MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    giovedì, settembre 29, 2005
     

    ABORTO E CONTRACCEZIONE

    Purtroppo non passa giorno senza che il governo italiano non prenda un provvedimento dal grave contenuto oscurantista. Ora è la volta della proibizione dell’aborto farmacologico o meglio della sospensione della sperimentazione dell’aborto mediante la pillola RU-486. A parte che non so quanto abbia senso parlare di sperimentazione per un metodo che all’estero viene usato già da oltre un decennio, comunque ciò che più colpisce è la logica dell’”espiazione cattolica dei mali” che ha animato il decreto del Ministro Storace. Si parte dal presupposto che l’aborto sia un crimine e che quindi la donna che decide di interrompere la gravidanza debba farlo con una buona dose di sofferenza, con una tecnica chirurgica e invasiva che presenta una percentuale di rischio più alta rispetto alle tecniche farmacologiche.

     

    La chiesa ha addirittura in passato paragonato l’aborto allo sterminio degli ebrei (verso il quale è stata connivente venendo meno alla propria proverbiale difesa della vita che sembra valere solo per feti e embrioni ma che spesso viene meno quando si è in presenza di soggetti più grossi, ricordatelo) e, insieme ai suoi rappresentanti politici, promuove una semplicistica dicotomia abortista-antiabortista, sostenendo che chi si avvicina all’aborto lo fa a cuor leggero, che l’aborto è una delle tante espressioni di uno stile di vita frivolo ed edonista ed è paragonabile ad un omicidio tout court, o peggio ancora, come detto dal Cardinale Ruini con un neologismo involontariamente ed amaramente comico, ad un “piccolo omicidio”.

     

    Quando si parla di aborto le semplificazioni sono sempre immense e grossolane e ai più sfugge la complessità del fenomeno, lo stesso termine abortista è da ritenersi sbagliato in quanto utilizzare un suffisso –ismo sta quasi ad indicare un gradimento verso una pratica che nella stragrande maggioranza dei casi è vissuta dalla donna come un immenso trauma destinato a durare una vita, dietro alla scelta di abortire spesso ci sono pressioni di famiglie retrograde, di compagni eterni ragazzini irresponsabili, varie condizioni di privazione materiale e simbolico-esistenziale; d’accordo, poi ci saranno anche quelle ragazze che abortiscono a cuor leggero perché magari avevano pianificato una vacanza ma queste donne è addirittura un bene che abortiscano, che razza di madri sarebbero? Perché mettere al mondo dei figli ritenuti dalle proprie madri meno importanti di 15 giorni sul Mar Rosso? Non credo onestamente che avere figli sia una missione inevitabile e penso che certe persone potrebbero sinceramente fare a meno.

     

    Interrogando la mia coscienza personale penso che l’aborto debba essere un estremo rimedio, onestamente può capitare a tutti coloro che non fanno una vita casta secondo dettame di santa romana chiesa, di incorrere in una gravidanza indesiderata e, qualora ciò accadesse a me, non spingerei mai la mia compagna ad abortire, soprattutto dopo aver già conosciuto la gioia di essere genitore ma penso che la legge di uno stato debba garantire la coscienza di tutti e debba comprendere innanzitutto la psicologia di una donna che si avvicina a questa pratica.

     

    Proprio questa mia visione non netta sul fenomeno mi porta a guardare con preoccupazione ai dati sul numero ai aborti in Italia, soprattutto mettendoli a confronto con quelli riguardanti il numero di nascite, parlo di Italia ma penso che questa sia una tendenza generalizzabile a tutto il contesto europeo e “occidentale”. Bene, in Italia negli ultimi anni abbiamo avuto in media sulle 500-550 mila nascite e sulle 130-140.000 interruzioni volontarie di gravidanza con punte di 235.000 negli anni ’80. Insomma, ogni meno di 4 nascite c’è un’ interruzione volontaria di gravidanza. Sono dati, secondo me, preoccupanti soprattutto all’interno di un paese del primo mondo sebbene denotino una sostenuta tendenza alla diminuzione, almeno nel lungo periodo.

     

    Sono 130.000-140.000 persone che ogni anno fanno ricorso ad un rimedio così estremo, con tutti i metodi anticoncezionali che esistono.. Il dato indubbiamente va depurato dagli aborti terapeutici ma rimane comunque alto in maniera impressionante, provate a pensare ad una città come Rimini o come Perugia per avere una quantificazione del fenomeno, provate a pensare che su 100 fecondazioni 20 si concludono con un’interruzione volontaria di gravidanza, con tutti gli strascichi conseguenti.

     

    Diciamocelo: qualcosa che non va a livello di prevenzione indubbiamente c’è, sicuramente abbiamo qualcosa che non va nell’educazione alla contraccezione, si vive male la sessualità. Sarà colpa delle pigrizia, dell’ignoranza diffusa, della disinformazione, degli stessi soggetti che si scagliano tanto contro le pratiche abortive quanto contro la contraccezione, ma a mio avviso il ricorso all’aborto è spesso un male necessario ma comunque un qualcosa di evitabile e da evitare, un qualcosa comunque da poter essere escluso a monte nel progetto di vita di un singolo e un approccio alla sessualità dal punto di vista sociale non può e non deve limitarsi ad una legge che regolamenti l’IVG ma deve comprendere anche “robuste” misure di educazione e reti di sostegno a tale scopo.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:15 | commenti (31)


    martedì, settembre 27, 2005
     

    EUROPA

    Da buon europeista quale sono non posso che essere soddisfatto dell’andamento della votazione in Svizzera sull’estensione della libera circolazione ai cittadini dei 10 nuovi membri dell’Unione Europea (56% di voti favorevoli, con il Canton Ticino in forte controtendenza con un 64% di voti contrari).

     

    Ho sempre amato fortemente l’idea di Europa unita e mi sento da sempre profondamente europeo. Non potrebbe essere altrimenti data la biografia personale che mi ha portato, per studio e per lavoro, a girare buona parte del continente e dato che ho una moglie portoghese e un figlio nato in Svizzera, già bilingue e che in futuro, con molta probabilità, maneggerà tutte le principali lingue europee. Sin dalla più giovane età ho sempre detestato il provincialismo, mi sono sempre sentito orgoglioso della tradizione di lotta e dei diritti sociali del vecchio continente e penso che, anche se per il momento viviamo in un’Europa di banche e di capitale finanziario, la situazione odierna sia un punto di partenza per un’Europa fatta di diritti sociali comuni, di veri scambi culturali, di progetti erasmus che, anche in Italia, non vadano deserti come spesso purtroppo capita.

     

    Sono europeo e europeista nel cuore e nell’anima e nel vedere che il paese che mi ha dato la possibilità di una vita migliore sta facendo dei passi nella giusta direzione, superando anche molte sue fisime e malattie senili, domina in me un certo ottimismo di fondo. La Svizzera ha bisogno di Europa perché non è più il tempo di fare della Confederazione il solito eremo, la solita cassaforte senz’anima, il solito luogo di neutralità più dettata dal pragmatismo che da tensioni ideali, così come è alimentata dal solito pragmatismo anche questa nuova spinta europeista sulla quale convergono indistintamente sindacati e imprenditori e gruppi sociali tra loro eterogenei; così come l’Europa ha bisogno di Svizzera, un paese che incarna perfettamente un giusto spirito europeo e che è teatro di contaminazioni e multiculturalismo tra i vari elementi germanici, latini, slavi e arabi che coesistono nel continente.

     

    Come al solito la cosa che mi meraviglia è quella strana convergenza, purtroppo non solo elvetica, tra estrema destra e estrema sinistra sui temi dell’anti-europeismo. Dell’estrema destra come al solito evito di parlare, lasciando gli esponenti di questa parte politica ai loro latrati, borborigmi e gargarismi di quei dialetti che hanno prodotto tante divisioni e incomprensioni ma ben poca (per non dire nulla) cultura e letteratura e ai quali guardo con la stessa curiosità con la quale assisto alle evoluzioni degli scimpanzè dentro le gabbie degli zoo. I loro sono discorsi da frustrati, le loro sono battaglie di retroguardia destinate ad una fin troppo ovvia sconfitta, l’unico modo che hanno per celare la loro mancanza di argomentazioni è quello di fare le minoranze rumorose. L’estrema sinistra quando converge con tutti i vari fascistumi mi irrita, anche se oggi in Svizzera certe loro posizioni assumono delle connotazioni involontariamente comiche.

     

    Dall’estrema sinistra arriva innanzitutto un penoso maquillage di una netta sconfitta, prima dando una valenza anti-europeista ai bilaterali (un si ai bilaterali interpretato come un no all’ingresso della Confederazione nell’Unione Europea) ma soprattutto dando delle motivazioni al voto contrario del Canton Ticino che esistono solo nel loro rassicurante immaginario. “I ticinesi hanno detto no al neoliberismo e all’Europa del grande capitale finanziario” ripete ossessivamente un non meglio identificato esponente dei centri sociali, stessa frase che soleva ripetere Bertinotti all’indomani della bocciatura della Costituzione europea da parte del popolo francese.

    Da sinistra faccio veramente fatica a capire come un’Europa divisa in una miriade di staterelli possa contrastare l’imperialismo militare ed economico degli Stati Uniti d’America e come si possa, nell’epoca della globalizzazione, veramente creare un sistema di diritti politici e sociali comuni rimanendo nell’alveo della divisione in stati nazionali. Il cammino da fare è ancora lungo, le tendenze sono contrastanti (i paesi dell’est fanno già gli euroscettici) ma per lo meno, finchè ci saranno romandi e zucchini a “salvarci”, dalla Svizzera arrivano segnali rassicuranti.

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:25 | commenti (19)


    venerdì, settembre 23, 2005
     

    ANATEMA

    Premetto con il dire che trovo la pedofilia una cosa mostruosa, tuttavia mi stanno profondamente molto più sul cazzo gli ipocriti e i moralisti tipo quelli della trasmissione “Le iene”.

     

    Facile riscuotere facili consensi attaccando un crimine da tutti ritenuto come particolarmente aberrante, sapendo che tanto tutti saranno pronti a puntare il dito contro il pedofilo senza rendersi conto che siete solo degli ipocriti schifosi. Prima anticipate il vostro servizio su tutti i quotidiani nazionali con titoli altisonanti, poi mandate in onda il vostro reportage dopo aver fatto un’attenta campagna promozionale per pescare l’audience.

     

    Il bello è che spacciate tutto ciò per “servizio sociale”, fate del vostro moralismo da quattro soldi una missione etica, ci fate scoprire l’acqua calda dei night club dove si pratica la prostituzione, o dei favori sessuali che governano il mondo dello spettacolo e lo fate con quel tono da profeti dell’ovvio, da finti scandalizzati (voi che di quel mondo dello spettacolo ne fate parte) da grandissimi falsi e ipocriti quali siete, da rancidi messia da sala da biliardo. Volete apparire come grandi moralizzatori, benefattori dell’umanità quando invece vi importa solo dell’audience e vi frusciate le mani davanti ai profitti degli introiti pubblicitari. Va bene il giornalismo di inchiesta, va bene denunciare questi crimini orrendi che vedono coinvolti i bambini ma negli stati di diritto ci sono modi e modi.

     

    La missione etica e moralizzatrice si fa portando i vostri bei filmati dalla Polizia, o dalla Magistratura, non mandandoli in onda dopo averli annunciati in pompa magna tra la pubblicità del dentifricio e delle autoreggenti. Negli stati di diritto anche il più lubrico dei criminali ha diritto ad una difesa, ha diritto a non essere etichettato a vita dall’opinione pubblica, il sistema penitenziario ha una funzione di rieducazione e di recupero sociale, la gogna è stata abolita dal medioevo, cari forcaioli complici di un impero mediatico che in Italia ha prodotto solo danni alla democrazia, fate i reportage sui crimini che stanno facendo in Iraq gli eserciti occidentali con il placet del governo del vostro padrone! Facile mettere alla gogna il personaggio televisivo che si tromba le aspiranti vallette (mi immagino tutte educande non consenzienti) o l’ultimo stronzo che si va a trombare le quindicenni in Cambogia!

     

    Cari pezzi di merda, in un paese normale i processi si fanno nei tribunali, non in televisione, a giudicare devono essere i magistrati che hanno una preparazione e ricoprono un ruolo per farlo non voi, nei paesi civili a comminare le pene deve essere lo stato, non le televisioni private. Siete luridi nella vostra ipocrisia, facendovi grossi del potere datovi dall’avere accesso ai media e al grande pubblico. Tutti oggi si complimentano con voi, vi gingillerete di quei facili consensi derivati dalla vostra nauseabonda demagogia ma io penso che siete pericolosi, che un paese che fa i propri processi in televisione è un paese dove la Democrazia è in serissimo pericolo ed io ho sempre diffidato da chi si autoinveste di missioni etiche e salvifiche fregandosene dei valori di uno stato di diritto. Il garantismo non vale solo per i vostri amici potenti, ma vale anche per l’ultimo dei maiali di questo paese e per quanto possano farmi schifo dei singoli criminali i valori universali dello stato di diritto hanno una valenza assoluta e finchè i “giustizieri” sarete voi io sarò dalla parte anche del più abietto e disgraziato dei pedofili.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:45 | commenti (24)
     

    SCALO A BELGRADO

    In questi giorni e fino a sabato il “Monsieurdosto nerd tour” fa tappa a Belgrado. Dovete sapere che sto battendo una sorta di record di net-addiction che consiste nel non perdere le mie abitudini informatiche e virtuali in qualunque posto mi trovi, quest’anno il tour ha fatto tappa a Forlì, Istanbul, Terceira, Coimbra, Copenhagen ed ora appunto a Belgrado.

     

    Chiudo questa breve premessa per descrivervi le impressioni che provo nel trovarmi in un luogo che è stato, per tristissime vicende, al centro dell’attenzione per tutti gli anni ’90.

     

    A distanza di alcuni anni Belgrado porta ancora i segni tangibili di quel decennio di follia, parte dell’aeroporto è ancora in ristrutturazione dai bombardamenti del 1999; l’aeroporto di Nis è stato recentemente riaperto, come recitano un po’ pomposamente i cartelloni pubblicitari della Jat, anche se per il momento opera un solo volo da e per Zurigo, oggi poi mi è capitato di passare dinnanzi ad un villaggio di case prefabbricate, simili a quelle usate in Umbria durante il terremoto del 1997, si tratta di sistemazioni per i profughi delle varie battaglie che hanno insanguinato quella che una volta era la Repubblica Federale Socialista di Yugoslavia, vittime delle peggiori pulizie etniche, provenienti soprattutto dal Kosovo. Ho provato una sorta di pudore e vergogna nel vedere tutto ciò, non mi sono avvicinato perché odio fare la parte dell’occidentale obeso che va a mettere il naso nelle miserie altrui. Per il resto Belgrado, da un punto di vista architettonico, potrebbe essere tranquillamente scambiata per una città Svizzera con la variante dei segnali di una diffusa povertà che si manifesta con il contrasto tra i grandi vialoni principali, come il Kneza Mihaila, pieni di insegne al neon delle grandi marche occidentali, di negozi, anche di lusso, che vendono la loro merce a prezzi elvetici in un paese dove un insegnante percepisce uno stipendio che non arriva ai 200 euro mensili e i mercatini delle vie secondarie dove vendono di tutto: dalle pile e sigarette sfuse, alle piantine piantate in bicchieri di carta, alle magliette con finte griffe e dove si trovano, forse anche a causa di un tasso di disoccupazione che supera il 30%, dei mestieri ambulanti alquanto singolari come il venditore di acqua minerale conservata in dei secchi con il ghiaccio, il lustrascarpe e il plastificatore di documenti che spesso operano in banchetti di un metro x un metro. Belgrado a mio avviso non è sicuramente una bella città, non lo è forse a causa delle pesanti distruzioni subite durante la seconda guerra mondiale comunque, nonostante i segnali di degrado e povertà siano evidenti, a sentire la gente il peggio sembra essere passato, per lo meno stanno uscendo dal periodo di embargo e sanzioni economiche che aveva decretato il drammatico isolamento della Serbia e il motivo per il quale mi trovo qui rappresenta un piccolo contributo a rompere ulteriormente questa segregazione e cementare un’antica amicizia tra la Svizzera e il paese balcanico risalente a quando, nel mondo bipolare, esisteva il club dei paesi non allineati.

     

    Lungi da me entrare nel merito dei singoli nazionalismi e delle questioni locali che hanno portato al disgregamento della Yugoslavia, lascio volentieri il compito a chi conosce bene la realtà dei luoghi e a chi ha studiato approfonditamente tutta la questione balcanica, suggerirei a tal proposito l’ottimo blog di Babsi Jones, ma una mia idea di fondo volevo esprimerla.

     

    Ho la sensazione che quando si parla di ex-Yugoslavia, così come quando si parla in generale di guerre e tragedie dell’umanità, siamo di fronte ad una lotta tra vari torti e tra varie ignoranze. Sia il nazionalismo serbo che quello albanese e delle altre repubbliche che formavano il vecchio stato di oltre-adriatico hanno di per se degli elementi aberranti e il loro drammatico bagaglio di atrocità commesse. Verrebbe talvolta la tentazione di dire “affari loro, se proprio la pensano così che si scannino pure!” invece non voglio cadere in questo errore dato che, nel mondo globalizzato, bisogna ragionare nell’ottica di una ex-Yugoslavia all’interno di uno scenario internazionale.

     

    Il mondo nel quale era immersa la Yugoslavia dei primi anni ’90 era un mondo che diceva “dopo tanti anni di socialismo un po’ di nazionalismo ci sta sicuramente bene”; “il regime comunista slavo ha per decenni oppresso i nazionalismi non dando modo loro di esprimersi” dimostrando molta ignoranza e soprattutto scarsa lungimiranza. Perché se il concetto di autodeterminazione dei popoli è da un punto di vista metafisico e ideale sostanzialmente giusto, non va mai alienato da quella che è la realtà di un contesto e il contesto balcanico è sempre stato quello di polveriera d’Europa, percorso per secoli da un nazionalismo aggressivo, da genocidi, da pulizie etniche, da scontri di civiltà e religiosi che hanno molto spesso avuto una vasta eco mondiale, divisioni a cui la vecchia Yugoslavia socialista di Tito aveva comunque dato delle risposte e donato un conseguente periodo di relativa calma e che quando “si sono espressi i nazionalismi” sono esplose in tutta la loro drammaticità..

     

    La logica della comunità internazionale ai tempi fu quella di creare degli stati etnici tra i quali, ironia della sorte, la Serbia e Montenegro è l’unico che ha conservato delle caratteristiche, almeno formali, di multiculturalismo. Fu una soluzione miope e assassina, che ha gettato nel caos interi territori. Ogni realtà, dopo il riconoscimento di Slovenia e Croazia da parte della comunità internazionale, riconoscimenti dei quali gli allora vincitori della caduta del muro di Berlino che non andranno mai davanti al tribunale de L’Aja,  sono i principali colpevoli e responsabili, rivendicava il suo staterello etnico. Provate a pensare a cosa sarebbe accaduto se la Padania avesse ricevuto riconoscimenti internazionali e l’Italia, in difesa dell’unità nazionale, avesse mandato i carri armati nei territori del Nord…

     

    Una volta fatto poi il danno si è deciso di scegliere quale nazionalismo era il meno peggio, con i serbi, tradizionali alleati della Russia, a priori dalla parte del torto e dei cattivi, prendendo di volta in volta decisioni che non hanno fatto altro che accrescere il caos originario. Gli stessi personaggi, appoggiati all’epoca dai dirigenti di una sinistra europea mercenaria e rinnegata, che hanno sostenuto l’azione della nato nei territori della Serbia e del Montenegro favorendo i terroristi (terroristi non indipendentisti) dell’Uck che non contenti di un Kosovo etnicamente puro hanno in seguito tentato le loro sortite nella Repubblica di Macedonia oggi, con la vigliaccheria e la codardia di chi sta sempre e comunque dalla parte del più forte, sono gli stessi che parlano di radici cristiane dell’Europa ed auspicano lotte di civiltà contro l’islam e saranno ovviamente gli stessi che domani alimenteranno la folta schiera dei filo-cinesi.

     

    Quando non si parla di sentimento nazionale da sagra paesana ma il nazionalismo assume storicamente connotazioni aggressive e non viene culturalmente rielaborato in un’ottica multiculturale, il concetto di autodeterminazione dei popoli diventa assai difficile da maneggiare, soprattutto quando tale concetto contiene nella sua ideologia elementi di intolleranza, propositi di aggressione e distruzione del vicino. Nei Balcani da questo punto di vista ce n’è veramente per tutti i gusti. Spesso l’abile politico deve mediare tra autodeterminazione e multiculturalismo mettendo in campo una serie di autonomie, pesi e contrappesi, per tenere le varie culture nazionali in equilibrio altrimenti è la vittoria dei Tudjman (defunto padre del nazionalismo croato con forti elementi cattolici, mai troppo vituperato nei confini italiani e amico del Vaticano) dei Seselj, dei Milosevic e dell’Uck; è la vittoria degli stati etnicamente puri, è quello che è accaduto alle porte di casa nostra per colpa di una profonda ignoranza di chi ha avuto la responsabilità di decidere i destini del mondo, è l’ennesimo scempio presentato come trofeo dai vincitori della guerra fredda, e che vittoria vedere tanti paesi distrutti dalla guerra e dall’odio che oggi perpetrano tutti i dogmi del pensiero unico liberista, dove i politici parlano di flessibilità del mercato del lavoro, di riforme, di privatizzazioni, di ristrutturazioni, di liberalizzazione del mercato immobiliare, mentre i mafiosi, le oligarchie ricche, i “nuovi serbi” percorrono in Porsche gli ampi viali belgradesi, una grande vittoria…

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 08:15 | commenti (11)


    martedì, settembre 20, 2005
     

    TELE-VISIONI

    Eros Ramazzotti dopo aver cantato il suo ennesimo pezzo insulso, denso di retorica da impegno sociale del dopo catechismo, durante l’elezione di Miss Italia: “Io penso che al mondo ci siano cose belle e cose non belle, l’importante è che avvengano meno cose non belle”. Frase seguita da ovazione, applausi e urla isteriche da parte delle aspiranti miss e del pubblico femminile presente in studio.

     

    A confronto, anche un dibattito politico sulla legge di bilancio del Cantone Zurigo tenuto da due politici liberal-democratici in un tedesco incomprensibile e moderato da un anchormen con la stessa brillantezza di un piatto di verdure lesse è uno spettacolo meno irritante.

     

    Ancora una volta mi chiedo il perché di Eros Ramazzotti e come mai rappresenti, nel novero dei paesi incivili, la cultura musicale italiana. Ricordo che in occasione dell’uscita di uno dei suoi inutili album sottolineò il fatto che il Cd era prodotto con una tecnologia, prontamente elusa da alcuni software facilmente reperibili in rete, che ne impediva l’ascolto nei lettori cd-rom. A quando l’uscita di un album di Ramazzotti illeggibile a qualsiasi lettore?

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:12 | commenti (28)


    lunedì, settembre 19, 2005
     

    CONSIDERAZIONI POLITICHE

    Dopo le ultime farneticazioni leghiste credo che sia arrivato il momento che l’Unione Europea valuti delle sanzioni contro l’Italia sullo stile di quelle prese contro l’Austria di Heider.

     

    Ogni paese ha il suo partito xenofobo di subdotati mentali, in genere ridotto ad un 2% di voti, in Italia questo partito esprime dei ministri, il parere di queste persone che ragionano in base al pensiero stereotipo, che tacciano come pedofilo l’intero popolo belga e che inneggiano ad antiche battaglie e a scontri di civiltà è purtroppo promosso a “parere autorevole di membri del governo italiano”. Se aggiungiamo che l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea a non aver firmato la direttiva di condanna al razzismo adducendo motivazioni di merito, e che all’estero i leghisti vengono definiti “estrema destra xenofoba” e in Italia “moderati” penso che sia arrivato il momento di fare pressioni sulla magistratura italiana e sulle altre forze politiche affinché smettano questo atteggiamento tollerante nei confronti dei fascisti della Lega Nord. Si potrebbe condizionare la futura partecipazione italiana all’Unione Europea e alla moneta unica anche ad un’ opera di pulizia di queste organizzazioni politiche xenofobe. Un paese che esprime questa classe politica e questi valori non può e non deve far parte della Comunità Europea a nessun titolo.

     

    Germania: caro Schröder, la maggioranza c’è, fai una coalizione e qualcosa di sinistra, non diamoci sempre mazzate sui coglioni. Spd-Verdi-Linke, questa deve essere la futura coalizione di governo, lo so che è difficile far dialogare sinistra moderata e sinistra antagonista, ma questo è il lavoro del politico. Vaffanculo alla grande coalizione con la Cdu , sempre meglio un paese felicemente diviso che uno infelicemente unito, sempre meglio una sana alternanza che l’autoreferenzialità totale del sistema politico dove tanto tutti possono governare insieme, come succede in Svizzera, solo che in Svizzera per lo meno hai un ricorso intensivo alla democrazia diretta e a proposito di Svizzera il 25 si vota per l’estensione della libera circolazione ai nuovi membri dell’Unione Europea, la posizione ufficiale di Monsieurdosto è a favore del SI alla libera circolazione.

    Pensieri e parole di kendostoe | 13:01 | commenti (11)


    giovedì, settembre 15, 2005
     

    ALBERGHI A ORE

    L’arretratezza italiana in tema di morale sessuale emerge con prepotenza considerando un aspetto da molti ritenuto erroneamente di secondaria importanza: la presenza di alberghi ad ore.

     

    A far si che in Italia si trombi essenzialmente poco e male ci si mettono anche le conseguenze delle adolescenze allungate, del vivere a casa dei genitori anche oltre i 30 anni di età. Sia chiaro, sto parlando per lo più per illazioni visto che questo degli eterni adolescenti è un mondo che mi è piuttosto estraneo, considerato che già a 19 anni vivevo lontano dai miei, escludendo qualche periodo estivo o qualche intervallo tra i vari semestri universitari trascorso a casa. Tra l’altro in questo periodo, per ironia della sorte, ho avuto anche sporadiche occasioni di avere una compagna con la quale fare sesso, comunque mi chiedo: come fa un trentenne che vive con i suoi a portare la donna a casa? Nelle classi alte i trentenni hanno genitori magari ultrasessantenni ma che coltivano numerosi interessi, seguono le stagioni teatrali, frequentano il circolo cittadino, giocano al bridge e alla canasta, sono invitati a pranzi, cene, gite etc… ma nelle classi proletarie e lavoratrici i genitori non escono mai e se vanno fuori lo fanno solo per brevi spostamenti, per andare da parenti, al supermercato, insomma non hanno vita mondana e i loro figli non avranno mai la casa libera, ergo romberanno poco e in condizioni scomode (in genere in auto).

     

    All’estero hanno ovviato alla cosa, considerato che l’allungamento della permanenza nella casa dei genitori è un trend più o meno diffuso in tutta Europa, con gli alberghi ad ore. In qualsiasi paese da me visitato ne ho visti tantissimi, ce ne sono in Svizzera, in Portogallo, in Spagna, in Germania, in Brasile, in Messico e spesso hanno dei nomi piuttosto allusivi come “wet dreams” tanto per citarne uno. In genere, soprattutto nei fine settimana, si riempiono di giovani coppie che ritengono tale soluzione molto comoda. Questi alberghi sono ben messi, molto puliti, dotati di ogni comfort dalla fornitura di profilattici, alla televisione con canali hard, ad alcune stanze con specchi o attrezzature per fantasie un po’ particolari, i giovani ci vanno e non se ne vergognano, è un modo per soddisfare in modo comodo e tranquillo la loro voglia di sessualità. Una mia amica portoghese mi dice che è una validissima alternativa al sabato sera passato in discoteca e la spesa è molto simile, e poi “sempre meglio in un posto del genere che in macchina, dove si può essere vittima di guardoni e maniaci” aggiunge molto pragmaticamente. In Svizzera è prassi molto diffusa anche tra i miei studenti, spesso li sento scambiarsi opinioni e suggerimenti sui vari luoghi e onestamente sarei contento che in futuro anche mio figlio optasse per questa soluzione.

     

    E in Italia? Penso che in Italia 98 ragazze su 100 giudicherebbero un qualcosa di profondamente offensivo essere portate in un albergo ad ore, gli hotel ad ore sono visti come un qualcosa di sporco, di squallido, le “brave ragazze” del paese degli spaghetti non si vanno a sputtanare con i portieri d’albergo, per loro è sconveniente alludere, dimostrare al mondo che hanno una sessualità e quando la manifestano questa sessualità, ne abbiamo molti infelici esempi nella blogsfera, lo fanno in maniera esibizionista, estremamente volgare, ostentata, proponendo come misero atto di ribellione, ad un ipotetico moralismo imperante, il praticare una cosa che invece è naturalissima, facendo il gioco di chi carica il sesso di prescrizioni e valori oltremodo vetusti. Mi ricordano un po’ i bambini che gridano “cacca, piscia” e si mettono a ridere, ma mentre nei bambini è una cosa simpatica, nelle donne cresciute ha un che di patetico.

     

    Risultato di questa cultura del “si fa ma bisogna nasconderlo”? Semplice: si tromba poco e male, negli spazi angusti di un’automobile, nei tempi stretti tra l’assenza e il ritorno dei genitori. Le classi superiori secondacasamunite possono anche permettersi una qualità della sessualità che le classi inferiori non possono avere, disparità economiche si traducono talvolta in disparità della qualità della sessualità, almeno io la penso così. Può darsi pure che in fondo mi stia sbagliando. Mi rivolgo a voi che vivete con i genitori: Che qualità della sessualità avete? Quale frequenza? I vostri genitori contemplano l’esigenza di farvi avere casa libera? Siete mai stati negli alberghi ad ore? Cosa ne pensate? Sono interrogativi che mi interessano e molto.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:16 | commenti (18)


    martedì, settembre 13, 2005
     

    RIBALTA E RETROSCENA

    Diciamo che provo un sentimento misto tra compatimento e invidia verso tutti coloro che cercano ed ottengono i loro quarti d’ora di notorietà. Ho sempre invidiato la spregiudicatezza di un certo vippismo locale tipico, per esempio, della mia ex compagna di liceo con velleità pseudo-artistiche che decide di girare la televendita, su una tv a diffusione provinciale, ballando tra le Fiat Punto e le Marea di un autosalone alla periferia di Terni, invidio molto questo coraggio ma trovo tutto ciò anche molto triste. Ogni volta che penso alle parole fallimento, illusione, patetismo, tristezza, mi viene in mente l’immagine della mia ex compagna di Liceo che balla tra le fiat dell’autosalone di Terni.

     

    Un’altra mia vicina di casa invece faceva la valletta in una trasmissione calcistica su un’altra televisione locale, il suo compito si limitava a leggere i risultati, le classifiche, a presentare gli ospiti, in genere titolari di bar, sali e tabacchi, piccoli attori di vernacolo, tassisti, pizzaioli, autocarrozzieri e a ricevere lascivi apprezzamenti sulla sua avvenenza fisica da quest’ultimi. Nonostante avesse fatto alcuni corsi di dizione a Roma (cosa che vantava con una certa frequenza e che teneva a far sapere anche se fare un corso di dizione a Roma equivale a farsi insegnare la grammatica italiana da un immigrato bengalese) non riusciva a togliersi quella lagnosa parlata ternana dove le T diventavano D e tutto veniva stancamente detto a mo’ di cantilena e come tutte le ragazzine di provincia decenti fisicamente era antipatica, non ti rivolgeva mai il saluto, intellettualmente e mentalmente era interessante come un clisma al bario o la devitalizzazione di un molare. Ogni tanto mio padre interveniva da casa in quella trasmissione, dava i suoi pareri tecnici sulla partita della Ternana, quasi sempre pareri del tutto inutili e ad alto contenuto fazioso ma del resto quelli che telefonano alle tv e alle radio locali in genere non hanno niente da dire ma lo dicono lo stesso. Qualche volta era anche ospite in studio poiché il regista della trasmissione era un suo collega delle FS, spesso a corto di ospiti. Mio padre sembrava non avvertire per niente la presenza delle telecamere ed andava in televisione con la stessa nonchalance con la quale un uomo della sua età sarebbe andato al bar con gli amici, era solito parlare di complotti anti-ternani del “palazzo”, sostenuto da un altro ospite fisso, una sorta di scemo del quartiere che sosteneva di essere stato compagno di scuola di politici, uomini di calcio e di potere e personaggi vicino alla Ternana i quali ogni tanto lo chiamavano per sfoghi e confidenze. Trovavo mio padre, un uomo comunque che aveva brillantemente concluso i suoi studi da perito chimico, un po’ fuori contesto insomma, provavo vergogna, fastidio.

     

    Ho sempre cercato di evitarli questi quarti d’ora di notorietà ma nonostante ciò, caratteristica di un buon non figo, spesso non riesco a mantenermi nell’anonimato. Sia chiaro, evito di prendere parte a questi teatrini nelle televisioni locali ma per esempio ci sono alcune occasioni in cui mi si vuole per forza ritagliare un ruolo di ribalta. Una di queste occasioni è quando vado, o meglio quando mi portano, in un locale dove c’è un’animazione latino-americana. Nonostante prenda sempre posto nei tavoli più decentrati e se possibile dietro piante o cespugli, arriva sempre lo stronzo o la stronza che cerca di coinvolgermi nei balli, convinto/a che magari io trovi tutto ciò divertente, magari me ne sto per i cazzi miei e loro mi tirano per il braccio, in un’occasione una di queste infami aveva pure con se un microfono ed invitava il pubblico ad incitarmi a buttarmi nel ballo, per poco non ci scappa una discussione anche pesante quando, ai miei cortesi dinieghi, ha risposto con un “ma sei qui per divertirti” . Ritengo per questo gli animatori una delle categorie più spregevoli, invadenti e maleducate sulla faccia della terra.

     

    Ma la cosa non si limita solo agli animatori. Nel mio ultimo soggiorno in Portogallo sono stato prima coinvolto nel taglio di una fetta di prosciutto da un venditore di coltelli durante una fiera, poi una sera, sul lungomare di Figueira da Foz, sono stato messo in mezzo da un gruppetto di gelatai acrobati, uno dei quali ha sparato una palla di gelato dritta dritta nella mia bocca facendomi restare letteralmente a bocca aperta con un rigagnolo di gelato che colava da un angolo delle mie labbra. Imbarazzantissimo.

    E voi, avete avuto il vostro quarto d’ora di notorietà? Cosa sareste disposti a fare pur di averlo? Anche a voi, come al sottoscritto è capitato di essere coinvolti in del tutto non richiesti momenti di ribalta?

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:23 | commenti (7)


    venerdì, settembre 09, 2005
     

    LA SINDROME DELL'EX

    I film di Fantozzi sono proprio delle pietre miliari. L’episodio che mi è piaciuto più di tutti è stato quello in cui il ragioniere più famoso d’Italia porta il suo amore di sempre, la Signorina Silvani in Calboni, a Capri. A dire il vero fu lei a portare lui a Capri, luogo dove era stata in viaggio di nozze con il Rag. Calboni, con il solo scopo di assillare il povero Ugo paragonandolo all’ex ingombrante.

     

    La donna colpita da sindrome dell’ex, ribattezzata appunto “sindrome della signorina Silvani” è un caposaldo nella biografia di ogni buon non figo, vuoi per il nostro spirito crocerossino che ci porta a gettare la nostra ciambella di salvataggio a ragazze che escono sempre da storie importanti e traumatiche, vuoi per sfiga, vuoi perché in fondo ce la cerchiamo.

     

    In amore esiste una doppia idealizzazione: quella dell’innamoramento, quando si creano delle idee sulla persona oggetto del nostro amore, se ne amplificano le qualità celandone i difetti anche quelli più macroscopici o addirittura accettandoli come simpatiche e pittoresche caratteristiche, si crea un mito attorno ad essa e soprattutto (non sempre ma quando avviene è sempre in maniera intensa) un’idealizzazione ex-post che ha luogo dopo la fine di una storia e dopo un periodo “finestra” avaro di soddisfazioni sul campo sentimentale. Questo secondo tipo di idealizzazione porta a ricordare, amplificandoli, solo i momenti belli della relazione appena passata e ad ingigantire le caratteristiche dell’ex ingombrante nella stessa misura, anzi a volte anche peggio, di quando invece si è nella fase di idealizzazione da innamoramento. La causa della diffusa infelicità forse sta proprio nel non saper vivere il presente, nel fatto che anche l’intensità del migliore dei presenti vissuti non raggiunge quella del ricordo, spesso falsato, di presunti bei tempi andati o dell’idealizzazione esagerata e riempita oltremodo di aspettative di futuri possibili.

     

    Risulterà quindi che il Calboni 1)“…era quello che era… ma in quanto ad automobili…abbiamo impiegato 1 h e 20 da Roma a Napoli a bordo di una spider” mentre in realtà in altri momenti della saga fantozziana il Calboni si muove con una fiat 128 sport o addirittura in autobus. 2) “era quello che era ma alle 7 di mattina era già in piscina, faceva footing tutti i giorni, faceva sci nautico, era un grande tuffatore” insomma era protagonista di decantabili imprese sportive quando in realtà nell’episodio della “coppa Cobram” pur di non prendere parte a una competizione di 60 km in bicicletta si procurerà una doppia frattura agli arti superiori e, nell’episodio di Fonelli-Mirabella nuovo capo-ufficio appassionato di atletica, nella gare dei 100 metri piani arriverà ultimo ampiamente staccato in un torneo aziendale popolato per lo più da panzoni, calvi e impiegati in fieri, le uniche competizioni che si vantava di aver vinto erano quelle di petomani e scorreggioni (episodio di Ortisei).

     

    Vi dico questo per invitarvi a non preoccuparvi mai più di tanto quando la vostra donna dall’ex ingombrante decanterà i successi del suo precedente boyfriend che, bene che vada, saranno amplificati allo stesso modo e a non crearvi infondati complessi di inferiorità. Comunque esistono anche altre caratteristiche e altre ferree regole che vi consentono di riconoscere (e di evitare) questo tipo di donna altamente deleterio. Proverò ad elencarne alcune.

     

    Amica del cuore: regola empirica ma ferrea, l’amica del cuore di questo tipo di donna non sarà mai una vostra alleata, propenderà nettamente per l’ex di turno, farà di tutto per creare situazioni che favoriscano un riconciliazione e spesso lo farà in maniera subdola, il mio consiglio: odiatele sulla fiducia. Ricordatevi che il consiglio delle amiche generalmente sarà: vai con il più figo, con quello con più soldi etc…

     

    Legge di Ivano Fossati: “La costruzione di un amore spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore se te ne rimane… è come un altare di sabbia in riva al mare…” . Sappiate che per distruggere questo simbolico “altare di sabbia” che voi avete costruito con il sangue e con il sudore, con uscite, cene, chiacchierate e chattate fiume, con il sorbirvi i di lei ritardi, scleri e lamentele, basta un sms dell’ex o anche uno squillo (anche anonimo) sul telefono cellulare. E a proposito di cellulari c’è un’altra legge.

     

    Legge del GSM: Quando stazionate in quel seminterrato di quel negozio dove il segnale del vostro operatore telefonico non arriva, quando avete l’esame-fiume di Storia contemporanea e dovete tenere il telefonino spento, quando avete lasciato un attimo il cellulare in macchina per prendere un caffè all’autogrill, sappiate che in quei momenti la vostra tipa sarà in preda ad una pesantissima crisi (per motivi in genere risibili e futili) ed avrà bisogno del 118 del conforto e non avendo trovato voi indovinate poi chi ha cercato e in questo caso, più unico che raro, trovato? Bene, adesso quando vi verrà detto “quando avevo bisogno tu non c’eri ma lui si” sapete bene a cosa si sta riferendo. Esiste una variante che riguarda sempre l’uso di cellulari e la reperibilità che ne consegue, quando chiamate voi il cellulare spesso squilla a vuoto o è irraggiungibile, così come quando mandate un sms spesso non viene data risposta ma quando è in vostra compagnia e gli squilli e gli sms sono inviati dall’ex la risposta sarà immediata, addirittura risponderà agli sms anche mentre è al volante, in un luogo affollato e perfino durante l’attività sessuale.

     

    Legge della villeggiatura: mai far decidere a lei il luogo di villeggiatura, vi porterà negli stessi posti dove andava con l’ex e sarà di cattivo umore vuoi per nostalgia, vuoi perché non vi reputa “all’altezza”.

     

    Legge metrico-decimale: Dando per scontato il fatto che l’ex è sempre più bello, più magro, più giovane, più ricco etc… c’è da sottolineare una regola riguardante le dimensioni sessuali che nel caso di sindrome dell’ex seguono un andamento variabile simile a quello del mercato dei cambi per cui nell’ex 1 cm equivale, sulla base dei fattori che determinano il fixing, ad un valore tra cm 1,50 e 1,75, in voi 1 cm equivale a valori tra cm 0,75 e 0,80, risulterà quindi che a parità di dotazione, poniamo un valore di 16 cm di lunghezza (media secondo le enciclopedie mediche) la vostra “dotazione percepita” sarà, ben che vada, di 12,8 cm, quella dell’ex di 24 cm.

     

    Ovviamente come tutte le mie teorie anche questa è suscettibile di integrazioni, rappresenta un insieme di casistiche che qualora si verifichino rappresentano più di un campanello di allarme e ovviamente è valida, purtroppo, sia per gli uomini che per le donne. Lo slogan è sempre quello: malati di sindrome dell’ex. Se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:15 | commenti (8)


    giovedì, settembre 08, 2005
     

    ESPERIENZE CHE HANNO FATTO UN MONSIEURDOSTO. UN'OCCASIONE PERDUTA

    Ripensandoci bene anche un non figo nella vita ha una serie (beh! Non esageriamo, una-due…) di occasioni che vuoi perchè condizionato dalla disistima che prova verso se stesso che lo porta a sentirsi al di fuori di ogni desiderio, vuoi perché estremamente timido, non è stato in grado di capitalizzare e sfruttare a dovere.

     

    Durante il mio ultimo viaggio ternano ho rivisto una mia carissima amica, che ho risentito oggi al telefono, fidanzata storica e convivente di quello che per anni è stato il mio migliore amico e quando dico migliore amico intendo una di quelle persone che al massimo nella vita, se sei fortunato, ne incontri un paio, io ne ho incontrate due, l’altra l’ho sposata.

    All’epoca la tipa in questione era la non figo friendly per eccellenza: dotata di una bellezza profonda e inconsapevole, forte tensione nei confronti della cultura e la politica, passione per il jazz e per il blues, grande talento nel suonare il sax e gli ottoni, insomma una donna assolutamente fuori dai collaudatissimi clichè, dotata tra l’altro di una sensibilità sofferente che la portava e la porta spesso ad alternare momenti di entusiasmo e momenti di tensione e di sconforto.

     

    Rivedendola ho avuto modo di parlarle dei miei traumi da non figo, al che ad un certo punto lei mi dice: “ma lo sai che c’è stato un periodo in cui io volevo mettermi con te?” e mi rammenta un episodio che avevamo vissuto insieme.

     

    Avevamo appena sostenuto gli esami di maturità dopo giorni e giorni di studio a casa mia, eravamo tra l’altro compagni di classe, all’epoca ero alle prese, a causa di un mio rapporto alquanto precoce con la virtualità, con un “alan 38” una sorta di cb portatile. Essendo Terni una città che si trova dentro una conca la ricezione era spesso difficoltosa ed i canali risultavano quasi sempre drammaticamente vuoti. Una sera d’estate uscii dopo cena, passai con il mio “piaggio si” per il centro e la incontrai fuori da un bar-sala giochi dove era solita vedersi con il gruppo di amici, le chiesi se aveva intenzione di venire, insieme a me, in collina, in un luogo vicino al belvedere superiore della Cascata delle Marmore dal quale si scopre tutta la città, lei accettò e salì subito sopra il mio motorino.

     

    Percorrevamo insieme la statale Valnerina, con il vento caldo che ci lambiva la faccia, lei dietro stretta a me, ricordo i suoi seni puntati contro la mia schiena mentre il mezzo saliva lento ma agile per le strade immerse nel verde della collina e della campagna umbra, ogni tanto ci urlavamo qualcosa sugli esami di maturità appena terminati o io le chiedevo se stesse a suo agio, ogni tanto guardavo il suo viso appoggiato alla mia spalla dallo specchietto retrovisore. Arrivammo a destinazione, e ci sedemmo su un prato a guardare la città e le sue acciaierie illuminate a giorno dall’alto. “Certo che vista da qui Terni mi sembra bellissima” fu la mia frase di esordio “in fondo ci lamentiamo tanto ma siamo gente del nostro tempo e del nostro spazio e siamo anche ternani. Il giorno in cui deciderò nettamente se amare o odiare questa città sarà un gran giorno” continuai. Insomma sarebbe stato un buon inizio degno dei migliori film finchè ad un certo punto prendo l’attrezzo per il quale ero arrivato fin li: l’alan 38.

     

    Comincio a parlare con Il Mitico, Furia, Speedy, Tulipano, Paperino in un tripudio di “break”; “mi dai un controllo”; “7351”; “kappa kappa”; “cq al canale”, ad un certo punto ci ritroviamo a “modulare” con un certo Gambadilegno che trasmetteva dalla sua auto, lo invitiamo a venire da noi lui, un omone alto, corpulento e con i baffi, venne con la sua macchina di servizio dei metronotte offrendoci qualche sorso di birra, passai un paio d’ore da perfetto cretino. Che lei si sarebbe aspettata qualcosa di diverso, magari una seratina romantica, qualche abbraccio, qualche parola d’amore, l’ho poi scoperto 14 anni dopo. Mi ricordo che ad un certo punto, dopo esserci congedati dalla guardia giurata, si allontanò sedendosi sul guard-rail che separava la strada dal prato dove stavamo, capisco che forse voleva andare via, accendo il “si”, faccio un’evoluzione sull’erba, mi scivola la ruota dietro e lentamente cado a terra in una scena degna del miglior Fantozzi, mi rialzo e vedo lei trattenere a stento una risata e chiedermi se mi fossi fatto male al che le rispondo con uno sconsolato “andiamo va..” facemmo la strada al contrario scendendo rapidi per le discese che oramai conoscevo come le mie tasche, mi sentivo un po’ un novello Libero Liberati nel prendere le curve, nell’abbassarmi in assetto da corsa, lei era stranamente silenziosa, la accompagnai a casa lasciandola sul portone non prima di averla fermata un attimo per un’ultima cosa, una tremenda freddura: “lo sai come si misura la notte? Con il metronotte” ispirato dall’incontro con Gambadilegno la guardia notturna, da me promosso come evento clou della serata. Quest’ultima uscita rappresentava la ciliegina sulla torta, la quadratura del cerchio sul fatto che ero un patetico cretino, uno sfigato senza possibilità di appello.

     

    Non avrei potuto mai immaginare che una ragazza potesse essere interessata a me, ero oramai convinto della mia totale nullità, sono stato ipocondriaco anche nei rapporti umani, non c’è un cazzo da fare. Poi anche se l’avessi capito stava diventando la ragazza del mio migliore amico e quel capitolo si chiama “guardare ma non toccare” perché all’epoca parlavo di rivoluzione, di distruzione della società capitalistica e del perbenismo borghese ma in fondo ero solo un ragazzo con un suo robusto codice d’onore ternano ed essenzialmente un coglione.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:46 | commenti (6)


    lunedì, settembre 05, 2005
     

    OGGI SPALIAMO MERDA SU... DUE TORMENTONI ESTIVI E WALTER VELTRONI

    Propongo innanzitutto l’eliminazione dai palinsesti, essendo purtroppo vietata l’eliminazione fisica degli interpreti, delle canzoni “La tortura” di Shakira e “La camisa negra” de Los Juanes. Ma è mai possibile che tutte le canzoni latino-americane che giungono in Europa debbano rispondere al collaudato stereotipo dell’amore sofferente? E’ mai possibile che debbano contenere e reiterare centinaia di volte le espressioni “Ahi! Ahi! Ahi!”; “Que dolor!”; “Como me duele!” ? Mi sembra un assecondare il peggior pensiero cialtrone su un intero continente che di bella musica in realtà ne avrebbe.

     

    Ho voglia di spalare un po’di sana merda sul sindaco di Roma Walter Veltroni. Con Roma ho sempre avuto un rapporto piuttosto stretto. Essendo nato e vissuto per  lungo tempo a Terni, Roma è sempre stata la metropoli di riferimento, nel senso che ogni tanto si andava a Roma a passare qualche serata o qualche giornata e quando avevamo voglia di una mentalità più aperta, cosmopolita e meno provinciale restavamo a Terni. Non ho mai amato la capitale italiana, l’ho sempre trovata una città chiusa, autoreferenziale, disordinata, caotica, specchio dei peggiori vizi dell’italianità. Da italiano mi sono sempre vergognato nel veder perpetrare piccole truffe e furbizie nei confronti dei turisti stranieri, inoltre ho sempre trovato irritante l’atteggiamento strafottente e di superiorità di molti romani, convinti di vivere in un paradiso in terra disprezzando e mostrando chiusura verso altre realtà.

     

    Parlando di Veltroni devo dire che provo una certa antipatia di carattere politico verso il suo voler rifarsi agli Stati Uniti, inoltre è sindaco di una città con trasporti pubblici rimasti indietro di almeno mezzo secolo, cresciuta disordinatamente e che rispetto alle altre capitali europee vive in maniera molto più amplificata i problemi tipici delle metropoli: violenza urbana, inquinamento atmosferico e acustico, stress da vita di città. Secondo me un sindaco di Roma che non parla di riforma urbana urgente sta parlando di aria fritta anzi, in occasione del pellegrinaggio susseguente alla morte del Papa Giovanni Paolo II°, rifacendosi sempre ai linguaggi della politica statunitense, ha promesso “tolleranza zero” verso chi punta il dito contro Roma e contro l’inefficienza dei suoi servizi. Pochi giorni dopo, passando per Roma, ho tentato di comprare un biglietto ATAC da un distributore automatico che mi ha mangiato la moneta da un euro senza darmi il biglietto, mi sono recato ad un chiosco informazioni dove ho segnalato il guasto e chiesto il rimborso del biglietto ovviamente non concesso, rimango alla fermata e vedo altri forestieri incappare nello stesso problema. Ovviamente non ho osato lamentarmi, non si sa mai, avrei potuto rischiare un’esecuzione sommaria sulla pubblica piazza in ottemperanza alla “tolleranza zero” veltroniana.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:36 | commenti (12)


    venerdì, settembre 02, 2005
     

    L'URAGANO E LA FINE DI UN "DIO"

    Stavo pensando a come il giudizio dei grandi pensatori non conosca confini geografici e temporali. Il grande Alexis de Tocquville parlando, vero la metà del XIX° secolo, della Democrazia negli Stati Uniti aveva sottolineato, con una felicissima intuizione, il ruolo della religione come strumento di coesione del corpo sociale.

     

    L’abilità degli Stati Uniti è stata quella di creare, a suo tempo, una religione civile nel contesto di una società secolarizzata. Tale religione civile superava radicalmente la dicotomia e la profonda alterità che è sempre esistita tra politica e religione, creando di fatto un nuovo culto “laico”, non più basato su divinità, pontefici, sacerdoti e su un sistema di credenze soprannaturali, ma basato soprattutto su una costituzione, su un patto sociale, su un “culto della bandiera”, sull’idea di vivere in un luogo terrestre sempre più somigliante a certi eden dell’oltretomba.

     

    Se la religione dell’essere Americani, insieme al fatto di rappresentare un mondo “nuovo” nato con il bagaglio di esperienze europee e con l’idea di creare una palingenesi fortemente alternativa a quella di un’Europa considerata corrotta e divisa dagli scontri, ha rappresentato per secoli una rendita di posizione e soprattutto ha risparmiato agli Stati Uniti interi cicli di scontri di classe e religiosi e di rivoluzioni più o meno (in genere più) cruente, al grido di “we are all americans” che da solo, almeno teoricamente, superava le differenze di razza, lingua, religione.

     

    Per secoli, che sono stati secoli di grande prosperità, di modello per gli altri e di faro e speranza di un mondo migliore per molti, tutto ha funzionato, poi si sono innescati una serie di processi che partono da lontano ma che hanno avuto la loro esplosione in quel 11 settembre del 2001, quando il Dio onnipotente ha mostrato di essere in realtà vulnerabile e trovandosi colpito al cuore ha perso, con scelte di politica estera aberranti e totalmente irrazionali, il fondamento metafisico della sua onnipotenza e del suo essere religione e si sa, quando alla religione civile togli il civile, il razionale, ciò che nasce dall’empirismo e dalla scienza politica e sociale, resta solo la religione con tutto il suo corollario di dogmi, assiomi e morali, superstizioni che spesso fanno a cazzotti con l’intelligenza.

     

    Questo cataclisma che ha colpito pesantemente gli USA sta, involontariamente, mostrando tutti i lati deboli e la decadenza di questo sistema, da una parte hai il sindaco di New Orleans che lancia un disperato grido di aiuto dicendo che alla popolazione della sua città manca il cibo, mancano generi di prima necessità, dall’altra arrivano immagine di profughi, sfollati, senza tetto, che usano la bandiera a stelle e strisce a mo’ di coperta, arriva l’intervista a Bush che dice che gli Usa sono “disposti ad accettare (sic.) aiuti dall’estero”  dopo averli precedentemente rifiutati, attenzione non hanno detto che hanno bisogno di aiuti dall’estero altrimenti migliaia di persone morirebbero di fame e di epidemie, ma che sono appunto disposti ad accettare, perché loro sono forti e potenti e il forte e il potente non ha bisogno di aiuto e il fatto di ricevere medicine, coperte, gallette vitaminizzate dalla Svizzera o dalla Germania è appunto una loro gentile concessione, perché loro sono il Dio.

     

    Intanto alle povere vittime dell’uragano hanno dato la bandiera per coprirsi, vedi migliaia di uomini e donne sotto le stelle e le strisce di quel vessillo, è come quando chi ha perso tutto si appella al buon Dio, o quando chi ha un figlio o una persona cara vicina alla morte si appella a maghi, a guaritori, a cartomanti mentre tutto dentro e attorno a loro crolla. Quando la razionalità, l’ingegno umano non può nulla ci si appella al mistico, al soprannaturale, si continua ad aggrapparsi ai feticci che simbolizzano il mondo perfetto, la salvezza, e quando ci si appella a queste superstizioni vuol dire quanto meno che si è arrivati all’inizio della fine e quelle immagini resteranno come icone della decadenza di un impero, come quell’immagine del 1929 che ritraeva una fila chilometrica dinnanzi ad una mensa dei poveri sotto un mega-manifesto che recitava “USA, il più alto standard di vita del mondo”.. Purtroppo le lezioni sulla precarietà e sulla caducità dell’uomo e del suo castello di creazioni non si imparano mai e si continuano a salvare delle apparenze che hanno ora più che mai l’immagine di relitti umani sotto a delle bandiere infangate e sdrucite, le stesse che coprono le bare nella sempre più lunga fila dei loro soldati morti.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:15 | commenti (7)