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venerdì, febbraio 24, 2006
GRANDE FRATELLO
Trovo personalmente il grande fratello e i reality show in generale degli spettacoli addirittura meravigliosi. E’ impossibile non vedere nelle produzioni della Aran Endemol una forte carica di novità, al di la di quelli che poi possono essere i gusti personali di ognuno.
Prendiamo i personaggi del grande fratello di quest’anno, sapendo che comunque anche quelli degli anni scorsi non facevano certe eccezione alla regola, sono la celebrazione del nulla e rappresentano sicuramente una grandissima novità rispetto alla tv di nani e ballerine e di comici tormentoni a cui siamo purtroppo abituati. Sono personaggi disarmanti nella loro schiettezza, ammettono il loro nulla sin dall’inizio, senza trucchi e senza inganni di sorta, sono la rappresentazione di stereotipi rassicuranti, di un mondo i-mmediato totalmente esente dalle elaborazioni intellettuali e dalle osservazioni partecipanti della complessità.
Chi cade in atteggiamenti intellettualistici, di chiusura e di pregiudizio verso queste produzioni è purtroppo il primo a commettere il clamoroso autogol di negare l’elaborazione intellettuale della realtà, di rifiutarsi di calare in quella che è la vita di tutti i giorni, di scendere in atteggiamenti inutilmente snobistici e disfattisti (la cosa è anche un po’ un’autocritica se vogliamo).
Penso di parlare sia a nome dell’uomo che a nome dello studioso del sociale quando dico che i personaggi dei grande fratello (non importa se siano costruiti o meno, probabilmente lo sono) servono per capire veramente com’è la vita nell’Italia di oggi, com’è la vita nelle periferie, negli strati più bassi del popolo. Molti tendono a vederli come esempi negativi per i giovani, ma loro non sono i carnefici, sono le vittime; non sono la causa, sono l’effetto. Per portare il popolo dalla nostra parte dobbiamo capire che è Pasquale Laricchia a rappresentare la realtà, non Claudio Lolli ed è ai tanti Pasquale Laricchia che parliamo, che ci piaccia o no.
mercoledì, febbraio 22, 2006
LA CANZONE RETORICA E DEMAGOGICA
Se analizziamo la musica leggera italiana, soprattutto ora che siamo alla vigilia del festival di Sanremo, notiamo che esiste una tendenza, trasformatasi poi in un genere tutto particolare: quello della canzone retorica e demagogica.
Diciamo subito che non basta trattare temi sociali per scrivere una canzone retorica e demagogica ma sono fondamentali alcuni elementi. In primo luogo la canzone retorica e demagogica è a-topica e a-temporale, ossia è totalmente scevra da ogni riferimento ad uno spazio e ad un periodo storico. Riascoltandola a distanza di tempo è impossibile dare una collocazione e un riferimento poiché tale genere, pur gettando una lacrima sullo sfacelo e sui dolori del mondo, la getta senza far male a nessuno, senza mai prendere posizioni scomode, senza scomodare i rapporti di potere e di produzione esistenti. La canzone retorica e demagogica è sempre e comunque politically-correct ha una visione del mondo totalmente esente dal libero arbitrio umano, ed anche le sofferenze peggiori sono dettate da una sorta di “naturale andamento delle cose” e dalla spersonalizzazione delle responsabilità pur senza chiamare in causa specifici disegni divini (parlare di Dio è quanto di più politicamente scorretto esista).
Spesso i suoi interpreti sottolineano come la loro sia una canzone di denuncia pur trattandosi sempre di una denuncia di chi mostra il suo labbro tremante al mondo senza però cadere mai in atteggiamenti propositivi, ma limitandosi alla generica lamentale più innocua di una torta alle ciliegie senza glutine, proponendo tutto al più qualche consiglio vagamente new age e qualche generica massima di saggezza popolare, da qui deriva un altro irrinunciabile elemento ossia la presenza di un certo numero di frasi fatte e di pensieri stereotipi.
Venendo invece agli elementi più strettamente tecnici, esiste anche una specifica retorica negli elementi inerenti la musicalità che raggiunge il proprio acme in alcune diffusissime pratiche come l’uso di cori, possibilmente con bambini, l’abuso di strumenti a fiato e di orchestre ad archi, il facile ritornello, rulli di tamburi; tutti elementi che fanno emergere comunque una musicalità mai tecnicistica e ricercata e una sostanziale facilità nella rima e orecchiabilità nel pezzo.
Come ultimo elemento metterei la mancanza di intenzionalità elemento difficile da riconoscere visto che anche nella canzone retorica e demagogica esistono forti elementi di campismo. Per mancanza di intenzionalità si intende la sostanziale “aggravante della buona fede” da parte dell’autore/interprete convinto spesso di toccare le corde della emozionalità e del tutto lontano dal dare una valenza caricaturale al proprio pezzo. Prendendo per esempio due canzoni patriottiche ossia L’italiano di Toto Cutugno e Italia di Mino Reitano, canzone quest’ultima scritta dal grande Umberto Balsamo, personaggio che meriterebbe un capitolo a parte, possiamo affermare che i due interpreti sono convinti di aver scritto due pezzi dall’alto contenuto morale e patriottico mentre la valenza di questi pezzi, visti dall’estero, è la stessa valenza che ha il montanaro svizzero della pubblicità delle caramelle “Ricola” ossia un personaggio che incarna tutti gli stereotipi dell’elvetismo: un uomo che suona il tradizionale corno, in un paesaggio montano tra le mucche, che veste con i tradizionali pantaloni squadrettati alla zuava e di ingegno lento “come può ezzere sedici erpe si caramelle ezzeere zolo ottto…”, trasposti all’italianità (pizza maccheroni, spaghetti, sole, paesaggi, mamma). Due pezzi insomma che in poco più di tre minuti sono in grado di vanificare 70 anni di lavoro dei comitè e delle libere colonie italiane.
Alcuni esempi di canzone retorica e demagogica: Umberto Tozzi “il grido”; Paolo Vallesi “Le persone inutili” e “La forza della vita”; Marco Masini-Enrico Ruggeri “La gente di cuore”; Morandi-Ruggeri-Tozzi “Si può dare di più”; tutte quelle di Cutugno, tutte quelle di Jovanotti dell’epoca “impegno sociale” etc…
Quali altre canzoni retoriche e demagogiche conoscete?
lunedì, febbraio 20, 2006
DIRTY DANCING
Sabato sera, per la terza-quarta volta nell’arco degli ultimi dieci anni, sono andato in discoteca.
Localino squallido, età media 18 anni o poco più, musica commerciale con qualche revival degli anni ’80 e ’90. Uniche note positive: non c’era la selezione all’ingresso, cosicché mi hanno fatto entrare nonostante il discutibile e del tutto inappropriato abbigliamento jeans e pile giallo-verde con camicia bianca a righine verticali celesti sotto, il top del non cool; il biglietto di ingresso aveva un prezzo del tutto irrisorio e non c’era la fila per entrare, considerato anche che, per completare il quadretto dei comportamenti non cool, sono stato tra i primi a fare ingresso nel locale.
Tutto sommato poteva andare peggio. Ho fatto qualcosa per stare simpatico agli altri. Ora tocca agli altri fare qualcosa per stare simpatici a me.
sabato, febbraio 18, 2006
SULL'ULTIMA PRODEZZA DELLA CASSAZIONE
Volevo spendere due parole sulla sentenza della corte di cassazione che ha riconosciuto le attenuanti ad un imputato colpevole del reato di stupro poichè la donna stuprata, una ragazza di 14 anni, all’epoca della violenza subita aveva già avuto rapporti sessuali e quindi i danni psicologici subiti sono, secondo i giudici, di minore entità.
Non mi stupisce una sentenza del genere. Se è vero che la giurisprudenza e ciò che è normalità e/o devianza viene stabilito socialmente e dalle norme e consuetudini del contesto, il contesto oggi è quello di un’Italia che se nel ‘900 ha conosciuto i grandi movimenti di liberazione, tra i quali quello della donna, oggi vive un’epoca di riflusso e di banalizzazione.
Vogliamo parlare dell’aborto farmacologico? Bene, abbiamo un ministro della sanità che, dopo aver contribuito attivamente allo sfascio della sanità laziale e con tutti i problemi che dovrebbe risolvere per la tutela della salute dei cittadini, ingaggia una battaglia senza quartiere a colpi di ispettori, forze dell’ordine e diatribe legali contro
la RU-486
, la cosiddetta pillola abortiva.
Il problema non è la pillola in sé e per sé ma il problema è come far sventolare meglio la bandiera della reazione, il problema secondo la logica di Storace e di quelli come lui è, per usare delle parole di Giuliano Ferrara, che “si banalizza l’aborto” che dovrebbe, invece, per forza essere sofferenza oltre che psicologica anche fisica. Il problema è che secondo il pensiero reazionario, oggi divenuto ahimè dominante nel sistema politico italiano (ma non è solo una questione di sistema politico quanto soprattutto di nuovo clima culturale, non basta sconfiggere Berlusconi ma bisogna sconfiggere il berlusconismo insito nella società italiana…) si era andati troppo in fretta a riconoscere diritti alle donne quindi una donna che abortisce è una donna che ha usato il proprio corpo con leggerezza, cosa quest’ultima non solo consentita ma addirittura promossa in noi maschi fino a cadere nell’eccesso opposto.
La sentenza si inserisce in questo clima: come una donna che abortisce ha fatto un uso “leggero” del proprio corpo, anche una donna che ha avuto rapporti sessuali precoci lo ha fatto, quindi, anche davanti ad un’orribile violenza subita, non può essere innocente. La logica sottesa è che una donna non ha e non deve avere diritti decisionali sul proprio corpo senza essere giudicata dalla morale reazionaria della massa, pensate un po’ care mie lettrici alla vostra vita di ogni giorno, e che in fondo in fondo le donne, tranne la mamma, sono tutte puttane. Speriamo veramente che la velocità dei cambiamenti tipica delle società postmoderne ci porti presto dei tempi migliori. Sono disgustato.
giovedì, febbraio 16, 2006
IL MIO PROGRAMMA POLITICO
Alcuni punti, assolutamente parziali e non esaustivi, del mio programma politico:
Deberlusconizzazione: Reintroduzione dei reati di falso in bilancio, abolizione della politica dei condoni, abrogazione di tutte le leggi ad personam, dare la possibilità a Berlusconi di scegliere una qualsiasi legge antitrust di un qualsiasi paese dell’Unione Europea da applicare all’Italia.
Politica fiscale: Imposta progressiva sul capital gain e sulle rendite finanziarie di qualsiasi tipo, lotta all’evasione fiscale, smilitarizzazione e successivo scioglimento della Guardia di Finanza sostituita da ufficiali tributari reclutati dalle facoltà di economia e retribuiti su base prevalentemente provvigionale, reintroduzione dell’imposta di successione, introduzione di un’imposta patrimoniale e del principio di progressività dell’imposta. Di pari passo alleggerimento della pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e autonomo, inasprimento delle pene e confisca di beni per gli evasori fiscali, accorpamento e riduzione del numero delle imposte. Sanzioni del codice della strada calcolate sulla base del reddito.
Laicità dello stato: Introduzione di una norma costituzionale che garantisca la laicità e l’aconfessionalità dello stato, tutti i culti sono uguali e godono di pari dignità, eliminazione del finanziamento di qualsiasi attività religiosa (scuole etc…), finanziamento delle chiese solo su base volontaria del contribuente, eliminazione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche sostituita da corsi di “storia e pratica delle religioni” i cui insegnanti saranno nominati dallo stato sulla base di concorsi pubblici per titoli ed esami, rimozione dei simboli religiosi nei locali della pubblica amministrazione, ritiro unilaterale dal concordato con la chiesa cattolica, i matrimoni religiosi non avranno più valore civile e legale.
Diritti civili: Istituzione dei Pacs aperti sia a coppie etero che a coppie gay, possibilità di accedere all’adozione anche da parte di coppie gay e di single, accelerazione dei tempi per il divorzio (massimo 3 mesi) reintroduzione dell’aborto farmacologico, obbligo per ospedali e aziende sanitarie locali di garantire almeno un 50% di ginecologi non obiettori di coscienza, possibilità di praticare aborti anche all’interno di strutture private e convenzionate, proibizione di qualsiasi attività di propaganda all’interno dei consultori pubblici. Diritto all’eutanasia per i malati terminali e ad ogni forma di fecondazione assistita per le coppie sterili.
Commercio e professioni: Liberalizzazione completa degli orari di apertura degli esercizi commerciali, eliminazione degli ordini professionali, snellimento delle procedure e del sistema di autorizzazioni per avviare un’attività, graduale liberalizzazione del sistema delle licenze.
Droga: Depenalizzazione del consumo, legalizzazione delle droghe leggere, possibilità per i sert di ricorrere alla somministrazione controllata di eroina, liberalizzazione della produzione dei derivati della canapa, marchio doc per i derivati della canapa di produzione nazionale, apertura di negozi autorizzati dagli assessorati alla sanità delle regioni e/o gestiti direttamente dalle amministrazioni locali.
Donne e politica familiare: Eliminazione di tutti gli ostacoli che impediscono la partecipazione delle donne alla vita politica e lavorativa. Proroga fino alle 19 dell’ orario di apertura di asili nido e scuole materne, riconoscimento della gestione sociale della maternità, indennità di maternità e congedo parentale non più gestiti dall’inps ma dalla fiscalità generale (all’interno di una riforma che preveda la separazione netta tra previdenza e assistenza) con possibilità di estensione del diritto anche agli uomini, incentivi agli asili nido privati, obbligo per le aziende con più di 200 dipendenti all’apertura di asili nido aziendali, obbligo in seguito esteso a tutte le aziende mediante promozione di consorzi di piccole imprese per la gestione di strutture per l’infanzia rivolte alle lavoratrici. No alla politica delle quote e della discriminazione positiva. Contributo di solidarietà a carico dei giovani economicamente autonomi che vivono ancora con le famiglie di origine e a favore di chi decide di vivere la vita autonomamente, promozione di piani di edilizia popolare a favore di single, possibilità per lo stato di requisire gli alloggi sfitti e di concederli a canoni calmierati a giovani coppie e single.
Politica estera: Promuovere l’unione politica europea e un’ Europa di diritti sociali, ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq, dal Kosovo, dalla Bosnia e dall’Afghanistan, creazione di una difesa comune europea con una forte autonomia nei confronti della NATO e degli Stati Uniti. Meno stati nazionali e più Unione Europea.
Immigrazione: Abrogazione della Bossi-Fini, istituzione di osservatori provinciali per l’immigrazione in collaborazione con università, sindacati, associazioni dei datori di lavoro. Individuazione su base provinciale dei settori a carenza di manodopera e, in collaborazione con sindacati e associazioni datoriali, stipula di un sistema di accordi bilaterali per il reclutamento e i flussi di manodopera dall’estero o per azioni formative finanziate dai datori di lavoro e/o dai fondi forma.temp e dall’ex fondo sociale europeo. Approvare, per la prima volta, una legge che parli di accoglienza. Approvazione di norme sulla c. d. “intenzione positiva” ossia regolarizzare tutti coloro che, in assenza di documenti, non hanno commesso reati e hanno comunque svolto un’attività lavorativa, in particolare nell’assistenza agli anziani e nei servizi alle famiglie. Diritto al voto e all’eleggibilità alle elezioni amministrative, estensione dei diritti politici dopo 10 anni di permanenza in Italia, concessione automatica della cittadinanza italiana a tutti gli stranieri dalla seconda generazione in poi purchè nati in Italia. Chiusura dei cpt sostituiti da strutture gestite da organizzazioni di volontariato e ong, istituzione di uffici per la manodopera straniera a cui demandare i compiti che oggi spettano alle questure. Maggiore facilità nell’espellere i cittadini immigrati che infrangono le leggi e i cui stili di vita siano contrari ai principi stabiliti dalla costituzione, accoglienza nel rispetto delle norme costituzionali e dei diritti civili costituzionalmente garantiti, vietare pratiche tipo infibulazione etc…
Varie ed eventuali: Vietare la candidatura di politici con condanna definitiva per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, abolizione di qualsiasi forma di immunità per i politici, vietare l’eleggibilità di personaggi collusi con la mafia, espulsione dalle forze dell’ordine di tutti coloro che risultano collusi con gruppi fascisti e di estrema destra, riduzione dei corpi di polizia a 2 (uno militare e uno civile). Liberalizzazione e assoggettamento al fisco delle attività legate alla prostituzione, lotta senza quartiere allo sfruttamento e alla riduzione in schiavitù, eliminazione delle norme che prevedono la nomina politica dei consigli di amministrazione della RAI e delle aziende pubbliche.
martedì, febbraio 14, 2006
CAN YOU HEAR THE DRUMS FERRANDO?
Visto che la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche italiane rimane comunque sui toni e sui temi della campagna elettorale del 1948 e dato che nessuno, per esempio, parla di come risanare il simpatico buco di bilancio e sforamento dei parametri di Maastricht lasciatoci in eredità dalla politica di Tremonti, definito recentemente “un subnormale” dal suo omologo elvetico e abbiamo buoni motivi per credere che il ministro rossocrociato non sbagli affatto, non resta che adattarsi a quello che è l’andazzo generale.
Il tema più gettonato del momento riguarda l’uscita di Ferrando, esponente dell’area trotzkista di Rifondazione Comunista, riguardo la guerra in Iraq, soprattutto una sua frase dove dice che gli esponenti della guerriglia irachena hanno il diritto di sparare contro i militari italiani.
Forse la dichiarazione di Ferrando non è stata opportuna, ma io la trovo non solo ampiamente condivisibile ma addirittura banale e scontata. Insomma, Ferrando non ha detto che bisogna sparare ai boy scout o alle dame di San Vincenzo, ma ha semplicemente sottolineato che quella che è in corso in Iraq, nonostante ci sia ancora qualcuno che crede ancora alla barzelletta della missione umanitaria, è una guerra e in guerra ci vanno gli eserciti con lo scopo di ammazzare e (non) farsi ammazzare.
E’ una guerra che è costata la vita ad un numero compreso tra 28000 e 32000 civili iracheni, che ha visto l’utilizzo di armi chimiche contro la popolazione civile, insomma è una guerra dove si spara, si ammazza, si squarta, si bombarda, si tortura, si uccide. Insomma è una guerra. E’ una guerra. E’ una g-u-e-r-r-a (per chi avesse bisogno dello spelling e dei sottotitoli).
Forse ci aspettavamo che la popolazione locale accogliesse i militari occidentali con i coriandoli, i mortaretti e le stelle filanti? Ci meravigliamo che si permettano di sparare? Noi “civili” occidentali abbiamo il diritto alle nostre Abu Ghraib, alle nostre Falluja e loro devono stare a guardare?
Sia chiaro, per quanto non abbia simpatia umana per i militari di nessuna nazione, non gioisco della loro morte né credo all’utopia di un mondo senza eserciti. Se un caposaldo dello stato di diritto è che lo Stato abbia il monopolio dell’uso della forza, gli eserciti servono e i militari, per quanto odiosi essi siano, hanno una loro utilità, sono (o dovrebbero essere) dei professionisti che svolgono il loro lavoro. E’ l’idea di guerra a fare schifo in sé con tutto ciò che dalla guerra consegue e quando un governo effettua una scelta del genere è giusto che se ne assuma le conseguenze che spesso consistono anche nel veder ritornare dei propri compatrioti dentro ad una bara e la colpa è solamente la loro che questa guerra l’hanno voluta e non di chi afferma cose talmente scontate da non meritare nemmeno l’attenzione di una sala d’attesa di un acconciatore. Facile prendersela con Ferrando quando quello che lui afferma altro non sono che “le regole di uno sporco gioco” voluto da chi ipocritamente fa della “difesa della vita” un retorico e demagogico caposaldo del proprio programma politico, intendendo la vita nel senso più astratto, meno tangibile e appunto più ipocrita, difendendo gli embrioni ma dimenticandosi spesso di esseri viventi un po’ più grossi e concreti.
Sono loro i veri criminali, non il compagno Ferrando che ha avuto la coerenza di essere contro tutte le guerre e al quale va tutta la mia solidarietà considerato che ora a prendere le distanze sono anche i suoi compagni.
giovedì, febbraio 09, 2006
SKYFO
Ovviamente il nuovo e irritante buonismo-sinistronzo-filoislamico si presenta anche negli aspetti più frivoli. Ieri sera verso le 21, facendo zapping sui canali di sky, mi sono brevemente imbattuto in un dibattito da salottino femminile in cui una non meglio identificata culo-borsetta, dove con questo termine si intende donna in tutto simile alla culetta nel modo di vestire, di parlare e nel del tutto infondato sentimento di autostima ma che, al contrario della culetta tout court, ostenta una cultura mainstream e un etnismo di maniera, raccontava della sua unione con un uomo nordafricano di religione islamica e di come questa categoria di uomini sappia, a differenza degli uomini italiani ormai atavicamente “in crisi” e incapaci in tutto e per tutto, ancora dare passione, calore ed essere capace di atti di romanticismo di cui i nostri connazionali sono oramai del tutto incapaci, altre ospiti del salottino annuivano con sperticati elogi su “l’uomo all’antica” e “gli uomini di una volta” e su come l’islam sia una cultura basata innanzitutto sul rispetto. Perché sono stato ad ascoltare delle simili puttanate? Aspettavo che in sovrimpressione comparisse un numero telefonico per intervenire in diretta e dire che le ambasciate dei paesi occidentali nelle nazioni arabe e i pronti soccorsi sono pieni di amanti dell’uomo di una volta, particolarmente colpite da cotanto calore e romanticismo del pensiero islamico.
Poco dopo, sempre sullo stesso canale (mi pare “Leonardo” ma non vorrei sbagliare) è andato in onda un altro programma in cui due teenager (avranno avuto un 30-35 anni a testa ma rimanevano teenager negli irritanti atteggiamenti tipici delle adolescenze allungate italiane) andavano in giro per i negozi del centro di Torino e spiegavano al pubblico le nuove tendenze in fatto di abbigliamento. Ad un certo punto un negozio esponeva le felpe con marchio “FIAT” ed uno dei due giovincelli si è lasciato andare ad un sermone su come fosse vergognoso il fatto che “mentre migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione, la fiat pensa a lanciare capi alla moda”, “veramente non so come non si vergognino” si ostinava a ripetere. Lasciando da parte il giudizio estetico su questi capi, personalmente credo che quella di coniare una linea di abbigliamento sia in fondo una delle cose più innocue che ha combinato
la Fiat
e che in fondo non debba vergognarsene. Si chiama veicolazione del marchio, si chiama marketing. Il termine marketing può suscitare sensazioni più o meno gradevoli ma che un’azienda che ha visto per anni le sue auto riservate ad un segmento “sfigato” e che ha visto il suo marchio associato a concetti non proprio da “top del cool” cerchi di rispolverare e di dare lustro a questo marchio, non lo vedo necessariamente come un crimine contro l’umanità. Poi, sia chiaro, potrei stare fino a domani mattina a parlare male della patria industria automobilistica, ma non mi pare il caso fare moralismi solo perché hanno deciso di lanciare una linea di abbigliamento.
Poi c’è chi dice che con le nuove tecnologie la qualità dei programmi televisivi sarebbe migliorata… Prometto comunque che da domani anche il Monsieurdosto entrerà in campagna elettorale e finirà di parlar male della sinistra.
mercoledì, febbraio 08, 2006
LA PIOGGIA DI VANCOUVER
“… Dieci anni fa nel mio paese fu scoperchiato il pentolone di malefatte di potere, di politica e corruzione e tutto il popolo ad incitare la riscossa della giustizia e tutto il popolo ad invocare la fermezza della giustizia e tutto il popolo a benedire della patria i salvatori e tutto il popolo ad incensare i magistrati ed i pretori. Adesso fossi nei loro panni, ci avrei paura anche ad uscire, sembrano loro i malfattori che si dovrebbero pentire…” (Pippo Pollina, la pioggia di Vancouver, 2005).
Riascoltando il testo di questa canzone, in questi giorni, mi nascono spontanee una serie di associazioni, soprattutto in merito alla candidatura di Gerardo D’Ambrosio con i DS e di Antonio di Pietro, con una sua lista, all’interno della coalizione di centro-sinistra. Sono candidature che hanno creato numerosi imbarazzi, comprensibili nel centro-destra, meno comprensibili nel centro-sinistra.
Addirittura Casini, parlando di Di Pietro ha detto che il leader del pool mani pulite è “una vergogna per la magistratura e per la politica” (è una vergogna Di Pietro e non gli inquisiti e i condannati che infestano le istituzioni o chi si fa leggi ad personam per salvarsi il culo…) e nel centro-sinistra in molti giudicano le candidature degli ex pm come inopportune.
Io da italiano la stagione di mani pulite la rivendico, non c’è nulla di cui vergognarsi nel sostenere l’opera di magistrati che sono stati artefici di un’autentica rivoluzione, una rivoluzione largamente incompiuta visto il ritorno al potere dei normalizzatori e visto, soprattutto, che il grande obiettivo che doveva avere una rivoluzione come quella di mani pulite, ossia il creare una cultura della legalità a tutti i livelli, è nettamente fallito sacrificato sul vero grande altare italiano: l’impossibilità di cambiare. C’è stata un’invasione del potere giudiziario nel territorio del potere politico? Si. E’ stata salutare questa invasione? Si. Purtroppo l’Italia si stava gettando in un baratro e sarebbe stato da stupidi e da ingenui aspettarsi una sorta di automoralizzazione del sistema politico dal suo interno e una reale voglia di cambiamento in un popolo bue che aveva in una classe politica immorale lo specchio di una sua profonda immoralità e scarsa lungimiranza e che come una banderuola ha, nel corso degli anni, con una serie di tripli voli carpiati cambiato posizione e si è comunque sempre guardato bene dall’abbandonare tutta una serie di malcostumi e di pratiche degradate e degradanti.
Quello dei magistrati è stato una sorta di dispotismo illuminato, è stata una rivoluzione necessaria, carica di speranze per un rinnovamento futuro, speranze in larga parte disattese e sfociate in una classe politica che sta facendo quadrato su se stessa e che in larga parte rinnega quel pezzo di storia italiana, e un po’ se ne vergogna al punto che vedere candidati degli ex magistrati è divenuto motivo di imbarazzo e ragione per una serie di distinguo e prese di distanza. Stavamo parlando di… D’Ambrosio?! E chi cazzo è costui!? Ma chi lo conosce!?
lunedì, febbraio 06, 2006
GLI ANNI D'ORO DEL GRANDE REAL
Certe volte penso di essere un uomo che per idee, per temperamento e per modo di essere, è nato nell’epoca sbagliata. Ho visto il declino di tutte le realtà in cui ho vissuto: ho visto quello della Terni industriale e della Bologna dotta e intellettuale e anche
la Svizzera
, da quel che dicono, non è più quella di una volta.
Penso che viviamo in un mondo che sta fortemente ridiscutendo la base della sua idea di progresso, con dei risultati spesso tutt’altro che rassicuranti. Penso che se fossi stato giovane negli anni ’60 e ’70 le cose sarebbero andate sicuramente meglio. A parte l’impegno e il fervore ideologico e intellettuale di quegli anni credo proprio che sarebbero andati meglio anche gli aspetti puramente “micro” relegati alla mia esistenza quotidiana. Forse avrei avuto una sessualità adolescenziale, visto che quelli sono stati gli anni dell’amore libero e non ne avrei vissuto quel patetico surrogato che è stata la mia sessualità fino all’età di 26 anni. Le donne degli anni ’60 e ‘70 bruciavano i reggiseni nelle piazze, si ribellavano alle famiglie e ai contesti autoritari e retrogradi, oggi riscoprono il valore di una doppia verginità: quella religiosa e quella profana da giornali femminili e da posta del cuore che altro non rappresentano che consigli sul come fare marketing della propria figa. Siamo passati dall’amore libero alla prostituzione dilagante, spesso scambiata dai giornalisti e dai sociologi delle shampiste per libertà sessuale.
Avrei vissuto con la convinzione di essere in un paese in ascesa, dove le cose sarebbero solo migliorate, avrei vissuto gli anni dell’utilitaria di massa, gli anni senza i suv che ti tagliano la strada, gli anni in cui la sinistra era il partito del lavoro e in cui i lavoratori erano orgogliosi di esserlo, sarei nato in una città in cui il PCI aveva il 72% dei voti e
la Democrazia
Cristiana
il 9%, gli anni in cui
la Ternana
militava in serie A e allo stadio andavano 40.000 persone a Domenica, in cui lo stadio era un patrimonio di famiglie intere, non di quei 4 gruppi organizzati di facinorosi che lo prendono per un campo di battaglia, gli anni in cui i proletari erano proletari, in cui un operaio e un commesso di negozio li riconoscevi subito, gli anni in cui Dario Fo diceva che la differenza tra padroni e proletari è che i primi sanno più parole dei secondi, gli anni in cui si insegnavano ai secondi nuove parole, gli anni delle fiducia nella scienza.
Invece? Dove cazzo siamo adesso? Si riparla di guerre di religione, l’atlante dell’Europa è tornato al 1914, due guerre mondiali sono state totalmente inutili, perfino il risorgimento italiano è stato inutile, si sta tornando all’Italia pre-garibaldina, molti intellettuali, compresi quelli laici, rinnegano quella parte di storia italiana, addirittura Galli della Loggia ha definito l’8 per mille come un risarcimento che lo stato italiano deve al Vaticano per la sua occupazione nata dalla breccia di Porta Pia e dalla fine dello stato pontificio. Nel 1968 ci si scagliava contro la famiglia, la si definiva un’istituzione autoritaria e antiquata, oggi si ritorna al familismo amorale, alla negazione dell’individuo, qualunque politico ti parla di famiglia, sono tornati i saluti romani negli stadi, è tornato il populismo mediatico, le gigantografie dei leader che deturpano il paesaggio dagli slogan vuoti, facili e demagogici, addirittura si rimette in discussione il darwinismo (non però la sua terribile variante sociale) si elegge a reale il virtuale e la superstizione, non si può nemmeno più prendere per il culo a chi crede negli aspetti più grotteschi del culto religioso, di controaltare è tornato anche l’anticlericalismo che, secondo me, dovrebbe essere una delle tante categorie pre-secolarizzazione che dovrebbe scomparire del tutto in una società sinceramente laica e democratica, anche i vegetariani, i non fumatori e i buddisti sono diventati fondamentalisti, dopo due decenni di crescita siamo stati di nuovo costretti ad emigrare, non abbiamo più la valigia di cartone ma la solfa è sempre più o meno la stessa. Ma che cazzo abbiamo fatto per meritarci questo?
venerdì, febbraio 03, 2006
VIGNETTE DANESI, ALCUNE RIFLESSIONI
Premetto che quanto sto per scrivere potrebbe irritare qualcuno e che questo qualcuno potrebbe anche appartenere alla mia stessa parte politica.
Sto seguendo, come gran parte dell’opinione pubblica, con molta preoccupazione la vicenda dei vignettisti danesi rei di aver pubblicato una decina di vignette satiriche che ritraggono il profeta Maometto, vignette riprese in seguito dal quotidiano francese France Soir e che sono costate al direttore del giornale il licenziamento in tronco. E’ nota la violenta reazione del mondo islamico, le manifestazioni di collera collettiva contro le sedi e i simboli dell’Unione Europea, c’è stata un’aperta campagna, appoggiata dalle istituzioni di numerosi paesi arabi, anti-danese e l’invito all’Unione Europea a presentare una sorta di scuse ufficiali minacciando di portare la questione all’interno dell’Onu.
Insomma, fanatismo religioso puro, tentativi di limitare la libertà di espressione e ciò che è peggio, organi di stampa autori di queste vignette subito pronti a scusarsi (di che cosa poi…) e agli atti riparatori come l’allontanamento di direttori e soprattutto ulteriori elementi di sottovalutazione da parte della sinistra di quella che è la minaccia islamica alla laicità.
Purtroppo viviamo in una fase in cui gli integralismi religiosi sono diventati rumorosi come non mai e mentre la sinistra è spesso (e giustamente) pronta a difendere a spada tratta la laicità dello stato e la libertà di espressione quando gli attacchi vengono dai Ratzinger e dai Ruini di turno o a indignarsi quando un tele-premier censura programmi satirici, talvolta tende a sottovalutare i diktat contro la laicità che vengono dal mondo islamico.
Ad avvalorare questa mia tesi ci sono i colpevoli silenzi di gran parte della stampa europea di sinistra e la mancata solidarietà nei confronti dei vignettisti danesi e dell’ormai ex direttore di France Soir, addirittura “il Manifesto” parla di “proteste civili e non violente da parte del mondo islamico”. Da una parte si commette l’errore di dare una valenza positiva a certe degenerazioni islamiche in quanto contrastanti con il pensiero unico capitalista e l’imperialismo statunitense, al quale comunque, ed è bene sottolinearlo, non oppongono un egualitarismo libertario e un mondo fatto di diritti e di libera espressione, ma un pensiero unico su base religiosa, altrettanto, anzi forse ben più aberrante del già poco sopportabile imperialismo a stelle e strisce, da un’altra parte si cade in un eccesso di politically-correctismo e in una visione rassicurante del mondo secondo la quale le minoranze, in quanto tali, sono sempre e comunque portatrici di istanze buone, giuste e condivisibili e soprattutto sono sempre oppresse al cospetto di maggioranze oppressive.
Dopo aver seguito il bailamme creato dalla vicenda “vignette” c’è stata anche un’ulteriore ciliegina sulla torta. Come ho avuto modo di accennare, un giorno a settimana, svolgo il mio lavoro in una città della Svizzera tedesca. C’è stata un’interessante iniziativa della responsabile del dicastero alla cultura e all’istruzione dell’amministrazione cantonale rosso-verde in carica: la distribuzione, a tutti gli insegnanti in servizio nel cantone, di una sorta di prontuario sul come operare al meglio in un contesto multiculturale, con particolare riferimento agli studenti di religione musulmana.
Dopo una prima e utilissima parte che illustra alcuni elementi della cultura islamica, il testo dà una serie di consigli comportamentali e di suggerimenti operativi rivolti agli insegnanti, alcuni condivisibili, altri riconducibili alle normali norme di buona educazione e ai corretti comportamenti pedagogici (mai esaltare unicamente i lati negativi di un allievo, ma cercare di valutare i propri talenti, mai umiliare i figli quando si parla con i loro genitori, etc…) altri ancora totalmente discutibili. Un esempio su tutti: il programma delle lezioni può contenere degli argomenti malvisti da alcune famiglia islamiche, in questo caso l’insegnante “dovrà coinvolgere il capofamiglia illustrando meticolosamente il materiale e gli argomenti delle lezioni, chiedendo il suo consenso a trattare gli argomenti, lasciando capire che è il capofamiglia a decidere a riguardo e non l’insegnante a imporre determinate decisioni”. Permettetemi: un bel par di balle! Io sono un insegnante, ho il diritto alla libertà di insegnamento e non mi faccio certo dire cosa devo fare e cosa non devo fare dal primo muratore tunisino che alza la cresta! Se non faccio bene il mio lavoro ci sono degli appositi organismi di controllo, strumenti sanzionatori e persone atte a decidere che il mio lavoro è bene che lo faccia un altro. Devo ammettere comunque e ad onor del vero, che gli allievi di religione islamica che vivono in Svizzera sono fortunatamente molto più avanti rispetto ai loro bracci politici e finora non ci sono stati problemi di sorta.
Insomma, i nemici dei diritti liberali e della laicità dello stato si annidano da ogni parte e non suonano affatto stonate ed equivoche le prese di posizione a favore dell’insurrezione anti-danese da parte di esponenti della chiesa cattolica e della chiesa ebraica, prese di posizione tese a porre dei limiti alla libertà di stampa e di espressione quando si entra nel “sacro”, il loro nemico è comune e sta nelle visione relativista dei valori e, appunto, nella visione laica dello stato. Incorrere nell’errore di distinguere tra integralismi di serie A e integralismi di serie B, dimostrandosi più morbidi verso gli uni piuttosto che verso gli altri, è un errore che noi laici di sinistra dobbiamo assolutamente evitare di fare. Sarebbe un bene che le forze laiche di tutta Europa prendano le difese dei vignettisti danesi ed esprimano la loro solidarietà.
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