MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
    link
    Billiejoe
    Blondi
    Cadavrexquis
    Coniglione
    Il Manifesto
    lakanamamu
    Leonardinha
    Leonardo
    Malessere
    Olympia
    Totentanz
    Underworld
    Yoshitsune
    blog archivio
    oggi
    dicembre 2009
    novembre 2009
    ottobre 2009
    settembre 2009
    agosto 2009
    luglio 2009
    giugno 2009
    maggio 2009
    aprile 2009
    marzo 2009
    dicembre 2008
    novembre 2008
    ottobre 2008
    settembre 2008
    agosto 2008
    giugno 2008
    maggio 2008
    aprile 2008
    marzo 2008
    febbraio 2008
    gennaio 2008
    dicembre 2007
    novembre 2007
    ottobre 2007
    settembre 2007
    agosto 2007
    luglio 2007
    giugno 2007
    maggio 2007
    aprile 2007
    marzo 2007
    febbraio 2007
    gennaio 2007
    dicembre 2006
    novembre 2006
    ottobre 2006
    settembre 2006
    agosto 2006
    luglio 2006
    giugno 2006
    maggio 2006
    aprile 2006
    marzo 2006
    febbraio 2006
    gennaio 2006
    dicembre 2005
    novembre 2005
    ottobre 2005
    settembre 2005
    agosto 2005
    luglio 2005
    giugno 2005
    maggio 2005
    aprile 2005
    marzo 2005
    febbraio 2005
    gennaio 2005
    dicembre 2004
    novembre 2004
    ottobre 2004
    settembre 2004
    agosto 2004
    luglio 2004
    giugno 2004
    maggio 2004
    aprile 2004
    marzo 2004
    febbraio 2004
    gennaio 2004
    dicembre 2003
    novembre 2003
    ottobre 2003
    settembre 2003
    agosto 2003
    counter
    visitato *loading* volte


    mercoledì, giugno 29, 2005
     

    SANTO SUBITO

    Ebbene si, da ieri il vostro Monsieurdosto non è più lo stesso. Credo che anche questo blog possa essere una valida testimonianza del mio ateismo che da ieri non esiste più, perché mi sono convertito, è stata un’autentica folgorazione sulla via di Damasco. Come è solito dire il Santo Padre ho aperto le mie porte a Dio.

     

    Veniamo ai fatti: ero a pesca in barca sul lago Ceresio quando ad un certo punto noto come una grande luce accecante. Dopo un lampo e un bagliore si avvicina, camminando sulle acque, la sagoma di un uomo vestito con una lunga e sfarzosa tonaca bianca, appoggiato al suo pastorale, che mi chiama “fratelo”, mi porge una mano sul capo e mi fa il segno della croce, cado immediatamente in ginocchio e scopro che questo uomo è San Giovanni Paolo II, davanti a questa rivelazione scoppio in lacrime e mi pento dei miei lunghi anni di miscredenza. Subito dopo getto la lenza e pesco un filetto di platessa già pulito più pesante del culo di mia moglie ma soprattutto ho pescato la fede in Dio e in Santa Romana Chiesa. A sto punto davanti a questa dimostrazione non ce so cazzi: SANTO SUBITO. Ho già provveduto a segnalare il fatto alle autorità competenti.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:46 | commenti (40)


    martedì, giugno 28, 2005
     

    ELOGIO DEL "DONNONE"

    Stavo pensando che andare dal dietologo è stata una manifestazione di una mia, fortunatamente isolata, deriva culettistica. Non ho potuto fare a meno di notare che nella sala d’attesa del medico ero l’unico uomo e l’unico individuo ad essere veramente sovrappeso e ad avere la reale necessità di perdere qualche kg.

     

    Mi ricordo che ai tempi del liceo e dell’Università tutti gli individui di genere femminile che conoscevo erano costantemente a dieta. Alcune di loro erano appunto frequentatrici di studi dietologici, altre (a dire il vero le più) invece erano solite seguire metodi fai da te, consigli delle amiche (ho visto fior di ragazze letteralmente rovinate dai consigli delle amiche) digiuni, metodi ai limiti della stregoneria. Mi ricordo che tra questi metodi uno molto pubblicizzato era “Mini linea” della Dott. Ssa Tirone, una donna che sembrava l’antropomorfizzazione di un tricheco sotto effetto di barbiturici, probabilmente laureatasi a Gardaland,  che andava spesso nei network nazionali a parlare di bellezza e che vendeva dei suoi preparati con draconiani consigli dietetici inclusi. Ci cadde, sotto le spinte materne, mio padre e dopo dieci giorni lo vidi con un colorito cadaverico ingozzarsi di pizza grassa e di spianata all’olio con la mortadella presso la “pizzeria rustica della stazione” di Terni.

     

    Ho vissuto per anni ed anni circondato da donne a dieta, ossessionate dal loro ideale di magrezza e per le quali la dieta era, almeno secondo me, una delle tante cose catalogabili nella sezione “fregnacce femminili”. Ho vissuto un’adolescenza continuamente tormentato da una madre che mi rimproverava anche il fatto di mangiare un cracker fuori pasto, che stava sempre a rimarcare la mia grassezza e che mi imponeva di mangiare di nascosto e a contatto con amiche che le rare volte che si andava a cena fuori prendevano l’insalatina, o in casi estremi quando passava il cameriere ordinavano laconicamente un “niente”.

     

    Mi ricordo ancora con soddisfazione una delle prime volte che sono uscito a cena con la mia attuale moglie, lei tirò fuori una boccetta di un preparato alcolico, prescrittogli da un omeopata, che aveva ribattezzato “il mio placebo” e poi mangiò, dopo la canonica pizza e patatine fritte, una fiamminga per due di ravioli panna, speck, pinoli e rucola. Anche da quello capii che lei era la donna della mia vita, così come lo capii quando la vidi ingozzarsi delle famose lasagne della nonna che era solita condirle, oltre che con il classico ragù, mozzarella e besciamella, anche con un ripieno di polpettine di carne e uova sode tagliate a fettine. Ora è solita preparare le lasagne allo stesso modo dopo aver seguito attentamente i suggerimenti della mia carissima nonna.

     

    Se esistesse un club “amici della cellulite, della coscia robusta, del fianco ad anfora e del culotto” io ne sarei presidente onorario perché parliamoci chiaro: la donna è bella in carne, è bello addormentarsi abbracciando due fianchi robusti, appoggiarsi ad un ventre “materno” sentire la morbidezza di un abbraccio, penetrare morbide e vellutate femminilità, svegliarsi senza la sensazione di avere a fianco un attaccapanni e penso che come me la pensino la maggior parte degli uomini. Se proprio mi piaceva un corpo duro sarei probabilmente andato a maschioni.

     

    Dico tutto ciò perché continuo a non capire la troppa gente che sta male per un ideale di magrezza e perché pensavo e penso che in realtà alle donne non gliene importi tanto di piacere agli uomini quanto di fare invidia alle proprie amiche e quando si è animati da tali sentimenti è chiaro che non nasce nulla di buono, e poi parliamoci chiaro non c’è niente di più triste e di più irritante di una donna che non mangia e ve lo dice uno che ha passato troppi anni a contatto con persone eternamente a dieta.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:42 | commenti (16)


    lunedì, giugno 27, 2005
     

    SCENE DA UN MATRIMONIO

    Ieri ho sostituito la salutare attività fisica con un’ altrettanto salutare e lunga passeggiata in centro con moglie e figlio e devo dire che non ne è valsa la pena ma ne è stravalsa, non tanto per la bella giornata e per il fatto che camminare lasciando a casa la macchina fa bene, ma per l’aver assistito ad un scena da sociodramma delle mie teorie sul non fighismo.

     

    Veniamo nell’ordine. Passeggiavamo nella centralissima Piazza Riforma quando ad un certo punto noto, davanti al municipio, uno stranissimo e numerosissimo assembramento di donne e uomini colorati e vocianti che parlavano in spagnolo con un evidente accento sudamericano, che poi scoprirò essere colombiani, vestiti elegantemente in modo estremamente formale (abito lungo le donne, giacca e cravatta gli uomini). Mi fermo immediatamente a guardare l’assembramento e capisco subito che si tratta di un matrimonio, al che me ne sto a breve distanza ad osservare la scena, colpito dalla contemporanea presenza di una coppia e un paio di uomini dai classici tratti mitteleuropei che se ne stavano a distanza, con fare discreto e con una compostezza tutta elvetica, dal nutritissimo gruppo di “latinos” ma che evidentemente partecipavano alla stessa cerimonia.

     

    Carla mi fa segno che è tardi e che è ora di avviarci verso casa ma io le dico chiaramente che avevo voglia di starmene li a guardare. “Da quando in qua ti interessano i matrimoni?”  mi chiede la mia consorte ben memore di quanto detesti essere invitato a simili cerimonie e non faccio in tempo a farle presente che in 32 anni di collaudato non fighismo ho sviluppato un sesto senso che mi permette di percepire a distanza la presenza di un non figo per un recondito richiamo della specie che escono finalmente gli sposi a riconfermare tutte le mie intuizioni.

     

    Lei una bellissima, formosa e alta ragazza creola, lui un bianchissimo, obeso e biondo zucchino, dall’evidente doppio mento e tutto sudato nel suo abito da cerimonia che, come capita sovente ai non fighi tra i quali includo il sottoscritto, finisce per sposarsi con una straniera per la più volte citata legge della proporzionalità inversa tra il grado di avvenenza di un uomo e la distanza della sua compagna dal luogo di nascita, legge maggiormente vera in un territorio ad alta disponibilità e intraprendenza femminile come la Svizzera (presto scriverò un piccolo atlante dell’amore non figo).

     

    Tra le prime cose che il mio occhio, abituato ad anni di studi basati sull’interazionismo simbolico e sull’etnometodologia, ha immediatamente notato, mentre gli invitati erano intenti alle foto ricordo è che di fianco al numerosissimo gruppo di colombiani (ad occhio e croce una cinquantina di persone) ci fossero solo 4 svizzeri e tutti di giovane età. Mancavano i genitori e i parenti dello sposo evidentemente contrari al matrimonio.

     

    “Guarda questi stranieri: si sono presi le foto ricordo, il municipio e tra poco prenderanno la città, il cantone e tutta la Svizzeraavrebbe commentato, davanti a queste scene, l’elettore medio della Lega dei Ticinesi e dell’Udc, ma non è questo il punto, il punto è un altro. In quei pochi minuti ho visto passare dinnanzi a me tutto il passato, il presente e il futuro del giovane sposo. Ho visto le umiliazioni durante l’ora di educazione fisica a scuola, quelle durante le esercitazioni al servizio militare, le serate di capodanno passate a pensare che tanto si trattava di una notte come un’altra, le domeniche passate a casa da solo ad ascoltare le partite del Basilea, la madre a chiedergli quando si trovava una fidanzata, le insolenti domande e maligne curiosità dei parenti sulla partner che non c’è, le lettere anonime e appassionate che avrà scritto, una nuova identità come casanova della rete irc, la frequentazione della chat, il viaggio in Colombia (vabbè magari quella di lei poteva anche essere una famiglia di immigrati in Svizzera ma ad occhio e croce non lo era) i contrasti con i genitori che osteggiavano la relazione, i soldi spesi per quella cerimonia, per consentire a lei di venire nella Confederazione e per invitare a quella iconograficamente triste cerimonia tutto il suo squassante parentato, le carte compilate e le lunghe ore di attesa negli uffici della Polizia stranieri per farle avere quel permesso per un lavoro che lei probabilmente non troverà mai o che se troverà non accetterà perché lei è figa e non vuole abbassarsi a fare le pulizie in Svizzera, le di lei lamentele che gli svizzeri sono freddi e chiusi, il gap culturale e di modus vivendi che dovrà fronteggiare, amplificato dalla di lui naturale asocialità manifestata dalle sole quattro persone presenti al suo matrimonio, l’inevitabile crisi e l’inevitabile divorzio con il lungo strascico di alimenti, vicissitudini giudiziarie e “te lo avevo detto” materni che il povero consimile dovrà affrontare.

     

    Per favore nessuna accusa di cinismo e nessun politically-correctismo di maniera. Si, magari i due si sono sposati per amore, si vorranno bene e vivranno per sempre felici e contenti ma lo sappiamo tutti che questo probabilmente non avverrà e questa del figone latino-americano è una trappola dalla quale è bene mettere in guardia tutti i non fighi. Ho avuto già modo di scriverne abbondantemente e di sentire storie di amici e conoscenti alle prese con le vicissitudini e i noiosi postumi di matrimoni andati male e poi in fondo sono un sociologo e le mie conclusioni le baso su osservazioni empiriche e scientifiche della realtà e su dati difficilmente contestabili. “Si, ma non è giusto generalizzare” diranno i ben pensanti ma purtroppo c’è una possibilità minoritaria che le cose vadano bene e spesso il non figo pur di uscire dalla sua solitudine, di sentirsi per un momento integrato e di avere anche la sola illusione dell’amore si appella, mettendo in gioco tutto se stesso e facendo degli autentici salti mortali, anche alla minima possibilità di riuscita. Tutto ciò è molto triste.

    Pensieri e parole di kendostoe | 21:52 | commenti (4)


    domenica, giugno 26, 2005
     

    DERIVA SALUTISTICO-SPORTIVA

    Cos’è successo in questi giorni. Sono andato da un dietologo con la convinzione che mi prescrivesse la regina di tutte le diete, invece mi ha semplicemente consigliato alcune piccole precauzioni alimentari e di fare esercizio fisico, risultato: ho fatto in tre giorni tutto lo sport che non ho fatto nell’arco di un paio d’anni.

     

    Ieri sera per esempio sono andato a fare jogging al parco Ciani di Lugano dove sono stato affiancato da un ultrasessantenne zucchino intento alla mia stessa attività e con una certa voglia di chiacchierare durante la corsetta. Inutile sottolineare che anche l’anziano signore aveva delle prestazioni atletiche migliori delle mie, manifestate dal fatto che riuscisse a mantenere la conversazione durante la corsa con me che gli rispondevo a monosillabi e ulteriormente evidenziate quando ha avuto l’ardire di fare un allungo sul lungolago. Dopo essergli stato a malapena affiancato per un centinaio di metri ho pensato bene di fermarmi e di fare degli esercizi di stretching per dissimulare l’umiliazione. Sono tornato a casa che mi facevano male anche i capelli e con una produzione di acido lattico pari a ¼ della produzione lattero-casearia della Confederazione Elvetica.

     

    Oggi ho deciso di bissare. Sono prima andato al centro di Lugano a piedi da casa mia (il percorso è in discesa) ho fatto qualche giretto del lungolago e del Parco Ciani con l’intento di tornare a casa a piedi, cosa che non ho avuto il coraggio di fare. Con la maglietta di cotone bianca completamente fradicia di sudore ho preso la funicolare prima e l’autobus poi scontrandomi con la famigerata aria condizionata dei mezzi pubblici luganesi guadagnandomi un fastidiosissimo dolore alla cervicale, la sensazione di avere le vertigini e forse oggi pomeriggio ho avuto anche un po’ di febbre. Adesso va un po’ meglio ma avverto come un fastidioso bruciore tra le natiche (emorroidi?).

     

    E voi non vi preoccupate, tanto questa pur breve deriva salutistico-sportiva andrà a finire come tutti gli altri miei tentativi di integrazione: tornerò presto il non figo di sempre.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 00:57 | commenti (11)


    martedì, giugno 21, 2005
     

    DIRITTO AL MUGUGNO

    Anche il più spietato dei regimi lascia alle proprie vittime e ai dissidenti il “diritto al mugugno”. E’ la cosa che ho pensato quando ho visto un documentario prodotto dal ministero dell’informazione cinese dove venivano intervistati alcuni uomini della strada e invitati a parlare della Cina del XXI° secolo, quel gigante politico-economico che tanti polsi fa tremare nell’Europa e negli Stati Uniti. Alcuni intervistati parlavano del boom economico cinese, di come Deng Xiao Ping abbia rivoluzionato la società e l’economia e facevano sfoggio della propaganda random tipica un po’ di tutti i regimi, c’era  anche un grandissimo numero di culette che parlavano di discoteche, di vestiti, di moda, dei loro filarini con i ragazzi (frivolezza come conquista della modernizzazione?); altri invece si lamentavano dell’ingiustizia sociale crescente, della corruzione nella nomenklatura del partito, dell’inefficienza dello stato sociale, del crescente clientelismo, del crescente gap economico e sociale tra le zone urbane e le zone rurali; altri ancora si perdevano in disquisizioni più tecniche sulle aree di miglioramento nella gestione della pubblica amministrazione, del sistema di distribuzione dell’energia elettrica, dell’istruzione e dei trasporti. Tutti erano comunque sereni e sorridenti.

     

    L’obiettivo di questo genere di campagne promosse dai governi e quello di poter dire all’estero: “vedete, noi diamo anche modo ai cittadini di esprimersi liberamente, di dire se c’è qualcosa che non va e li facciamo vedere anche all’estero, quindi basta con queste cazzate che non siamo un paese democratico”. Ovviamente nessuno di questi intervistati con il sorriso sulle labbra parlava di diritti umani negati, nessun riferimento alla violenta repressione governativa del dissenso, alla questione del Tibet, agli effetti nefasti del mix tra cultura tradizionale e politica di pianificazione familiare (infanticidio di figlie femmine, 1360 maschi ufficialmente nati ogni 1000 femmine!), nessuna madre di Tien an Men, ma solo persone dal tratto pacioccone e compagnone che mugugnavano simpaticamente e rappresentavano una società dove si ci sono delle cose che non vanno, ma in fondo sono tutti felici.

     

    Stavo pensando, forse con qualche forzatura, che delle dinamiche simili avvengono quando vengono rappresentati gli omosessuali nei media italiani. L’omosessualità, secondo il pensiero dominante, ha una sua cornice di accettabilità sociale solo quando viene vista nei suoi aspetti più vacui e giocosi rappresentati dalla checca frivola e starnazzante che sfoggia il sorriso a trentadue denti mentre elargisce consigli di moda e arredamento al maschio etero di turno (generalmente buzzurro e privo di ogni elementare senso estetico perché l’omme è omme e ha da puzzà) e ripete come un disco rotto le parole “kitsch, chic e trash” o dalla Platinette cinica e irriverente dando ad un’ intera categoria di persone un’immagine caricaturale simile a quella del cinesino “semple sollidente che dice lisino folmichina”. Ovviamente Dio ce ne scampi a liberi dall’esibire nei palcoscenici mediatici degli omosessuali infelici che parlano di diritti, che raccontano le loro storie di ordinaria e quotidiana discriminazione e di violenza subita (ancora devo sentire qualcuno che chiede scusa alle vittime omosessuali dell’olocausto) tutto al più ci sono omosessuali che tra uno starnazzo e l’altro mugugnano. Il messaggio è: “visto, gli omosessuali sono persone felici e di successo e siamo così democratici che ve li facciamo vedere pure in televisione in fascia non protetta”. La realtà ovviamente è ben diversa e molto più triste ma è bene non farla vedere.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 17:04 | commenti (13)


    lunedì, giugno 20, 2005
     

    TENGO FAMILIA

    Diceva Anthony Giddens, in un suo famoso saggio intitolato “la terza via”, che oramai la differenza tra sinistra e destra sta nell’autoritarismo morale di quest’ultima, tesi ampiamente riconfermata dalla manifestazione tenutasi a Madrid contro i diritti degli omosessuali.

     

    Che dire della manifestazione? Provo pena per tutti coloro che vi hanno partecipato al fianco degli alti prelati e dei cardinali in abito porporato. Perché parliamoci chiaro: manifestare contro i diritti di una minoranza è una sottile perversione, sventolare i bambini con il cartello “io non sono un esperimento di Zapatero” è addirittura pornografia pura. E’ sempre molto comodo, in un certo pensiero ipocrita di matrice cattolica, ripararsi dietro i bambini, piegarli e usarli a proprio piacimento con il solo scopo di reprimere le diversità altrui. I bambini in quella matrice di pensiero diventano alibi e giustificazione dei peggiori pregiudizi e delle proprie peggiori bassezze; quante volte sentiamo dire, davanti a due gay che si baciano o davanti a due ragazzi nudi in un campo nudisti o più semplicemente in un parco pubblico “ci sono i bambini”? Bene, in realtà ai bambini non gliene frega un cazzo se due maschioni si mettono la lingua in bocca ma vengono usati come foglia di fico per coprire i pregiudizi degli adulti, non parliamo poi dei crimini, delle bassezze e delle furbizie che vengono compite in nome del “tengo famiglia” come se tenere “regolare” famiglia sia condizioni sufficiente di rispettabilità e alibi per ogni tipo di atteggiamento.

     

    Ieri, perversione delle perversioni, mi sono messo a guardare i reportage dedicati all’evento sulla tv pubblica spagnola, mi hanno colpito molto le interviste ai partecipanti, tra i quali capeggiavano alcune bandiere italiane, non so se di manifestanti italiani o come simboli della reazione e di una terra promessa della riscossa dei crociati di oggigiorno (non so quale delle due ipotesi sia la più triste) molti di loro ragionavano ad assiomi e tautologie e alla domanda sul perché di quella manifestazione rispondevano tutti “perché la famiglia è basata sull’unione di un uomo e una donna” senza argomentare oltre. Guardavo attentamente le facce, le espressioni di quegli uomini e di quelle donne e vedevo dei poveri disgraziati, sempre all’erta, sempre attenti a scovare negli atteggiamenti degli altri qualcosa da reprimere, già me le immagino le loro audi a4 e le loro golf a 16 valvole, mi immagino i loro pettegolezzi sulla vita dei dirimpettai. Mi immagino la tristezza e la pochezza di vite animate da dogmi, vite da vuoti ripetitori di slogan sentiti dal pulpito di una parrocchia o da un mediocre deputato del Partito Popolare, sempre in cerca di atteggiamenti altrui che disturbano la loro morale, senza nessuno slancio ideale verso l’altro, li vedi magari nelle loro manifestazioni di carità pelosa e sempre ostentata, incapaci a dare un senso alla loro vita che non sia solo quello di imporre modelli di comportamento e reprimere gli stili di vita altrui.

     

    Li vedevo in televisione razzisti e fascisti fino al midollo, incartapecoriti nel fisico dalla loro stessa grettezza d’animo a fare quell’uso pornografico dei loro figli. Nemmeno hanno il coraggio di esporre le loro rancide ideologie in prima persona, nemmeno la freschezza di esibire le loro bandiere nere. Mi fate schifo e sono come sempre fiero di stare dall’altra parte.

     

    Forza Zapatero.

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:57 | commenti (28)


    venerdì, giugno 17, 2005
     

    ELOGIO DELL'ASOCIALE

    Mi rendo sempre più conto che il fossato che mi separa dalla “gente comune” e soprattutto dalla “generazione dei trentenni” è veramente notevole. Tendo a vedere i miei coetanei, i miei colleghi e gli amici degli amici come una fauna umana a me completamente estranea.

     

    Sia chiaro non è che dica questo con pretese elitarie e vagamente snob, magari loro vivono una vita migliore, hanno trovato a loro modo una strada per essere in pace con il mondo e con se stessi, magari sono soddisfatti, buon per loro.

     

    Penso questa cosa dopo aver ascoltato involontariamente e per l’ennesima volta un orrendo pezzo di un’icona del culettismo e vero e proprio interprete generazionale che ha avuto successo non solo in Italia ma anche in tutto il mondo Latino, dalla Spagna ai paesi del Sud America: “In te” di Nek.

     

    Va detto che i cantanti come Nek sono innanzitutto dei grandi esperti di marketing e comunicazione, la vera chiave per il successo di questi ultimi decenni, e con le loro canzoni cercano di cantare il vissuto del pubblico a cui si rivolgono che poi è il pubblico che per estrazione culturale, poca dimestichezza con il peer-to-peer e il mezzo informatico compra i dischi, insomma un pubblico fatto di culette e di giovani perfettamente integrati nel mondo d’oggi.

     

    La canzone tratta uno dei temi classici della “bontà” più pelosa e cialtrona ai tromboni della quale è stato dato fiato dal risultato delle ultime consultazioni referendarie: l’antiabortismo. Nella visione di Nek il nascituro che la futura mamma vorrebbe “buttare via” diventerà così importante da cambiare i capisaldi della vita di un giovane d’oggi ossia: La pulizia degli interni dell’auto (per lui poi comprerò sacchetti di pop corn, potraaaaa spargerli in macchina) la moto e le serata passate con 4000 euro di vestiti addosso in un normalissimo pub finto irlandese con le olive ascolane specialità della casa (la moto venderò, la notte ci sarò).

     

    Parlando con i miei coetanei mi rendo sempre più conto delle generazionalità del pezzo, soprattutto durante i resoconti dei loro fine settimana del Lunedì mattina e i preparativi del Venerdì. E’ strano come molti di loro dicano di non potersi permettere “il lusso di avere un figlio” quando nel contempo i loro racconti lasciano filtrare un vissuto fatto di vestiti, biglietti di ingresso, camere di hotel al mare, viaggi in Croazia e consumazioni più care di 50 buste di latte artificiale. Spesso mi coinvolgono nei discorsi e ascoltano i miei racconti di sabati sera passati in casa magari con una coppia di amici e della nostra consuetudine (mia e di mia moglie) quasi sempre solitaria o al limite con gruppi isolati di persone e osservano guardandomi come si guarda un extra-terrestre “ma allora tu non hai una compagnia di amici? Non vedi gente?”.

     

     

    Che poi io in certi frangenti del mio passato la compagnia stile oratorio, il ritrovo al bar li ho anche avuti, diciamo che ho trascorso anche una vacanza-incubo in un’isola greca all’interno di una mega compagnia trasformatasi poi in branco che in stile Attila ha distrutto tutto ciò che si poteva distruggere ed ha reso impossibile il soggiorno ai nostri vicini di casa, in genere giovani famigliole umbre e marchigiane con figli piccoli, madri e suocere al seguito. Non sento e non ho mai sentito la mancanza del “gruppo” anche perché il gruppo risponde spesso a logiche che definirei, senza sbagliarmi di molto, “mafiose”.

     

    Dai racconti dei miei colleghi sento spesso che il gruppo richiama una serie di obblighi, oggi per esempio mi è stato chiesto se ero solito andare in una di quelle discoteche con selezione all’ingresso e, come ho manifestato la mia contrarietà ideologica ai luoghi con selezione all’ingresso, una tipa mi incalza: “ma se qualcuno che festeggia il compleanno ti invita, tu che fai non ci vai? Poi quello ci rimane male…Io sono stata invitata sabato e non posso dire di no” poco dopo un’altra tipa cercava di organizzare un week-end al mare in Liguria con le sue amiche cozzando contro un muro di “sarà il caso di invitare quella, ma se ci viene quello forse è meglio che non invitiamo quell’altra, ma se al cicci, alla zizzi e alla dada non glielo diciamo magari ci restano male” insomma l’appartenenza al gruppo richiama una serie infinita di obblighi sociali, si finisce spesso per litigare sul come passare o non passare una giornata e ci si vede costretti a rinunciare a parte della propria libertà personale in nome di non so quale interesse collettivo superiore, un po’ come certe famiglie patriarcali e di mafia dove era difficile creare affettività e inclusione ma dalle quali era facile essere esclusi dopo un qualche sgarbo o “sgabbo” che dir si voglia. Le dinamiche del gruppo spesso si giocano tutte sul meccanismo di esclusione, talvolta su una sorta di “nemico comune”, basti pensare all’abitudine tutt’altro che rara della maldicenza, del pettegolezzo, la vera affettività si crea con poche persone singole e il resto è spesso fuffa e in genere le grandi compagnie richiamano una serie di attività per loro natura superficiali, non comunicative, di un’amenità e di una mediocrità tutt’altro che auree e spesso tese a dimostrare il solo fatto di “esserci”e di “conoscere”. Di dare testimonianza tangibile della propria esistenza magari standosene con il cocktail in mano. Se la gente avesse qualcosa da dire forse si sconfiggerebbe l’alcolismo.

     

    Il disadattato, l’asociale, il sociopatico o meglio colui che viene definito come tale, spesso è una persona che nella sua vita ha deciso di eliminare la fuffa, che ha risorse per vivere di vita propria, che riesce a star bene senza spendere salari settimanali in locali stronzi e senza dover per forza dare testimonianza visibile di se, in molti casi chi si trincera dietro un blog o la virtualità è vieppiù una persona migliore rispetto alla massa o che per lo meno, dopo che a questo pensano benissimo le strutture e gli impegni lavorativi, non vuole limitare la propria libertà personale e libertà è molto spesso anche e soprattutto solitudine e questo non vuol dire non avere rapporti umani di qualità.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:19 | commenti (18)


    mercoledì, giugno 15, 2005
     

    IL SOGNO DELLA DISOBBEDIENZA

    Sono essenzialmente d’accordo con le osservazioni di chi parla di crisi dell’istituto referendario, molto meno quando si parla dell’inopportunità di queste ultime consultazioni. Penso che la realpolitik non concedeva altri strumenti considerato che nel parlamento esiste una maggioranza trasversale, composta oltre che da gran parte del centro-destra anche dai cattolici dei due schieramenti, fortemente ostile alla tematica di questi referendum.

     

    Oramai, in parte a causa di una crisi della democrazia rappresentativa e in parte perché insito nella condizione post-moderna, il sistema politico risponde a delle logiche proprie e del tutto autoreferenziali rispetto a quelle dell’elettorato e le ricerche fatte all’indomani dell’approvazione delle vergognosa e medioevale legge 40 raffiguravano un moto di indignazione e di contrarietà in gran parte del paese e, visto che in parlamento la situazione era bloccata, gli unici strumenti legali erano il ricorso alla corte costituzionale prima e alla democrazia diretta poi. Purtroppo è andata come è andata. Non si può nemmeno sperare troppo in una differente regolamentazione della materia in sede di Unione Europea un soggetto politico ancora troppo debole e indebolito dai no francese e olandese alla costituzione europea e la licenziosità degli stati nazionali a recepire i regolamenti nonostante abbiano carattere di fonte di diritto gerarchicamente superiore all’ordinamento degli stati.

     

    Che fare ora? Anche se è una scelta dura e coraggiosa, vista l’importanza dell’assunto e il fallimento di tutti gli strumenti legali non resta che la disobbedienza civile da parte di tutti i medici, gli scienziati e i ricercatori. A spingere il parlamento a fare una legge sull’aborto non fu tanto un’illuminazione  e una folgorazione sulla via di Damasco della laicità ma il fatto che l’aborto si praticava de facto in strutture più o meno attrezzate e quando una situazione si diffonde a tal punto o la si reprime con i carri armati o la si istituzionalizza in modo da metterla sotto controllo, in una parola in modo da regolamentarla. Lo stesso discorso vale per il divorzio: quando è stata approvata la legge sul divorzio esistevano già numerose famiglie separate e numerosi individui che rischiavano l’accusa di bigamia e di abbandono del tetto coniugale, le leggi sul divorzio arrivarono a regolamentare un qualcosa di fatto già esistente e furono l’effetto di una crisi del modello borghese di famiglia non la causa come erroneamente sventolato dai pasdaran di casa nostra.

     

    Prendiamo anche l’esempio di uno stato non democratico: Cuba. Nel 1993 (se non vado errato) Fidel Castro legalizzò il Dollaro Usa poiché nel paese si era già creata un’economia “sommersa” in valuta statunitense.

     

    Qui siamo davanti ad una rivoluzione, grazie alle cellule staminali autologhe sono oggi curabili forme di leucemia e di cancro che fino a pochi anni fa ti condannavano ad una morte senza appello, siamo davanti ad una scoperta epocale, presto le cellule embrionali faranno ancora meglio. Tra 350 anni la chiesa cattolica chiederà di nuovo scusa come fece con Galileo Galilei. Possono rallentare, mettere i bastoni tra le ruote ma non c’è un cazzo da fare: la terra gira attorno al sole e le staminali curano importanti malattie, le staminali sono la vita! I cocci dei loro danni verrano spazzati via da uno o due decenni di ricerca mentre noi saremo quelli che hanno votato.

     

     

    Certo, questo della disobbedienza civile da parte degli scienziati, dei medici (e dei pazienti) e dei ricercatori è poco più di un mio sogno ad occhi aperti; so molto bene che un popolo così stupido e caprone come gli italiani poi prenderà dalla disobbedienza i lati più deteriori, magari nessuno pagherà più le tasse e i francobolli o rispetterà i limiti di velocità e gli incroci appellandosi alla disobbedienza civile, oppure moda vorrà che si entrerà nei ristoranti e non si pagherà il conto sempre in nome della disobbedienza. Magari posso sembrare quello che “fa il frocio con il culo degli altri” (non me ne vogliano i miei lettori omosessuali per la trivialità di questa espressione) e si sa: l’ultimo che in Italia disse “armiamoci e partite” è finito impiccato a testa in giù. Io la butto li, è un mio sogno e una mia speranza, quella che la ricerca vada avanti nonostante tutto, quella che gli scienziati e gli intellettuali mettano il loro sapere al servizio dell’umanità, del resto le grandi conquiste dell’umanità non sono mai avvenute grazie al 50%+1 degli aventi diritto.

     

    Concludo parafrasando un grande prete cattolico Don Lorenzo Milani, prete “eretico” che in difesa dei primi obiettori di coscienza negli anni ’70 ci ricordò che l’obbedienza non è più una virtù e non è una virtù oggi obbedire ad una legge che oltre che andare contro la vita crea, in perfetta malafede, delle ingiustizie sociali, crea l’embrione di classe visto che i ricchi, pagando, potranno permettersi di espatriare per avere figli e curare importanti malattie.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:55 | commenti (7)


    martedì, giugno 14, 2005
     

    MORALMENTE SUPERIORI

     

     

    1. Basta leggere gli articoli e i post dove parlano della loro posizione sulla guerra in Iraq per capire la profonda ipocrisia di coloro che mostrano il proprio labbretto tremante e il proprio “nobile senso della vita” davanti alla sorte degli embrioni ma non stentano ad appoggiare le sante bombe americane davanti alle quali vengono colti da eiaculazione precoce. A certa gente della vita non gliene frega un cazzo, gli importa solo di imporre a tutti la propria etica retrograda e bacata.

     

    1. Una mia collega italiana oggi mi ha detto: “come cattolica non avrei voluto votare e sono contraria alla distruzione degli embrioni ma siccome la sterilità è un problema che mi interessa personalmente ho votato si ai referendum”. La cosa mi ricorda vagamente la barzelletta del comunista che se avesse avuto due case una l’avrebbe data al partito, che se avesse avuto due automobili una l’avrebbe data al partito, aveva comunque due biciclette… ma quelle le aveva veramente… Quanti sono al dunque i cattolici che hanno usufruito della legge sul divorzio? Me ne vengono in mente due: Silvio Berlusconi, Irene Pivetti, toh! C’è anche Pierferdinando Casini. Doppiamente ipocriti allora!

     

    1. Mons. Ruini: “ha vinto la maturità del popolo italiano, non chiederemo l’abrogazione della legge 194”. Mi sento profondamente rassicurato e volevo rassicurare il popolo bulgaro in quanto non chiederò che cambi la loro legge sulla tassazione delle plusvalenze. Cosa c’entro io con la Bulgaria ? Niente.

     

    Quanto ho precedentemente detto oggi lo ripeto: sono fiero di essere dall’altra parte, siamo moralmente e umanamente superiori a chi fa dell’ipocrisia e della doppia morale una ragione di vita.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:03 | commenti (15)


    domenica, giugno 12, 2005
     

    L'IMPORTANZA DI ESSERCI

    Avevo in mente di rinviare a domani le mie personalissime riflessioni sul voto di oggi ma visto l’andamento dell’affluenza alle urne vergognosamente più basso di ogni mia pessimistica aspettativa e viste le vicissitudini degli elettori italiani residenti all’estero, io personalmente non ho avuto nessuna vicissitudine visto che una norma animata da una logica che non mi è data di capire consente il voto per corrispondenza solo agli italiani residenti in Svizzera con permesso a tempo indeterminato di categoria C e quindi mi sono recato alle urne al solito seggio bolognese. Pensate solo che è stato negato il diritto al voto a quell’insigne politologo che risponde al nome di Giovanni Sartori ( la Repubblica degli spaghetti non ci risparmia mai questi risvolti paradossalmente e tragicamente comici). Detto questo posso anticipare ad oggi il necrologio.

     

    Abbiamo perso. Sono partito stamattina con lo spirito di chi andava a combattere una crociata perché quello che era in gioco oggi non era solo un fatto di cronaca politica ma un fatto di vera e propria storia. Così come negli anni ’20 e ’30 anche oggi l’Italia e gli italiani hanno optato per una originalità nei confronti del contesto europeo, un’originalità della quale andare tutt’altro che fieri.

     

    Che gli italiani siano tutti un popolo di menefreghisti e di ignoranti e il problema è innanzitutto antropologico? Si. Che le donne italiane siano oramai diventate 0 cervello e tutti modelli televisivi? Anche. Ma così è troppo semplicistico in realtà il tutto è più complesso. La strategia dell’astensione è si formalmente legittima ma in questo caso ha un che di terroristico, proviamo a pensare agli oltre 7000 micro-comuni italiani dove il controllo sociale della chiesa ha serie ripercussioni sulla vita dei singoli. Bene, in questo caso la strategia dell’astensione equivale alla negazione di un diritto fondamentale di uno stato democratico: la segretezza del voto, poi mettiamoci pure una disaffezione dei cittadini nei confronti dello strumento referendum. Non sono facili alibi per fare il maquillage ad una sconfitta ma da professionista del sociale devo comunque considerare tutti i fattori che possono aver animato la scelta del non voto e un’affluenza alle 22 del 18% (da vergognarsene).

     

    Domani mi preparerò alle prese per il culo da parte degli svizzeri alcune simpatiche altre meno, alcune giocose altre dallo stampo vagamente razzista. “Non venissero poi a curarsi negli ospedali svizzeri” è il commento che ho sentito nel treno che mi riportava a Lugano, da parte di un viaggiatore, rivolto a tutti gli italiani che ricorrono (pagando) alla sanità rossocrociata per le pratiche di fecondazione medicalmente assistita e per curare importanti malattie con il ricorso di cellule staminali.

     

    Anche oggi dovrei vergognarmi di essere italiano e in parte me ne vergogno ma il sentimento che domina è quello di una velata fierezza che si confonde con l’amarezza della sconfitta. Fierezza perché spesso, quando mi lamentavo delle vicende italiche, anche persone che stimavo mi rimproveravano di essere “quello che si indigna e si ritira in Svizzera”. Forse tra 8 anni avrò anche il passaporto di questo paese, forse lotterò anche qui votando i referendum che ritengo giusti, sosterrò l’ingresso della Confederazione nell’Unione Europea, sosterrò i diritti di quel 23% di stranieri, forse mi iscriverò al Partito Socialista, ai Verdi o al Partito del Lavoro, ma resterò anche un italiano.

     

    Mi ricorderò che in quel 12 giugno del 2005 io votai e sarò fiero di averlo fatto, sarò fiero che in quel giorno in cui si cominciarono a fare sul serio le prove generali di teocrazia io ero dall’altra parte, sarò fiero di non essere stato “l’italiano-al mare- nei week-end” ad uso e consumo dei peggiori tg e rotocalchi televisivi, sarò fiero di aver portato il mio corpo bianco e tracagnotto in un seggio bolognese invece che starmene a trombare con mia moglie o a passeggiare per il lungolago o in montagna. Quel giorno non sarò stato io ad essermi ritirato in Svizzera nel comodo di un paese dove posso farmi curare con le staminali, posso scegliere di morire, posso andare nei canapai, posso scegliere di unirmi con una persona del mio stesso sesso, dove ho visto mia moglie partorire con l’epidurale (in Italia siamo ancora al “tu donna partorirai con dolore”). Quel giorno io avevo preso quel treno e di treni ne prenderò ancora e tanti perché il Monsieurdosto sarà sempre dall’altra parte e finchè ci sarà da combattere contro i teocrati di oggi il Monsieurdosto ci sarà e il giorno in cui li avrà in culo li cacherà in alto mare.

     

    Ora ci aspettano tante battaglie di difesa, di retroguardia, bisognerà difendere la legge sull’aborto e bisognerà farlo contro tutta quella gente dal corpo tatuato, contro le culette che vogliono somigliare alle troie televisive e se ne fregano dei loro stessi diritti persi nel loro nulla. Noi siamo la speranza contro quel nulla, noi che oggi siamo sconfitti, noi che ci indigniamo ancora, noi che oggi ci siamo stati, che continuiamo a lottare, che nel nostro piccolo cerchiamo di riempire le teste.

     

    Oggi mi guardo allo specchio e sono fiero di me stesso come mai riuscirete ad esserlo voi che state guardando la prima abbronzatura della stagione e mi sento superiore a coloro che già stanno festeggiando la negazione di diritti altrui e l’imposizione della propria etica cattolica, qualunquista e bacata a tutti. Magari ci riuscirete ma io sarò la vostra peggiore molletta sui coglioni. Contateci.

     

    Saremo quelli che potranno dire io ho votato e non quelli che avranno capito troppo tardi o avranno fatto finta di capire troppo tardi, come troppe volte è successo nel secolo scorso.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 23:08 | commenti (34)


    venerdì, giugno 10, 2005
     

    In fondo anche Gesù Cristo nacque da una fecondazione eterologa.

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:01 | commenti (9)


    mercoledì, giugno 08, 2005
     

    VIRTUAL LOVERS

    Hanna Arendt, in una delle sue fortunatissime intuizioni, diceva che l’uomo ha sempre avuto la tensione a non considerare la terra come l’unica dimora, sentimento inserito in un più grande processo di fuga dalla realtà quotidiana e di volontà di creazione di mondi diversi con la speranza che siano migliori. In questo modo spiegava molti fenomeni quali la corsa allo spazio e lo sviluppo dei veicoli lunari e le ideologie politiche che hanno animato il XX° secolo.

     

    E’ proprio questa idea di fuga dalla realtà e di creazione di un mondo o semplicemente di una vita migliore che ha animato le forme relazionali che nascono dalla telematica e dall’informatica, in particolare da internet e dalle chat-line. Colui che investe molto tempo nella relazionalità virtuale è molto spesso una persona insoddisfatta da un certo tipo di quotidianità e di rapporti face to face che cova la speranza che le conoscenze derivate dall’uso del mezzo informatico siano meno superficiali e basate sull’emergere di doti umane e caratteriali, insomma le chat sono il terreno di caccia e di popolamento di non fighi, sottononfighi, disadattati, perdenti e compagnia cantante*.

     

    La società che emerge dal mondo virtuale, nonostante sia insito nel mezzo il ridurre le distanze, non è una società globale, non è “il mondo a portata di click” ma è paragonabile a San Moro Capitone frazione di Narni. Le dinamiche sono quelle del villaggio, del paesino, del pettegolezzo affabulatorio, non abbiamo il dialogo tra culture e mondi differenti ma la riproduzione di schemi collaudati; basti pensare all’attenzione che nella blogsfera si ha per gli aspetti più banali e minuti della quotidianità di ognuno, ai gruppi e alle combriccole che si creano attorno a un blog, alla strutturazione di certi canali irc che somigliano tanto più a certe piazze di paesino o a certi baretti di quartiere dove si incontrano i soliti avventori per parlare di calcio, di personaggi del vicinato e di altri temi a loro vicini. Tutto ciò avviene a prescindere dalle distanze fisiche.

     

    Insomma, sembra quasi un destino che per quanto un non figo tenti di rifarsi una vita questa gli verrà uguale-uguale a quella precedente. Ovviamente tra i tanti aneddoti di non fighismo che animano la biografia di chi vi scrive non poteva mancare un robusto periodo di relazioni virtuali. Correvano gli anni 1997-1998, insomma l’epoca dei primi PC di massa, di quando le chat rappresentavano un fenomeno nuovo, l’epoca in cui per accedere ad internet dovevi pagare l’abbonamento. La banda larga, google e il peer to peer erano tutto al più un qualcosa allo stato embrionale e il sottoscritto inanellava una serie di rovesci, talvolta disastrosi e drammatici sul campo delle affettività, in particolare uscivo a pezzi da una storia che radeva al suolo ciò che rimaneva della mia autostima e della mia fiducia nel prossimo e in me stesso.

     

    Fu così che frequentai un canale praticato da gente di tutta Europa e dell’America Latina e fu li che conobbi Roberta, una ragazza italo-brasiliana con la quale ebbi, per un certo periodo, una relazione virtuale. Ciò che è stato interessante erano le dinamiche di tale relazione: le lunghe chattate notturne,  le di lei gelosie quando non le rispondevo celermente e mi trattenevo a chattare con altre persone, la totale apertura data dall’anonimato, le conversazioni spesso commoventi, le righe poetiche e appassionate, il creare delle atmosfere immaginarie, il rendere in un certo qual senso pubblica la nostra storia tra gli altri membri del canale e il rappresentarci come coppia nel canale (mamma mia ho fatto pure questo! Mi vengono i brividi…). Apro un inciso: non prendetemi tanto per il culo visto che sicuramente se state qui a leggermi ci siete passati anche voi da tutto ciò, già mi immagino le vostre seghe e le vostre sditalinate davanti al pc, i vostri amorazzi in icq, già vi vedo cari sbeccaccioni da msn messenger e care principessine del codazzo virtuale.

     

    Come poi sia andata a finire la storia ve l’ho già raccontato, praticamente ci siamo incontrati per un paio di ore durante le quali lei è stata tutto il tempo a dire che mi immaginava diverso, “più magro e più carino” (nonostante le avessi inviato alcune foto) “più alto, più deciso e con una diversa sensualità”. Io tentavo di parlarle ma lei niente, sempre a ripetere che era in un certo qual senso delusa dall’incontro. Ci siamo lasciati con la promessa che ci saremmo presto risentiti durante la sua permanenza in Italia (di svariati mesi per ragioni di studio) e frequentati comunque amichevolmente. Non ci risentimmo più e ai miei tentativi di chiamata lei mi cornettava, anche in chat non mi salutava più né mi degnava più della minima gentilezza.

     

    Ieri poi è successo che una mia conoscenza dei tempi, un contatto di msn lasciato li un po’ dimenticato, mi ha invitato ad una conversazione collettiva dove c’erano molti ex membri del canale, tra i quali la tipa. La cosa già la dice lunga sulla sempre maggiore chiusura delle relazioni virtuali: mentre prima ci si incontrava in un canale irc che ha comunque una dimensione pubblica, oggi si fanno le chat private collettive su msn, è come se una compagnia che di solito si ritrovava al bar e alla quale si univano spesso nuovi avventori di passaggio cominciasse ad un certo punto a riunirsi nella case. Siccome tra le mie caratteristiche c’è quella di essere tutt’altro che NON vendicativo, come ho avuto modo di parlarle le ho immediatamente ricordato l’episodio, rimarcando che è passato tanto tempo ma è giusto ricordare che lei comunque si era comportata di merda nei miei confronti, al che lei tenta di passare per la vittima della situazione con delle frasi del tipo :”sono stata sempre onesta con te”; “l’ho fatto per non ferirti anche perché ti stimavo molto e ti volevo bene ma non nel senso in cui avresti voluto tu”; “tu però hai osato giudicarmi molto duramente e non mi meritavo questo, quindi non chiedermi di ridiventare amici” insomma tutta paccottiglia da “prontuario delle frasi fatte” o da “manuale della Luisa Rossi”.

     

    Dunque, ora questa storia come tutte le storie dovrebbe avere una morale. Diciamo che mondo reale e mondo virtuale sono uguali, hanno voluto fare un mondo nuovo ma è venuto come quello vecchio e in questo nuovo mondo ci sono persone umanamente molto valide e intelligenti, ci sono quelli che sfruttano l’anonimato per autoesaltarsi (come gli stronzi con il macchinone che ti si attaccano dietro in autostrada) i simpatici, gli antipatici etc… Non credo che il virtuale sia il mondo dei contenuti interiori e il mondo dell’anima da contrapporre alla fisicità, alla vacuità e all’esteriorità del mondo reale. Non credo che siano i luoghi a influenzare le persone ma credo che sia maggiormente vero il contrario (sottolineo maggiormente visto che per esempio la virtualità è un valido mezzo di espressione per chi è affetto da timidezza).

     

    * Tali definizioni derivano soprattutto dal meccanismo di costruzione delle identità che, essendo costruite socialmente all’interno di ben determinati contesti, vedono come perdente colui che instaura le sue relazioni più significative a partire da una realtà distante e/o virtuale. Per esempio: il vincente (o figo che dir si voglia) trova la ragazza vicino casa conoscendola nella discoteca e nel luogo di ritrovo dove vanno i fighetti, la crema della sua comunità. Di contro il perdente troverà la ragazza in chat, vivrà una storia a distanza o avrà la compagna straniera. Tali aggettivi esulano da ogni giudizio di valore e di carattere morale, anzi spesso è nel non integrato che sta la vera forza innovativa e nell’accettazione della propria alterità sta la chiave della felicità. Tentare di spiegare questo e creare una vera e propria antropologia consapevole del non fighismo è un po’ diventata la missione di questo blog.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:03 | commenti (15)


    martedì, giugno 07, 2005
     

    APPELLO AL VOTO

    Si avvicina la data dei referendum per l’abrogazione parziale della legge sulla procreazione assistita e devo dire che sono molto preoccupato, ho degli strani presentimenti per quanto riguarda l’andamento di questa tornata referendaria.

     

    I nostri avversari hanno scelto la strategia dell’astensione, una strategia paracula che li porterà a sommare i non voti di chi approfitterà del week-end pre-estivo per andarsi a godere i primi soli della stagione e di chi invece darà una valenza politica alla strategia dell’astensione. La politica purtroppo è fatta anche di piccoli stratagemmi, di queste piccole e misere furbizie, di dati quantitativi che possono essere piegati e interpretati a proprio favore (basta vedere le reazioni speculari dell’estrema sinistra e dell’estrema destra al no alla costituzione europea espresso da Francia e Olanda). Il rischio concreto è che l’Italia si trovi, in controtendenza con l’Europa, all’interno di un processo di delaicizzazione della società e soprattutto dentro ad un pericoloso processo domino che porterà a rimettere in discussione le conquiste laiche degli anni ’70, l’aborto in primis.

     

    “Se gli italiani con il loro non voto considerano una vita già un ammasso di cellule, figuriamoci un feto di tre mesi” è lo sconcertante ragionamento molto in voga in questi giorni negli ambienti cristiani e reazionari che mirano a boicottare la tornata referendaria e che da solo basterebbe per una “chiamata alle armi” di tutti i laici d’Italia, delle donne in primis. Purtroppo però il nemico numero uno della nostra post-modernità è quello che Nietzsche, Junger ed Heidegger chiamavano Nichilismo.

     

     

    E’ sempre dura dover dare ragione a dei filosofi molto vicini al nazismo, se non molto vicini passivi nei confronti del fenomeno e la passività davanti a certe aberrazioni storiche equivale a complicità così come equivale ad una complicità verso l’oscurantismo di destra non andare a votare il 12 giugno, ma i tre filosofi tedeschi ci avevano visto giusto quando dicevano che il male del XX° secolo veniva dal nulla, dalla fine della ricerca dell’assoluto, dal nichilismo appunto.

     

    Nell’Italia del XXI° secolo si è andati ben oltre, non solo non si ricerca più l’assoluto ma siamo davanti alla perdita di tutto ciò che non sia l’immediatezza e la quotidianità e il proprio misero e talvolta miserabile vivere soggettivo. Il vero nemico di questi referendum non è la scelta consapevole di sposare dei valori cristiani e di imporli a chi cristiano non è ma è appunto nell’indifferenza, nel preferire mettersi in coda in autostrada, occupare le seconde case, passare una giornata tra creme abbronzanti, mare inquinato e pranzi al sacco piuttosto che pensare e lottare per una cosa che non interessa direttamente il nostro immediato o meglio che non viene percepito come tale. Il risultato di tutto ciò può essere la vittoria dei paraculi, dei reazionari, il portare l’Italia in un baratro, il rappresentare una poco felice isola nella corrente di un Europa che sta affermando, anche dove nessuno avrebbe mai creduto, i propri valori illuministici e laici.

     

    In questi referendum si parla di procreazione (in realtà si parla anche di ricerca e di cura delle malattie) e oggi la maternità nel paese a più basso tasso di natalità del mondo non rientra più nei progetti di una donna, magari avremmo avuto un’ampia partecipazione se si trattava di un referendum per vietare i pantaloni a vita bassa o le infradito, e il problema della sterilità rappresenta una percentuale minoritaria della popolazione quindi la gente va al mare, preferisce non rinunciare all’ennesimo inutile fine settimana da raccontare nei posti di lavoro o dall’estetista, preferisce un totale decadimento dei valori, la mancanza di ogni prospettiva. Non capisce che la posta in gioco va ben oltre il problema di alcune coppie sterili.

     

    Libertà è partecipazione diceva il grande Giorgio Gaber e schiavitù è non partecipazione è il drammatico motto di oggi, il rischio è quello di un ritorno agli anni’40 e ’50 pericolosamente preannunciato dal rancido brusio di preti maledetti che in questi giorni fanno politica dall’alto dei pulpiti, manifestano l’arroganza di un monoteismo oramai anti-storico. Vogliono fare dell’Italia il proprio bastione reazionario. Per questo è importante esserci domenica e lunedì ed esserci in massa, dare una risposta collettiva, un messaggio forte e chiaro come quello che diedero i nostri genitori negli anni ’70, quando l’allora decantata unità politica dei cattolici mostrava tutti i suoi limiti quando si trattava di votare per elezioni non partitiche e l’allora potere democristiano mostrava di reggersi solamente su deboli basi clientelari e su una vergognosa strategia del terrore.

     

    Per questo è importante dire quattro volte si. Io ci sarò, e voi?

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:48 | commenti (13)


    domenica, giugno 05, 2005
     

    L'IGNORANZA AL POTERE

    E’ sempre una cosa terribile avere a che fare con degli ignoranti soprattutto quando il parere di questi ignoranti non viene derubricato a semplice minchiata come dovrebbe essere ma diviene l’opinione di un ministro della Repubblica, quindi un qualcosa di cui si deve tener conto.

     

    I ministri della Lega Nord, mettendo da parte ciò che rimaneva del loro senso del pudore, hanno lanciato una nuova parola d’ordine: referendum contro l’euro per il ritorno alla lira.

    A parte l’eresia da un punto di vista economico e le insostenibili conseguenze politiche per l’Italia derivanti da un ritorno alla vecchia moneta (immaginiamo solo le ondate speculative) c’è una questione di fondo ben più grave: abbiamo dei ministri della repubblica che ignorano che la costituzione italiana, ancora in vigore nonostante stiano facendo di tutto per calpestarla, vieta il referendum sui trattati internazionali.

     

     

    Nessuno metterebbe certamente la propria salute nelle mani di un chirurgo che non ha nessuna conoscenza di anatomia ma ciò che ancora una volta stupisce è invece l’ampio margine di tolleranza che gli italiani hanno per i politici incompetenti anzi, addirittura il presentarsi come “non politico” è quasi visto come un merito, una garanzia di onestà. Stupisce come davanti a queste manifestazioni di analfabetismo politico e a questo ignorare delle semplici nozioni da manuale di educazione civica della scuola media, non ci sia stata la giusta ondata di indignazione e nessuno nella repubblica degli spaghetti abbia chiesto le dimissioni dei ministri complici di questo scempio. L’ignoranza al potere sembra diventato lo slogan di questa banda di politicanti che stanno facendo macelleria di un paese e che purtroppo hanno ancora quasi un anno di tempo per fare sempre peggio (sempre che non vincano anche le prossime elezioni).

     

    Venendo al merito della “questione euro” emerge ancora una volta la mancanza di dimestichezza degli italiani con il concetto di responsabilità individuale. Il figlio si droga? E’ colpa delle “cattive compagnie”. La seconda guerra mondiale? Colpa dei tedeschi, noi italiani in fondo non eravamo così cattivi. I prezzi aumentano? Colpa dell’euro e non di chi ha messo in atto le strategie di una furbizia con le gambe corte (come tutte le piccole furbizie di cui si vantano gli italiani e che siamo soliti far passare come pittoresca caratteristica) cosicché si da la colpa della crisi economica, dovuta invece a ben precise politiche e a ben precisi comportamenti, a un qualcosa di inanimato non dotato di libero arbitrio e di facoltà di discernimento. Si da la colpa alla moneta unica europea. E ciò che è peggio è che nel sentimento comune, nel pensiero de “l’uomo della strada” o della “casalinga di Voghera” queste idee hanno anche il loro largo seguito. Non sono i commercianti che hanno aumentato i prezzi con vergognosi arrotondamenti, è l’Euro che ha fatto aumentare i prezzi, questo secondo il pensiero cialtrone italico.

     

    Ultima nota lieta in mezzo a tanta merda: gli svizzeri hanno oggi approvato l’ingresso della Confederazione nel territorio Schengen e il patto civile di solidarietà ossia l’estensione dei diritti delle coppie sposate anche a quelle non sposate, comprese le coppie omosessuali.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 21:45 | commenti (28)


    mercoledì, giugno 01, 2005
     

    MATERNITA' E PATERNITA'. QUALCHE RIFLESSIONE

    Ancora un altro bambino ucciso. Lecco come Cogne? Probabilmente si, anche se resta la speranza che di quest’ultimo caso non se ne faccia lo squallido teatrino mediatico come nel caso di Franzoni & C.

     

    Depressione post-partum la chiamano gli psichiatri e sicuramente da un punto di vista clinico la definizione è giusta, la sintomatologia c’è tutta, esiste la patologia ma tale patologia è solo una punta di un iceberg, un sintomo non di una malattia ma della condizione della maternità tout court. Mi spiegherò meglio. Si fanno i figli per egoismo, si è soliti sentir affermare questa illazione. In parte è vero, il figlio è spesso un coronamento di un progetto di vita, uno scossone per relazioni oramai scoppiate in taluni casi, estremo atto d’amore all’interno di una coppia; insomma siamo, almeno nelle motivazioni iniziali, in una logica di pura autodirezione se vogliamo appunto di egoismo, la missione di regalare la vita ad un essere umano rimane ben che vada latente, dominano piuttosto logiche egoistiche.

     

    Già da subito dopo il concepimento però l’ottica cambia radicalmente, da gesto egoistico avere un figlio diventa forse il più grande atto di altruismo e se per un uomo, per un padre, tale affermazione è vera 10 per una donna è vera 100.000. Puoi usare tutte le teorie pedagogiche che vuoi, puoi tirare fuori la pedagogia del “mammo” e del ruolo paritetico dei genitori, ma in questo caso le varianti biologiche ti schiacciano, sono dominanti ed esistono “da che mondo” prima che arrivassero le scienze positivistiche e un certo pensiero tecnico e metafisico da manuale del perfetto papà, lo dico a costo di sfidare un pensiero “emancipazionista” e vagamente politically correct di sinistra e anche con un po’ di amarezza nel vedere che mio figlio quando sta male, quando ha bisogno di qualcosa cerca sempre la mamma e quasi mai il papà. Nella gravidanza, nell’allattamento si crea una condizione di totale interdipendenza tra madre e figlio di cui tu padre sei solo uno spettatore, il bambino è completamente dipendente dalla madre, per il suo sviluppo e per la sua incubazione, con l’allattamento poi si ha il contatto fisico teso alla sopravvivenza.

     

    Ogni bambino vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo lavoro, del suo sonno e in tale stato di cose l’amore per il figlio non è mai disgiunto dall’odio per il figlio, se poi si vive in un contesto sociale di autorealizzazione e soprattutto di autorealizzazione basata sull’apparire, condizione sine qua non per avere il riconoscimento e la formazione di una propria identità, tale ambivalenza è spesso amplificata fino alle estreme conseguenze, fino alla morte e tale ambivalenza non rientra in una cornice patologica ma rientra in quella che è la pura normalità. La maternità della quale abbiamo una visione esterna spesso stereotipata ed edulcorata di buoni sentimenti che raffigurano una “naturalità” dell’amore materno è invece il campo delle dicotomie dove la benedizione si intreccia con la maledizione, l’amore con il dolore, il generarsi di una vita con il togliere un’altra vita e l’amore (a-mors) confina spesso con la morte.

     

    Per questo quando nasce un figlio, il ruolo di noi padri e quello di accudire le nostre compagne, di avere una grande pazienza, in poche parole a non lasciarle sole. Anche la donna che accetta la maternità come il più gran dono (come è stata la mia compagna) non è immune da certi talvolta apparentemente esagerati e immotivati “nervosismi”, nervosisimi che se si incrociano con la motivazione “facciamo un figlio per dare uno scossone ad un rapporto ormai stanco” e se trovano una coppia che già non si sopporta portano alla fine immediata di una relazione. Bisogna aiutare la propria compagna a trovare le risorse e a non incorrere nel vedere questo grande atto di altruismo come svuotamento di senso.

     

    La sensazione di fondo del mio essere padre è quella, e può sembrare una frase fatta ma credetemi che non lo è, che più che insegnare a mio figlio sto imparando da mio figlio e più che educare mio figlio è forse mio figlio che sta educando me. In primo luogo ho ritrovato un rapporto con mia madre, ho forse capito tante cose di lei, del suo non essere in grado di dimostrarmi il bene che in fondo mi voleva e mi vuole, ho capito molte sue dinamiche nel vivere esternamente quel contatto che nasce dalla maternità, ho capito il sacrificio, quanto è veramente duro essere genitore se non hai maturato una tua solidità interiore. Non ci sarebbero tanti disperati al mondo se nella vita fossimo stati bambini amati e solo amati e occorre spesso tutelare la paternità ma soprattutto la maternità dalla sua inconscia e spesso negata crudeltà.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 22:32 | commenti (20)