatto immediatamente l’allusione sulla scarsa propensione alla monogamia delle mogli dei direttori di gara, non manca ovviamente il playboy di Cattolica ex bagnino e idraulico con la passione delle donne, il gay milanese che lavora nella moda, insomma se ci fosse stato un ternano in mezzo sarebbe sicuramente stato un porchettaro con maiale al seguito e se ci fosse stato un luganese un bancario che si incazzava per ogni minimo ritardo e maniaco dell’ordine ma che elargiva tobleroni aromatizzati al cognac a tutta la casa.
Massimalismo antropologico, trionfo del pensiero unico? Forse c’è un po’di tutto ciò con qualche piccola variante di anno in anno, quest’anno è la volta della famiglia sistemata astutamente in una stanza matrimoniale (il voyeurismo fa sempre molta audience) e dell’arredamento non più solo rigorosamente ikea ma che annovera anche degli elementi pseudo-classicheggianti e pseudo-etnici.
Ovviamente nei grandi fratelli è sempre mancato il MonsieurDosto della situazione che oltre a non venire mai invitato alle pizzette delle scuole medie e del liceo non viene mai invitato nemmeno in televisione, le uniche apparizioni televisive dei MonsieurDosto si hanno nei film di Nanni Moretti, in particolare “Ecce Bombo” ossia l’equivalente cinematografico de “Le notti bianche” di Dostoevskji, non nei contenuti, ma come perfetta metafora e non solo di una parte della mia vita, o nei primi “Fantozzi” nelle parti meno clownesche (la famosa vacanza a Capri di Fantozzi e della signorina Silvani, quella dei confronti inevitabilmente persi con Calboni).
Il MonsieurDosto non è da reality show anche perché lui stesso evita i riflettori, perché è tendente alla solitudine e perché rifugge con strenua costanza tutti gli stereotipi geografici, le gente non vuole identificarsi in lui, la televisione deve proiettare un ideale di figosità, la gente quando accende la televisione vuole sognare, vedere gente che vince o ritrovare il proprio mondo rassicurante di triti stereotipi, quel loro mondo vagamente somigliante a paperopoli dove tutti hanno la villetta con l’amaca in giardino e le famiglie calabresi girano con la collana di peperoncini al collo, dove i gay fanno gli stilisti, dove il playboy è un bagnino di Cattolica, tutti impegnati in una rappresentazione della vita, di una vita completamente depurata da ogni forma di tensione e di cultura, una vita da pensiero unico, da perfetti figli di mediaset, è un po’ la classica storia del “pensiero unico debole televisivo” dove tutto ciò che è resistenza a questo modello non viene mai adeguatamente descritto e viene esaltato tutto ciò che è conforme.
giovedì, settembre 23, 2004
LETTERA PER UN AMORE INCOMPIUTO
Non voglio perdere nessun momento di te, ho voglia di fissare nella mia mente ogni tuo gesto, ogni sorriso, ogni movimento, ogni tuo sguardo di quelli che solo tu sai fare, ed immaginare mondi possibili, nuovi orizzonti da percorrere insieme, universi diversi da una vita che scivola via senza un goccio di vodka e senza un po’ di magia.
Sai essere l’allegria, la forza, l’energia ma sai anche essere il rimpianto, il dolore per tutto ciò che mi manca e per tutto ciò che non ho vissuto, sei tutto il mio autocompatimento, le mie occasioni mancate, i miei silenzi, i miei attimi non colti, la mia voglia di portare indietro le lancette del tempo, sai essere questo e molto di più, sai essere tutto e tutto il suo contrario, sai anche essere la voglia di farmi male con le mie proiezioni struggenti, hai la forza di una cascata, sei l’acqua che si infrange sulle rocce, sei un orgasmo di schiuma, sei il ricordo di un crepuscolo in riva al lago, il riflesso del sole nel chiarore dorato della tua pelle e nel verde smeraldo dei tuoi occhi, la proiezione di un qualcosa di impalpabile ma che senti come un dolce peso che soffoca il tuo petto da dove nascono le lacrime che esplodono dagli occhi.
Vedrò allontanarti, vedrò andare lontano te e la tua aura di mistero, sicuramente regalerai a qualcun altro le tue carezze, i tuoi gesti e i tuoi sorrisi, i tuoi occhi profondi, il tuo forte accento, qualche altro cuore verrà nutrito dal tuo amore e tanti altri ne farai palpitare, ma ogni tanto il mio pensiero ti sfiorerà attraversando le frontiere, i laghi, i monti, le pianure, i fiumi e i mari che ci separeranno e quando il cielo si riapproprierà del lago al tramonto non ti vedrò, ma ti sentirò, e tu mi sentirai quando il vento alzerà la pioggia sulle onde e ti accarezzerà ad ogni angolo del giorno e ad ogni respiro della notte.
Ci sarai nelle parole che non ti ho mai gridato invano, rivedrò il tuo sguardo negli occhi di chi ancora non ha perduto la speranza e chissà se tu saprai pensarmi ancora, cercarmi ancora, sentire il mio calore in un giorno appena nato, le mie carezze quando il sole squarcia le nuvole durante un temporale, rivedere i nostri complici silenzi e sguardi che spesso dicevano di più di mille parole non dette o dette a metà, sentire la brezza del mio respiro in ogni angolo della tua pelle.
Forse sarà un’altra storia da raccontare, oppure una fotografia a colori nell’album dei ricordi, ovunque tu vada chissà se un giorno poi ti raggiungerò, per ridere di noi e del nostro dare amore a chi non sa che farne, del nostro comune farci male, spero solo che se parti per un’altra primavera il tuo cammino sia cosparso di rugiada ma ti chiedo di non cambiare mai, rimani sempre quella che sei per proteggere e custodire i miei ricordi e i miei rimpianti e per farmi rivedere quello che avrei potuto essere.
mercoledì, settembre 22, 2004
MONSIEUR D. E LE DONNE
- “Io sto con te nonostante tutte le mie amiche mi prendano per scema, e dovresti esserne felice” (Valentina)
- “Andrea, cazzo! Sto vivendo una vita di merda per colpa di quello stronzo di Angelo, ho deciso di darmi un’altra opportunità e di mettermi con te, sei contento? Tanto peggio di così” (dichiarazione d’amore di Barbara, fidanzata storica)
- “Renditi conto che non parteciperai mai a Mister Universo” (Barbara)
- “Scusami, non voglio offenderti, ma io vado solo con uomini che mi danno certi standard e qui siamo molto lontani” (Risposta ad un mio timido approccio)
- “Fai schifo come uomo, come persona e come carattere” (Barbara)
- “Io con te? Ma a casa ce l’hai uno specchio?” (Una certa Elisa di Terni in risposta ad un mio timidissimo approccio)
- “Hai comunque l’aria da patetico perdente” (Una cara collega)
- “Vabbè, sarai pure simpatico ma prima di mettermi con te dovrei valutare altre proposte” (Silvia, Rimini)
- “Scusami, ma l’idea di far sesso con te la trovo un po’ ridicola” (Silvia, Rimini)
- “Sei tanto buono, tanto dolce, una persona magnifica, ma che ci posso fare se voglio bene a X (noto zoticone del posto pieno di muscoli e inflessioni dialettali)” (Questo è un lieto motivo)
- “Che cosa ha spinto tua moglie a mettersi con te e a farci pure un figlio, insomma come l’hai avuta sta botta di culo?” (Collega)
- “Vedrai che troverai una donna che si accontenta e ti troverà addirittura attraente” (Silvia)
- “Quando ti guardo mi chiedo sempre cosa mi abbia spinto a stare con uno come te” (Barbara)
- “Ridi in maniera troppo sguaiata, ti rendi conto che non hai un cazzo da ridere” (Barbara)
- “Devo sopportare anche la vergogna di farmi vedere in giro con te” (Barbara)
- “La mia amica si che è fortunata a stare con X” (Barbara)
- “Il mio ex sarà stato quello che era, ma almeno a differenza tua…” (Barbara)
- “Facciamo l’amore, ma che sia una cosa breve” (Barbara)
- “Ti voglio tanto bene, ma non come pensi tu” (Leit motiv)
- “Ti ringrazio per l’amore, l’affetto e la disponibilità ma adesso sono un impiastro e ti renderei solo la vita difficile, comunque ti prometto che appena mi metto con un altro sarai il primo a saperlo” (Strana premura di una certa Cristina puntualmente avveratasi tre giorni dopo)
- “Ti rendi conto che mangi male, non vedi che sei grasso?” (Barbara)
- “Con te parlo bene, sei dolcissimo, ma ho un qualcosa che mi lega a quell’altro” (Leit Motiv)
- Sei troppo buono, sei troppo sensibile, sei troppo dolce (detto e visto con connotazione negativa e poi chissà perchè)
- Visto che mi sono ricordata anche di te? (Cartolina da Parigi ricavuta da una compagna di scuola)
- Sei troppo cinico
- Sei troppo crudele
- Sei poco sexy
- Pensi troppo al sesso
- Sei troppo affettuoso e appiccicoso
- Non sei per niente affettuoso
- Hai l’aria di uno che ha preso molte inculate dalla vita
- Hai un aria troppo sicura di te stesso
- Sei troppo insicuro
- Sei troppo sdolcinato e romantico
- Non sai mai essere romantico
- Forse hai qualche speranza (puntualmente disattesa)
- Non hai nessuna speranza
- Se continui a capirmi e a conquistarmi giorno dopo giorno magari in futuro saremo felici insieme (indovinate poi come andava a finire)
- Io in genere vado solo con uomini belli o per lo meno un minimo decenti (poi ti sei sposata con un buzzurro che ti ha riempito di mazzate, stronza!)
- Sei troppo basso per i miei gusti
- Sei troppo grasso
- Sei troppo magro (chi mi conosce non ci crederà, ma lo sono stato)
- Sei uno sconfitto
- Hai sempre quell’aria di superiorità
- Sei saccente
- Sei un cretino
- Hai l’aria da perdente
- Hai l’aria troppo da vincente
- Sei troppo di sinistra
- Stai svendendo i tuoi ideali di sinistra
- Sei troppo ternano
- Sei stato una delusione (molte, compreso mia madre)
- Tuo fratello si che è…lunga serie di aggettivi positivi (Madre, zie, parenti e conoscenti vari)
C’era una frase di una canzone interpretata da Irene Grandi che dice “prima di pretendere qualcosa prova a pensare a quello che dai tu” Forse certe donne che ho incontrato dovrebbero chiederselo un po’ più spesso, anzi, per il loro bene è meglio che non se lo chiedano affatto e continuino ad autostimare così esageratamente il loro nulla.
martedì, settembre 21, 2004
DONNE DA EVITARE COME LA PESTE/1
(MANUALE DI SOPRAVVIVENZA)
Con il primo, di una serie di post, il vostro MonsieurDosto (quello dei non fighi) da il via ad una nuova rubrica dedicata a voi sfigati, una sorta di manuale di sopravvivenza nel mare magnum del mondo femminile.
Pensavo di aver ricevuto lo stimolo massimo alla mia misoginia guardando parte della finale di Miss Italia, con le solite passerelle degne della peggior fiera di bestiame di paese ma quest’anno con la variante che, a sentir loro, le partecipanti al concorso sono tutte impegnate nel sociale e si costruiscono con umiltà il loro futuro fatto di studi universitari, lavori da neo-proletariato sottopagati e via dicendo.
L’Italia ha un rapporto proprio strano con la bellezza, da una parte la sublima facendone il valore centrale dell’essere, dall’altra parte se ne vergogna tentando goffamente di dare un qualche contenuto etico e intellettuale anche ad un concorso di bellezza quando sappiamo bene che le ragazze intelligenti e che fanno quotidianamente lavori sottopagati da neo-proletari non partecipano a questo miliardario circo degli animali.
A proposito di ipocrisia trovo sempre stucchevole la proclamazione della vincitrice, con le altre concorrenti che la vanno ad abbracciare fingendo una gioia fredda come carne cruda e più falsa di una banconota da 28 Franchi Svizzeri, quando sappiamo bene come le donne, soprattutto quando si toccano certi tasti come quello dell’avvenenza, sappiano essere carogne tra loro.
Purtroppo però c’è stato un accadimento che ieri, più di una finale di Miss Italia e più addirittura della tentata finale di miss Mondo in Nigeria, ha scatenato la mia ira misogina e il mio amaro disincanto nei confronti delle donne: la visione di un gregge di cubane intente allo shopping in una zona commerciale di particolare eleganza e con catene commerciali dei più grandi marchi internazionali della moda e del fashion (anche nel cazzeggio a Lugano non si scherza).
Il gruppetto si è seduto nei tavoli di un bar dove io ero con un mio collega per fare due chiacchiere e per prendermi un caffè, avevano indosso tutta la peggiore e costosa paccottiglia modaiola e una serie di buste dei più griffati marchi e delle più griffate boutique, una di loro aveva talmente tanto gioiellame da non aver nessun dito libero da anelli, dei quali ostentava molto elegantemente il prezzo, i loro discorsi erano incentrati sui prezzi dei loro articoli, tanto inutili quanto costosi e sui loro “polli da spennare”, tra belati, gridolini e squilli degli ultimi modelli di cellulare con fotocamera integrata, con i quali si facevano foto come se fossero su un volo charter. Se questi sono i risultati del comunismo, caro Fidel Castro, mi sa tanto che un tuo fan ternano ha sbagliato proprio ideologia.
Ad un certo punto arriva un ragazzo, sicuramente il pollo di una delle avvenenti signorine, con un livello di avvenenza nettamente inferiore al suo, pari a quello di Gigi Marzullo tanto per rendere l’idea, dal cui fare e modo di vestire si intuiva l’impiegatuccio in fieri che si guadagna onestamente i suoi 4000-5000 franchi svizzeri al mese lavorando in qualche sportello bancario, in qualche agenzia di lavoro interinale o come impiegato commerciale di una qualche azienda produttrice di cioccolato o di componenti per orologi, stipendio che se ne andava in gran parte per pagare i capricci di quel grande affare esotico che aveva fatto la quale stava sicuramente sperperandogli i risparmi di una lunga vita da single svizzerotto vissuta con mamma e papà che pensavano alle spese correnti della casa.
Come tutte le storie anche questa deve avere una morale… Ma che cazzo voglio insegnare? Beh! Una cosa da dire la avrei: con le cubane è meglio giocare fuori casa, almeno ve la caverete con poco ma, cari i miei non fighi, non cadete nella trappola dell’amore quando l’oggetto dell’amore non siete voi ma i vostri risparmi e anche la ragazza più carina e intelligente conosciuta nell’isola, una volta arrivata nel ricco occidente si trasformerà nella versione femminile di Pietro Maso: nessuna voglia di lavorare e unico desiderio di fare la bella vita. Ricordatevi che quello è il VOSTRO denaro, dovuto ai VOSTRI sacrifici ed è meglio passare la vita con una chiattona con la quale avete almeno degli argomenti in comune e che abbia un minimo di intelligenza e valori che vadano oltre la corsa dietro alla moda, piuttosto che con una stronza che come si esauriscono i vostri risparmi riprenderà lo sport della caccia al pollo.
Per favore nessuna accusa di cinismo nè di accondiscendenza verso il turismo sbeccaccione, ritengo che sia cinico il comportamento di chi fa una miniera d’oro del disagio maschile, miniera sfruttata solamente per avere con se il più inutile degli status-symbol.
Cari i miei non fighi ricordatevi: Questa categoria di donna esotica va evitata come la peste e in certi paesi NON CI SI VA PER TRO-VA-RE MO-GLIE MA CI SI VA SO-LO PER TROM-BA-RE! E DO-PO O-GNU-NO A CA-SA SU-A. Chiaro? Poi non dite che il vostro Dostino non vi aveva avvertiti! Mo so cazzi vostri, capito o vi servono i sottotitoli?
IL FRATELLO RITROVATO
Forse pochi lo sanno e forse alla maggior parte non gliene potrebbe fregare di meno, ma il MonsieurDosto ha un fratello.
Lui è così diverso da me, ha 25 anni, al mio contrario non ha avuto una rigida educazione vittoriana e soprattutto non ha avuto i miei traumi da non figo, ha preso però dal suo fratellone le idee di estrema sinistra facendone però una ragione di vita. Al contrario del MonsieurDosto è un uomo portato all’azione, fondatore di circoli arci in quel di Terni, fervente seguace del consumo etico dopo un’adolescenza passata a seguire le mode e ad avere un certo successo con l’altro sesso.
Ora si trova nel Togo con una ONG, mi contatta spesso, mi manda delle e-mail, è stato abituato ad una libertà che io mi sono dovuto sempre conquistare, ma si sa che i costumi oramai cambiano velocemente e anche 6 anni di differenza sembrano un secolo.
Dove vive ora non c’è elettricità, non c’è nulla di “vita civile e tecnologica” a parte le rare volte che va nella capitale Lome in un internet caffè, è a suo modo un rivoluzionario e un’asceta da altri tempi, un uomo abituato ai repentini cambiamenti.
Ieri mi ha scritto una e-mail dove dice che mi vuole bene e che anche se è sempre stato di poche parole e anche se non mi ha mai dimostrato come e quanto mi stimasse sono sempre stato un modello per lui, con il mio non accontentarmi mai delle certezze, la mia ricerca di qualcosa di nuovo e di diverso che lui ha amplificato moltiplicandola per mille.
Mi ha mandato tante sue foto dei lavori che sta facendo, dei capannelli e dei circoli con lui bianchissimo in mezzo a tanta umanità di colore, mi ha parlato di senso dell’esistenza, del coraggio dei cambiamenti, è felice e se è felice lui lo sono anch’io, poi mi ha chiesto della Ternana e di come va la mia vita.
Non vedo l’ora di riabbracciarlo. Gli voglio bene.
lunedì, settembre 20, 2004
PREFERIREI FARMI CHIUDERE I COGLIONI TRA I BATTENTI DI UNA PORTA...
... Ma sono stato invitato ad un aperitivo organizzato da un collega in occasione del suo trasferimento, vanno tutti, dovrei andare anch'io.
CONFESSO CHE NON HO VISSUTO
Confesso che non ho vissuto,
Confesso che la vita è stata uno schianto che ho bevuto di un fiato è stata un ricordo, un fiammifero acceso, troppo tempo passato nel sottosuolo, a immaginare mondi nuovi e impossibili, chiuso, anestetizzato in quel nulla, a speculare, senza voglia di mettermi in gioco, troppi spazi, troppe emozioni evitate, troppe le cose che ho tolto a me stesso, troppo il coraggio mancato.
Arrivare all’arrivo senza fare un percorso, percorrere sentieri senza avere in mente una meta, trovare risultati ma mai risultanti.
Poi, quando la vita si fa avanti con i suoi occhi di smeraldo, coi suoi polmoni di flanella, ti rendi conto che fuori fa molto freddo, che non resisti al gelo, che un cuore per troppo tempo anestetizzato non resiste alle emozioni e che è meglio farsene ritorno in quel sottosuolo a ripensare ad un assaggio di vita, alle rivoluzioni teorizzate e mai fatte, a ciò che ormai non puoi più riprenderti, agli anni sprecati inutilmente, a che sei un uomo fortunato ma che lo sei senza conoscere il vero colore della sfiga, ripensi al coraggio cantato senza sapere cos’è, ripensi alla pioggia sottile, alle bianche nuvole d’aprile che hai guardato dalla tua finestra, ripensi ai tigli sotto l’ombra dei quali ti sei riparato, ripensi che tutto ti è passato addosso, ripensi che hai subito la vita, che ne sei stato spettatore, che è la vita ad aver vissuto te e ti vien voglia di ritornare indietro, di rifare quel percorso che magari ti riporta dove sei ora, ma di farlo per Dio! Di arrivare al tuo destino senza ritrovartici. Correre e non restare immobile, non restare a guardare le sue finestre, di non guardarla confuso tra le persone, non indossare più maschere d’acciaio, non vivere più dentro uno scafandro.
Confesso che mi è mancato tutto questo.
Confesso che non ho vissuto.
domenica, settembre 19, 2004
UNA BOTTA DI SANA AUTOSTIMA
"VOI eravate non fighi, VOI eravate sfigati ed eravate i perdenti, VOI con i vostri soliti discorsi sulle fighe e le macchine facevate discorsi orrendi. IO ero diverso, IO facevo tanti discorsi giusti e oggi sono uno splendido uomo sulla trentina."
venerdì, settembre 17, 2004
LIBRETTO DELLE ISTRUZIONI
Mi si ripete spesso, da parte di amiche e colleghe, che capire gli uomini è difficilissimo e che gli uomini non hanno il libretto delle istruzioni.
Ho così deciso di mettere on-line il mio libretto delle istruzioni.
- Non mi piace “vedere gente” non vi aspettate mai che il Monsieurdosto partecipi ai “riti collettivi” quali gran galà, feste di apertura di discoteche e di chalet sul lungolago o serate speciali nei locali alla moda. In questo il Monsieurdosto è intransigente
- Il Monsieurdosto vive in Svizzera e su certe cose è più intransigente del più rifinito stereotipo sul popolo autoctono, quando dà un appuntamento ad un’ora, significa che bisogna incontrarsi cinque minuti prima, il Monsieurdosto non tollera le immeritate solitudini. Di solitudini ne ha già avute troppe in vita sua, meritate e non e non tollera l’inaffidabilità; è innanzitutto una questione di rispetto.
- Mi piace avere rapporti profondi e duraturi, anche quotidiani, con una cerchia ben definita di persone con le quali mi ritrovo, non vi aspettate un tipo da maxi-compagnie stile oratorio, da ritrovi al bar e da condomini stile “Friends”
- Qui ci si ricollega al punto 1, non vi aspettate che vi porti nei locali con selezione all’ingresso, per una vita sono stato selezionato per come mi presento e di sicuro non me le vado in cerca e poi non mi sottopongo certo al giudizio del primo gorillone con la t-shirt anche d’inverno, le scarpe a punta e l’anello al mignolo senza rischiare di prendere cazzotti.
- Scordatevi che vi porti a ballare in tutte le occasioni “comandate” non sono un tipo che nel fine settimana sente il bisogno di trasformarsi, sono capace di trasformarmi in qualsiasi momento, conosco i trucchi del giocoliere.
- Non sopporto i tatticismi relazionali, i sottili messaggi subliminali, se nasce un problema lo si affronta di petto e si fa di tutto per risolverlo con la massima chiarezza, non sopporto le ambiguità, tendo a mandare a fare in culo chi si comporta così.
- Mi “vesto bene” quando mi sento di farlo non perché qualche convenzione me lo comanda
- Non vi aspettate di essere ricoperte di status-symbol, il Monsieurdosto odia gli status symbol. Se vestiti, feste, gite in barca, polli da spennare e macchinoni sono i vostri principali interessi state alla larga.
- L’abitudine alla solitudine mi ha portato un po’ ad assuefarmi ad essa, se magari mi chiudo in camera e sto un’ ora o più in silenzio non vi preoccupate, non ho niente che non va, è il mio modo di essere, ho un bisogno vitale dei miei luoghi di raccoglimento.
- Sono internet-dipendente, devo scorazzare almeno un po’di tempo al giorno nella rete.
- Non sono un uomo alla moda, tendo a seguire inconsapevolmente le mode con 10 anni di ritardo.
- Nei momenti di raccoglimento mi piace leggere, ogni tanto vi leggerò a voce alta le parti di un libro che mi hanno particolarmente colpito.
- Passo dai silenzi alla logorrea acuta, non conosco vie di mezzo
- L’aver passato un’infanzia e un’adolescenza difficili mi ha temprato il carattere: non rompo e soprattutto non mi rompo.
- Abituatevi ai miei disturbi alimentari, sono in grado di associare i sottaceti con la nutella (e non sto scherzando)
- Sono geloso di alcune mie cose, non sopporto che mi aprano il portafoglio o che sbircino la rubrica e i messaggi nel mio cellulare.
- Non so comportarmi in società, passo dall’ingessata deferenza al cabaret puro
- Se vi piacciono i quadretti degli addominali e gli uomini glabri avete sbagliato strada.
- Scordatevi che passi le ore nei negozi di abbigliamento femminile, i negozi di vestiti mi mettono l’ansia, vengo colpito da angoscia e da claustrofobia ogni qualvolta vedo i capi ammassati nelle scansie. Addirittura ho serie difficoltà nello scegliere e nel comprare i miei di vestiti.
- Non compro e non vi compro cose che non sono necessarie, comprare scarpe, vestiti che poi non si metteranno mai è una cosa che detesto fare e veder fare dagli altri, i soldi non si buttano via.
- E’ inutile cercare in me le qualità che non ho, cercate piuttosto di apprezzare quelle che ho (e ce ne sono) odio le persone che “vogliono cambiarmi”, non paragonatemi mai ai vostri ex, io non sono loro, io sono MonsieurDosto, Io sono Io, gli altri sono gli altri.
- Odio l’oro, i gioielli, i diamanti, sono un inutile e volgare sfoggio di lusso e un alimentare le guerre civili nei più disastrati paesi dell’Africa australe.
- Non invitatemi ai matrimoni di parenti, è già stato difficile convincermi ad andare al mio di matrimonio.
- Non mi viene in mente altro ma mi pare già abbastanza.
giovedì, settembre 16, 2004
LE MIE RADICI
Quel dialetto degno dei migliori film di Alberto Sordi, quell’urlarti i peggiori insulti e farti i più tristi e cruenti auguri come forma di saluto e di gioia nel rivederti, quei bar dove non si parla altro che di ternana, la Somma, la Strada Statale Valnerina, le ciminiere delle acciaierie viste dall’alto, le ciriole, la pizza grassa, mia nonna che prepara i pampepati per le feste natalizie, le montagne verdi, quel posticino dove si mangiano le migliori ciriole con i funghi di tutto il ternano, quell’atmosfera di cordiale rissosità, le giornate passate nei sentieri della cascata per combattere la calura estiva, gli occhi, l’abbraccio e le lacrime di quell’anziano vicino di casa che mi ha visto giocare ragazzino nel cortile, le case degli operai, le fabbriche che hanno visto fantastici uomini e fantastiche donne difendere il proprio lavoro dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dalle sciagure del declino industriale, le architetture ardite di Piazza del Popolo e di Piazza Solferino, la fontana con il pennone, i larghi viali degni della grandeur parigina, le viuzze del centro medioevale, l’amaro Viparo, la mitica tabaccaia di Viale Battisti, la Pizzeria del secolo, la mia prima casa quella casa che mi aspettava quando tornavo da scuola.
Sono passato di casa in casa, di vita in vita ma c’è sempre in me il ricordo di un cortile o di una strada davanti alla mia prima casa, quella che mi scaldava e che mi proteggeva dai momenti di solitudine mai respinti ma ingoiati amaramente e metabolizzati, diventando un uomo capace di imparare anche dai dolori e dalle sofferenze. Quelle opere disegnate dalla luce, quelle immagini esemplari e uniche che mi restano fotografate nella mente, quei profumi che non ritornano mai gli stessi, che incontri per caso in qualche angolo della memoria ed io che mi guardo intorno e rivedo le pareti che mi circondavano una volta e i colori dell’aria che rimangono immutati nel tempo, anche se quei luoghi, quei palazzi, quella casa sono ormai da troppo tempo troppo lontani.
Le lacrime di mia madre, e il rancore di quel giorno che me ne sono andato, quella stazione che rivedrò per tutta la vita, quel tempio di atemporalità rimasto sempre uguale a se stesso quasi a volermi far male con i ricordi di me bambino in braccio al mio papà capostazione, quando da quelle braccia era impossibile cadere.
Il ricordo di tante figure sparite, ingoiate dall’indolenza, dall’orgoglio, dalla timidezza o più semplicemente dalla vita.
L’orgoglio di esserci sempre rialzati da soli, di portare con classe anche i segni delle grandi tragedie dell’umanità e l’orgoglio, in certi momenti in cui tocchi il fondo ma ti ricordi che sei un ternano, che sei uno tosto.
Non c’è un cazzo da fare, posso negarlo con tutte le mie forze, ma in certi giorni Terni mi manca da morire e oggi è un giorno di quelli.
UN PIZZICO DI TERNANITA'
Altoforno (Fanghi) feat. Articolo 31 Tranky funky
Annamoce a fa li fanghi,
che de reumatismi ce n’emo tanti
C’ho la cervicale, nun ce stanno santi
Movo la capoccia come li munchi
Vado a fa li fanghi, me ne faccio tanti
E intorno alle coste me li spanno co li guanti
Co li polpastrelli molli e senza strilli
C’ho lu collu curiu de li billi
Libero la mente, me crecchia na spalla
Poi scrocchia lu ginocchio, me dole anche na palla
Me pijano pe ‘n vecchio, madonna mia
Me serve lu dottore pe ogni mallatia
Lu fisioterapista che te fa du massaggi
E se la panza preme finisce che scurreggi
Massaggio shiatsu, puntura de ago
Me smovi la capoccia, nu schiaffo te lu dago
Come lo zio Gino che annava all’Amerino
Oppure nonna Emilia col treno su a Scheggino
Co questi fanghi l’inverno ce lu sfanghi.
Rit. Annamoce a fa li fanghi
Che de reumatismi ce n’emo tanti
C’ ho la cervicale nun ce stanno santi
Movo la capoccia come li munchi
C’ho lu corbu de la strega, senti un po’ che mar de schina
Te ce passo la pomata, allora dai!
Venete a fa li fanghi con noi
Fanghi, Fanghi, sotto a chi tocca lu numero 4
Numero 5! (voci fuori campo)
E mi ricordo quando andavo zigozando co li capelli fraci
Davanti allu bar Aci e adesso me dole sempre di piuuuuuu
E allora ascoltame un po’ adè
Da vieni insieme a me, fa le cose serie,
pijace le ferie, butta via le scorie
Che li fanghi è na mano santa sicuro,
t’armetti in carreggiata, nun stessi a fa lu duru
a le 5 del mattino ce mettemo già dentro la piscina
muoviti in vasca insieme a me, dai ok dai ok
c’ ho la pelle liscia come con camay
daje mo, strogio un po’ e andiamo e ci ho lu naso pieno, inalo
ma questi fanghi li facciamo!?
Rit.
Di voglia di ballare ne ho molta
Ma inutile ballare se la schina, te dole
Quindi io ringrazio tutti quanti
Specie l’infermiera che mi ha spaso questi fanghi
A me è sempre piaciuto lo sport quello un po’ gnerto
E correre coll’auto col finestrino aperto
Andare in moto, fare nuoto accidenti
Uscire co la picchia e faje fa li movimenti
Ah! Sono in posizione, proprio su lu sedile posteriore
Me crecchia lu bastone, ci ho il colpo della strega qua davanti,
l’aggeggio ci ha li crampi, sparmamoce sti fanghi!
Rit.
mercoledì, settembre 15, 2004
LA MIA BOLOGNA
Stavo riflettendo con un caro collega sul mio rapporto con la città di Bologna, città dove ho vissuto 9 anni della mia vita e che ancora mi annovera nelle sue liste elettorali
Mi pare inutile continuare a sottolineare che la stella bolognese, oramai da tanto tempo, non brilla più. La città sede della più antica Università d’Europa che le era valsa il nominativo di “Bologna la dotta” oggi è diventata l’unica città del mondo occidentale dove la cosiddetta “borghesia intellettuale” vive in bilocali senza riscaldamento nelle più degradate periferie, con spesso tutto il corollario di affitti e utenze insolute.
Eppure a Bologna di lavori intellettuali da fare ce ne sono e tanti, basta non pensare a ricavarne uno stipendio, è oramai una città di stagisti, di collaboratori, di prestatori occasionali e naturalmente di studenti fuori sede.
Poi c’è la Bologna che si arricchisce sulle sanguinose economie delle succitate categorie umane e professionali, la Bologna delle seconde-terze-quarte case, dei posti letto in camera tripla 250 € al mese spese escluse, del pittoresco loft a soli 1200 € mensili, la Bologna dalle infinite fonti di reddito che fa impennare le statistiche che la dipingono come un’ oasi felice, una delle città più ricche d’Europa agli occhi del politico e dell’opinion maker stolto (i famosi polli di Trilussa…) e che fanno parlare addirittura di “modello bolognese” dandone una connotazione in un certo qual senso positiva.
Dei miei anni bolognesi mi è rimasta ben impressa l’aria da hard discount che tirava imperterrita nella mia vita di studente prima e di lavoratore poi, i calcoli sulle spese da tagliare ogni qualvolta ci si permetteva una serata di bagordi, i conti bancari in tinta rosè, l’abbigliamento comprato al mercatino della Montagnola.
Ho ancora diversi amici a Bologna, ogni tanto ritorno a trovarli, passo un week-end con loro e ne sono anche felice, perché so che la Domenica sera ripartirò.
Non credo proprio che la Bologna di oggi rappresenti un motivo di fregio per l’autoproclamata quinta potenza economica mondiale.
martedì, settembre 14, 2004
E' NATO UN NUOVO CULTO
Visto che sono diventato uno dei massimi esperti in tema di non fighi, ho deciso che è finalmente arrivata l’ora di guadagnarci qualcosa. E’ arrivato così il momento di fondare un culto vagamente new age il cui scopo è quello di infondere autostima e trasformare i non fighi in fighi mediante mirate strategie di marketing-misticismo, eccone alcuni capisaldi in ordine assolutamente casuale:
Ø AURA: Il non figo ha intorno a se un’aura impalpabile, invisibile, inafferrabile che circonda il suo corpo, la Monsieurdosto corporation s. n. c ha messo in commercio Aury, la prima aura spray contenente principi attivi che entrando in contatto con i chakra, durante la pratica del reiki, sfruttando il vento a favore e le congiunzioni astrali favorevoli, lucida la vostra aura rendendovi fighi già ad una prima applicazione.
Ø CELLULITE: Il Monsieurdosto non cura solo la vostra anima, ma vi rende anche più belle con delle creme che contribuiscono al riallineamento dei chakra sfruttando l’energia vitale del sole a soli 100 € con un asciugacapelli a ioni in omaggio!!!
Ø URINOTERAPIA: La pratica del bere il proprio piscio, bevanda che si accompagna molto bene alla merda che avete mangiato in tutta la vostra vita da non fighi.
Ø PIN E CATENINE: Portate sempre con voi le spillette e le catenine con le effigie del MonsieurDosto costruite dai monaci nonfighi di Narni Scalo (Tr) in uno speciale materiale ad alto potere bioenergetico e catarifrangente che cattura le energie positive della figatio-figagginis presenti nell’atmosfera, con soli 50 € avrete il kit completo.
Ø RISOCIALIZZAZIONE: Come ogni culto che si rispetti anche il mio culto new-age ha i suoi riti di iniziazione che possono essere riassunti dal ricominciare da zero, dall’azzerare la propria condizione di non figo e di risocializzare con la nuova condizione da figo, sarà bello a 30 anni rifare l’antipolio, tornare a frequentare l’asilo e le elementari senza rifare gli stessi errori che vi hanno portato alla non-figaggine.
Ø INFUSI E DECOTTI: I filtri d’amore che vi aiuteranno a conquistare la vostra ex-compagna figona del Liceo, con un vago retrogusto al bagnoschiuma e alla schiuma da barba ma dall’effetto assicurato, la vostra preda resterà allucinata.
Ø OSPEDALE: Meta della prima uscita con la vostra nuova conquista dopo averle somministrato i filtri d’amore.
Ø MONSIEURDOSTO: Grasso ideologo e maestro di morale del nuovo culto, un passato e un presente da non figo e da austero insegnante in Svizzera, presto lo vedrete abbigliato con catenine e camicioni folcloristici squadrettati a parlare con una voce vagamente soffusa dai salotti televisivi della domenica pomeriggio e delle 23.
Ø SFIGATI, ISTERICI, UMORALI, PARANOICI: Sinonimi di seguace del culto monsieurdostianico.
Ø PAULO COELHO: Prezzolato scrittore ufficiale del nuovo culto, di prossima uscita il nuovo libro “Sulle sponde del fiume dei non fighi mi sono messo a piangere”
Ø SEMI DI BECCHIME E PAPPONE DI MIGLIO: Cibi della purificazione, in vendita nelle boutique biologiche con il marchio MD a soli euro 100 in pratiche confezioni da 500 grammi.
lunedì, settembre 13, 2004
INCONTRO CON IL PRIMO AMORE
Due anni fa sono stato a Terni, avevo un invito per una mostra che si teneva in un edificio di Viale Benedetto Brin. Mi sono fidato e così ci sono andato. Viale Brin è uno dei viali più strani di Terni, di Italia e del Mondo. Lunghissimo, fatto di vecchie fabbriche più o meno ristrutturate, con muri infiniti e senza porte, vecchi opifici o cose simili svuotati e rimasti inutilizzati a testimonianza della storia (e del declino) industriale della città, qualche bar decisamente retrò con i juke-box, il consunto tavolo da biliardo e un vecchio televisore di quelli senza telecomando sopra un pensile a soffitto, sembra di essere immersi negli anni ’60, è un viale rappresentato da una serie di luoghi sempre uguali a se stessi che inizia dalla centralissima Piazza Tacito con la famosa fontana il cui alto pennone un tempo era stato fuso alle acciaierie in un’ unica colata e termina tra le ciminiere delle acciaierie. Ho percorso l’intero Viale, senza incontrare nessuno dei miei ex compagni del Liceo Classico che, meglio delle molliche di Pollicino, indicano la presenza di un qualche evento culturale o pseudo-tale nella città Umbra.
Li ho incontrato Valentina, la mia prima fidanzata, quella con la quale 11 anni prima ho perso e alla quale ho fatto perdere la verginità, si, proprio lei, l’amante di Marco Masini.
Il suo riflesso condizionato è stato quello di attraversare la strada e di cambiare marciapiede, ma il Viale Brin è grande e c’è molto traffico cosicché non ha potuto fare nulla per evitare un non so quanto gradito incontro, lo sapevo che era lei perché aveva lo stesso aspetto di come mi sarei immaginato Valentina 11 anni dopo nell’epoca in cui eravamo fidanzati, vestiva da donna in carriera con un tailleur e pantaloni chiari, probabilmente lavorava come impiegata alle acciaierie dopo la raccomandazione di un qualche zio pezzo grosso o in qualche agenzia assicurativa o studio Tecnocasa della zona.
Avevo voglia di parlarle visto che comunque era una persona che aveva avuto un ruolo importante nella mia vita, lei non ha mai saputo di essere stata la mia prima ragazza, all’epoca mi ero inventato la storia della nave scuola a Londra, ma forse lei non ci aveva creduto e ha sempre saputo di essere stata la prima, anche perché non è che con lei sia mai stato un maestro di sesso.
L’ho guardata un po’, incontrando il suo sguardo schivo e senza nessun sussulto, avevo avuto la netta impressione che volesse cambiare strada, sottrarsi a quell’incontro che per qualche motivo non era gradito e che comunque non le ricordava un evento piacevole della sua vita.
Ci siamo un po’ seguiti con lo sguardo, lei camminava ad occhi bassi, quasi a non voler farsi vedere e a rendermi invisibile ai suoi occhi, la cosa mi ha frenato non poco, ho proseguito diritto e nel momento in cui i nostri cammini si sono incrociati ho fatto finta di guardare assorto la vetrina di un’ autoscuola.
Non so perché, ma ripensando a questo banalissimo episodio della mia vita vengo preso da una profonda tristezza.
La metafora della vita di un non figo: Una squadra di calcio in cui il centravanti è sempre in fuorigioco.
domenica, settembre 12, 2004
ESPERIENZE CHE HANNO FATTO UN MONSIEURDOSTO/4
Grazie alle statistiche web e all’interesse del dibattito scatenato da alcuni miei post ho scoperto che il MonsieurDosto raggiunge il massimo del gradimento quando parla delle proprie sfighe adolescenziali, e siccome è importante accontentare il proprio pubblico provvedo subito.
Avevo 15 anni, un’età di merda passata tra le frustrazioni di un liceo classico della cui scelta già mi ero pentito, quelle dovute al vivere inutilmente un’età così importante per la formazione dell’identità di un uomo nonché quelle dovute alla condizione di non figo.
Se solo potessi cancellare completamente una stagione della vita, questa sarebbe quella che va tra la seconda media e la fine del liceo, di quella che va dall’inizio dell’università fino alla laurea salverei solo pochi isolati momenti. Insomma, il succo del discorso è che ho vissuto quasi tutta la vita inutilmente.
Me ne ero andato da Terni per rifarmi una nuova esistenza, ma la nuova esistenza sotto molteplici aspetti mi era venuta uguale uguale a quella precedente, forse la cosa migliore del cambiamento è stata affrancarmi, seppur in maniera parziale, da una famiglia che, con tutte le aggravanti della buona fede, mi faceva pesare come non mai la mia condizione, rimarcando sempre il fatto che ero un asociale, che non avevo la ragazza, che non mi sapevo coltivare le amicizie e che non mi appassionavo e non portavo a compimento nessuna cosa che intraprendevo: dal nuoto dove nella mia breve esperienza agonistica arrivai una volta quarto (su un po’ meno di sei partecipanti) e una volta secondo (su un po’ meno di tre concorrenti) al calcio (dopo una robusta esperienza nel ruolo di centro panchina) fino alla scuola di musica (qualche breve rudimento di pianoforte ma ho le dita a mazzocchetta e le mani tozze e non posso suonare bene gli strumenti, ma vallo un po’ a spiegare).
Tutto era un confronto perso con i coetanei considerati vincenti, mi ero convinto fermamente di non saper fare un cazzo, ed è vero: non so fare un cazzo. L’agonismo serviva solo a sottolineare il fatto che comunque ero quello che veniva battuto e già lo sapevo bene, non c’era bisogno di starlo tanto a sottolineare quando la scuola, la televisione, la famiglia e il gruppo dei pari stavano continuamente a ricordartelo.
Insomma, sono andato un po’ per campi… ritorniamo al discorso principale…
Avevo 15 anni, l’età in cui si cominciano ad avere i primi contatti erotici e i primi innamoramenti veri, a quell’età si diventa uomini, alcuni lo erano diventati un po’ prima, avevano già avuto i primi contatti parasessuali; io ovviamente, se escludiamo delle molestie subite da un attempato signore una volta al cinema (l’essere non figo non mi ha risparmiato nemmeno questa esperienza) non avevo avuto nessun contatto.
Nella classifica di popolarità dei miei coetanei mi piazzavo sempre immediatamente prima dei subnormali e dei gravemente disadattati e si sa, quella che in sociologia viene chiamata “teoria dell’etichettamento” è quanto di più vero esista, non facevo nulla per affrancarmi dalla mia condizione, anzi aderivo perfettamente e acriticamente al modello che la società aveva ritagliato per il sottoscritto.
A 15 anni frequentavo una compagnia formata per lo più da compagni di liceo, tanti piccoli prototipi di stronzi, figli per lo più di papà professionisti del luogo e di madri note baldracche dal gioiello, dallo status-symbol e dal capriccio facile, alcuni a dire il vero erano amici con i quali ho avuto rapporti anche di lungo periodo e non erano poi così male.
Mi ero innamorato di una ragazza di nome Sonia, mi ricordo che mi appostavo per vederla uscire di casa, passavo i pomeriggi a passeggiare sotto il suo balcone solo per salutarla e per parlarci un attimo, quando usciva di scuola la seguivo con il mio piaggio si, per sapere dove abitasse, cosa facesse, la osservavo da lontano, ero troppo timido per avvicinarmi.
Sonia non era bellissima, era una ragazza che, in un’autopercezione ottimistica, giudicavo alla mia portata e il fatto che non fosse così impossibile come la maggior parte delle altre coetanee che già magari andavano con ragazzi di 6-7 anni più grandi mi portava a fantasticare una serie di mondi possibili.
Ero veramente troppo timido per andare li e tentare un approccio, e poi quali sono le frasi giuste per un approccio? Mi credete? Ho 31 anni e ancora non le ho imparate, anzi un’idea me la sono fatta: se sei un non figo qualsiasi frase di approccio è aprioristicamente sbagliata, verrai comunque preso per il culo, sarai sempre o volgare o ridicolo.
Avendo dei seri problemi con i segnali non linguistici decisi di dichiararmi usando il mezzo della lettera, scrissi delle righe melense e ingenue (in fondo avevo 15 anni, cazzarola!) e la lasciai nella sua cassetta della posta.
Per alcuni giorni nulla, poi un giorno una persona che conoscevo limitatamente e di vista recitò in mia presenza alcuni passi della lettera, provocando l’ilarità generale, quello che doveva essere un atto riservato e un aprire timidamente il cuore era diventata un’occasione di pubblica umiliazione, una immeritata esposizione della mia timidezza e la conferma che era ridicolo solo pensare che potessi avere una normale vita sentimentale.
Fu tutto un sentirsi dire: “ma ti pare che Sonia va a cagare uno come te?” “ma non vedi quanto sei brutto?” l’unico lato positivo fu che conobbi il mio migliore amico, Luciano, un mio coetaneo che però dimostrava molto più anni, già un uomo: molto alto, molto bello, capelli nerissimi e occhi azzurrissimi, quella volta mi difese. Mi ricordo che andò da Sonia sovrastandola e gridandole “quello che hai fatto non ha nome! Sei solo una troia, vergognati!” poi venne da me dicendomi che tanto quella gente non meritava un cazzo e che “vedrai, magari tra 10 anni, ma troverai veramente una persona importante” aveva ragione! Siamo stati per molti anni amici inseparabili, eravamo “la strana coppia” “la coppia iL” “I Blues Brothers” sempre a condividere tutto, le trasferte della Ternana, i primi viaggi, le prime sigarette, era l’unica persona che aveva accesso ai miei momenti di solitudine e venne anche a piangere alla stazione quando partii per Bologna, sempre presente nei miei album fotografici.
Il buon De Andrè diceva che dalla merda spesso nasce un fiore, ma intorno al fiore c’era pur sempre tanta merda.
Per molti anni l’approccio alle donne e la seduzione erano come il nuoto, come il calcio, come il pianoforte. Era meglio lasciar perdere, non ero proprio adatto.
Ho rivisto Sonia anche di recente, ho fatto finta di nulla. Ancora le serbo rancore e provo un sottile piacere nel sapere che alcune cose nella vita non le sono andate bene. Il discorso del fiume e del cadavere del nemico…
venerdì, settembre 10, 2004
ANALISI DI UN INESTETISMO: I PELI ALLA ZUAVA
Nonostante sia riuscito ad affrancarmi dal cattivo gusto materno e proprio per i vestiti e per il look, in genere c’è sempre in me una patina di non figaggine endogena.
Da un paio di anni a questa parte noto uno strano inestetismo dal quale sono state colpite le mie gambe, i cosiddetti “peli alla zuava”.
Per essere più precisi, i miei arti inferiori sono uniformemente ricoperti da un fitto strato di peluria che però si interrompe, da poco sotto il ginocchio in giù, nella parte esterna della gamba dove la pelle appare liscia e lucida e solo da un esame attento e ravvicinato sono visibili i bulbi piliferi.
Tale fenomeno, dovuto penso allo sfregamento dei pantaloni e/o dei calzini, ha un effetto estetico a dir poco esilarante ben visibile anche dalle mie foto in bermuda o in pantaloni corti che eviterò accuratamente di postare pro domo mea e vostra.
Da una breve indagine informale fatta tra colleghi ho notato che il fenomeno è diffuso in maniera abbastanza uniforme tra la popolazione dei non fighi, il che mi fa pensare che derivi dalla presenza del gene “non figo” e nasca da una sorta di compensazione all’affrancamento da tanti anni di look agghiacciante, quasi a voler servire da severo monito per ricordarci la nostra natura.
In merito all’inestetismo dei “peli alla zuava” si accettano testimonianze.
giovedì, settembre 09, 2004
LA NOTTE VOLA
Ieri, su Rete 4, c’è stato un programma di una tristezza unica: “La notte vola” presentato da Lorella Cuccarini, una replica dello show andato in onda nel 2001 o nel 2002 su Canale 5. Già questo spettacolo era triste nella sua versione originale figuriamoci, quindi, che livelli di tristezza può raggiungere una sua replica.
Già la faccia da cernia bollita e quell’aria da “mater familia” vagamente democristiana della conduttrice sarebbero stati motivi di per se validi per tenermi alla larga da questo programma, una sorta di gara-revival degli anni’80 ma ciò che mi ha spinto a guardarlo è stata la presenza di una figura molto diffusa in quegli anni: il ballerino di fila.
Nei festivalbar e nelle trasmissioni canore targate eighties c’erano sempre, dietro l’artista che si esibiva, due o più ballerini di fila. E’ da sempre un mio sogno ricorrente quello di vedermi in televisione mentre ballo alle spalle di un noto o meno noto artista pur essendo totalmente estraneo ad ogni tipo di ballo, nell’ultimo di questi sogni ero vestito da metallaro e sbracciavo insieme ad un gruppo di appartenenti a questa vecchia subcultura mentre Scialpi cantava “Rocking Rolling”, guardavo la scena in televisione e ne andavo stranamente orgoglioso. In un altro mi muovevo in sincrono con il Cardinale Milingo vestito dal suo abito talare, mentre Renato Zero cantava “Mi vendo”.
Magari qualche psicanalista è in grado di spiegare il significato intrinseco di questi sogni e qualche esperto massmediologo è in grado di spiegare l’evoluzione della figura del ballerino di fila e le dinamiche che hanno portato alla sua scomparsa, ma non è questo il punto, torniamo alla trasmissione.
Ha vinto la canzone più brutta dai tempi dei Sumeri: “Italia” di Mino Reitano un brano scritto da Umberto Balsamo, quello di “balla per me balla, balla, tutta la notte sei bella, non ti fermare ma balla…”la ritmica del testo di “balla” e i suoi giochini di parole balla-bella ritornano anche nel brano interpretato da Reitano “poi mi prende l’emozione per Firenze che sta là, per Venezia che si muove e l’eterna Roma è qua”nell’originalissima variante qua-là e poi nel ritornello “Italia, Italia, di terra bella uguale non ce n’è, Italia, Italia questa canzone io la canto a te” insomma quanto basta per entrare, meritatamente, nel novero del peggior pattume canoro di tutti i tempi, peccato che però questa canzone sia stata infarcita da indebiti significati patriottici rivolti, per detta di un Reitano commosso e piangente ulteriormente suffragato da un pistolotto retorico e patriottico della Cuccarini, agli emigranti, i quali, non so in base a quale logica, dovrebbero sentirsi colpiti e commossi da “Firenze che sta là…”.
Dopo questa trasmissione ho voglia di “imbarcarmi” in un treno di miserie diretto nell’Appenzell Innerrhoden dove andrei a mungere le mucche e a stare lontano dalla “civiltà” e dalla tv via cavo vivendo una vita da eremita
Siamo sempre più circondati dalla merda e non si trova il pulsante dello sciacquone.
mercoledì, settembre 08, 2004
LA DONNA DEL NON FIGO
Per dirla con Diego Abatantuono, la vita sentimentale del non figo è spesso “la sintesi della disgrazia, l’apoteosi della schifezza” ed è proprio nel suo (non) rapporto con le donne che troviamo la sovrastruttura determinante della sua condizione.
La donna del non figo non sarà mai la figona del quartiere, quella che si atteggia a vamp, che veste in maniera provocante e che magari lavora come commessa in una boutique del centro o come cubista o ragazza immagine di una discoteca alla moda, questo per due ordini di fattori: 1) il non figo è impaurito dalla donna “aggressiva” ed è portato a sentirsi fisicamente inadeguato 2) il non figo in genere rivendica, nei confronti di questa tipologia di donna, una sua superiorità intellettuale e una non comunanza di argomenti. Addirittura maturerà un atteggiamento spesso sentenzioso e comunque di profonda alterità.
Il non figo trova in genere la sua donna ideale all’interno di ben determinati consessi riassumibili nella fattispecie dei luoghi di intellettualità o in quelli che sono i rapporti virtuali. Per colui che è oggetto della nostra trattazione internet, ma anche il baracchino nell’era pretelematica, rappresenta spesso una sorta di manna dal cielo; è infatti abbastanza comune sentir parlare di “rivincita dei peggiori nerds” all’interno del dibattito sociologico quando si parla di rapporti virtuali. Che cos’hanno questi due luoghi in comune? Il semplice fatto del venir meno della centralità della corporeità così, coloro che hanno un pessimo rapporto con la fisicità e la semiotica che ne deriva, saranno stranamente sicuri negli approcci dove questa semiotica viene annullata o comunque limitata.
La miglior caratteristica del non figo, maturata durante una lunga vita passata a rielaborare la solitudine e la sconfitta, è la sua capacità di ascolto e di comprensione di quelle che sono le delusioni della vita. Per tale caratteristica, quando non incontrerà il pregiudizio dell’apparenza, verrà addirittura apprezzato. Lo sfigato in genere è un pessimo vincitore (di questo ne ho già ripetutamente parlato) ma in quanto a conoscenza delle dinamiche endogene ed esogene della sconfitta, beh! Non lo batte nessuno.
Ed è così che incontrerà la sua donna ideale nelle cosiddette aree di mezzo che si situano a metà strada tra la figaggine composta dai modaioli, da chi è fashion victim, completamente e felicemente integrato nella società consumistica (detta anche subcultura “affluente” nel dibattito sociologico contemporaneo) e la non figaggine.
La natura umana e antropologica, l’influenza dei mass media, del gruppo dei pari e degli altri agenti di socializzazione fanno si che ci sia una sorta di corsa verso la cultura affluente ed è proprio questa dinamica, insieme alla chimica che nasce dalla fisicità, a spiegare l’atteggiamento di un tipo di donna di cui il non figo è spesso vittima. Stiamo parlando della “donna per amico” e della “donna esco da una storia di tre anni con un tipo o dall’ex ingombrante” per citare i grandi Lucio Battisti e Elio e le storie tese. Trattasi in genere di ragazza gradevole ma non appariscente, dotata anche di una certa acutezza e di uno spiccato senso dell’ironia e soprattutto, a differenza della donna affluente, di un forte spirito democratico che la porta anche a socializzare con il non figo. Ha in genere un ex-ragazzo appartenente alla categoria dei fighi, uno di quelli che stavano con lei per grazia ricevuta ma che intanto si guardava intorno in cerca di una donna di pari grado, provocando nella nostra uno stato di prostrazione e di sofferenza riassunto nelle frasi “quello stronzo non è come te, tu si che mi capisci” ovviamente la tipa ha bisogno di una solida spalla, di un uomo con la solida esperienza in tema di sconfitta e la trova nel non figo.
E tu non figo cosa fai? Te ne stai li, pronto a ricevere telefonate anche nelle ore più impensabili della notte, immerso nelle immense chattate fiume, in genere notturne, sempre disponibile in meno di 5 minuti dal suo squilletto e dal suo sms, pronto ad abbracciarla e a stringerla al tuo ventre accogliente mentre lei gioca, con la punta delle dita, con la tua folta peluria toracica e accarezza il tuo fisico rigorosamente no-palestra; in certi momenti pensi “ecco, è fatta!” e lei ti tratta come uno yo yo, per un attimo ti accoglie a se ma in un altro attimo ti respinge.
Lei non è cattiva, in fondo apprezza la tua bontà d’animo e la tua capacità di comprensione ma è anche succube delle spinte che riceve verso la cultura affluente, ovviamente le sue amiche non saranno mai tue alleate e la spingeranno verso l’ex o verso un ragazzo appartenente all’area della figaggine, consciamente o inconsciamente l’unione con un uomo è ancora per la donna una valida possibilità di promozione sociale all’interno dei valori condivisi dall’insieme della società, a tutto ciò si aggiunge la tua scarsa appetibilità fisica a non far scattare certe chimiche, ma voi oramai, a causa della vostra inesperienza in fatto di donne, vi siete fatte delle illusioni che loro, vuoi per la paura di perdere la preziosa spalla su cui piangere, vuoi per non perdere una persona che veramente le ascolta (perché al non figo di quello che pensate voi donne importa e molto!) contribuiranno ad alimentare.
Personalmente ho avuto numerose esperienze con donne di questo genere, in un caso poi il rapporto è sfociato in una relazione caratterizzata da euforia iniziale sostituita molto presto dal fatto che lei ha cominciato a non trovare in me ciò che trovava nel suo precedente boy “affluente”, si lamentava perché non la portavo mai a ballare nei locali alla moda, perché mi rifiutavo di uscire in gruppo con le sue amiche e perché non mi dedicavo a quella serie di attività a cui un non figo per sua natura non si dedicherà mai. Alla prima occasione, ero impegnato in un esame fiume di Sociologia Urbana e Rurale ed avevo staccato il cellulare così lei in preda a paturnie femminili non ha trovato la sua spalla dove piangere, in seguito alla mia irragiungibilità si è sentita abbandonata e non protetta e si è rivolta al suo ex-ragazzo con il quale ha poi ritrovato la sintonia di una volta. Le restanti volte è andata che l’amica si è buttata tra le braccia del primo acerebrato pieno di muscoli e inflessioni dialettali che non sapeva ne il bi ne il bo ma che era tanto figo. In un caso addirittura la tipa in questione mi contattava per raccontarmi le sue prodezze sessuali (vedi il non figo che vince). Nella “donna di confine” esiste sempre una patina e una fenomenologia di non figaggine che la porterà ad essere tronfia e inopportuna di fronte alla propria vittoria.
Quali sono i consigli che do a coloro che si riconoscono nel mio passato adolescenziale? Non fatevi tante aspettative dalle donne che la tirano tanto per le lunghe, potrebbe essere pur sempre gratificante essere apprezzati come amici, ma è importante che vi chiediate chiaramente cosa volete voi da quella persona e nel caso valutiate anche se sia opportuno tirarsi indietro. Non è detto che essere l’amico di tutte sia un dovere morale se poi si deve soffrire per le illusioni d’amore.
martedì, settembre 07, 2004
NOI E LORO
Avevo intenzione, dopo tanti argomenti soft e vagamente (poi manco tanto vagamente) autoreferenziali, di scrivere un post di attualità, per esempio sul massacro avvenuto in Ossezia, ma mi rendo inevitabilmente conto, come diceva il vecchio Vonnegut abilmente ripreso dall’ottimo Alessandro Robecchi su “Il Manifesto”, che non c’è niente di intelligente da dire a proposito di un massacro e che non siamo di fronte a due civiltà che si ammazzano tra loro in uno spirito crociato, come auspicato dagli Osama del mondo arabo e dalle Oriane di casa nostra (verrebbe da dire magari si limitassero a scannarsi tra loro) ma ci sono le elite di queste due “civiltà” che servendosi dei loro bracci armati ammazzano chi “si trova in mezzo” e questo vale per qualsiasi strage terroristica, che questa avvenga a New York, a Madrid oppure in Ossezia e guerra preventiva, casi nei quali oramai anche il più laico di noi può diventare “effetto collaterale”, termine usato ed abusato dai signori della guerra per definire, appunto, i morti in azioni belliche e terroristiche e che la dice lunga sul profondo rispetto per la vita di cui sono muniti codesti signori.
Ritengo altresì che le manifestazioni simboliche, le candele, i moccoli alle finestre e le fiaccolate, siano appunto cose simboliche e vagamente buoniste, che non schiodano di un centimetro queste famigerate elite di potere ma, se rappresentano l’unica alternativa all’immobilità delle coscienze, a questo punto ben vengano.
Ciò che comunque mi infastidisce sono sempre le iperboli mediatiche che condiscono eventi del genere, e che sottendono una sorta di classifica dell’orrore. Perché, per esempio, le televisioni hanno (giustamente) dato un enorme risalto alla tragedia di Beslan ma mai è stato possibile vedere gli stessi bambini morti sotto i bombardamenti russi in Cecenia? Forse è comodo fare un uso strumentale di certe tragedie ed altre sono meno comode per giustificare gli interessi delle succitate elite? Ma come mai siamo ancora alla televisione del “fortunatamente nessun occidentale tra le vittime”?
Per caso in questo uso strumentale dell’informazione c’è dietro una logica del noi e loro ancorata ad uno scontro di civiltà tra occidente-cristianità-civiltà e oriente-islam-barbarie?
Continuo a pensare che, in un mondo non so dire se perfetto ma comunque migliore di questo, quest’ultima dicotomia debba essere dettata da un loro (elite-braccio armato) e noi (quelli che capitano in mezzo) e che sia contro questa elite chiusa ed autoreferenziale (non parlatemi di democrazia quando si è costretti a turarsi il naso o a scegliere tra il guerrafondaio-liberista-massacratore di laicità e di stato sociale di turno e “quello che lo è un po’ meno”) che bisogna trovare i tempi e i modi per nuove forme di lotta e di agibilità politica.
lunedì, settembre 06, 2004
MERCHANDISING
Fabbri editori presenta: non fighi da antologia! La riproduzione originale a grandezza naturale di ragazzi non fighi gonfiabili da collezione, curati nei minimi dettagli e nell’abbigliamento. In regalo con il primo numero, al prezzo lancio di 4,99 € il Monsieurdosto nella tradizionale tenuta jeans con risvoltoni, camicia squadrettata, mocassino in vernice, calzettone bianco. Ottimi al posto dei consueti e banalissimi nani da giardino e per tenere i ladri e la figa lontani da casa vostra, completi di praticissima guida illustrata. Non fighi da antologia! Corri in edicola!
Aurora 40 anni, Milano: Ho un figlio al Liceo Classico che non studiava mai in quanto era sempre distratto dalle ragazzine che venivano a trovarlo a casa, ma da quando nel giardino della villa ho messo il Monsieurdosto le ragazzine se ne guardano bene dal venire, così mio figlio ha ritrovato l’impegno nello studio e la nostra famiglia ha ritrovato la serenità.
Gianna, 52 anni, Fino Mornasco (Como): La nostra villa è stata ripetutamente assaltata dai ladri, eravamo disperati, poi ho scoperto “Non fighi da antologia” è bastato mettere il Monsieurdosto in bella vista e i ladri ora scappano terrorizzati.
Carlo, 38 anni, Playboy, Rimini: Da quando ho conosciuto mia moglie Ulla ho deciso di svoltare e di dire addio alla mia carriera da Playboy, all’inizio è stato difficile perché, vuoi per la mia fama, vuoi per la mia capacità seduttiva, vuoi per il macchinone, ogni volta che uscivo con la mia BMW X5 le donne mi davano la caccia avvicinandosi a frotte e inducendomi in tentazione, ma è bastato mettere il Monsieurdosto sul sedile accanto al mio e come per incanto le donne se ne stavano alla larga ed io ho ritrovato il valore della fedeltà. Grazie Non fighi da antologia!
Robbie Williams, 30 anni, cantante: Da quando il successo mi ha arriso era impossibile per me avere anche un solo momento di privacy, ovunque andassi venivo investito da branchi di ragazzine urlanti e deliranti, la mia vita era diventata un inferno; poi, durante un tour in Italia, ho scoperto per caso “Non fighi da antologia” ed ho comprato il Monsieurdosto, ora ogni volta che esco vado a braccetto con lui e la mia vita è radicalmente cambiata, non più adolescenti urlanti! Finalmente posso vivere una vita normale! Grazie Monsieurdosto! Grazie Non fighi da antologia!
Carla, 31 anni, immigrata portoghese, Lugano (Svizzera): Ero stanca dei soliti uomini infedeli, pappagalli, fighetti e alla moda, il mio sogno* era quello di avere un uomo paranoico, tranquillo, fedele e che mi dia la certezza che nessun’altra donna me lo porti via; poi un giorno ho incontrato il Monsieurdosto originale e da quel giorno vivo una vita felice con lui. Ho trovato finalmente l’uomo dei sogni*
Allora! Cosa aspettate! Accaparratevi presto il vostro Monsieurdosto!
* I vostri sogni potrebbero essere diversi.
LE NOTTI BIANCHE
Ho sempre avuto un fortissimo odio per le festività natalizie e soprattutto per il capodanno, un odio dovuto ad una serie di microfratture adolescenziali delle quali mi porto ancora dietro le conseguenze (che novità! Vero?).
Ritengo che il modo migliore per festeggiare questa assurda ricorrenza sia comunque starsene a casa ignorando l’evento. Durante l’adolescenza la cosa non era così facile.
I compagni di scuola già cominciavano a preparare questa serata dai primi di Dicembre, infinite discussioni sul dove andare e dove non andare a spendere salari settimanali dei genitori, sull’abbigliamento per l’occasione e su feste in case di campagna alle quali, inevitabilmente, non venivo mai invitato a parte una tristissima volta che elemosinai un invito: quella sere mi ubriacai e mi prese “cattiva”, litigai con un gruppo di sconosciuti e fui espulso insieme ad altri due amici dalla festa prendendo anche qualche cazzotto.
I miei genitori hanno sempre avuto una sorta di repulsione per la mia asocialità, tendevano molto spesso a caricarla di un plusvalore di patologia, a farmi pesare la cosa oltremisura, cercando di crearmi, nei casi più estremi, dei del tutto non richiesti spazi di socialità.
I traumi sansilvestrini cominciavano già il 31 mattina, mia madre ogni anno si preparava il discorso e i sospiri delle grandi occasioni, cominciava ad elencare le attività alle quali si dedicavano i figli delle sue amiche e i miei cugini e a sottolineare la mia anomalia perché non andavo mai a ballare, ero quasi sempre da solo e non mi sapevo coltivare le amicizie, ogni anno la solita solfa e non solo a capodanno, poi la notte arrivavano i parenti e tutti a chiedermi come mai non andassi a qualche festa, e se avevo o non avevo la ragazza (che naturalmente non avevo).
Già dai giorni precedenti tutti chiedevano di continuo cosa avrei fatto quella notte e mi parlavano delle loro feste “esclusive”, dei cenoni da 220.000 Lire nella più scrausa delle discoteche di Narni Scalo e dei corollari di abiti, estetiste, acconciature, inviti, liste. A me questa convenzione faceva schifo, mi sentivo diverso, non integrato, una diversità che prontamente mi veniva fatta pesare da tutti, genitori in primis.
Fu così che un anno, già avevo la casa a Bologna, onde evitare le solite torture parentali salvaguardando nel contempo il mio desiderio di solitudine, mi inventai che sarei andato ad una festa, in realtà girai un po’ da solo e passai le ore a cavallo della mezzanotte sul treno che mi avrebbe portato a Bologna e qui sfido qualunque blogger a raccontarmi un capodanno più triste di questo!
In quella situazione delle quale tutti, già da questi pochi dettagli, potete ben immaginare l’allegria, è avvenuto l’incontro con uno dei grandi amori della mia vita: Fedor Dostoevskij dal quale è anche ispirato il mio nick.
Il libro che lessi in quell’occasione fu “Le notti bianche” un romanzo breve con due protagonisti e una scenografia composta da una ringhiera e una panchina ai bordi di un canale di Pietroburgo una Pietroburgo che era, come quel treno e quelle stazioni, deserta e popolata da fantasmi quasi a voler far risaltare la solitudine del protagonista principale, un giovane sognatore, che imbevuto di letture romantiche, fantastica, ma è sempre solo, non ha amici, conoscenti, perchè non è riuscito a crearsi alcun legame. Immaginatevi i flash-back di quella notte e come si passasse facilmente dalla panchina di Pietroburgo al sedile di quel treno, quell’antieroe dostoevskiano potevo benissimo essere io, quel libro stava parlando di me già dal suo prologo dove il grande scrittore russo recita: "nella mia gioventù, mi sono talmente perduto nelle fantasticherie da lasciar passare senza accorgermene tutta la mia giovinezza".
La lettura di quel libro fu una lunga serie di sussulti al cuore, quell’idealista che passa come un’ombra ai margini della realtà, perso nei suoi ideali, nelle sue fantasticherie in una penosa solitudine, potevo essere benissimo io, e la giovane Nastenka che interromperà per un attimo la solitudine del protagonista, nell’attesa vana e disperata di un terzo uomo, poteva essere una di quelle persone che erano passate nella mia vita quasi in punta di piedi, anche loro in attesa di un terzo uomo, che hanno trovato consolazione in un giovane idealista ma che alla fine…
La sensazione è stata stranissima: era come aver trovato un amico di quelli che ti capiscono al volo, mai nessuno era riuscito a dare così bene l’idea di quello che ero io, era come guardarsi allo specchio, fu come vivere un sogno del quale io ero il sognatore, mi ricordavo le parole del “Giovane Holden” quando diceva che i libri che lo appassionavano erano quelli al termine dei quali lui aveva voglia di uscire e andare a farsi una birra con l’autore e scommetto che Dostoevskij, se solo fossimo stati contemporanei, sarebbe stato il mio miglior amico.
Lessi e rilessi quel libro tutto di un fiato prima di scendere a Bologna, e quella notte bolognese “Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che ci capitano soltanto quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso, che, dopo averlo guardato, involontariamente ci si doveva chiedere: -Può vivere sotto un simile cielo gente iraconda e bizzosa?- Anche questa domanda è da giovani, molto da giovani, ma che il signore la ispiri più spesso all’anima! Parlando di vari signori irascibili e irosi non posso che ricordare il mio comportamento durante tutto il giorno. Fin dal mattino un’improvvisa angoscia cominciò a tormentarmi. Ad un tratto ebbi l’impressione che tutti volessero abbandonarmi e allontanarsi da me…” ed io camminavo solitario ma in fondo in pace col mondo, in quella notte di capodanno.
sabato, settembre 04, 2004
LA PASSIONE*
Parliamoci chiaro, la fenomenologia del non figo è un qualcosa di tipicamente italiano, nei paesi che io ho visitato e dei quali conosco gli abitanti esistono persone più belle e meno belle ma quasi nessuno ha un retroterra da non figo e di emarginazione da raccontare.
E’ inutile girarci intorno: la bellezza in Italia è un valore, un valore assoluto, monetizzabile, gridato a pieni polmoni e in ogni occasione dai mass-media, dalle copertine dei news-magazine che ritraggono il figone di turno seduta sulla valigia, completamente nuda, con un sigaro in bocca, con sotto il titolo “gli italiani scelgono le vacanze separate” . Il corpo viene strumentalizzato anche per vendere la carpenteria metallica, il veliname impera, migliaia di persone sono disposte a fare qualsiasi cosa per la bellezza e non c’è un cazzo che tenga.
L’amore ha ferree e rigide leggi di mercato alle quali tutti obbediscono consapevolmente o meno. Tu adolescente non figo te ne stai li, ti chiedi come mai quella tua compagna di Università, nonostante tu la stia assecondando in ogni cosa e sia sempre disponibile in tre minuti ad ogni suo squillo e ad ogni suo sclero “perché quello stronzo di… non è come te, mi tratta male, tu invece mi capisci”, continui a stare con “quello stronzo di”. E’ semplice, perché “quello stronzo di…” è bello, perché è figo, la fa impazzire, le fa andare il sangue alla testa… Chiamatelo come cazzo vi pare: passione, innamoramento, delirio. E voi ve ne restate a testa riversa in quel lettino svedese del vostro appartamento bolognese, eh si che magari le vostre storielle le avete anche avute, ma erano quelle che Battiato definiva “amori sillogistici” o “conclusioni di ragionamenti”. Magari hai trovato la ragazza che ha fatto valere il ragionamento, la cara e vecchia mozione degli affetti, che ha valutato, considerato, soppesato i lati positivi e i lati negativi e il fare l’amore con te era un lato negativo, tu te ne accorgevi dalla loro passività, dall’evitare il contatto fisico con te mentre il sudore grondava tra la tua abbondante peluria toracica da come non ti baciavano, da come non ti accarezzavano, dal come si andavano a lavare immediatamente e si rivestivano dopo, e tu la notte ci avresti ripensato, avresti perso inutilmente tante ore di sonno a pensare a cos’è che non andava in te, in alcuni casi cercavi le risposte sui libri, ti informavi sul perché delle mancate lubrificazioni vaginali, leggevi la posta del sessuologo, ricercavi su internet, sapevi che era tutta colpa tua, la televisione demoliva l’immagine dell’uomo e tu ti sentivi poco virile, poco maschio, chiedevi consiglio agli amici più grandi, era tutto inutile.
Le risposte migliori le avevi dallo specchio, ti guardavi e pensavi alle parole dell’amico sul vortice della passione che prima o poi avrebbe travolto anche te, ma lo sapevi già: non era vero niente. Non potevi fare niente per procurartela la passione, pensavi a chi ti diceva che magari una ragazza, pure figa, si sarebbe innamorata di te “perché sei intelligente, hai una cultura che sparecchia, sei dolce e sei bello dentro” non era vero niente, neanche a rivoltarti come un calzino o a farti 30000 endoscopie si sarebbero accorte della tua bellezza interiore rinchiusa in quell’involucro di flaccido orsacchiotto, rimanevi quel flaccido orsacchiotto, tutto al più rimanevi un uomo nel quale i vantaggi pesano più degli svantaggi e ad un certo punto ragionavi sul fatto che forse quella ragazza con la quale studiavi tutti i giorni e che con te parlava tanto bene poteva essere un buon antidoto alla tua solitudine, l’avresti corteggiata, spesso sfidando il più bello di turno, quasi sempre avresti perso la sfida, tante, troppe volte e avresti pianto nel tuo lettino svedese, ma a volte magari nasceva qualcosa, il ragionamento vi metteva insieme, ma quella cosa là, no: quella roba là, niente.
La felicità, il delirio, il perdere la testa, niente, negato, perché l’amore è fatto di bellezza e di bruttezza e tu desideravi, almeno una volta, di essere bello come un Dio e di poter recuperare il tempo perso ad apparire dolce, adorabile, intelligente, forte, coraggioso, colto, disponibile, unico, allegro, comprensivo, competente, fedele, autonomo, sensibile, spigliato, ironico, affidabile… volevi solo essere bello boia di un Dio! Solo bello e vaffanculo!
Passavi i pomeriggi steso sul divano con i canali nazionali che trasmettevano trasmissioni piene di gridolini e di stacchetti, ogni tanto uscivi e vedevi le donne copiare l’abbigliamento delle loro idole televisive, le gran fighe erano gran fighe punto e basta. Non erano mai simpatiche, non erano mai gentili, almeno non lo erano con te, non erano intelligenti, ti squadravano da testa ai piedi, scambiavano per indesiderato tentativo di approccio anche una semplice richiesta di informazione, erano la sintesi di quell’Italia superficiale, che metteva l’immagine innanzitutto e che, altra tendenza tipica italiana, considerava come qualità i propri difetti, erano l’espressione di quella italietta disonesta, piccolo borghese, furba e deteriore, quell’ Italia nella quale già maturavo i germi dell’emigrazione e dove per le donne belle “tirarsela” voleva dire avvalorare e mantenere la loro posizione privilegiata. Poi magari anche tu esageravi quando maturavi quella feroce misoginia secondo la quale tutte le donne erano così, magari quelle leggi di mercato erano anche instillate in te e quelle meno fighe non le guardavi, o le guardavi anche tu cercando il sillogismo e il ragionamento, ma sta di fatto che in quel periodo eri incattivito con il mondo, ti sentivi avulso, solo, diverso. Avresti continuato a creare una spaccatura tra te e l’esterno e avresti passato il tempo della tua vita a cercare di suturare quella spaccatura e a non fare più quei brutti pensieri sul destino avverso e sulla condanna ad una vita senza amore, pensieri che ti hanno accompagnato per troppo tempo, insieme a quell’inevitabile sensazione di sconfitta, pensieri che hanno fatto di me quel signore paranoico che tutti conoscete.
* Chiedo scusa a tutti coloro che si aspettavano un post su Mel Gibson
venerdì, settembre 03, 2004
TELELAVORO
Da un po’di tempo a questa parte, nella struttura per la quale lavoro, si parla di eseguire alcune semplici mansioni, inerenti gli impegni di ricerca, in regime di telelavoro ovviamente su base volontaria e reversibile e alternando dei periodi di lavoro in casa con dei periodi di lavoro in ufficio.
Naturalmente per un giovane papà la cosa implica una serie di vantaggi, potrebbe voler dire stare più tempo con il proprio figlio, spendere meno soldi in asili nido ma anche evitare le spese di carburante e l’inquinamento dovuto al tragitto casa-lavoro, insomma l’idea del telelavoro non mi dispiaceva affatto.
Poi, oggi vengo a sapere dal delegato sindacale che il progetto sul telelavoro è stato abbandonato dal sindacato stesso in quanto esistono, connaturati allo strumento, i problemi dovuti al fattore non-socializzazione con conseguente isolamento e venire meno di contatti sociali e che comunque il contatto quotidiano con i colleghi è una relazione importante e insostituibile nella vita di ognuno.
Ora, mentre guardo la collega della scrivania di fronte seduta nella posizione del loto, con i piedi scalzi e le infradito con gli strass a terra, mentre sta urlando e sclerando al telefono con la sua voce stridula, con una non meglio identificata amica, per la monotonia del suo lavoro e le poche possibilità di carriera e quel collega ciellino, dalle opere umanitarie ostentate e pelose, che attaccheresti al muro un giorno si e l’altro pure per la sua arroganza e supponenza, mi viene voglia di mandare a cagare il sindacato e tutte le sue paturnie sulla socializzazione e sull’insostituibilità delle relazioni tra colleghi e le sue idee romantiche sugli ambienti di lavoro. Certi sindacalisti, quando parlano di contesti lavorativi sembrano un po’certi ex Dc quando parlano di famiglia ragionando per idee astratte e per stantii stereotipi degni delle peggiori pubblicità di merendine e cereali per la prima colazione.
IL NON FIGO, LA COZZA E L'AMICIZIA
Da un’attenta osservazione e soprattutto da un’attenta retrospezione della mia condizione giovanile posso dire di notare una regola quasi costante: il non figo tende ad aggregarsi con un gruppo di consimili, il suo migliore amico sarà sempre altrettanto non figo. Le donne non devono farsi grosse aspettative se lo sfigato di turno le invita ad un’uscita con i suoi amici, ben che vada i tipi che conoscerà in quell’occasione saranno imbarazzanti e le aspetterà una seratina tra camicie squadrettate, mocassini in vernice, finto-Timberland e soprattutto acchittamento fatto da quintali di gel, litri di pseudo-denim da hard-discount, irritazioni facciali provocate da reiterate rasature, aliti emananti essenze balsamiche, macchine odoranti di nerogomme e dei peggiori arbre-magique (ragazzi, ma vi ricordate le rare volte che si usciva con le donne?).
Dell’imbarbarimento del non figo che vince ve ne ho già parlato facendo anche un riferimento a esperienze personali, tale imbarbarimento comincia già quando colui che è generalmente sottomesso comincia a sentire odore o possibilità di vittoria, cosicché i soci del gruppo non-figo cominceranno a mettere in atto i comportamenti più ributtanti e, appunto, tronfi, maldestri e appiccicosi per accattivarsi la simpatia della donzella, ivi compresi colpi bassi e atteggiamenti spiacevoli nei confronti degli altri amici.
Per le donne invece vale, in genere, la regola opposta: la migliore amica di una ragazza bellina è una cozza e viceversa ovviamente.
La donna in genere tende a correggere la normale selezione naturale del gruppo dei pari con degli imperativi strettamente utilitaristici. La donna cozza dalla frequentazione della donna carina trae, come vantaggio, il fatto di avere maggiori possibilità di conoscere dei ragazzi nelle uscite di gruppo, cosa che se si accoppiasse ad un'altra cozza non avverrebbe, la femmina carina invece evita il confronto e il sentimento dell’invidia e si sentirà sempre al centro dell’attenzione. Le donne sanno sempre muoversi meglio e in genere non arrivano mai al livello di repellenza e di mancanza di vita sociale tipici dei ragazzi non fighi, questo generalmente e mediamente però nella situazione estrema ci sono anche donne che soffrono tremendamente per la loro vera o autopercepita non figaggine dando luogo a vere e proprie manifestazioni di disagio.
Così come le amicizie tra non fighi tendono a corrompersi non appena qualcuno di loro percepisce la possibilità di emancipazione dalla propria condizione, anche l’ amicizia tra donna carina e donna cozza, essendo basata sull’opportunismo e sull’egoismo, sarà alquanto fragile e tenderà a cadere dinnanzi al minimo evento. Le vere amicizie che durano una vita sono cosa rara ed è fortunato chi le ha, diciamo che nella mia vita posso ricondurre alla categoria “amici veri” due persone.
In sintesi potremmo dire che l’uomo tende ad essere più istintivo nei suoi rapporti e a seguire di più una tendenziale selezione naturale, la donna ha una maggiore tendenza al calcolo, all’utilitarismo e al pragmatismo.
giovedì, settembre 02, 2004
SOGNO
Il mio nome era compreso nella classifica dei cento uomini più sexy del mondo della rivista "Pozzi e Autospurghi". Mah!?
Figliolo, da quanto tempo è che non ti confessi?
Tre mesi, Padre
Quali sono i tuoi peccati?
Ho commesso atti impuri
Da solo o in compagnia, figliolo?
Da solo
Quante volte?
Cinque volte, Padre
Ascolta cinquanta volte il cd “nostra sorella vecchiaia” dei Papaboys edito dalla fondazione Mariele Ventre, questa è la tua penitenza, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen.
mercoledì, settembre 01, 2004
SEVERO MONITO DI NATURA BIOETICA
Avete mai pensato, guardando il vostro "seme", a quanti potenziali geni, serial killers, capi di stato, pontefici, presentatori tv, non fighi e apiranti veline buttate via in quel momento? Vergognatevi!
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