MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
    link
    Billiejoe
    Blondi
    Cadavrexquis
    Coniglione
    Il Manifesto
    lakanamamu
    Leonardinha
    Leonardo
    Malessere
    Olympia
    Totentanz
    Underworld
    Yoshitsune
    blog archivio
    oggi
    novembre 2009
    ottobre 2009
    settembre 2009
    agosto 2009
    luglio 2009
    giugno 2009
    maggio 2009
    aprile 2009
    marzo 2009
    dicembre 2008
    novembre 2008
    ottobre 2008
    settembre 2008
    agosto 2008
    giugno 2008
    maggio 2008
    aprile 2008
    marzo 2008
    febbraio 2008
    gennaio 2008
    dicembre 2007
    novembre 2007
    ottobre 2007
    settembre 2007
    agosto 2007
    luglio 2007
    giugno 2007
    maggio 2007
    aprile 2007
    marzo 2007
    febbraio 2007
    gennaio 2007
    dicembre 2006
    novembre 2006
    ottobre 2006
    settembre 2006
    agosto 2006
    luglio 2006
    giugno 2006
    maggio 2006
    aprile 2006
    marzo 2006
    febbraio 2006
    gennaio 2006
    dicembre 2005
    novembre 2005
    ottobre 2005
    settembre 2005
    agosto 2005
    luglio 2005
    giugno 2005
    maggio 2005
    aprile 2005
    marzo 2005
    febbraio 2005
    gennaio 2005
    dicembre 2004
    novembre 2004
    ottobre 2004
    settembre 2004
    agosto 2004
    luglio 2004
    giugno 2004
    maggio 2004
    aprile 2004
    marzo 2004
    febbraio 2004
    gennaio 2004
    dicembre 2003
    novembre 2003
    ottobre 2003
    settembre 2003
    agosto 2003
    counter
    visitato *loading* volte


    martedì, novembre 30, 2004
     

    NAZIONALISMO INVERSO

    La Svizzera è sempre stato un paese dalla fortissima tradizione umanitaria e con uno spiccato senso di accoglienza nei confronti dello straniero.

     

    Tuttavia ultimamente il paese è stato invaso da un grandissimo numero di richiedenti asilo, sicuramente tali individui vanno trattati in maniera non contraria al senso umanitario, però va anche detto che creano degli inevitabili problemi all’interno del territorio elvetico in quanto spesso continuano in Svizzera le guerra che hanno lasciato nel loro paese di origine e soprattutto spacciano la droga corrompendo i sani valori di ordine morale e pulizia della gioventù rossocrociata abusando del nostro buon cuore e del nostro innato senso dell'ospitalità.

     

    Non c’è giorno che passi senza un qualche accoltellamento tra richiedenti asilo o senza che si scateni una qualche rissa all’interno dei centri di accoglienza, il peggio viene evitato dall’eroica missione quotidiana degli uomini della Polizia Cantonale che rappresentano la parte incorruttibile della nazione, la rigogliosa gioventù della quale andare fieri, questi uomini, all’apparenza pieni di muscoli e di fiere inflessioni dialettali ma dotati anche di grande professionalità e bontà d’animo, padri di famiglia che quotidianamente rischiano la vita per mano di parassiti sociali che non hanno nessuna cultura del lavoro e che non si uniformano ai valori tipicamente elvetici, per un salario assolutamente inadeguato alla loro opera quotidiana e al loro attaccamento a quella divisa che portano con grande dignità e vergognosi sono gli attacchi del Partito Socialista e della sinistra tutta contro questa istituzione simbolo di uno stato e di una nazione.

     

    “Libertà, concordia e amor all’Elvezia serba onor” recita il nostro salmo svizzero, la stessa libertà, la stessa concordia e lo stesso amore che vengono negati oggi dal Partito Socialista ai cittadini confederati, rapinati quotidianamente dalle casse malati e da una crisi economica sempre più pesante mentre lo stato non fa altro che aiutare chi viene nel nostro paese per delinquere, dovremmo cantarglielo in faccia più spesso il nostro salmo a coloro che dimenticano la fiere tradizioni delle nostre valli e delle nostre montagne, i nostri dialetti simbolo di grande cultura e di grande attaccamento al territorio, lo spirito di Guglielmo Tell il nostro grande eroe nazionale, a chi vuole addirittura dare i diritti politici e il passaporto rossocrociato agli immigrati di seconda e terza generazione relegando gli svizzeri ad essere sempre più i negri del paese.

     

    L’unico razzismo è quello della sinistra contro gli svizzeri, un razzismo che noi combatteremo unendoci al nostro grande leader Cristoph Blocher, un uomo unto dal signore nostro Dio, portatore dei grandi valori di cristianità che noi sventoleremo a testa alta come sventoliamo a testa alta la nostra bandiera, una bandiera che anche per molti stranieri ha significato libertà ed emancipazione  ma che sembrano essersene dimenticati, come sembra essersene dimenticata la sinistra che dietro la foglia di fico degli accordi bilaterali e dell’integrazione europea cela il suo vero proposito di smantellamento della società elvetica usando una facile retorica pseudo-umanitaria dell’integrazione e dell’accoglienza senza se e senza ma.

     

    “In te fido onnipossente deh, proteggi nostra gente” recita il nostro inno nazionale, un richiamo al nostro Dio affinché protegga la nostra gente dagli stranieri e dai loro complici di sinistra, quel Dio che quotidianamente muore nei centri di accoglienza, nei canapai, nel permissivismo dei nostri uffici della manodopera straniera, in chi quotidianamente attraversa i nostri confini per rubarci il lavoro, nella nuova generazione di cittadini elvetici chiamati Mohammed, Gennaro, Andrea che magari sono anche bassi, tracagnotti, mori e con i baffi! O addirittura negri! Coloro che ieri affollavano i cantieri edili ma che oggi corrompono i nostri valori dal pulpito di cattedre scolastiche e universitarie e domani? Domani si prenderanno tutta la nazione, ma prima dovranno fare i conti con noi che siamo la Svizzera profonda e che chiamiamo il nostro popolo alla resistenza!

     

    W la Svizzera, W la nostra gente, W il segreto bancario! Via i Monsieurdosti dalla Confederazione!

     

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:31 | commenti (8)


    lunedì, novembre 29, 2004
     

    CLASSICO

    Visto che non so cosa cavolo scrivere, come se poi timbrare quotidianamente il cartellino del blog sia un obbligo, dirò la mia con notevole ritardo sull’allagamento del Liceo Parini di Milano.

     

    Ho trovato stupido tanto il gesto quanto l’immeritata pubblicità dal sapore vagamente classista e le reazioni forcaiole di gran parte del “mondo adulto” impegnato più a discutere sulla severità della pena che sulle strategie di recupero dei giovani che si sono resi protagonisti del triste gesto.

     

    Se il compito della scuola non è più quello di educare i giovani sia ad accettare la sconfitta di un compito in classe andato male, sia al rispetto della cosa pubblica, secondo me viene meno il fine ultimo dell’istruzione e della professione di insegnante e tanto vale a questo punto prendere baracca e burattini e andare tutti a casa.

     

    In questa vicenda hanno fatto tutti un po’schifo.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:43 | commenti (11)


    venerdì, novembre 26, 2004
     

    LETTERA AL PRESIDENTE

    Egregio Presidente degli Stati Uniti George W. Bush,

     

    Devo ammettere che la sua recente rielezione a Presidente di quella che è la massima potenza mondiale non mi lascia per nulla soddisfatto, avrei sperato sinceramente che i democratici fossero in grado di candidare un personaggio con un carisma maggiore di quello di una dama di San Vincenzo ma così purtroppo non è stato.

     

    Ad ogni modo siamo costretti a sopportarla per un altro mandato e a sopportare quello che gli Stati Uniti d’America rappresentano per il mondo, altri cinque anni di violenza mascherata dietro la foglia di fico del mandato popolare, ma purtroppo questa è la democrazia ed anche il nazista Adolf Hitler fu a sua volta eletto in maniera democratica.

     

    Mi spaventano non poco le sue chiamate alle armi planetarie, la piega che stanno prendendo i conflitti in Medio-Oriente e soprattutto la lotta di civiltà che l’occidente sta innescando contro il mondo arabo quando invece ci sarebbe bisogno di cultura e dialogo e molto può fare un paese come il suo, detentore delle grandi tecnologie e delle grandi infrastrutture della comunicazione, per consentire una diffusione planetaria della cultura che non sia solo quella delle miliardarie produzioni hollywoodiane che somigliano sempre più a paccottiglia propagandistica e con le quali invadete tutte le sale cinematografiche del mio continente, costringendo ad aree protette coloro che vorrebbero un’industria culturale non allineata o semplicemente conoscere le produzioni artistiche di altre parti del mondo, compresi i paesi europei a noi vicini.

     

    Vede Presidente, io non odio l’America e glielo dico nella maniera più sincera possibile e anche con il cuore in mano, non sono un antiamericano, credo che sia facile fare gli antiamericani dopo aver mangiato un muffin all’autogrill, dopo aver passato la festa di Halloween vestiti da vampiri cretini, dopo aver comprato gli ultimi cd dei vostri più grandi jazzisti, dopo aver scoperto la beat-generation, i vari Kerouac, Bukowski, Miller, dopo aver letto tutti i libri del grande Ernest Hemingway, dopo aver studiato l’inglese a Long Island e perché no, anche dopo averle scritto questa lettera da un pc con installato windows.

     

    Per essere anti-americano dovrei buttare nell’immondizia tutto questo e non solo limitarmi a strillare qualche slogan estemporaneo perché così mi ha detto di fare qualche rampollo di famiglia bene, dai tanti cognomi ma comunque disobbediente, ma soprattutto l’America non esiste, esistono 50 stati e un numero indefinito di gruppi etnici diversissimi tra loro, tenuti insieme da un culto della bandiera assolutamente artificiale, che sa molto di fiction, così come hanno il sapore della fiction le vostre città come Las Vegas e New York. E poi parliamoci chiaro, se uno svizzero mi prendesse a cazzotti in quanto anti-italiano perché non condivide la politica di Berlusconi non lo troverei affatto giusto e farebbe una stronzata immensa. Non condivido affatto la sua politica ma da qui a dirmi antiamericano, mi creda, ce ne corre.

     

    Detto questo caro Presidente, una cosa in comune la abbiamo, quella di voler eliminare dalla terra tutti i dittatori (anche se con metodi totalmente contrapposti) e dal basso della mia modestia volevo segnalarle che in Europa esiste uno stato-canaglia, un paese dove non solo il capo dello stato non è eletto democraticamente ma dice di essere addirittura Dio in terra, nei mass-media di tutta Europa è addirittura vietato pronunciare il suo nome in maniera critica; artisti, uomini di cultura, politici che hanno provato ad avversarlo sono stati fatti tacere, sono stati messi all’indice.

     

    Questo paese ha fatto concordati con i più terribili e sanguinari regimi di tutto il mondo, con l’Italia fascista di Mussolini, con la Germania di Hitler (che se non fosse per la mia giovane età avrei combattuto al fianco dei suoi soldati) con la Spagna di Francisco Franco. Il capo di questo stato compie i suoi viaggi sempre con un nugolo di masse adoranti, molte delle quali irreggimentate e in divisa, visita la povera gente come se fosse un illustre turista, nella storia di questo stato si narrano indicibili e cruente condanne a morte nei confronti di scienziati, intellettuali dissidenti, riabilitati magari molti secoli dopo e non sempre. La condizione della donna è alquanto subordinata e non si ammettono legami omosessuali limitando così la libertà e il rispetto della persona, principio cardine della vostra costituzione, oltretutto questo paese si è reso protagonista di pericolosissime ingerenze nei confronti di paesi stranieri, condizionandone  la politica interna, limitando quotidianamente la ricerca scientifica e il libero progresso della scienze e dell’umanità; vuole avere il possesso del nostro libero arbitrio, vuole far vivere delle vite che non vogliono essere vissute, non permette di avere figli e di regalare la vita a chi vorrebbe ma non può, mortifica quotidianamente l’uomo nella sua essenza, vuole governare la nostra etica personale, vuole violentare l’animo di noi umani.

     

    Avrà capito Presidente che sto parlando del Vaticano e proprio io, che sono così diverso da lei, le vengo a chiedere un’alleanza un po’originale, un compromesso tra due ideologie così diverse come la mia e la sua ma che possono trovare un qualche punto di incontro, magari forzando e molto le rispettive posizioni. Contro questo paese che oggi minaccia più di ogni altro la libertà, dobbiamo trovare lo spirito che ci unì nella seconda guerra mondiale e che ci ha permesso di sconfiggere i regimi fascisti.

     

    Con la speranza che prenda sul serio la mia proposta auguro a lei e al suo popolo un futuro di pace e di prosperità e di arrivare dopo una vita lunga e felice dinnanzi al giudizio di quel Dio che tanto invano viene nominato di questi tempi.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:35 | commenti (8)


    mercoledì, novembre 24, 2004
     

    ESPERIENZE CHE HANNO FATTO UN MONSIEURDOSTO/7. LA SCUOLA E "UN CASO STORICO"

    In quella stagione di demeriti, insuccessi, frustrazioni, sconfitte, solitudini e complessi che poi passerai la vita a rielaborare chiamata adolescenza il sottoscritto frequentava, pentendosene amaramente, il Liceo Classico di Terni.

     

    C’è solo una razza di persone più stupida degli imbecilli che come me hanno perso cinque anni della propria vita a studiare al Liceo Classico e sono quelli che si vantano di averlo fatto. Studiare il greco antico, per esempio, è utile quanto studiare l’ovimbundu, inoltre avevo un’insegnante di una severità marziale, più reazionaria della reazione e più governativa del governo, che incarnava in se quell’immagine di vecchiume, metodi pedagogici antiquati e superati, teorie dell’etichettamento e cerimonie di degradazione applicate giornalmente, da scuola pubblica. Non basta non aver letto Goffman per non riuscire a capire che le cerimonie di degradazione e le umiliazioni pubbliche da parte degli insegnanti hanno l’effetto deleterio di sfavorire ogni forma di apprendimento e di passione per la materia insegnata da parte dell’alunno, ma bisogna proprio avere il germe della cattiveria e della malvagità insito.

     

    L’ambiente del Liceo Classico, in una città operaia come Terni, è quanto di peggiore si possa immaginare. Ero il ragazzo sfigato, di estrema sinistra e come se non bastasse dalle fierissime origini proletarie, in un ambiente piccolo borghese, o meglio ancora borghese piccolo piccolo composto dai rampolli di aristocrazie bottegaie e di super-paraculate caste professionali la cui apertura mentale è da collocare storiograficamente a prima del Concilio di Trento; tanti piccoli arroganti figli di papà, che magari si sentivano di un’etnia superiore solo per il frequentare quella scuola, sempre pronti ad esaltare la loro inutilità, la loro pochezza, il loro totale asservimento ad un sistema educativo che altro non fa che ammaestrare all’acriticità e alla mediocrità e che oggi, nel migliore dei casi, sono diventati vuoti contenitori di idee prese qua e la dai libri di testo approvati dal Ministero della Pubblica Istruzione.

     

    A volte quando ho davanti il mio gruppo di studenti ripenso ai miei insegnanti del Liceo e vedo come non vorrei essere visto da loro. Mi ricordo una nutrita schiera di fancazzisti che avevano barattato una condizione economica che nulla a che vedere con il decoro (trovo vergognoso e decrepito un paese dove un insegnante guadagna meno di un conduttore televisivo e addirittura di un turnista alle presse) con l’assenza totale di un sistema di controlli sul rispetto degli orari e sulla qualità della didattica, il loro ruolo era limitato a brandire il voto come fine ultimo della scuola, creare marginalità sociale (Leggetevi “lettera a una professoressa” di Don Milani, l’unico prete che ha scritto e detto cose intelligentissime) instillare bene il concetto di competizione, di vincente, di perdente il tutto nel più completo menefreghismo per lo sviluppo psichico, intellettuale e culturale del ragazzo.

     

    Fu così che nell’ultimo anno dedicai molte mie giornate ad attività più interessanti dell’andare a scuola, frequentavo spessissimo le sale di lettura della biblioteca comunale leggendo di tutto per tutte le cinque ore, a volte andavo a spasso nei parchi con un paio di amici che mi hanno accompagnato in quegli anni, ci ubriacavamo, facevamo stronzate. Una volta feci sega a scuola andando all’inaugurazione di un centro commerciale alla periferia di Terni, li incontrai mia madre che fu alquanto sorpresa nel vedermi, sboffonchiai la prima scusa che mi venne in mente: “vedi mamma, abbiamo l’assemblea di istituto e oggi è il compleanno di Luciano così ho preso un permesso per venire a comprare qualcosa per festeggiare a scuola…” scusa deficiente visto che il supermercato era a 5 km dalla scuola ma che mia madre, solitamente puntigliosa e iper-sospettosa, trovò stranamente plausibile, come trovò plausibile quando mi sorprese in camera mia davanti ad un vecchio televisore 14 pollici, in piena notte, con gli occhiali da sole (per eliminare l’effetto neve dovuto alla cattiva ricezione) mentre guardavo “Frutto Proibito” la trasmissione di Moana Pozzi che faceva vedere spezzoni di film erotici e alla sua domanda sul cosa stessi facendo le risposi “sto guardando un interessantissimo documentario sull’Africa”.

     

    Un'altra volta scappai da scuola per un paio d’ore e si accorsero della mia assenza, il preside chiamò i miei genitori e, una volta rientrato, mi convocò nel suo ufficio sottolineando la mia irresponsabilità e il fatto che se avessi deciso di uccidere mio padre o avessi investito uno con il motorino (un Piaggio Si del 1988 che camminava con il vento a favore) avrei avuto un alibi di ferro poichè dai registri risultavo a scuola.

     

    Un giorno invece un mio amico decise di marinare la scuola per l’ennesima e consecutiva volta, gli insegnanti si insospettirono e avvisarono i genitori dell’assenza, io scappai dall’ora di educazione fisica per metterlo in guardia, sapevo che lo avrei trovato in un parco e sapevo che il padre (un ufficiale dell’esercito di stanza allo Stabilimento Militare Armamento Leggero di Terni) lo avrebbe picchiato duramente; infatti lo trovai li, lui sbiancò, prese paura all’idea di tornare a casa da quel “fondamento di società” della sua famiglia, poi gli venne un diabolico e folle proposito e mi chiese di picchiarlo, avrebbe simulato un’aggressione per giustificare la sua assenza da scuola, mi rifiutai categoricamente, al che, una volta andato via, prese un taglierino e si tagliò l’arcata sopracciliare, si diede dei colpi al naso fino a farlo sanguinare, si infierì altri colpi e altri tagli fino a diventare quasi una maschera di sangue, in quello stato andò a casa e diede da intendere, riuscendoci, di essere stato aggredito nei pressi della scuola.

     

    La notizia fece il giro, vennero convocati i genitori, convocarono assemblee scolastiche straordinarie, i mezzi di stampa si scagliarono contro gli zingari e gli extracomunitari, la sintesi dei comuni “buon sensi” indicò come colpevoli un gruppo di muratori di colore che lavoravano in un cantiere vicino alla scuola, mia madre si dimostrò un po’ (ma giusto un po’) più intelligente dicendo che sbagliavano a prendersela con gli stranieri senza avere prove concrete e facendo leva solo sul pregiudizio, quando invece sicuramente gli autori dell’aggressione erano i drogati. Si creò un piccolo caso cittadino dove ognuno, in quanto a pregiudizi razzistici, ha dato del suo peggio a parte Red che capì subito che si trattava di una banale messa in scena. Ovviamente la verità non venne mai ufficialmente a galla, ma ogni volta che sento un politico italiano parlare della famiglia come cuore della società mi viene in mente questo episodio, questo ragazzo che preferì creare un caso dal nulla piuttosto che affrontare le umiliazioni fisiche e morali infertegli dal padre autoritario, militare, patriota e buon cristiano come piace tanto a “loro”.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:44 | commenti (23)


    martedì, novembre 23, 2004
     

    SCRITTI POLITICI

    Nonostante io sia un dichiarato uomo di (estrema) sinistra credo che il principale dramma dell’Italia stia proprio nel fatto di non aver mai saputo esprimere una grande destra, nel senso di una destra borghese, illuminista, liberale e laica e credo che questo sia, più di ogni altro fattore, compresa una certa inettitudine della sinistra, il fatto determinante di tutta la sua storia recente.

     

    La destra liberale e laica, oggi rappresentata dal partito radicale, ha un peso elettorale e politico del tutto esiguo e trascurabile, ma la mancanza di questa destra nel panorama politico italiano non è la causa di tutto me ne è uno degli effetti, l’Italia non ha mai avuto una cultura in grado di esprimerla essendo stata solo capace di dar luogo al fascismo prima, al clericalismo democristiano poi e, infine, al partito-azienda berlusconiano in collusione con elementi post-fascisti di alleanza nazionale e xenofobi della Lega Nord, il tutto dentro una sorta di disarmante continuità storica e culturale.

     

    Il non riuscire ad affermare neanche il principio cardine dell’ideologia liberale, quello della liceità della persona, sempre più minacciata dalle draconiane leggi sulla procreazione assistita pardon… contro la procreazione assistita, contro l’eutanasia, contro la liberalizzazione delle droghe leggere, contro visioni di famiglia alternative a quella “basata sul sacro vincolo del matrimonio” e contro una reale divisione tra leggi dello stato ed etica religiosa. Non si è stati mai in grado di far affermare un’etica laica e purtroppo mentre altri paesi europei appartenenti al club degli sfigati, tanto per citare Yoshi, come la Grecia, la Spagna e il Portogallo sembrano aver preso la via di una sempre maggiore laicizzazione che, prima che dal sistema politico, nasce dalla società l’Italia sta intraprendendo in maniera preoccupante la china opposta.

     

    Prima di guardare alla composizione del parlamento e di fare tanti discorsi sull’autopoiesi del sistema politico, bisogna guardare ai messaggi forti che emergono dai mass-media e dalla società in generale, messaggi che esprimono una definizione di cultura nazional-popolare ecclesiastica, moralistica e patriottica accompagnata da una cosiddetta “liberazione dei costumi” dai contenuti effimeri di vuoti involucri, di pura apparenza, di edonismo sfrenato, di mode-orpello e di consumismo acritico, l’immagine di Simona Ventura con un mega crocifisso intarsiato di brillanti su un generoso decolté andrebbe a mio avviso promossa a iconografia di questo inizio di terzo millennio.

     

    Venendo ad altri sistemi sociali, per esempio, quello del lavoro, vediamo come venga meno anche un altro principio cardine della società capitalistica, quello della meritocrazia, concetto alquanto difficile da maneggiare (chi è che assegna i meriti? Che fondamento morale hanno i criteri che li stabiliscono?) ma che può essere, comparativamente tra le varie società, più o meno compiuto. Nella gerarchia lavorativa, per lo meno nei gradi più alti di essa, la via della raccomandazione, del clientelismo, della strumentale affiliazione politica e, per dirla con Pasolini di “una mediocritas tutt’altro che aurea” sembra l’unica percorribile e la bieca furbizia sembra diventata l’esecrabile virtù necessaria per una vita di successo. Faccio un esempio: ad un professore universitario zurighese per sapere della sua carriera gli si chiederà “come sei arrivato fin li?” ad un omologo italiano “chi ti ci ha messo?” e tutto ciò ovviamente non vale solo per i professori universitari.

     

    Per finire e per non annoiarvi troppo spenderei due parole sul libero mercato aggrappandomi alle riflessioni dell’ottimo Cadavrexquis. L’Italia è in un’originale condizione di privatizzazione dei profitti e di socializzazione delle perdite economiche, come dimostrano ampiamente il caso recente della compagnia aerea “Volare airlines” e i casi protratti della Fiat e di altre azienda a capitalismo familiare. Comoda la via del libero mercato, no?

     

    Karl Marx auspicava, secondo me giustamente, la genesi del socialismo negli stati a capitalismo compiuto e in Italia siamo ben lontani sia dall’una che dall’altra situazione.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 17:38 | commenti (4)
     

    PERFETTAMENTE D'ACCORDO

    "Le libertà civili finiscono quando le regole religiose si mescolano con le leggi dello stato" (Josè Luis Rodriguez Zapatero, primo ministro spagnolo).

    A volte non serve neanche sforzarsi troppo per spiegare il proprio pensiero politico, basta fare copia-incolla.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:39 | commenti (6)


    lunedì, novembre 22, 2004
     

    GLI ERRORI DEL NON FIGO: SCEGLIERE APPOSITAMENTE LA DONNA SBAGLIATA

    Il cammino di un non figo verso il riscatto e l’emancipazione è inevitabilmente costellato di prove ed errori, o per meglio dire di cocenti umiliazioni e invereconde stronzate, che impediscono un facile raggiungimento della consapevolezza del sé: stato d’animo che consente a un non figo di diventare migliore (migliore di se stesso si intende).

     

    Succede quindi che ad un certo punto emergano in noi i seguenti interrogativi: “non è che la costante di innamorarsi sempre delle donne sbagliate sia un fatto patologico?” e “non è che sia latente ed intrinseca in noi una tendenza al masochismo?” oppure ancora “non è che si instaurano rapporti di un certo tipo perché si sa che in fondo non possono funzionare?” e soprattutto “non è che se ci mettessimo con persone remissive, malleabili e della nostra fascia di mercato tutto andrebbe meglio?” Analizziamo ora la situazione in cui si decide di dare seguito pratico a questo ultimo interrogativo.

     

    Diciamo subito che il non figo arriva a questo punto soprattutto quando è attanagliato dalla sindrome del puzzle ossia la convinzione che al mondo non esista la nostra tessera combaciante o dalla sindrome del sottosuolo ossia il ritirarsi in un ipotetico sottosuolo, il non mettersi più in gioco e il vivere una vita fatta di incontaminazioni con un mondo reale che sentiamo così distante dal nostro modo di essere e di pura attività ed elucubrazione mentale e culturale, spesso dal nostro sottosuolo qualcosa ci richiama in superficie, spesso si scambiano le scintille dell’impianto elettrico a terra per la luce del sole o più facilmente spesso si ha una tremenda paura della nostra inseparabile e cara amica/nemica solitudine e si commette l’errore di mettersi con una persona sbagliata. Tale tragico errore non è quasi mai compiuto in totale buona fede e può dare luogo ad una serie di ripercussioni da pagare sulla propria pelle e soprattutto su quella della persona che sceglieremo come cavia per instaurare uno pseudo-rapporto,

     

    Se guardiamo al sillogismo e alla razionalità magari potrebbe sembrarci anche la persona giusta, avete presente quando vi ripetono ossessivamente “ma guarda che le donne non sono tutte uguali” bene, lei potrebbe essere la donna diversa; innanzitutto è una donna a bassa manutenzione che non vi chiederà di andare a ballare “vestito bene” nel locale alla moda dove vanno i vip del posto, facendovi fare una fila di due ore al freddo per entrare (o spesso non entrare perché avete l’abbigliamento da non figo) in un posto superaffollato con i muri bianchi, i long-drink in mano, l’infighettamento generale e la musica commerciale, non vi chiederà di iscrivervi ad un corso di tango o di balli latino-americani, non vi chiederà continuamente gadget modaioli dal costo vergognosamente alto in regalo, non pretenderà la cancellazione affettiva di tutte le persone (magari poche) che ti sono più vicine amici, amiche e genitori che siano, non vi stresserà con diete, palestra, feste, gite nei posti fighi, vacanze dove c’è “bella gente”, insomma non avrà tutta quella serie di corollari che sono tanto un must per l’italiana media e per la definizione della condizione femminile odierna quanto evitarli è un must per un vero non figo e per la definizione della condizione di non figo.

     

    Allora si è li, ci si crogiola nell’incertezza anche per mesi da una parte c’è la razionalità che ci dice di provare, dall’altra un’anestesia di sentimenti che ci spinge a lasciar perdere e un sottosuolo insito in noi che ha comunque un suo fascino e una sua comodità, non mettersi in gioco aiuta molto non vivi grandi sussulti ma spesso si evitano inutili sofferenze (il tutto mentre al posto nostro una Luisa Rossi di situazioni del genere ne porta avanti anche una decina in contemporanea senza tutti i dubbi e le paure, anche di ferire gli altri, che caratterizzano il non figo) finchè magari non è lei che prende l’iniziativa (una costante del non figo, il non figo tende a non farsi mai avanti e anche quando prova a farlo manca di chiarezza e di tempismo e porterà inevitabilmente la storia a un bivio o la tipa si stufa o decide di farsi avanti lei da sola).

     

    Sono in genere relazioni che vanno avanti stancamente finchè ci si trova ad affrontare una di quelle situazioni in cui i non fighi non eccellono; se per mettersi con una donna il non figo ci impiega un’eternità, per lasciarla ci impiega altrettanto e tutto sarà un gioco di sottili logoramenti, reciproche insoddisfazioni, carognate, comportamenti bassi, apatia, che spingerà la relazione ad una morte naturale. In altre varianti il non figo può anche far passare un bel lasso di tempo e uscirsene con una scusa puerile del tipo “mi sono accorto che non ti merito” oppure “è un periodo che voglio stare solo con me stesso”o ancora “ho bisogno di un periodo di riflessione, di sentirmi libero”.

     

    Sono comportamenti generalmente cinici e riprovevoli, ed invito i non fighi a non metterli in atto, anche se a parzialissima discolpa può esserci il fatto di essere sotto l’influenza della non figatio che comporta una scarsa conoscenza dei casi della vita in virtù della quale il non figo per imparare a comportarsi bene deve comportarsi male almeno una volta ed è proprio in vista di questa crescita che si può fare tesoro anche dell’ esperienza più negativa: dalla consapevolezza di aver fatto una carognata ad una povera ragazza che in fondo non c’entrava nulla e non la meritava affatto può nascere la spinta a diventare in futuro un qualcosa di meglio e a non ripetere più di queste condotte.

     

    Queste prove tecniche di accoppiamento non mi hanno mai interessato in prima persona, un po’ perché anche i cessi con me se la tiravano manco fossero Claudia Koll e quindi, anche volendo, non ne ho mai avuto l’occasione, ma anche perché ho scoperto troppe volte sulla mia pelle cosa vuol dire illudersi e ho sempre preferito evitare queste sensazioni agli altri, suvvia! Ogni tanto qualche merito me lo riconosco.

     

    Sfruttare le proprie vere o presunte fragilità per usare le persone come cavie a nostro comodo piacimento non è un bel comportamento, spero che questo suggerimento sia utile a voi non fighi che leggete queste righe, ma anche a voi povere sventurate che siete la parte femminile della storia. Non bisogna mai forzare le cose, meglio stare un po’ di più nel sottosuolo e rielaborare con serenità la solitudine che cadere nelle regole del mercato dell’accoppiamento, o nell’amore sillogistico, il non figo non è uomo da leggi di mercato, non è uomo da razionalizzazione e gestione distaccata del sentimento, ma è uomo di passioni, d’amore, di disperazioni, di entusiasmi, di sofferenza, di grandi gioie e di grandi tormenti e prima o poi la luce arriva e quando arriva ve ne accorgerete eccome, ma questo è un altro paio di maniche, forse argomento di un futuro post.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 17:30 | commenti (3)


    domenica, novembre 21, 2004
     

    REALITY BLOG

    Sabato sera passato a cena da una nostra amica colombiana. Abbondante grigliata di churrasco, carne di maiale marinata nella birra, arepas (una sorta di tortillas colombiane) empanadas (una specie di involtini primavera ripieni con carne, patate e guacamole) cinque litri di Montepulciano in quattro e per concludere un bel profitterol.

     

    Non sono abituato agli stravizi, insonnia totale fino alle 6 di mattina nonostante due alcaseltz, la borsa dell’acqua calda e un bicchierozzo di citrosodina, stamattina sveglia spontanea alle 9,00, caffè e mattinata passata trascinandomi stancamente per casa e godendomi i programmi di “Svizra rumantscha” sulla TSI, telefonata a casa dei miei per ascoltare le solite recriminazioni materne e la solita lunga serie di racconti di disgrazie familiari capitate ad anonimi cittadini ternani o a lontani conoscenti.

     

    Poi però ho giocato alla foresta con il piccolo Giovanni, l’orso nonno ha appena lasciato il potere per sopraggiunti limiti d’età abdicando a favore dell’orso non figo, che in realtà è un maialino che indossa una salopette blu con tasche, maniche e colletto giallo, al termine di una cerimonia solenne che ha visto presenti tutti gli abitanti della foresta, notare il riferimento vagamente orwelliano. L’orso Pakito che di professione fa il pilota è andato a trovare la nonna in Portogallo al posto di Giovanni che non può perché deve andare all’asilo e il papà e la mamma lavorano, al suo ritorno porterà il sumol de laranja e l’ovo mole, un dolce tipico di Coimbra che mamma Dosto compra in un mini market portoghese. L’altra famigliola di orsi Berry, sua moglie Igina e il piccolo Polly ieri sono stati all’Ikea, stamattina Berry faceva gli straordinari alla fabbrica di cioccolato dove lavora e quando è andato a lavorare sua moglie e suo figlio lo salutavano dalla finestra, mi piace l’orso Berry perché ha lo sguardo dolce e un po’ triste.

     

    Su cartoon network oggi c’è la “maratona supereroi” con Batman, Samurai Jack e i Teen Titans, Carla è uscita con il bimbo e con una amica, io ho ancora le doglie postume e il rincoglionimento da ieri e volevo rimanere a casa riposare, ma dopo un’ora Carla ha cominciato a chiamarmi per farsi raggiungere. Non ho avuto neanche la partita della Ternana per riempire parte del pomeriggio.

     

    Una domenica che scivola via così, senza un goccio di vodka, senza un po’di magia.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 21:12 | commenti (5)


    sabato, novembre 20, 2004
     

    IL CALDERONE

    Ci sono quei giorni in cui il passato riemerge dal punto di latenza dove l’avevi lasciato, c’è un giorno che quelle foto, abbandonate nei luoghi remoti dei tuoi armadi, che non hai più guardato da tanto tempo quasi a voler simbolizzare un passato seppellito riemergono dai remoti antri. Ci sono quei giorni in cui ti metti a pensare.

     

    E’ sempre facile ragionare sulle cose a posteriori, alla lunga viene sempre fuori una spiccata saggezza e una squisita modestia nonché una lucidissima capacità di autoanalisi, ma quando ci sei dentro, per quanto possa essere stato un ragazzo intelligente, sei stato sempre incapace di fare tesoro delle esperienze, anzi hai continuato a commettere gli stessi errori. Poi sei anche caduto nel gioco dei facili vittimismi, hai cominciato ad autoassolverti, a pensare al destino avverso, di essere un videogioco di Dio o del fato, a rassegnarti.

     

    Non c’è cosa più sbagliata nella vita della rassegnazione, quando un non figo si rassegna definitivamente è come quando un uomo sull’orlo della povertà estrema perde il tetto che aveva sopra la testa, tutto diventa una rovinosa catena di eventi. Riguardandoti alle spalle ti rendi conto di esserci stato molto vicino, ti hanno salvato certi libri, certi incontri fortuiti, certi tuoi sogni, ti ha salvato il fatto di aver voluto un gran bene a te stesso, di dover sempre dimostrare al mondo che comunque valevi qualcosa, di voler guardare il destino diritto negli occhi, perché non eri un emarginato, eri semplicemente diverso dagli altri e in fondo, anche se non sembrava, ti sentivi migliore.

     

    Lo zaino con dentro le foto è come un immenso calderone: un grande contenitore di occasioni sprecate, speranze disattese, amori sbagliati. Il calderone conserva la lunga serie di ricordi spiacevoli che ogni non figo si porta appresso e che vanno spezzettati, amalgamati, cucinati a fuoco lento, facendo attenzione a mantenere la giusta temperatura affinché rimangano sopiti. Il calderone conserva la memoria delle persone, del passato e tutti i ricordi legati a loro, conserva le emozioni e tutto quello che prima ci era sembrato bello e oggi ci appare come brutto o quanto meno insipido ma anche il contrario, forse. Il calderone è il contenitore dei tuoi sbagli, delle tue debolezze che all’epoca non erano servite per migliorarti o imparare qualcosa.

     

    Allora ti rendi conto, riguardando le cose a distanza, che alla primordiale situazione traumatica X sono seguite le situazioni X1, X2, X3, X4, X5, che hai fatto della tua vita una sorta di gamma della Citroen, poi è arrivata la situazione traumatica Y seguita da Y1, Y2, Y3, Y4, Y5. Per fare un esempio pratico: non è bastata la prima Luisa Rossi, ma hai passato la vita incappando in una lunghe serie di Luise Rossi, non è bastata la prima donna cinica, odiosa, egoista e lamentosa dall’ex ingombrante e dai pretendenti e amici speciali che ogni tanto uscivano dal cilindro, ma ne hai anche avute altre. Hai peccato perfino di ingenuità, proprio tu, uomo di mondo, che oggi vai predicozzando e dando consigli da queste pagine, hai sbattuto violentemente e ripetutamente il muso, magari non ti sei accorto di occasioni migliori che ti sono passate davanti, hai sopravvalutato ogni volta dei timidi segnali di disponibilità, tralasciando quelli macroscopici di “chingada en el aire” che si erano ripetuti troppe volte nella vita.

     

    Comunque il calderone a qualcosa serve, quando ti ritrovi ultratrentenne, quando in fondo sei un uomo felice, con i tuoi normali scazzi e tormenti che fanno di te una persona e non la riproduzione dell’uomo-mediaset, riguardi il calderone con quella saggezza che ai tempi ti era mancata e ti rendi conto che hai un validissimo modello di riferimento per catalogare ed identificare le cantonate in cui puoi incorrere tu e nelle quali possono incorrere i tuoi amici consimili e pensi a come hai fatto con tutta quella stratificazione di esperienze a ricadere sempre nei soliti errori.

     

    In fondo (e cioè nel nostro inconscio) il contenuto del calderone ci attrae morbosamente ed è parte essenziale di noi stessi. Il motivo di tale tendenza masochistica va ricercato nel nostro imprinting sentimentale: magari il nostro modello di felicità è l’infelicità, il tormento, oppure la nostra inadattabilità alla vita di coppia è un tentativo di adattamento alla vita in generale, oppure rifuggiamo quello che cerchiamo, oppure temiamo quello che desideriamo, oppure siamo degli eterni bambini in cerca della mamma, oppure siamo tutti degli omosessuali latenti, oppure la cosa più semplice: in fondo siamo tutti un po’coglioni.

     

    Poi ti accorgi anche che forse la tua vita non è stata tutta un fallimento, che sei stato importante per qualcuno, ti accorgi della strada fatta, di dove bene o male e senza facili scorciatoie (i compromessi magari ci sono stati, la vita è l’arte dell’incontro e del compromesso: diffidate sempre da chi vi dice che “non è sceso mai a compromessi”) sei arrivato. Ti ricordi di quando volevi cambiare il mondo dalla conca ternana, di aver vissuto delle emozioni, di aver vissuto e basta, pensi che nella tua eterna fuga da te stesso di posti ne hai visti e ora sei li con quel ghigno di amara ironia nel rivedere Barbara, Silvia, Valentina, nel guardare la tua espressione da coglione nelle foto, nel rivedere che forse quell’altra tipa in quella foto ti guardava con gli occhi languidi e tu testa di cazzo a perdere tempo dietro a quella stronza che aveva altri trenta cazzi per la testa. Rivedi persone che hanno condiviso con te una stagione, anche breve, della vita e poi si sono epurate, rivedi persone dalle quali ti sei epurato tu, cuoci lentamente nel tuo calderone come, in fondo, gli altri cuociono nel loro in quella sporca, dannata, magnifica esperienza che è l’esistenza.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:38 | commenti (3)


    venerdì, novembre 19, 2004
     

    TRENI

    C’è qualche biologo, neurologo o antropologo in grado di spiegarmi i meccanismi  della mutazione genetico-neuronale che colpisce la popolazione di nazionalità italiana quando entra nei treni e che trasforma un essere umano in un mostro sgradevole, maleducato, vociante che manifesta comportamenti che rasentano l’insufficienza mentale?* Apparirò come il solito misantropo elitario che odia le manifestazioni di umanità, ma vi assicuro che quando si è di ritorno da un’intensa giornata di lavoro, iniziata alle 3,31 a.m con il viaggio di andata, la sopportazione verso queste “pittoresche manifestazioni di italianità” è ridotta ai minimi termini.

     

    *Interrogativo nato dopo un sonnolento viaggio, tra Berna e Lugano, a bordo di un treno internazionale in compagnia di una comitiva di 5 miei connazionali che non hanno fatto altro che provare a volume altissimo le suonerie dei cellulari, fare apprezzamenti sugli altri passeggeri, scambiarsi pettegolezzi sui loro conoscenti con un tono da venditore di mercato ortofrutticolo e lanciarsi dei piccoli oggetti.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:35 | commenti (4)


    mercoledì, novembre 17, 2004
     

    SULLA PESSIMA TELEVISIONE

    Come al solito, oramai neanche questa è una novità, ogni volta che guardo alla Rai o sulle reti Mediaset un qualche rotocalco televisivo mi incazzo come una bestia.

    Ieri la trasmissione “Porta a Porta” condotta dal viscido Bruno Vespa ha superato ripetutamente la soglia del buon gusto (ma non è una novità) ed è arrivata fino all’istigazione all’odio razziale e all’apologia di razzismo.

     

    In quella che dovrebbe essere la trasmissione politica di punta della Rai ieri si parlava di un argomento di scottante attualità: i letti separati fanno bene alla coppia?

     

    Autorevoli ospiti in studio: Pippo Franco, Pino Insegno e Roberta Lanfranchi, Ricky Tognazzi e Simona Izzo, Willy Pasini, il sedicente sociologo Renato Mannheimer e una non meglio definita avvocatessa divorzista con un gigantesco brillocco rosa al dito, incartapecorita nel fisico dal suo stesso cinismo e dalla sua stessa cattiveria d’animo, una qualsiasi persona che ha un minimo di dignità umana non farebbe mai l’avvocato divorzista, che però da buona donna d’oggi si atteggiava a gran figa.

     

    Dopo una prima parte all’insegna delle più astruse banalità e concetti metafisici astratti, con Willi Pasini che continuava a parlare di “seduzione intraconiugale” come salvezza del matrimonio e Renato Mannheimer che continuava a presentare i suoi studioli sociologici con il 20% di risposte non so, chi è del mestiere sa che quando ci sono troppi missing significa che è stato sbagliato l’impianto della ricerca, si è arrivati ad insultare una categoria di donne che invece meriterebbe il rispetto di tutti: le badanti provenienti dall’est-europeo.

     

    Si comincia a parlare degli uomini che sposano le donne straniere, argomento che mi interessa anche intimamente, con particolare riferimento alle donne provenienti dalla Russia. Parte un servizio filmato. Siamo dentro un night-club e l’intervistatore chiede alle entreneuse, in abiti da lavoro,  che cosa hanno di più le donne dell’Europa Orientale rispetto alle italiane dipingendo già una certa etnia come dedita alla prostituzione o alla para-prostituzione e qui siamo già davanti ad un pensiero stereotipo, ma il peggio viene dopo quando prima la Lanfranchi decanta la superiorità delle donne italiane e la stupidità degli uomini che sposano le straniere, l’avvocatessa enuncia una serie di fregnacce sulle donne russe dipingendole come meno emancipate, meno acculturate e meno consapevoli dei propri diritti rispetto alle donne italiane, ma soprattutto Simona Izzo mette in guardia dalle badanti dipingendole come mangiatrici di uomini e come “rovina di intere comunità”.

     

    Certi discorsi quando vengono fatti dalla parrucchiera o nello studio dell’estetista sono relativamente innocui, ma fatti in televisione rappresentano una vera e propria apologia alla xenofobia, soprattutto quando non c’è una mediazione giornalistica o una presa di distanze da parte del conduttore, che si presume essere una persona dotata di un certo bagaglio culturale e di un minimo di buon senso.

     

    Qualitativamente un messaggio del genere equivale ai deliri razzisti di chi vede nell’immigrazione islamica un piano predeterminato per la colonizzazione culturale dell’occidente ed è maggiormente irritante quando viene rivolto a donne che hanno il grandissimo merito sociale di occuparsi dei nostri anziani e che per questo sono degne, se non di estrema gratitudine, per lo meno di rispetto visto che svolgono una mansione sempre più bistrattata dalla popolazione indigena e soffrono di tutti i disagi tipici di chi emigra, in cerca di fortuna e di condizioni migliori di vita, in un paese così lontano e così ostile che dopo i sacrifici fatti le sbatte in televisione etichettandole come becere opportuniste, il che detto da ex-veline e pseudo-soubrette fa veramente un bell’effetto.

     

    Come italiano non posso fare a meno di provare un sentimento di vergogna e la massima solidarietà verso chi rinuncia agli affetti familiari ed è costretta a lasciare dei figli lontani (e una madre sa bene cosa vuol dire stare lontano dalle proprie creature) per dare agli stessi figli un avvenire migliore e non posso fare altro, nel mio piccolo, che chiedere scusa a queste donne per i pericolosi messaggi emersi che mi auguro non rispecchino il vero pensiero degli italiani.

     

    A mio avviso ieri è stato fatto del pessimo giornalismo e tutto ciò in un paese civile non dovrebbe restare impunito o passare inosservato.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:29 | commenti (8)


    martedì, novembre 16, 2004
     

    DISCORSI FUMOSI

    Sono appena reduce da un’animata discussione con una collega membra di un’associazione di non fumatori.

     

    Già sul fatto che esistano delle associazioni, che prendono anche delle sovvenzioni dall’amministrazione pubblica, il cui scopo latente e neanche tanto latente è quello di rompere i coglioni al prossimo, in questo caso i fumatori, avrei molto da ridire; comunque siamo in una democrazia e in uno stato liberale quindi la libertà di associazione è sacra e ben vengano a questo punto anche le associazioni di non fumatori. Ciò che è grave è che oggi ho subito un predicozzo schifosamente buonista e moralisteggiante dalla tipa in questione.

     

    Premetto che nel vivere il mio vizio del fumo metto in atto tutti gli accorgimenti dettati dal buon senso e dalle norme di buona educazione: sul lavoro fumo solamente nelle aree riservate ai fumatori, aree che tale associazione vorrebbe eliminare, non getto mai i mozziconi di sigaretta per strada o nelle aree verdi, a casa vado a fumare in balcone, non fumo mai nei ristoranti, in auto e nei luoghi pubblici e anche se fumo all’aperto chiedo sempre a chi sta con me se è o non è infastidito dal fumo della mia sigaretta, per il resto sono i miei polmoni, è la mia salute, è la mia vita  e sono padrone di fare della mia vita ciò che cazzo mi pare, mi rendo conto che il fumo è un vizio ed è una mia debolezza, non voglio essere d’esempio a nessuno ne invitare chiunque altro a fumare.

     

    Detto questo, oggi, la nostra brava non fumatrice sosteneva la solita irritante litania che non è giusto che chi non fuma debba contribuire ai costi che lo stato, per mezzo del servizio sanitario, paga per le malattie che derivano dal tabagismo, smascherando la vera essenza nazista che anima questi individui mascherata dietro una finta patina di salutismo dal sapore vagamente new age ed ecumenico.

     

    Innanzitutto in Svizzera non esiste un sistema sanitario nazionale ma esiste un’assicurazione obbligatoria (cassa malati) gestita da compagnie private i cui costi sono alquanto elevati; nell’ordine di 650 chf mensili (425 €) per un nucleo familiare di tre persone, con aumenti annuali sempre attorno al 10%, costi ai quali vanno aggiunti 300 chf a persona di franchigia annuale in caso di ricorso alle strutture mediche. L’amministrazione cantonale interviene solo a sostegno delle famiglie meno abbienti elargendo un sussidio per il pagamento della cassa malati e la mia famiglia è esclusa da questo beneficio, oltretutto il prezzo delle sigarette aumenta di continuo e gran parte del costo di un pacchetto se ne va in imposte (giustamente) in questo modo anche nei paesi dove vige un welfare state basato su principi di solidarietà, chi fuma contribuisce comunque ai famosi costi della salute e il gettito derivante dalla produzione e dal consumo dei derivati del tabacco è superiore ai costi sostenuti dalla socialità per la prevenzione e la cura delle malattie conseguenti (posso citare numerosi studi in materia).

     

    A partire da questi presupposti direi che non mi pare di avere pretese eccessive nel chiedere che il sottoscritto non venga inutilmente stressato dalle prediche dei salutisti, prediche che non sono mai dettate da una reale e sincera preoccupazione per la mia salute (sentimento mobilissimo e del quale dare atto) ma dalla tutela dei loro soldi che preferiscono spendere in prostitute, gigolò e macchinoni con i quali possono sfrecciare a 200 km/h nelle autostrade piuttosto che in una gestione sociale dei costi della sanità.

     

    Ritengo giusto che vengano multati i fumatori maleducati come ritengo altrettanto giusto scaricare la mia dose di anatemi verso questa categoria di irritanti e nauseabondi ipocriti il cui principale scopo è quello di rompere il cazzo al prossimo.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 21:25 | commenti (9)


    lunedì, novembre 15, 2004
     

    LE BELLE FAMIGLIE ITALIANE

    BAGNARA CALABRA (Reggio Calabria) - Aveva deciso di lasciare gli studi universitari, ma il padre era contrario. Per questo motivo un trentaduenne ha ucciso il padre di 67 anni, sparandogli due colpi di fucile al termine di una violenta lite. E' successo ieri sera a Bagnara Calabra, nel reggino. Il ragazzo ha confessato ed e' stato fermato per omicidio volontario. (Agr)

     

    Non voglio fare il cattivo sociologo generalizzando e promuovendo ad antropologia un fatto singolo nè tirare delle facili conclusioni su un tragico epilogo di una surreale discussione della quale non conosco i connotati, probabilmente siamo di fronte innanzitutto ad un forte disagio psichico, ma ritengo che questo avvenimento abbia un forte valore simbolico nell’Italia delle adolescenze allungate e irrisolte.

     

    Un fatto del genere ovviamente non si verificherà mai in Gran Bretagna, in Germania, in Svizzera, a dire il vero nemmeno in Grecia e in Portogallo, ma succede in Italia all’interno di quel modello retorico preso ad esempio dalla classe politica: la famiglia tradizionale meridionale, modello all’interno del quale l’adolescenza allungata ne è quasi un naturale corollario (non si aiuta l’individuo ad autonomizzarsi ma si aiuta, anche se teoricamente, la famiglia).

     

    Abbiamo un figlio trentaduenne ancora alle prese con gli studi universitari, presumibilmente non lavoratore da una parte e, dall’altro lato, un padre sessantasettenne, probabilmente un padre-padrone che ancora impone, comanda, non riconosce l’individualità del figlio oramai adulto.

    Non so voi, ma io trovo quest’episodio l’espressione di una gravissima patologia latente all’interno della società italiana, patologia i cui effetti potrebbero diventare in futuro devastanti con nuove e gravi esplosioni di violenza all’interno dei nuclei familiari. Trovo tutto ciò infinitamente triste. E’ bruttissimo che ci siano genitori che sgridano i figli ultratrentenni e figli ultratrentenni che nonostante la situazione di frustrazione e di sofferenza, litigano, si incazzano ma alla fine rimangono con mamma e papà finchè non “mettono su famiglia” loro stessi o finchè non ammazzano i genitori. Tutto ciò è tremendo, è molto agghiacciante, è molto italiano.

     

    La famiglia italiana è aberrante, in Italia di famiglia si muore, la famiglia è il luogo più insicuro in assoluto, è da tanto che lo sostengo e che lo vado dicendo e ora ne sono sempre più convinto, non voglio dire che l’”Italian way of family” generi per forza violenza, ma è vero che certe violenze nascono all’interno e solo all’interno di questo modello.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:17 | commenti (7)
     

    SCRIVI ANCHE TU LA CANZONE CHE VINCERA' IL PROSSIMO FESTIVAL DI SANREMO!

    Cambiano i tempi, cambiano tra le polemiche i direttori artistici, cambiano a volte i partecipanti, ma il Festival di Sanremo è una tradizione che non passa mai, che si conserva da oltre mezzo secolo sempre uguale a se stessa, così sfruttando gli elementi della sociologia qualitativa in particolare la buona e cara analisi del testo, il vostro MonsieurDosto ha deciso che può partecipare in veste di autore al prossimo Festival di Sanremo.

     

    Perché questa decisione? Semplice, per vincere. Scriverò, dopo attenta analisi dei festival precedenti, la canzone che vincerà il prossimo Sanremo, o per lo meno che avrà ottime possibilità di classificarsi nella parte alta della classifica.

     

    Mamma mia che presuntuoso, vero? Non lo sono presuntuoso, ho la sola convinzione che posso tranquillamente farcela, scrivere una canzone per Sanremo è semplicissimo, basta adattarsi ad alcuni criteri.

     

    Il primo di questi criteri è la atemporalità ossia i testi delle canzoni sanremesi non danno mai riferimenti al periodo, sono sospesi in una genericità senza tempo.

    Se un filologo del 4° millennio trovasse i testi delle canzoni sanremesi sicuramente non riuscirebbe a datare e a mettere ordine in questi reperti archeologici.

     

    Altro elemento fondamentale è la retorica: le canzoni di Sanremo trasudano, grondano politically correctismo, verranno sventolati dei valori, fatti dei riferimenti alle guerre, alle tragedie del mondo ma senza mai prendere posizioni, senza fare riferimenti concreti, senza mai scomodare un sottosegretario o un dirigente Rai si preferisce fermarsi a “…perché la guerra, la carestia non sono scene viste in tv…”.

     

    Cuore, amore, mamme, figli, Dio, patria e famiglia sono chiari riferimenti nazional-popolari sempre gettonatissimi al festival e che danno ottime possibilità di vittoria o, quanto meno, offrono un notevole valore aggiunto in tema di classifica.

     

    Detto questo propongo a qualsiasi cantautore che abbia voglia di interpretarla una canzone che può avere ottime possibilità di vittoria, invitando gli altri blogger a fare altrettanto e chissà se proprio dalla bloggosfera nascerà il Mogol del terzo millennio.

     

    Come una lucciola accesa è la mia immaginazione

    Sta vagando e raggiungendo gli immigrati alla stazione

    I barboni tra i giornali, i calciatori coi miliardi

    E tu uomo indifferente che passi e non li guardi

     

    RIT. Cosa farai stasera amore? Dimmi che cuore oggi scalderai

    Voglio sentirmi un nuovo robin hood

    Ma sto ingrassando dentro ad un fast-food

     

    Sento ancora il bisogno, il bisogno di un amore

    Navigando in questo mondo sommerso dall’orrore

    Ma ho lo sguardo di un bambino che mi da qualche speranza

    E spiragli di entusiasmo come luce in una stanza

    Perché nonostante tutto io lo so cos’è l’onore

    È la morte di un soldato mentre abbraccia il tricolore.

     

    RIT.

     

    E ripenso anche a mia madre, all’odore di bucato

    A quel figlio ormai distante che non sa di essere amato

    Perché in tutto questo tempo ho percorso mille miglia

    Con in tasca l’avvenire e con nel cuore la famiglia

    E c’è chi dice che al mondo non esistono ideali

    Ma c’è un prete coraggioso solo tra i transessuali.

     

    RIT.

     

    Questo è il mio contributo, a dire il vero molto modesto, comunque ci sarà sicuramente qualcuno in grado di scrivere canzoni migliori che possono aspirare alla vittoria del Festival della canzone italiana. Si da il via al concorso di idee.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:57 | commenti (5)


    sabato, novembre 13, 2004
     

    PICCOLE LEZIONI DI VITA

    Ci sono persone che non sono abituate a non piacere e che quando vi chiedono un consiglio o un’opinione non gliene importa nulla del vostro parere ma vogliono essere solo rassicurate e incontrare approvazione dei loro comportamenti, sentendosi dire un “fai bene” o un “hai perfettamente ragione” o peggio ancora un “si, sei tu la vittima”. Pensateci bene ogni volta che state per dire una cosa che può essere considerata sgradevole. Io in certe occasioni manco completamente di tatto e così mi gioco i rapporti.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:41 | commenti (3)


    venerdì, novembre 12, 2004
     

    EMERGENZE NAZIONALI

    Il bello di essere italiani, anche se lo si è a distanza, sta nel fatto che ogni giorno si ha un motivo di indignazione completamente nuovo e originale.

     

    Non fai in tempo a finirti di incazzare per la violentissima crociata omofoba portata avanti nelle più alte sedi istituzionali che arriva subito un altro bel motivo di inquietudine, stavolta indirizzato contro gli organi di informazione.

     

    Ma è mai possibile dedicare settimane di prime pagine e interi Tg a quattro stronze che hanno allagato un liceo-bene di Milano per paura di affrontare un compito in classe? Come al solito c’è il solito classismo, quando 15 anni fa dei miei compagni di scuola allagarono i bagni del Liceo Classico di Terni ebbero solo un trafiletto sull’edizione locale de “Il Messaggero” senza che l’opinione pubblica nazionale, i Crepet, gli Alberini e i Bruni Vespa si indignassero o si interrogassero sulla condizione giovanile. E’ brutto vivere alla periferia del mondo e delle cose soprattutto se si è in cerca del quarto d’ora di notorietà, la mia generazione è sempre arrivata in ritardo sui grandi eventi.

     

    Passata, non ancora, la “notiziona” del liceo milanese allagato ora è la volta dei furti nei supermercati. Personalmente, dopo che i gruppi della grande distribuzione hanno speculato come non mai sul passaggio dalla Lira all’Euro ed hanno intascato ingenti aiuti dalla casse pubbliche (basti pensare che Sma, Rinascente e Auchan sono del gruppo Fiat) penso che una riappropriazione del maltolto da parte dei cittadini sarebbe anche da ritenersi moralmente cosa buona e giusta, ma non è questo il punto, il punto sta nella reazione spropositata del governo che ha dichiarato una sorta di stato di emergenza evocando tolleranze zero, linee dure (torrone per tutti) e leggi speciali e il procedere di conserva dei grandi mezzi di informazione (che in Italia sono comunque in mano per lo più al presidente del consiglio) che seguono la logica minimalista dell’ingigantire delle emergenze del tutto insussistenti, logica secondo la quale una persona ruberà tre confezioni di “quattro salti in padella” e subito lo faranno altre venti, un bambino viene morso alla gamba da un pitbull e subito ne verranno morsi altri cento, il tutto degradando l’emergenza camorra a poco prima dei lanci pubblicitari dei programmi di punta delle emittenti, sulla criminalità organizzata poi la gente ha già smesso di indignarsi da un bel pezzo, che dire? Gran bel segnale di società civile…

     

    Se fossi un marziano che ha come strumento di conoscenza solo i mass-media, atterrerei immediatamente in Italia visto che, a quanto sembra, le grandi emergenze e i grandi temi di sdegno popolare sono incentrati su quattro stronzi che allagano scuole e rubano nei supermercati. Che gran paese!

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:29 | commenti (7)


    mercoledì, novembre 10, 2004
     

    *OGGI SPALIAMO MERDA SU... JOVANOTTI

    “…Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano…”

     

    Se esistesse un premio per la retorica musicale italiana di tutti i tempi credo che Lorenzo Cherubini alias Jovanotti con questa frase se lo aggiudicherebbe con 999 punti di vantaggio sul secondo classificato ossia Toto Cutugno con “L’italiano”. Solo un imbecille può avvicinare Gandhi alla lobby criminale di San Patrignano. Vergogna!

     

    Retorico, abile imprenditore musicale e di se stesso, con quel filantropismo peloso che in un certo periodo era diventato un must tra gli uomini dello spettacolo, filantropismo ovviamente sempre ostentato e propinato in tremila salse televisive e mediatiche.

     

    Nato come invenzione di Claudio Cecchetto alla fine degli anni ’80, capostipite di una lunga tradizione e di una consolidata tendenza che vuole che chi va in televisione non sappia fare nulla, completamente privo di qualsiasi capacità vocale e musicale, inizialmente figlio del fighettismo più modaiolo, convertitosi alla retorica pacifista e dell’impegno sociale, gridata dal palco delle televisioni mediaset e di MTV day, con ogni tanto una spruzzata di paccottiglia sentimentale che non guasta mai.

     

    Colui che ha profuso per il mondo pietre miliari del calibro di “piove, senti come piove, madonna come piove, senti come viene giù” oppure “non m’annoio, e non che non m’annoio, non m’annoio” colui che ha scritto un libro (il grande boh) che ha saccheggiato Kerouac senza ritegno alcuno, operazione che ha potuto aver successo solo su chi ha una cultura riassumibile nella frase “ho letto i Promessi Sposi alle medie”, colui che è stato complice, durante un Festival di Sanremo, di una delle operazioni più beceramente marchettare fatte a favore del peggior uomo politico “di sinistra” dai tempi della comune parigina ad oggi, colui osannato dalla sinistra istituzionale.

     

    Certo è che se la sinistra promuove come propria icona mediatica un mediocre rapper e fenomeno da baraccone che pensa positivo perché lui è vivo, perché lui è vivo, significa proprio che siamo circondati dalla merda e questa merda è bene ogni tanto spalargliela contro.

     

    *Titolo vagamente ispirato dal Coniglione.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:31 | commenti (18)


    martedì, novembre 09, 2004
     

    IL NON FIGO CAMP

    Partendo dal presupposto che il non fighismo è una fenomenologia prevalentemente adolescenziale possiamo dire, a buon titolo, che una delle possibili evoluzioni del non figo è senz’altro nel campismo.

     

    Il lemma camp è preso in prestito dallo studio delle sottoculture con particolare riferimento alla subcultura trash e alla cultura popolare in genere per dirla con Barthes.

    Il non figo camp è colui che esibisce, di tanto in tanto, i propri elementi di non figaggine in maniera compiaciuta, ludica, con distacco autoironico e colto. Per capire questa tipologia di manifestazioni bisogna fare lo sforzo di comprendere la vita come drammaturgia sociale ossia come interpretazione di un ruolo, come estensione estrema della metafora dell’esistenza come teatro. In questa concezione la funzione comunicativa dell’oggetto assume la duplice valenza di significato e significante, l’oggetto diventa mezzo di comunicazione e trascende dalla sua natura strettamente utilitaristica.

     

    Mentre il non figo, nella sua concezione originaria e adolescenziale, indossa la camicia squadrettata o altri capi agghiaccianti perché gli sono stati comprati dalla madre e senza avere la consapevolezza delle semiotica dell’oggetto, nell’evoluzione e nella maturità anagrafica del nostro soggetto tali capi di abbigliamento avranno innanzitutto una funzione comunicativa, un richiamo consapevole alla propria alterità. Da una sensibilità naturale ci si evolve in una sensibilità artificiale che ha i caratteri di una vera e propria antropologia. L’ancorarsi all’antropologia camp rappresenta spesso, per il non figo, una valida alternativa alla completa marginalità e fa della non figaggine un messaggio positivo.

     

    Il camp è una evoluzione, una rilettura positiva, una rielaborazione della propria condizione da non figo e in questa pratica è visibile un’individualità da non figo riscattato, ma prima ancora è l’accettazione della propria condizione, un’accettazione che non nasce da una rassegnazione passiva al ruolo di sconfitto nel sistema di valori dominanti in una società ma da un ruolo attivo di alterità, qualità questa sempre latente nel soggetto delle mie trattazioni, ma che in questo momento è divenuta consapevole e, soprattutto, portatrice di un nuovo sistema di valori nel quale il linguaggio degli oggetti è un corollario.

     

    Il camp è una delle possibili risposte, secondo me la migliore, alla stratificazione di microfratture che hanno caratterizzato la nostra esistenza. Un’altra risposta può essere quella dell’integrazione, risposta tipica del non figo che fa palestra, che frequenta i corsi di balli latino-americani, che veste con le griffe alla moda, che in parole povere finge, che indossa una maschera non propria coprendosi spesso di ridicolo poiché dietro quella sottile maschera è nascosta comunque la sua essenza e il vivere una vita fingendo può essere una manifestazione di schizofrenia che alla lunga può portare a ulteriori traumi psichici e sociali, è una risposta fortemente intellettuale e in primo luogo culturale.

     

    Personalmente mi trovo molto bene in questa subcultura, sono felice e soprattutto sono me stesso.

     

    La lunga e intimista trattazione sul non figo e il mio vivere questa condizione contengono in se fortissimi elementi di campismo, paradossalmente posso definirmi il camp di me stesso, monsieurdosto.splinder.com è un blog che può essere classificato sotto queste definizioni, detto questo ora mi aggiusto il colletto blu elettrico, sistemo la giacca grigio antracite e il nodo della cravatta arancione a pois neri e parto per nuove avventure.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:32 | commenti (9)


    lunedì, novembre 08, 2004
     

    UMILIAZIONI SPORTIVE

    Come enunciato dal Coniglione, un buon non figo che si rispetti ha avuto nella vita un certo numero di umiliazioni di carattere sportivo.

    L’avere una madre iperapprensiva che ti teneva a casa o ti urlava di star fermo mentre gli altri ragazzini si arrampicavano sugli alberi e sui muri, essere di indole timida e quindi poco competitiva saranno fattori che ostacoleranno un normale imprinting psico-motorio nel bambino (le abilità grafiche e psico-motorie vengono sviluppate nella prima infanzia durante il processo di socializzazione primaria) e che non gli faranno sviluppare il senso del gruppo e quindi di squadra.

    Teoricamente lo sport dovrebbe essere uno strumento di crescita, un modo per maturare il senso delle regole e il cosiddetto, appunto, spirito sportivo, tutte cazzate.

     

    Si, proprio di cazzate si tratta, in realtà il bambino che si avvicina allo sport lo fa o influenzato dai mass-media, o per seguire il gruppo degli amici e l’amico del cuore o, in molti casi, per seguire le orme o peggio ancora le mancate aspirazioni paterne.

    I messaggi che ne emergono sono spesso improntati alla competitività esasperata, al vincere e al primeggiare tra gli altri, compagni di squadra o avversari che siano, quindi lo sport come legittimazione dei valori di competizione insiti all’interno delle società capitalistiche valori ai quali il non figo è spesso alternativo, il tutto ovviamente a discapito delle regole e dello spirito sportivo.

     

    Anche il papà più tranquillo quando il figlio fa sport si trasformerà in una sottospecie umana degna del più violento degli ultrà, gli allenatori e gli istruttori sportivi sono tra le persone intellettualmente meno dotate e interessanti che esistano, generalmente non hanno l’equipaggiamento morale e intellettuale, a parte rare eccezioni, per ricoprire in maniera degna l’importantissimo ruolo che hanno nella formazione dei giovani, anzi, saranno spesso esempi negativi da non imitare assolutamente e in questo retroterra culturale, in questa cultura del vincere a tutti i costi, il non figo si troverà non solo avulso e svantaggiato, ma riceverà ulteriori colpi alla propria autostima. Chi di voi non fighi non è stato mai scelto per ultimo e tra le proteste nella formazione delle squadre? Chi di voi non è stato mai giudicato un handicap per il proprio team? Chi non ha mai subito urla e insulti dal proprio allenatore? Ma veniamo alle mie esperienze personali:

     

    Nuoto: Iniziai, spinto da mia madre e contro ogni mia volontà, molto giovane a praticare nuoto, in realtà non ne avevo nessuna voglia e nessuna aspirazione e questo sport mi faceva schifo, ogni volta che dovevo andare a lezione di nuoto erano pesanti discussioni familiari ed avevo un istruttore che non faceva altro che sottolineare, con tono di scherno le mie lacune stilistiche, e la mia totale assenza di spirito agonistico. In prima media l’allora mio insegnante ebbe la premura di iscrivermi a due competizioni (i 100 metri dorso e i 100 metri rana) arrivai ultimo in tutte e due le competizioni con ampio distacco, davanti ad un pubblico formato da tutti i miei compagni di scuola.

     

    Educazione fisica: Al Liceo ebbi un’insegnante donna che in gioventù fu una mediocre ginnasta dilettante, mi ricordo che esponeva dei suoi trofei e vantava dei sesti o settimi posti nei campionati della Regione Umbria, che pretendeva che anche noi maschietti praticassimo questa irritante disciplina tipicamente femminile, ricordo esercizi tipo il quadro svedese che data la mia costituzione in carne svolgevo con enorme difficoltà tra lo scherno dei compagni e dell’insegnante, l’asse di equilibrio dalla quale spesso cadevo e lei mi faceva ripetere l’esercizio da capo facendo attendere gli altri ragazzi attorno allo strumento e le lezioni non andavano avanti finchè non completavo l’esercizio. Una volta terminai all’ospedale Santa Maria di Terni rompendomi un sopracciglio durante un esercizio sulla cavallina, la volta dopo l’insegnante intendeva farmi ripetere l’esercizio, ai miei rifiuti lei cominciò ad urlare e a darmi dell’imbranato al che la azzittii mettendole energicamente una mano davanti alla bocca e urlando a lei in lacrime che le avrei spaccato quella testa bacata che si ritrovava contro il muro e che era solo una persona frustrata (come tutti i timidi quando mi incazzavo avevo delle reazioni esagerate e spesso fuori luogo). Tragedia, furono chiamati i miei genitori e solo il mio ottimo andamento nelle altre materie scolastiche e la mia generale buona condotta mi evitarono una sospensione e l’essere rimandato a settembre di educazione fisica, fui costretto mio malgrado ad una sorta di scuse pubbliche.

     

    Calcio: Ho praticato il calcio già con migliore volontà ma con ugualmente pessimi risultati, l’ambiente del calcio giovanile era molto violento, fatto da genitori arrivisti che perdevano ogni senso civico quando diventavano spettatori dei propri figli, le mie capacità tecniche erano alquanto limitate, ero lento, pesante, poco prestante in altezza, pur disponendo di una buona visione del gioco e di un buon possesso di palla. Giocavo spesso in panchina e entravo in campo verso il finale, quando c’era bisogno di mantenere dei risultati favorevoli e di un robusto incontrista che tradotto significa un calciatore poco dotato tecnicamente ma che picchi duro gli avversari. Un volta entrai a 5 minuti dalla fine e su azione di calcio d’angolo fui autore della più classica delle autoreti, insaccando la mia porta con un colpo di testa in tuffo a mezz’aria sull’angolo alla destra del portiere, mi tirai contro tutti gli improperi del resto della squadra, quella fu l’unica volta che i miei genitori mi vennero a vedere al campo sportivo e furono umiliati davanti agli altri, fui anche accusato di disonestà. In un’altra occasione rovinai un ginocchio, con un’entrataccia alquanto goffa e dannosa quanto del tutto fortuita, al figo del quartiere. Mi ricordo ancora, alla mia uscita dal campo per espulsione, il nugolo di ragazzine urlanti e inferocite nei miei confronti e la violenza delle loro frasi. Vedere quel povero ragazzo sofferente andare via in ambulanza fu un episodio che mi lasciò sotto shock e terminai di giocare a calcio tra gli enormi sensi di colpa.

     

    Varie e eventuali: Mi sono rotto un dente cadendo dai pattini a rotelle, mi sono fatto male all’osso scarco (4 anni fa) cadendo dai pattini sul ghiaccio, ho preso di petto un albero scendendo con lo slittino, ho falciato la gente in fila allo ski-lift quando ho provato a sciare, in seconda media sono arrivato ultimo alle fasi comunali dei giochi della gioventù nella disciplina del lancio del peso

     

    La mia unica attività sportiva è ora rappresentata dalle tranquille passeggiate in bicicletta sul lungolago, spesso con un look raccapricciante e da qualche nuotata in piscina nell’orario libero in cui vanno i pensionati che si curano, in questo modo, l’artrosi.

     

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:35 | commenti (8)


    domenica, novembre 07, 2004
     

    TECNICHE DI SEDUZIONE

    Come non esiste una formula matematica del fascino non esiste nemmeno una tecnica di seduzione universale, valida per ogni tempo, luogo e stagione. E’ vera però una legge generale: qualsiasi tecnica di seduzione usi il non figo è in genere aprioristicamente sbagliata, come ho anche detto in altri post il figo è audace-il non figo è volgare, il figo parla con il cuore-il non figo usa frasi da bacio perugina, il figo sente l’emozione-il non figo è un patetico imbranato, il figo è cleptomane-il non figo è ladro, il figo se è anche ricco non è mai vecchio-il non figo è vecchio già a 26 anni, il figo è single-il non figo è uno zitellone, il capo ufficio figo fa approcci interessanti-l’impiegato non figo è un molestatore anche se regala un mazzo di fiori e via discorrendo, il tutto a parità di comportamenti.

     

    I nostri prodi paladini sono nell’approccio, dove per approccio intendiamo qualsiasi azione atta ad originare un qualsiasi tipo di conoscenza con una persona (di solito di genere femminile) con la quale (di solito in un secondo momento) si intende stabilire una relazione più o meno duratura, alquanto scarsi e le loro naturali armi di approccio consisteranno per lo più nello sguardo sbieco e nello sguardo sdilinquito, due modi di osservare assolutamente irriproducibili da qualsiasi comune mortale e difficilissimi da descrivere che rientrano comunque nel corredo cromosomico di chi non è stato baciato dalla Dea della figatio, tali sguardi sono spesso accompagnati da lunghi silenzi dati dalla natura timida del RNF (ragazzo non figo) e possono durare da pochi secondi fino ai tempi lunghi nell’ordine di ore. Durante la pratica di questo tipo di sguardi c’è anche una perdita del senso del contesto e se vengono fatti in una condizione dinamica è altissimo il rischio di infortunio (pestare una merda, sbattere la faccia contro un lampione, inciampare sul marciapiede) ciò non toglie che comunque vengano usati in qualsiasi luogo di aggregazione: scuola, discoteca, pub, chiesa, mezzi di trasporto.

    Nella mia esperienza da insegnante mi capita spesso di incrociare, tra i miei studenti, dei veri campioni di sguardo sbieco e di sguardo sdilinquito nella speranza di qualche amore e amorazzo nato tra i banchi di scuola, un vero non figo impara a riconoscerli immediatamente per una sorta di antico e recondito richiamo della specie.

     

    Tuttavia gli approcci del RNF, purtroppo per la sua autostima, non si fermano solamente al sottile gioco degli sguardi e delle occhiatine, ma comprendono anche delle tecniche attive messe in atto in genere dopo ore di training autogeno e di drammatizzazione davanti allo specchio e davanti al mocio vileda, riassumibili comunque in poche, determinate e prevedibili casistiche che proveremo a riassumere.

     

    Tecnica del “ma non ci siamo già visti?”: E’ praticata da moltissimi anni (copiata dai film degli anni ‘50) ma non ha mai funzionato, anzi, vi dirò di più: è matematicamente impossibile che funzioni.

    Se alla domanda “ma non ci siamo già visti?” la tipa risponderà “NO”, il RNF avrà già perso la sua battaglia in quanto (geneticamente) egli non possiede sufficienti capacità di recupero e questa casistica non è contemplata nelle prove e negli scenari preparati durante il training autogeno; se invece la tipa risponderà “SI’” alla fase di facile e rapido entusiasmo seguirà uno stato depressivo causato dal successivo contenuto della risposta della fanciulla: a) “Sì... eravamo compagni di liceo e tu sei quel non figo che non invitavano mai alle feste”  b) “Ma vaffanculo, ma ti sei visto? Che cazzo vuoi!?” c) Si, ma non ho alcuna intenzione di conoscerti meglio. d) “Si, ma ho aumentato le tariffe”.

     

    Tecnica della presenza ricorrente e ossessiva: Consiste nel tentativo, disperato e stoico, di farsi vedere tante di quelle volte finché la presenza risulti così familiare da ammorbidire e facilitare l’Approachment (nel peggiore dei casi può succedere di essere denunciati come maniaci oppure rinchiusi per un po’ di tempo in una clinica psichiatrica). Tutto inizia con un lungo ed attento pedinamento per scoprire gli usi e le abitudini dell'obiettivo (in questa fase è molto importante non farsi notare affinché i successivi incontri sembrino casuali). Poi segue l’azione che consiste nel farsi trovare nei luoghi che la tipa frequenta di più (al supermercato dentro il banco dei surgelati, alla guida dell’autobus che prende per andare in centro, fuori della sua scuola o della sua azienda) e successivamente la fase più complicata in cui il RNF deve sostituirsi agli oggetti che lei utilizza, per esempio mimetizzandosi da zerbino (cosa che al nostro eroe riesce naturale).

    Le probabilità di riuscita di questa tecnica sono alquanto basse, spesso perché il non figo si limita solamente alla presenza ricorrente senza mai passare all’azione, quando si passa all’azione si viene liquidati con frasi del tipo: “mi ricordi tanto qualcuno, per caso sei l’uomo della nettezza urbana?”.

     

    Tecnica dell’amico: Questa la conoscono tutti, e tutti l’hanno utilizzata almeno una volta nella vita: mandare avanti un altro per dire alla persona che ci interessa che a noi interesserebbe, sempre che a lei interessi, fare insieme cose interessanti, di comune interesse, sempre che comunque a lei possa interessare fare cose interessanti con quel tipo interessante che è il mio amico…

    In genere si manda in avanscoperta un amico, spesso un non figo come noi che darà luogo a un guazzabuglio di gesti, oppure di frasi senza senso, che produrranno alla tipa da approcciare (nel migliore dei casi) un’infinita noia e innumerevoli sbadigli.

    Anche la tecnica dell’amico ha probabilità di riuscita molto basse, intorno al 2%, ma rispetto alle tecniche descritte precedentemente ha un indiscutibile vantaggio: può essere tentata (nei confronti del medesimo soggetto femminile) un numero infinito di volte. Tanto (e purtroppo) non c’è verso che la tipa finisca per accorgersi (e ancor meno ricordarsi) del non figo che sta cercando di approcciarla.

     

    Tecnica del logorio: Consiste nel tentare un avvicinamento fatto di fasi e di velocità impercettibili, si inizierà mediante degli aforismi d’amore mandati in maniera anonima via sms, allo scopo di incuriosire la controparte, poi dagli aforismi si passerà agli sms del tipo mi piacerebbe conoscere persone nuove (fingendo la casualità del tutto) poi piano piano dopo 15 sms e altrettanti giorni si comincia lentamente a gettare la maschera, e così via, giocando sempre sull’inevitabile curiosità.

    Tecnica assolutamente controindicata data appunto la lunghezza dei tempi. Nel frattempo la vostra preda ha fatto in tempo a fidanzarsi con tutti i componenti della squadra di calcio del quartiere.

     

    Tecnica epistolare: Si pensa spesso che la scrittura sia di notevole ausilio a chi non riesce a dire certe cose con le parole e si pensa molto male.

    Il RNF in questo modo manifesterà tutta la sua patologica insicurezza e soprattutto lascerà della prove tangibili di quel tentativo di approccio, le sue candide e ingenue parole diventeranno presto oggetto di scherno nella sua comunità e nel suo gruppo di appartenenza e un approccio che denota sin dal principio insicurezza non verrà mai apprezzato, verrete apprezzati di più se diventate Pietro Maso e ammazzate vostro padre e vostra madre. Lasciate stare le lettere.    

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 21:51 | commenti (7)


    sabato, novembre 06, 2004
     

    IL NON FIGO DIACRONICO

    Un’altra caratteristica del non figo sta nel suo essere diacronico ossia fidanzato quando gli altri sono single (raramente) e single quando gli altri sono fidanzati (quasi sempre).

    Tale asincronia porterà l’eroe di così tante mie trattazioni ad una serie di neurosi, disturbi comportamentali e instabilità emotive, alternerà dei momenti di depressione a dei momenti di euforia e degli attimi di calma piatta con altri attimi di violenza e aggressività inaudita.

    Cari lettori, che emozione mi da il parlare di questa situazione che mi interessa così intimamente, quanti ricordi… chiudiamo comunque l’inciso e analizziamo tutte le casistiche del non figo diacronico.

     

    Prendiamo la situazione principe in quanto a umiliazione: venite invitati ad una cena o a una serata dove tutti sono in coppia e voi siete i soli single. Ovviamente se le coppie sono formate, come spesso accade, da vostri consimili non fighi questa situazione vi verrà fatta pesare come un macigno sulla vostra autostima, ma analizziamo la serata.

    C’è una prima fase detta fase disinvolta chiamata così perché il nostro eroe ostenta una totale tranquillità e mancanza di imbarazzo anzi, si sentirà sicuro di se, agile, disimpacciato, a proprio agio, dirà frasi del tipo “è da tanto che mi sarebbe piaciuto passare una serata come questa” e addirittura ironizzerà sulla circostanza “…mi fate compassione, io si che me la spasso, io si che ho la mia libertà…”  poi dopo una fase di disincanto che dura una manciata di secondi e che rappresenta una prima e piccola presa di coscienza dopo della quale ci sarà una fase ben più lunga e ben più dura, stiamo parlando ovviamente della fase di rigetto che raggiungerà il suo acme nel momento in cui gli amici cominceranno a pomiciare, in maniera tanto più ostentata quanto più è non figa la parte maschile della coppia (tanto più un uomo è non figo tanto più pomicerà in maniera grossolana e tronfia in pubblico, è una legge. Il figo non ha bisogno di rimarcare la sua fisicità con il sesso opposto). Anche lui vorrebbe scambiare delle tenerezze con qualcuna e comincia a cadere nella più cupa delle depressioni, alla fine taglierà la corda con delle laconiche scuse del tipo “devo andare perché domani mi alzo presto che ho il matrimonio di una mia cugina di Salerno” oppure fingendo delle sindromi influenzali.

     

    A questo punto si può cadere in una trappola mortale; una delle coppie o anche un solo componente, in genere femminile, mossi dalla compassione, vi diranno che c’è una loro amica simpatica che al limite potrebbero farvi conoscere. Il vostro caro MonsieurDosto vi invita a stare attenti e a guardarvi bene da questi inviti ma a volte è talmente difficile mantenere la calma, la freddezza e la capacità di discernimento davanti ad un’occasione del genere che si finisce sempre per accettare l’invito con la speranza di incontrare la donna della propria vita, mai speranza sarà più vana, in genere incontrerete delle donne molto problematiche che sarete in grado di trovare anche da soli buttando le vostre simboliche reti nel mare del disagio femminile, e poi la carità pelosa è sempre un qualcosa di spregevole e vi verrà comunque rinfacciata alla prima occasione.

     

    Ma per il non figo diacronico le difficoltà non si limitano al fatto di essere scoppiato quando gli altri sono accoppiati. Altrettanto problematica è la sua condizione di accoppiato quando tutti gli altri si comportano come incalliti single.

    Il vero non figo, in questo caso si inabissa in un buco nero.

    Si dicono Buchi Neri quelle coincidenze spazio-temporali per mezzo delle quali un non figo sparisce dall’orbita delle sue amicizie non appena s’è fatto una ragazza fissa. Le conseguenze di tale stato possono indurre il soggetto a una perdita totale della concezione del tempo non riesce mai a stabilire quanto tempo passa con la sua ragazza (di solito dalle 12 alle 18 ore al giorno) e da quanto tempo non vede i suoi amici (di solito dai 3 ai 6 mesi), nonché una perdita totale della concezione dello spazio, si ritrova sempre in posti che prima non frequentava perché detestava. Il vostro Monsieurdosto, all’età di 18 anni, quando una certa Valentina aveva sconquassato la sua esistenza, andava a ballare tutte le domeniche pomeriggio (chi mi conosce sa quanto odi il ballo) andava addirittura al mare ma soprattutto (lo dico? Vabbè lo dico) ha frequentato qualche lezione di tango argentino (me ne sto ancora vergognando). L’innamoramento adolescenziale consiste nella perdita di controllo del nostro cervello, nottetempo ci viene istallato un chip che ci fa diventare i passivi videogiochi del Dio Eros.

     

    Passata la vertigine dell’innamoramento succede infatti che il non figo in questione, anche dopo periodi nell’ordine di anni, si rifaccia vivo con gli amici e li saluti come se niente fosse. Ma soprattutto succede che non sappia rispondere alla seguente domanda: “ma dove cazzo eri finito?

    Chi è stato vittima di un Buco Nero torna alle vecchie amicizie ma non ricorda niente, come se fosse stato rapito dagli ufo. E in effetti è stato rapito per molti anni da un ultracorpo (la sua ragazza). Il motivo del suo oblio è da ricercare nella peculiarità del suo passato recente: tutte le cose che ha fatto insieme a lei gli sembrano talmente lontane dal suo abituale modo di pensare che non può far altro che innescare tutti i meccanismi della rimozione psicologica. Il gruppo degli amici tenderà inizialmente ad emarginarlo, ma poi piano piano la situazione ritornerà alla normalità e il nostro eroe tornerà ad essere quel non figo che è sempre stato.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:32 | commenti (8)


    venerdì, novembre 05, 2004
     

    IL NON FIGO NELLA CANZONE/5 (FRANCO BATTIATO- TRA SESSO E CASTITA'-)

    “Andando a caso consideravo girando per strade vuote che l’equilibrio si vede da sè si avverte immediatamente. Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri ed è l’eterna lotta tra sesso e castità,  Chissà com’è la tua vita oggi e chissà perché avrò abdicato”

     

    Caratteristica del non figo è quella di avere una serie di occasioni perdute, spesso a causa della propria timidezza. Già l’inizio della canzone rivela una delle tante attività a cui è dedito il non figo: il girare senza meta ovviamente in solitudine e nel rendersi conto della sua condizione di single per altrui scelte pensa a quando, durante il Liceo, una tipa o più probabilmente una Luisa Rossi gli aveva dato dei timidi segnali di disponibilità e lui ora, da perfetto sconfitto, si chiede che fine avrà fatto quella donna che rappresenta un’occasione non sfruttata e vive l’eterna lotta tra sesso (immaginato) e castità (reale)

     

    “Scorrono gli anni nascosti dal fatto che c’è sempre molto da fare e il tempo presente si lascia fuggire con scuse condizionali. Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri ed è l’eterno scontro tra sesso e castità, Chissà com’è la tua vita oggi e chissà perché avrò abdicato”

     

    Il protagonista della canzone, da buon non figo, perde il tempo in inutili attività, elucubrazioni mentali e paranoie e non si rende conto di ciò che gli capita intorno, magari se si fosse semplicemente dichiarato la tipa in questione gli sarebbe saltata addosso, ma lui si è creato una serie di film mentali e ora sta come un testa di cazzo, girando in macchina da solo nelle zone industriali dedicate ai puttan tour, ma quel giorno piove e le strade sono deserte e lui vaga accompagnato solo dai suoi rimpianti e dal pensiero delle sue rinunce.

     

    “Tra i sussurri l’indolente ebbrezza di ascendere e cadere qui tra la vita e il sonno, la luce e il buio dove forze oscure da sempre si scatenano”

     

    Questa frase è particolarmente significativa: è la metafora della vita che scivola via indolentemente, senza che lui prenda alcuna iniziativa, senza aver colto mai l’attimo, dormendo sopra le timide occasioni e le timide speranze, una vita che gli ha dato solo qualche sussulto.

     

    “Felici i giorni in cui il fato ti riempie di lacrime ed arcobaleni della lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie … Chissà perché avrò abdicato con te riproverei ... Per capriccio gioco per necessità, mi divido così tra astinenza e pentimenti tra sesso e castità”

     

    Chiara metafora sessuale. Siamo di fronte al cambiamento ormonale primaverile, sono chiari i richiami alla voglia di sesso e ai simboli fallici, i papaveri, esagerando ovviamente sulla propria dotazione sessuale (ho un bel papaverone tra le gambe) manifestando così una pura tronfiaggine tipica del non figo. Alla fine rimugina ancora sull’occasione perduta e raggiunge l’acme del patetismo nel richiamare, dopo tanti anni, la vecchia compagna del Liceo spinto dal capriccio e dal gioco (dice lui) e dalla necessità (vera causa) o meglio ancora dalla mancanza. Lei ovviamente nel frattempo non si ricorderà nemmeno più di lui e mentre la donna rappresenta nel nostro non figo una serie di emozioni, di sentimenti, di rimpianti e di stati d’animo, lui per lei sarà tutto al più un viso confuso (il viso di un altro) tra quello dei 330 abitanti di sesso maschile della provincia di Ragusa a cui lei, da buona Luisa Rossi, l’ha fatta annusare e ha dato timide speranze. Deluso se ne ritornerà a rimuginare tra astinenza e pentimenti (non scopate e pentimenti, ma astinenza e pentimenti notare bene..) e tra sesso (immaginato) e castità (reale).

     

    Come al solito Franco Battiato è un grande interprete delle casistiche della non figaggine, il tema dell’occasione perduta poi rientra in molte sue produzioni, basti pensare per esempio alla bellissima “La stagione dell’amore” così come rientra nella timida vita di ogni non figo.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:21 | commenti (6)


    giovedì, novembre 04, 2004
     

    DEMOCRAZIA

    Anche se riscontrano il favore della maggioranza assoluta dei votanti di un paese non dirò mai, nemmeno sotto tortura, che la guerra e la pena di morte sono delle pratiche democratiche.

    Che cos’è allora la democrazia? E’ giusto che la democrazia sia solo legge dei numeri e della maggioranza a prescindere da quelli che sono i contenuti? Che fare? Costruire lo stato etico hegeliano? Far si che le idee di chi ripudia la guerra e la violenza abbiano agibilità nei mass-media e negli strumenti di manipolazione del pensiero, senza che gli intellettuali invece si trincerino nelle loro torri d’avorio perché la televisione fa schifo e loro non ci vanno? E se un domani la maggioranza della popolazione decidesse la tortura e l’eliminazione fisica dei neri, dei gay, degli abitanti di Montebelluna e di Monte Vidon Corrado, di chi porta le camicie quadrettate e di chi ha l’hobby della ruzzola?

     

    Sono un non figo in preda alla vertigine da autostima, lo so non c’entra un cazzo ma è tanto per non sconvolgere troppo la linea editoriale rigidamente disimpegnata e stupida del blog. Evviva i non fighi!

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 19:37 | commenti (6)
     

    IL SOSIA

    Stamattina, durante la colazione al solito bar, ho incontrato un vero e proprio sosia di Byron Moreno. Il signore in questione, probabilmente il cuoco di un vicino ristorante peruviano, era la riproduzione di un simbolo, di una vera e propria icona del vittimismo piagnone e della nevrosi calcistica italiana.

    La mia mente è andata immediatamente a quel mondiale asiatico, ai toni apocalittici e sconvolti nella rielaborazione di quella debacle calcistica, a Luciano Gaucci che con una tutta italiana delicatezza padronale rinfacciava al coreano Ahn, autore del gol decisivo, i soldi guadagnati nel suo Perugia.

     

    Il sospetto, quando si parla di quell’abitudine, retaggio dell’italica antropologia, che si chiama vittimismo piagnone è che i toni e i volumi del grido di dolore siano tanto più esagerati quanto più alta è la necessità di facili alibi morali. Il gridare “al complotto! al complotto!” o il prendersela con aleatori concetti di sfiga, di persecuzione, di malvagità umana e di disonestà sorvolando invece, in quel caso, sugli strafalcioni di Vieri davanti alla porta vuota, sul tatticismo difensivista alla Trapattoni e sul pensare che contro i modesti ma mai domi coreani sarebbe bastato solo un gol, rappresenta senza dubbio un facile corollario giustificazionista.

     

    C’è sempre una grande lezione psicologica e morale dietro lo sport che poi è spesso anche una lezione di vita: ritornano in mente certi servizi pseudo-giornalistici da rotocalco televisivo pomeridiano, quelli che fanno vedere il degrado di certe periferie urbane in mano alla criminalità organizzata, che mostrano un’Italia bassamente e barbaramente degradata ma verso la quale si stagliano condiscendenti parole di comprensione, si prende il facile alibi della disoccupazione per giustificare la mancanza assoluta di senso civico, senza pensare che certa gente non fa nulla per uscire da quel clima di illegalità, nemmeno nell’intervallo tra una sceneggiata televisiva targata rai e un’altra sceneggiata televisiva targata mediaset, tanto poi arriveranno i governi con i loro condoni.

     

    Non solo questo messaggio degli alibi morali è irritante ma è perfino pericoloso, è un chiaro richiamo all’irresponsabilità individuale, il fatto di vivere in realtà degradate tra la disonestà generalizzata e di essere talvolta vittima di un contesto dovrebbe essere piuttosto motivo di stimoli in più, dovrebbe far scattare ulteriori capacità di reazione, di autonomia e talento, ma si sa: la capacità di reazione, l’autonomia e spesso anche il talento in Italia sono alquanto sottodosati.

     

    Purtroppo ne sortisce un’immagine di forte debolezza psichica, e di resa quasi superstiziosa di fronte al destino cinico e baro, alla malvagità umana e al Byron Moreno di turno.

     

    I popoli forti non credono nel destino avverso, non sono lamentosi, reagiscono spesso in maniera spavalda e se questo tipo di reazione non tutela dalle sconfitte, per lo meno, risparmia l’ulteriore umiliazione del vittimismo piagnone a sconfitta avvenuta.

    Quello che irrita di certa Italia è che spesso si risponde con le sterili e a-ideologche lamentele o peggio ancora con la furbizia, alle prove della vita. Bisogna capire che la furbizia è un’intelligenza di serie B. L’intelligenza di serie A sta nel comprendere che davanti alle piccole e grandi prove della vita si deve sempre contare sui propri mezzi, si è sempre soli, quindi per cui si è completamente padroni del proprio destino. E’ inutile “curare” con forti iniezioni di sociale un male che è nella dimensione psichica e personale, non si crea legalità aprendo una stazione dei carabinieri in più o organizzando corsi di fotografia, non si risponde ad un disagio che è in primo luogo culturale istituendo quei posti di aggregazione “sana” che vengono immancabilmente richiesti a furor di popolo nei qualunquistici salottini televisivi o consessi politici, non servono i “preti coraggio” con velleità da soubrette televisive quando la chiesa come istituzione non fa altro che sguazzare in certi habitat culturali (notare la forte ricerca di sacralità che caratterizza i boss della malavita). Serve cultura, serve rieducazione antropologica e ricostruzione militante e dal basso della società, serve creare un uomo nuovo, agire nelle singole coscienze e che ognuno si faccia carico di tale onere, per favore basta con l’irresponsabilità personale, basta con il vittimismo piagnone e magari poi verrà anche il tempo di ragionare su una nazionale di calcio che la grinta, l’anima e la motivazione, in quel mondiale, le lasciò all’aeroporto di Fiumicino.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:14 | commenti (3)


    mercoledì, novembre 03, 2004
     

    Propongo la condanna ai lavori forzati per Tonino Guerra e per il suo irritante e del tutto ingiustificato ottimismo.

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:34 | commenti (5)
     

    LA SPERANZA E IL SOGNO

    Spero che negli Stati Uniti vinca Kerry...

    ... e sogno un mondo in cui essere di sinistra non significhi necessariamente votare o sperare che vinca "il meno peggio"... Chissà!?

    Pensieri e parole di kendostoe | 00:30 | commenti (7)


    martedì, novembre 02, 2004
     

    LA RAGAZZA NON FIGA

    Dopo aver lungamente indugiato sull’ampia e non ancora esaurita fenomenologia del non figo oggi proverò a tracciare un profilo, comunque approssimativo data la mancanza per ovvi motivi biologici dell’esperienza diretta, di una tipologia umana tutta particolare: La ragazza non figa.

    Proviamo ad analizzarne alcune caratteristiche:

     

    • Contesto familiare di provenienza: La ragazza non figa presenta un background familiare molto simile a quello del suo omologo maschile, in genere proviene da una famiglia iperapprensiva e di stampo vittoriano, non è detto che sia primogenita, ma è vero che spesso ha un fratello maschio, più grande o più piccolo non importa, che gode di una libertà nettamente maggiore di quella che viene lasciata a lei, alla ragazza non figa vengono vietati fino alla soglia della laurea tutti gli orpelli femminili, lei stessa non sentirà quasi mai la necessità di ribellarsi alle ingiuste imposizioni della famiglia, anzi avrà un padre-padrone onnipresente che la accompagnerà a scuola fino alla soglia dell’esame di stato, alle attività ricreative (in genere la RNF suona, in maniera mediocre e contro la sua volontà il pianoforte e viene costretta ad umilianti e assolutamente non richieste esibizioni nei consessi familiari) e perfino in discoteca, l’onnipresenza della famiglia verrà a cessare in occasione del matrimonio con un uomo strettamente approvato dal papà e dalla mamma i quali faranno di tutto per impedirle ogni intimità pre-matrimoniale, il suo uomo sarà in genere un appuntato dei carabinieri, un agente scelto della Polizia Comunale di Biasca, uno di quei tipi ancora nei boy scout a 40 anni o comunque una qualche mezza calzetta delle forze armate, sulla base dell’iperconvinzione divisa=moralità.

    • Abbigliamento: La RNF ha l’equivalente della camicia squadrettata nelle accollate camicette con i fiorellini su fondo bianco o azzurrato, indossate in genere sotto un maglione marrone modello cardigan o fatto ai ferri dalla madre o sotto  felpe di monciccì o di iridella indossate fino alla soglia della senescenza, i jeans saranno di un taglio molto spesso fuori moda e lasceranno intravedere i mutandoni ascellari della nonna, sotto la camicia indosserà spesso una micidiale maglietta della salute di quelle del Dr. Gibaud lana fuori e cotone sulla pelle con una fantasia a fiorellini sulla parte alta. Nella versione formale la RNF indosserà dei tailleur modello madama inglese, di quelli a vita alta, con la gonna scampanata che lascia intravedere la calza, meglio ancora il gambaletto, color carne o il calzettone bianco, che a sua volta lascia intravedere una gamba non depilata, tale mise viene spesso abbinata ad un severo mocassino nero, accollato, con un po’ di tacco quadrato, a uno stivaletto scamosciato marrone o a un paio di ballerine bianche o nere, la calzatura, ritornando alla variante “casual” sarà invece la classica all-star alta in tela. Altra alternativa è quella: gonnellone scozzese, maglione rosso stile natalizio con scollo a V, camicetta a fiorellini, sandalo in finto cuoio.

    • Fisico: Ovviamente la variante biologica ha un certo peso anche nella determinazione della non figatio femminile. In genere la RNF presenta un carico cellulitico precoce già all’età di 10 anni, oppure sarà magra e scarna ai limiti del rachitismo, avrà uno sviluppo in altezza quasi sempre disarmonico ai limiti del nanismo o tendente al gigantismo, la sua andatura sarà dinoccolata e alquanto sgraziata, la presenza degli occhiali, dell’apparecchio ortodontico e dell’acne giovanile e l’assenza di femminilità faranno il resto (la natura non fa mai le cose a caso).

    • Condizione sociale: In genere la RNF è ben laureata, ma i suoi successi scolastici e universitari non sono mai dati dalla passione per le cose, anzi, in genere è stata costretta dalla famiglia a frequentare il liceo classico e la facoltà da loro scelta sulla base della vicinanza a casa, ma saranno dati da un forte senso del dovere e da una marcata acriticità nei confronti di ogni autorità, la sua vita sarà basata sulla più ferrea disciplina, mai una canna, mai un bicchiere di vino neanche durante i pasti, non avrà idee politiche a parte in una sua variante che in età adulta manifesterà idee vicine al più repellente femminismo militante o in un’altra variante più numerosa vicina al cattolicesimo più reazionario, la passività nei confronti delle cose caratterizzerà la sua intera esistenza, ricoprirà dei ruoli professionali nettamente dequalificanti, la vedrete spesso occuparsi di contabilità, di elaborazione delle buste paga, o di pratiche per i mutui presso qualche istituto di credito, tutti mestieri ripetitivi che non danno possibilità alcuna di carriera e di crescita personale e professionale che lei però svolgerà con magistrale dovizia essendo abituata ad un forte e acritico senso del dovere.

    • Gusti musicali e letterari: Per quanto riguarda la musica possiede tutta la discografia di Marco Masini, di Mia Martini e di Eros Ramazzotti tutte le compilation di Sanremo dal 1988 in poi, qualche greatest hits di Biagio Antonacci, Nek, Anna Oxa, il cd “L’imboscata di Franco Battiato del quale ascolta però solo la canzone “La cura”. Per la letteratura andiamo sul classico: Mazzantini, Baricco, Ammaniti o comunque tutti i libri che arrivano al primo posto in hit parade. Ciò che conta sottolineare è che, nonostante i suoi risultati scolastici siano da primato, in realtà la sua cultura è limitata alla meccanica esposizione di nozioni assorbite pedissequamente dai libri di testo, senza però imparare ad usare queste nozioni nella vita o in contesti diversi dall’esame o dall’interrogazione. La sua padronanza delle lingue straniere è riassumibile dalla proposizione “ho fatto inglese a scuola” e quella informatica dalla proposizione “ho scritto la tesi al computer”.

    • Patologie: Ed eccoci finalmente alla cosa che più di ogni altra caratterizzerà l’oggetto della nostra trattazione: la presenza di sindromi psico-somatiche da stress. La RNF soffrirà molto spesso di gastrite causata dallo stress dovuto al lavoro e alla sua condizione, basterà un semplice rimprovero del suo principale, un apprezzamento estetico maligno della sua collega figa (le donne in questo hanno una perfidia e una malvagità tutta particolare) oppure uno degli ennesimi litigi con la madre (che avvengono anche sulla soglia della quarantina) per provocarle un’ ulcera duodenale pluriperforata, avrà sempre freddo, la vedrete spesso in ufficio con il cappotto anche se fuori sono 25 gradi e nonostante la maglietta del Dr. Gibaud. Quando troverà un ragazzo, spesso un suo collega in banca o un appartenente alle categorie citate all’inizio e comunque mai un non figo, si ammalerà di vaginite, di candida o di altre sindromi tipicamente femminili dovute comunque alla somatizzazione da stress.

    Sulla fenomenologia della non figa sono aperto al confronto.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 19:38 | commenti (14)


    lunedì, novembre 01, 2004
     

    IL MONDO DELL'AMORE (UN POST SOCIOLOGICO)

    Ogni tanto mi rendo conto che il mio blog è diventato un po’macchiettistico e noto di perdermi troppo nel consueto tormentone sul non figo e soprattutto di delinearmi come una persona che ancora guarda con rancore al proprio passato quando invece non è così, o meglio non è così facile. Mi riprometto spesso di chiudere l’argomento, ma poi la vita di tutti i giorni mi da nuovi spunti di riflessione e di trattazione di quel grande soggetto psico-socio-antropologico che è “il ragazzo non figo.”

     

    Ho passato il fine settimana a Basilea, approfittando dell’ospitalità di una nostra amica, una ragazza di origine turca immigrata di prima generazione con permesso di dimora provvisorio (tanto per classificarla con gli stessi criteri usati dalla Confederazione). Tale ragazza, fisicamente molto carina, dopo un periodo passato a Lugano ha conosciuto, per mezzo di una chat, un ragazzo svizzero di Basilea, si sono incontrati un week-end ed è stato immediatamente colpo di fulmine e già una settimana dopo lei ha preso armi e bagagli e si è trasferita a casa sua.

     

    Insomma, c’erano tutte le condizioni per pensare che mi sarei trovato davanti a un non figo di quelli da antologia della non figaggine, c’erano tutti i migliori presupposti per immaginare ciò. In primo luogo esiste una legge quasi non scritta, una sorta di regressione tra il grado di avvenenza e popolarità di un uomo e la distanza della sua fidanzata dal proprio contesto (geografico, economico e culturale) di origine. Per il rapporto figaggine vs non figaggine valgono le stesse regole sociologiche del rapporto normalità vs. devianza, anzi la non figaggine è una forma di devianza, intesa come scarto dal sistema dei mezzi e dei valori dominanti in una società, quindi possiamo dire che, più che i fattori strettamente biologici, nella determinazione della non figatio conta la costruzione sociale, è il contesto sociale a determinare cos’è figo e cos’è non figo, me ne sono accorto sulla mia pelle durante una mia permanenza in Messico dove il mio colorito pallido e i miei occhi chiari erano caratteristiche molto apprezzate dalle donne del luogo, quando invece nel mio luogo di origine, in particolare la pelle molto chiara, è sempre stata motivo di mai celato disprezzo per la mia fisicità. Detto questo possiamo concludere che il figo è sempre perfettamente integrato nel sistema di valori che esprime un determinato contesto e che se il tipo in questione fosse stato figo si sarebbe accoppiato con una svizzera di buona famiglia e di buona posizione economica, al contrario invece chi è non integrato tenderà ad accoppiarsi con persone distanti dal contesto geografico, economico, culturale e più aumenta il grado di non figaggine di un uomo più aumenta quello che chiameremo gap contestuale.

     

    Esiste poi anche un fattore dove la costituente biologica ha invece un peso rilevante di fianco alle risultanti sociologiche: il grado di visività della situazione che ha stabilito l’incontro. Partiamo dal presupposto che l’innamoramento avviene inizialmente, più che su una mozione degli affetti e sulle affinità elettive, su un fattore prettamente visivo e fisico e nell’approccio ha un ruolo fondamentale il grado di sicurezza che ha un uomo in se stesso (ovviamente diamo per appurato che tale grado di sicurezza è a livelli minimi nel non figo). Precisato tutto ciò possiamo ipotizzare che il figo incontrerà la sua anima gemella nel locale dove la gente del posto va a ballare i latino-americani, man mano che diminuisce il grado di visività della situazione aumenta il potenziale di non figaggine dell’individuo oggetto dei nostri studi. La chat, dove il grado di visività è pari a 0 o giù di li, è da considerare quasi il non plus ultra in tema di non figaggine.

     

    Analizziamo ora altri elementi di contorno a partire dal fatto che lui subito dopo il week-end passato insieme ha voluto immediatamente dare una sorta di ufficialità alla cosa, avendo la classica fretta del non figo nell’incamerare le situazioni, fretta che nasce dalla paura di farsi passare sotto il naso il treno che porta alla figaggine, treno che si aspetta, spesso invano per tutta la vita. Il voler bruciare le tappe è indice innanzitutto di vulnerabilità e di insicurezza.

     

    Arrivato a Basilea ho avuto ampia riconferma delle mie teorie, mi sono trovato davanti ad un ragazzo 29 enne che aveva compiuto il suo viaggio di sola andata verso la sfattanza fisica, piccolo di statura, occhiali spessi un dito con montatura stile tartaruga in plastica, capelli biondo cenere incolti e con un taglio stile caschetto (fuori moda da 20 anni) continua ricerca del contatto fisico con la sua ragazza (il non figo cerca l’affetto che gli è mancato durante tutta la vita in questi piccoli e percepiti patetici gesti) cardigan verde con casette di montagna nere disegnate, blue jeans un po’ consunti non di marca, scarpa da tennis finto new-balance, oltremodo intimidito dalla presenza mia e soprattutto da quella di mia moglie, ma soprattutto la coppia convive con un terzo reggitore di moccolo: un ragazzo mio coetaneo, single, alto ma magro ai limiti del rachitismo, brutto come un bugliolo, sosia dello studente Astariti (vd. Il film “La scuola” di Silvio Orlando) costretto a subire le umiliazioni dell’amico colto dalla sindrome da “non figo che vince”.

     

    Altro elemento importantissimo della coppia: lei è a Basilea da 7 mesi e ancora non ha trovato lavoro, anzi, non ha avuto ancora modo di lavorare un solo giorno. A Basilea Città il tasso di disoccupazione è del 2,9% considerato che Keynes giudicava fisiologico un tasso di disoccupazione attorno al 5% da ciò se ne deduce che la realtà basilese soffre di forti carenze di manodopera, impressione ulteriormente fortificata dalla grande presenza di lavoratori frontalieri provenienti dalla vicina Francia e dalla Germania attratti dalle numerose possibilità occupazionali e dall’alto livello dei salari, nonché da una diffusa presenza di cartelli e di inserzioni di ricerca di personale (anche stranieri senza permesso) il tutto in una nazione che fino al 1° giugno del 2004 aveva in vigore una legge che dava una rigida prelazione alla manodopera autoctona nei confronti di quelle frontaliera e di nuova immigrazione a prescindere anche da altri tipi di valutazione. Nonostante ciò, lei ha ampio accesso allo shopping, come rilevato dal suo grande possesso di accessori e dall’acquisto di due borse in un breve lasso di tempo che ci siamo recati in un centro commerciale.

     

    Da quanto detto sopra se ne deduce un’altra caratteristica che può, spesso con conseguenze disastrose, caratterizzare la relazionalità del non figo: i suoi rapporti con le donne si avvicineranno alla prostituzione. La prostituzione oltre che dal vizio e da una degenerazione del concetto di mercificazione tipico del sistema occidentale, nasce anche e soprattutto (sarebbe bello ma alquanto difficile effettuare una ricerca sociologica sui clienti delle prostitute) da un fortissimo disagio maschile utilizzato spesso strumentalmente e soprattutto, checchè se ne dica, in totale malafede da alcune donne. Quando il cliente è un uomo che vive una situazione di disagio relazionale, sentimentale e sessuale è lui stesso la parte degradata dinnanzi alla prostituta, essendo costretto a pagare e quindi a comprare un’affettività e una sessualità alla quale altrimenti non avrà mai diritto, quando in una società c’è un alto livello di prostituzione (come in quella svizzera) o un alto livello di sesso esibito nei mass-media (come in Italia) è sintomo comunque di un forte disagio maschile che ha i suoi fondamenti nella cosiddetta normalità (la mancanza di democrazia sessuale e il vivere in maniera che ne media la naturalezza con migliaia di sovrastrutture sociali e intellettuali la sessualità ne sono le cause). Tale prostituzione, utilizzando il termine in maniera scevra da ogni considerazione di carattere morale, si manifesta in numerose forme e quella della donna con nessuna voglia di lavorare ma comunque dedita allo shopping sfrenato, ostentato e inutile ne è una manifestazione.

     

    Spero che il giovane e disavvenente basilese veda questa come un occasione positiva di vivere la sua sessualità e la sua affettività e che non guardi le cose in profondità, altrimenti c’è da essere preoccupati per lui e per la sua futura autostima.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:33 | commenti (10)