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sabato, luglio 29, 2006
CHIRURGIA ESTETICA
Ieri ho santificato il venerdì sera in un modo del tutto particolare: sono stato a casa a vedere, su un canale satellitare, una trasmissione dedicata agli interventi di chirurgia estetica.
Premetto che la chirurgia estetica mi trova completamente favorevole in quanto l’intervento di rimodellamento non è un intervento che si fa sul corpo ma sulla mente della persona, su quella che è la percezione, l’immagine che la persona ha di sé stessa. Ma chi ha detto che poi l’immagine che una persona ha di sé corrisponda realmente a come questa persona viene percepita dagli altri? In particolare cosa dice alle donne che i canoni di noi uomini corrispondano ai loro? Penso a volte che alle donne che si sottopongono a interventi di chirurgia estetica o a diete massacranti in realtà non importi nulla dell’opinione degli uomini ma lo facciano per seguire quello che viene erroneamente percepito come modello dominante, imposto spesso dai mass-media e dalla televisione, senza però avere un rilevante riscontro nella realtà.
La trasmissione mostrava alcuni interventi di chirurgia eseguiti su ragazze anche giovani, in particolare interventi di liposcultura; mostravano inevitabilmente alcune immagini del “prima” e del “dopo” l’intervento e la mia conclusione è stata inequivocabilmente una: mi piacevano tutte di più “prima” con le loro forme anforose. Non so voi ma io ritengo il grasso localizzato in certe zone tipicamente femminili, un culetto vagamente cellulitico, i cosciotti e un po’ di morbidezza qua e la, degli elementi assolutamente irrinunciabili in una donna e tremendamente sexy.
Nonostante le donne generalmente pensino alla sessualità degli uomini e al loro senso estetico come un qualcosa di estremamente semplice, volgare e stereotipato, in realtà non è così. Tutti e due gli elementi (sessualità e senso estetico) sono un qualcosa di estremamente complesso nel maschio: ci sono gli amanti delle donne mature, delle donne grasse, delle culone nere, delle donne depilate, delle donne pelose, delle donne con il seno piccolo, delle donne incinte, ci sono quelli che, davanti ad un particolare, danno sfoggio ai loro feticismi, che per esempio davanti ad un bel paio di piedi lasciano correre su una serie di altre imperfezioni o viceversa ci sono uomini (tra i quali il sottoscritto) che, davanti a un paio di piedi brutti, potrebbe essere anche miss mondo ma più di una storia occasionale non riescono a farcela ed il bello è che tutte queste caratteristiche è possibile ritrovarle anche nello stesso uomo.
Al contrario ho sempre più l’idea che le donne, sugli omosessuali poi ne avrei da dire, basta leggere i loro siti di annunci per rivedere il “nuovo manifesto della razza” ma sugli omosessuali non dico nulla visto che viviamo in una società razzista e imperfetta che non consente di dire che gli omosessuali sono spesso superficiali e stronzi proprio come noi eterosessuali se non di più senza essere tacciati di omofobia, abbiano invece un’ idea di bellezza e di sensualità più vicina al modello unico dominante.
Insomma, avete mai visto le tette rifatte mostrate con orgoglio nei lungomare delle località turistiche? Cazzo, manca solo il codice a barre tanto sembrano tutte uguali e fatte “in serie”, avete visto certe bocche rifatte? Idem. Le avete mai viste vestite tutte uguali? Avete mai visto i negozi di abbigliamento femminile che vendono tutti le stesse cose? Il peggio è che questa uguaglianza esteriore si sta sempre più trasformando in uguaglianza interiore, nel fatto che tutto un universo femminile possa essere riassunto e ricondotto a pochi precisi, prevedibili e noiosi stereotipi.
Non parliamo poi di come veniamo percepiti noi uomini che ci allontaniamo un po’ dal modello unico dominante, ho sempre avuto l’impressione che le donne provino essenzialmente un sentimento di disagio davanti ad un corpo maschile che non risponde a canoni precisi, capita delle volte che ci siano amanti di uomini “di nicchia” ma è una rarità (e per noi una fortuna) incontrarle, in genere molte donne tendono a giustificare il proprio accompagnarsi ad un uomo non bello (mica tutte possono permettersi il tamarro muscoloso e lampadato…) con frasi tipo “è tanto dolce”, “mi fa tanto ridere” e via dicendo, salvo poi dare a questi “teneri clown” una sessualità da minimi sindacali con tutte le inevitabili ripercussioni in termini di insoddisfazione maschile, ricorso alla prostituzione etc…
La chirurgia estetica, il fitness, la moda e una diffusa e spesso maniacale cura del corpo oggi rispondono proprio a questo: uniformarsi ad un modello unico di bellezza imposto spesso dall’esterno, ignorando tutti i possibili modelli “altri”, far vedere che non essere dei signori e delle signore “nessuno” sta sempre più nell’uniformarsi alla massa.
Infine, e qui dirò una banalità, dove vogliamo metterli il fascino, il carisma e la personalità? Sono tutte cose che non vengono date dal chirurgo plastico e che se non si hanno non si hanno e basta, ma quando si hanno non ce n’è davvero per nessuno, altrochè le tette con il codice a barre…
venerdì, luglio 21, 2006
SULLA TRASVERSALITA' DEL NON FIGHISMO
Nel bizzarro questionario del post precedente facevo riferimento ad un paio di amici “storici”, dove per storici intendo risalenti all’infanzia e all’adolescenza. Uno di loro, indubbiamente il mio più storico amico di sempre, si chiama L.
Praticamente ci conosciamo dai tempi della scuola elementare e da quei lontani tempi, abbiamo sempre fatto coppia fissa poi, causa lontananza, ci siamo visti sempre meno. L ed Io siamo due individui all’apparenza profondamente diversi: uno sfigato io, un bell’uomo lui. L. è un uomo molto alto, un bel fisico senza essere palestrato, dotato di grande cultura (ha degli interessi attivi che spaziano dalla letteratura, alla musica folk, al teatro di cabaret) e ironia ed è anche ricco di famiglia. La profonda diversità ha fatto si che con il tempo venissimo etichettati con i più svariati soprannomi, in genere riconducibili alle buffe coppie del cinema e dello spettacolo, da “Gianni e Pinotto” ai “Blues Brothers” e via dicendo…
L. è la dimostrazione vivente di una ben precisa teoria, o meglio ancora di una possibilità: la trasversalità del non fighismo, ossia si può essere non fighi dentro o quanto meno avere dei forti elementi di non fighismo, elementi spesso latenti, pur avendo tutti i numeri per appartenere a pieno titolo al mondo dei fighi. L ha sempre fatto coppia fissa, per 15 anni, con una nostra compagna di liceo. Ci siamo spesso frequentati in tre, uscivamo sempre insieme, andavamo in vacanza insieme e devo dire che sia lei che lui erano ben lontani dal mettere in atto tutti i comportamenti del non figo che vince, nonostante avessi il ruolo di “terzo incomodo” o, come si era soliti dire nella conca ternana di “reggitore di moccolo”, erano particolarmente bravi a non farmelo mai pesare, nonostante cercassi spesso di evitare di unirmi a loro, erano loro a cercarmi e a volere la mia compagnia.
Purtroppo, dopo 15 anni, la loro storia è terminata per una serie di vicissitudini e il mio amico L. si ritrova nuovamente solo e sul mercato. Niente di particolarmente tragico, per carità, uno come lui dovrebbe avere la fila di aspiranti pretendenti, ma qui entrano i suoi elementi di non fighismo, sia nella loro accezione positiva che in quella negativa. L. gestisce con la sua famiglia una catena di negozi di abbigliamento alla moda e, citando sue parole, si trova nel miglior punto di osservazione delle miserie femminili di provincia. Oltretutto la sua fidanzata storica, nonché mia carissima amica, lo aveva abituato a degli standard molto alti sotto un po’ tutti i punti di vista.
Non ci vuole molto a capire che la mia città natia, ma il discorso può valere per tutte le città italiane di provincia e non solo, non sia molto facile dal punto di vista femminile. Morale rigidamente conformista e massificata, donne strettamente numerate e fidanzate, basta andare a fare un giro per le vie del centro e sembra di assistere ad un qualche film fantascientifico su clonazioni ed esseri umani fatti in laboratorio, domina l’abbigliamento massificato, il finto biondo, il leopardato, la volgarità e la mancanza totale di un benché minimo spessore intellettuale.
Ci si riempie di status symbol ridicoli che coprono una sostanza fatta di (non) lavori malpagati e precari, di cloni umani con dentro le borse griffate le carte di credito revolving che le stanno piano piano uccidendo con comodi bollettini postali. “Vedi, ci sono un sacco di segretarie e commesse che fanno i finanziamenti per permettersi tutto ciò, per poter gridare in faccia al mondo che non sono la signora nessuno, ma sono ben integrate nella massa, è pieno di gente che vive al di sopra delle proprie possibilità, per cosa poi?” è solito dire il mio amico dal suo privilegiato punto di osservazione.
Insomma, pur potendosi permettere stili di vita integrati, L. è un individuo a cui la vita di provincia italiana sta decisamente stretta, è un individuo decisamente autodiretto ed anticonformista, è un non figo nell’accezione migliore e più innovatrice del termine, ma accanto a questi elementi positivi ultimamente, dalla fine della propria relazione, sta commettendo degli errori di ingenuità degni dei non fighi più collaudati, a partire dall’idea, maturata dopo un viaggio a Cuba, di cercare l’anima gemella in paesi del terzo mondo dove a suo modo di dire e influenzato da giudizi da libro cuore su quelle popolazioni, ci sono ancora i valori umani e non vieni giudicato sulla base di status symbol idioti, quando in realtà è solo una questione di leggi di mercato a suo favore e la riproduzione in scala dei modelli dentro i quali ha sempre vissuto appunto, un paese culturalmente, politicamente e antropologicamente da terzo mondo.
Un altro grave errore di L. è quello di porre, nel suo ambiente, attenzione alle persone sbagliate. Il mai troppo lodato Max Pezzali, nella canzone “weekend” dice “dopo i due di picche in discoteca, lo abbiam preso anche dalla cassiera” e come il personaggio di Max Pezzali anche L. commette l’ingenuo errore di tentare improbabili approcci con bariste, cameriere di locali e via dicendo, senza considerare che una qualsiasi ragazza carina che lavora in pubblico è solita ricevere decine di approcci ai quali risponderà con una gentilezza “commerciale” pur pensando inevitabilmente “ecco un altro dei tanti rompicoglioni”.
Insomma, con tutti i suoi infiniti pregi e i suoi pochi difetti dettati per lo più da ingenuità e forse dall’essere stato troppo tempo nel comodo bozzolo della relazione fissa con la fidanzata storica, L rappresenta una lezione vivente sulla trasversalità del non fighismo ai vari fenotipi maschili e nel contempo la necessità della missione storica dell’istituto europeo di non figologia che lo aiuti ad evitare certi errori.
Dal canto mio posso dire che L è tre volte grande: un grande amico, un grande uomo, un grande non figo e il mio pensiero solidale va a tutti gli L sparsi per il mondo.
mercoledì, luglio 12, 2006
LA CATENA
Parli ancora con la persona a cui hai dato il tuo primo bacio?
No, è stata rigidamente archiviata nel cassetto degli episodi casuali e isolati che hanno rappresentato la mia affettività e la mia sessualità fino all’età di 26 anni, è stata anche la prima persona con la quale ho fatto sesso, nonostante millantassi una precedente esperienza londinese. Recentemente ci siamo incrociati in una strada di Terni e abbiamo fatto finta di non riconoscerci. Ho dato il primo bacio a 18 anni. Non ho un brutto ricordo di lei, ma nella mia vita manca ogni narrazione idilliaca del primo bacio e del primo amore, forse perché brevi e avulse parentesi in contesti squallidi.
Che musica sentivi quando facevi le elementari?
Il primo disco che ho avuto è stato “L’unica donna per me” di Alan Sorrenti, poi ricordo “Ti amo” di Umberto Tozzi che ascoltavo perché amavo le melodie ripetitive, le compilation di bimbo mix, qualcosa di Plastic Bertrand, di Miguel Bosè e sigle dei cartoni animati.
Sei contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso?
Sono per l’abolizione dell’istituto del matrimonio, ma finchè esiste è bene che vi abbiano accesso tutti senza distinzioni di genere.
Sei triste in questo momento?
Assolutamente no, nonostante qualche inevitabile “scazzo” la vita va più che bene, tra poco sarò padre per la seconda volta, faccio il lavoro che ho sempre desiderato di fare anche se, a dire il vero, nel raggiungere questi obbiettivi non ho assaporato la soddisfazione che pensavo di provare, sento sempre un senso di inquietudine e di incompiutezza, mi sembra sempre di essere al principio di qualcosa.
La maggior parte degli amici che hai ora sono vecchi o nuovi?
Di “vecchi” amici con i quali mantengo rapporti ne ho al massimo un paio con i quali ho contatti per lo più saltuari, telematici e/o telefonici, dal punto di vista delle amicizie nuove ho rapporti di qualità con singole persone sparse per la Svizzera e per l’Italia. Per mia indole non ho mai avuto una compagnia fissa e non ho mai amato il gruppo stile oratorio, i ritrovi al bar o in piazzetta, gli aperitivi in compagnia, le uscite in gruppo del sabato sera e via dicendo…
Possiedi mobili di Ikea?
Tutti, a parte un mobiletto per il telefono pseudo-etnico in vimini comprato ad un mercatino dei fallimenti per 15 euro.
Hai mai fatto qualcosa di vendicativo nei confronti di qualche collega?
Amo definirmi “tutt’altro che NON vendicativo” anche se al dunque medito vendette che restano “lettera morta”. In genere aspetto seduto in riva al fiume.
Sei mai stato in terapia?
No, non c’è bisogno di pagare per sapere che ho un rapporto di merda con mia madre e che ho avuto una serie di microfratture dall’infanzia all’adolescenza che non ho ancora rielaborato, ci arrivo anche da solo.
Hai mai giocato al gioco della bottiglia?
Si, ricoprendo il ruolo di penitenza umana.
Ti è mai piaciuto qualcuno senza che tu glielo abbia detto?
Nel 99% dei casi è andata così
Sei mai stato in campeggio?
Odio il campeggio per tutta una serie di motivi: non amo la vita boxer e ciabatte, per la socialità imposta, per la scomodità, per le docce comuni, per i cessi comuni, per la mancanza di momenti di privacy e raccoglimento, perché non riesco a dormire per terra. Ci sono stato due volte in adolescenza e sono state le vacanze più tristi della mia vita, meglio un albergo anche se scalcinato o al limite, ma proprio al limite un ostello.
Hai mai avuto una cotta per un amico di tuo fratello/sorella?
Mai, ho un solo fratello di 6 anni più giovane, due mondi diversi.
Sei mai stato in una spiaggia per nudisti?
No, ma sono stato nudo in una spiaggia semideserta in Brasile. Conservo di quell’evento una foto in controluce che mi raffigura in stile “sirenetta” seduto sopra uno scoglio.
Hai mai mentito ai tuoi genitori?
Eccome! E continuo tuttora a farlo.
Hai mai avuto un taglio di capelli così brutto da dover indossare il cappello per un mese di fila?
18 anni di “riga da una parte”, avrei dovuto indossare il berretto per tutti quegli anni anche se non l’ho mai fatto.
Qual è l'ultima volta che hai dormito per più di 12 ore?
Non penso di aver mai dormito così tanto.
Dov'eri il Capodanno del 2006?
Ma come!? E me lo chiedete pure!? A casa da solo a fare il monoparty, il top del cool, leggetevi il post fiume della serata.
Da dove hai preso l'idea per il tuo nickname?
E’ l’unione tra Ken Parker (eroe dei fumetti) e Dostoevskij, un personaggio e un uomo che magari non hanno cambiato la mia vita (cambiare la vita è un qualcosa che va ben oltre le possibilità di un semplice libro) ma che sicuramente l’hanno influenzata in maniera decisiva.
Hai mai pianto per la morte di una celebrità?
Pianto no, mi ha comunque commosso la morte di Ambrogio Fogar e quella di Lucio Battisti.
Di che colore è la biancheria che hai addosso?
Nera
Indossi sempre il reggiseno?
No, pur essendo dotato di tette
Cos'hai fatto stamattina?
Sveglia alle 8,00, lavoro alle 9,00, ho preparato alcuni test per le prossime certificazioni, sono stato in biblioteca ed ho raccolto alcuni articoli per la bibliografia di un mio prossimo lavoro di ricerca, il tutto intervallato da un 30 minuti di colazione al bar.
Cosa ha posto fine alle tue ultime amicizie?
Il loro normale e naturale esaurirsi, la lontananza, il non aver più modo di frequentarsi.
Hai mai spiato qualcuno per cui avevi una cotta?
Ho studiato le sue abitudini per mettere in atto la molto non figa tattica della presenza ricorrente, mi facevo spesso trovare sotto la sua facoltà o nel tragitto che lei percorreva per andare a casa, fingendo la casualità dell’incontro, poi l’ho sposata.
Qual è stato l'ultimo concerto a cui sei andato?
Al Jarreau all’interno dell’Estival di Lugano, giovedì scorso.
Qual è stato l'ultimo programma che hai visto in Televisione?
La finale dei mondiali di calcio.
Cosa ti ferisce?
Ormai più niente
Prendi medicine?
Negli ultimi tempi virlix una compressa la sera, cicli alternati di livostin e flixonase (due puff a narice al giorno), tilade (un puff al giorno) oltrettutto sto terminando un ciclo di melagenina 2 per le macchie cutanee, ma non sono sempre così messo male.
Che maglietta hai addosso?
Classica t-shirt di cotone bianca a manica corta.
Qual è il tuo negozio preferito?
Quelli di informatica e/o elettronica di consumo, l’ikea.
Qualcuno che non vedi da un po' e che ti manca?
Mia nonna defunta.
Ti importa cosa pensano le persone di te?
Mi domando (e domando) spesso se sono un uomo entro i limiti della trombabilità.
Usi un PC o un Mac?
Pc
Usi il mouse o la tavoletta grafica?
La tavoletta grafica sarebbe il touchpad dei portatili? Se si allora la tavoletta grafica.
Qualche sito dove vai ogni giorno?
Alcuni blog, siti di quotidiani italiani ed esteri, e alcuni siti tecnici che consulto per lavoro.
Sei un esperto di computer?
Limitatamente ad alcune applicazioni che uso per lavoro e per svago.
Che tipo di carne preferisci mangiare?
La porchetta e la sua variante portoghese (Leitao).
Quale scarpa infili per prima?
In genere la sinistra ma è una cosa casuale.
Parlando di scarpe, ne hai mai tirato una a qualcuno?
Il lancio di oggetti non appartiene alla mia strategia nei diverbi, ultimamente per la rabbia mi sono strappato di dosso la maglietta della salute e l’ho tirata contro il muro.
Quali gioielli indossi 24 ore su 24?
Nessuno, sono contrario ai gioielli e alla volgare ostentazione che essi rappresentano.
Hai dei cereali in casa?
Si, anche se vengono consumati esclusivamente da mia moglie e mio figlio.
Hai mai molestato sessualmente qualcuno?
Con alcune colleghe, con le quali sono entrato maggiormente in confidenza, siamo soliti parlare sguaiatamente con chiare allusioni sessuali, in altri contesti e con altre persone si configurerebbe tecnicamente la molestia sessuale concetto, quest’ultimo, quanto mai soggettivo.
Sei mai stato molestato?
Due volte: una da ragazzino al cinema e l’altra da adulto su un convoglio della linea azzurra della metropolitana di Lisbona ad opera di un anziano signore.
Hai mai visto la/il tua/o migliore amica/o nuda/o?
Considero mia moglie come la mia migliore amica, quindi si. Per quanto riguarda gli amici qualche volta durante i tornei di calcio dei bar a Terni.
Cosa ami fare nel tempo libero se rimani a casa?
Chattare, scorazzare un po’ in internet, leggere, guardare la televisione.
lunedì, luglio 10, 2006
CAMPIONI DEL MONDO
Come ho già avuto modo di dire non riesco proprio ad unirmi al coro di chi dice “il calcio fa schifo” e di chi snobba la vittoria ai mondiali della nazionale italiana. Si tratta pur sempre di una partita di calcio, va bene, ma finalmente si è visto un paese festeggiare, finalmente gli italiani ridono e festeggiano tutti insieme e si ritrovano uniti in qualcosa, in una qualche appartenenza comune a cui eravamo oramai da tanto tempo disabituati, assuefatti all’immagine di un paese frammentato come tante schegge di vetro dopo un’esplosione.
L’ Italia ride dopo 5-6 anni grami, dopo aver vissuto una delle esperienze politiche più brutte di sempre, dopo essersi proposta come bastione reazionario dell’Europa. Era un paese che non rideva più, nonostante la visione luccicante che emergeva dagli show televisivi, era ed è un paese in cui mancano le comuni narrazioni della storia, in cui manca quel minimo comune denominatore che compone la società civile e che ha trovato nella nazionale di calcio, pur nelle sue alterne vicende, il proprio totem di appartenenza comune, seppur con le eccezioni rappresentate da “Il manifesto” e da “La padania” (già, che tristezza vederli accomunati…). Di fronte ad un totem si capovolge la gerarchia tra significato (ciò che il totem rappresenta) e significante (cio che il totem appare nella forma). Davanti ad una popolazione che si commuove e festeggia dinnanzi ad una gallina starnazzante non conta la gallina starnazzante, conta la popolazione che si commuove tutta insieme e poi, in fondo, un po’ di ottimismo, sentirsi primi in qualcosa dopo anni in cui si è respirata un’aria di pessimismo e depressione, avrà un qualche valore ancorché simbolico, o no?
Si è festeggiato, a sentire i miei amici e parenti in Italia, senza eccessi e con una certa compostezza, già da oggi è ripresa la vita normale, il nostro sentimento nazionale scomparirà di nuovo, resteremo quello che in fondo siamo: un popolo legato al comune in cui lo spirito di campanile sarà sempre più forte di quello nazionale, torneremo ad essere un insieme di popolini che, sparsi per la penisola, si odiano tra loro e con al loro interno migliaia di individui che lottano per imporsi sul proprio simile. Per un momento la nazionale di calcio ci ha fatto superare tutto questo e poco importa se si tratta di 22 viziati strapagati che corrono dietro ad un pallone. E poi, meglio entusiasmarsi e sentirsi italiani grazie a loro che essere costretti a commuoversi ed erigere eroe nazionale qualche “Rambo de niantri” che va a morire in una guerra inutile in un paese che fino a poco tempo prima non sapeva nemmeno localizzare sulla cartina geografica.
venerdì, luglio 07, 2006
COREA
A cosa servono i muri in politica? Semplice, a mettere i buoni tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra.
Sia chiaro, non sono affatto un simpatizzante del regime comunista della Repubblica Democratica Popolare di Corea, ritengo che la dinastia familiare dei Kim stia tenendo il paese in un anacronistico e folle isolamento, non ho mai amato la legittimazione carismatica e divinizzante del potere, della quale la Corea Del Nord è oggi massima portatrice, ma ugualmente non condivido la condanna pressoché unanime ai recenti test missilistici del governo di Pyongyang.
Quando si parla del muro di Panmunjon i buoni stanno tutti a sud e i cattivi tutti a Nord. Non è così o meglio, non è così facile. Le due Coree, appena uscite dall’imperialismo Giapponese, che da quelle parti ha avuto un carattere alquanto brutale, si sono fronteggiate in una sanguinosa guerra tra il 1950 e il 1953. Durante la guerra di Corea sono intervenute la superpotenza statunitense a sostegno del Sud, e, in un secondo tempo, la Cina a sostegno del Nord. La guerra si è conclusa con un armistizio che ha marcato il confine tra il Nord comunista e il Sud filoccidentale all’altezza del 38° parallelo, rimarcando la situazione preesistente, nonché con la pressoché totale distruzione della Corea Del Nord. Non c’è mai stato un vero trattato di pace, quindi le nazioni sono tecnicamente in guerra. Nella Corea del Sud sono tuttora presenti 37.000 militari statunitensi, sempre più malvoluti dalla popolazione locale, e un numero imprecisato di ordigni nucleari in grado, secondo quanto affermato da fonti statunitensi, di distruggere la Corea Del Nord in poche ore.
Lasciando solo per un momento da parte la contrarietà di principio ad ogni arma e ad ogni forma di militarismo, devo dire che non trovo una cosa così scandalosa che un paese tecnicamente in guerra sperimenti le migliori forme di difesa, soprattutto quando di fronte ha un nemico che tutti conosciamo e che con la sua politica estera interventista sta creando, eufemisticamente parlando, più di un guaio in giro per il mondo e contro il quale viene da un passato di guerra dura che è costata al paese comunista oltre 1.500.000 di morti (su una popolazione di 20 milioni di abitanti).
Con questo non voglio dire che il regime di Kim Il Sung prima e di Kim Jong Il poi non abbia le sue colpe nella mancata definizione di un trattato di pace e nella mancata stabilità della penisola di Corea, ma da qui a fare queste grossolane e unanimi semplificazioni a cui ci espongono i media occidentali ce ne corre.
domenica, luglio 02, 2006
NOTE DI INIZIO ESTATE
- Quanti “punti-integrazione” guadagno nel dirvi che sono stato in vacanza al mare, anzi di più, sono stato in vacanza a Rimini e, vuoi per l’ottima organizzazione, vuoi per la vitalità di quei luoghi e vuoi per un diffuso clima di cortesia mi ci sono trovato più che bene nonostante il mare faccia abbastanza schifo e nonostante una simpatica patologia dermatologica a “effetto leopardo” che mi ha colpito?
- E’ arrivato un pacchetto del governo italiano. Non si tratta di cose di sinistra anzi, si tratta di cose di destra, dell’attuazione ortodossa della dottrina liberista applicata però stavolta all’odioso mondo delle botteghe, delle banche e delle professioni, per i giornalisti ahimè dobbiamo aspettare, quel mondo che in anni e anni di monopolio, piccole mafiette corporative e protezionismi aveva regalato all’Italia i farmaci, i taxi e i servizi professionali di gran lunga più cari d’Europa. Ovviamente le professioni interessate dal processo di deregulation stanno insorgendo. Ma non erano proprio loro quelle categorie di persone che si riempivano la bocca con paroloni come “libero mercato”, “concorrenza”, “competizione”? Non erano proprio loro quelli che lottavano contro l’assistenzialismo? Quelli che ci hanno stressato per decenni con la litania della flessibilità e del costo del lavoro troppo alto? Non erano proprio loro quelli che hanno agitato per anni e anni lo spettro della sinistra statalista e ancora legata al comunismo? Non era la destra in Italia a definirsi liberale? Sarà mica che l’unica flessibilità che va bene è quella dei lavoratori dipendenti? Sarà mica che son tutti froci con il culo degli altri? Ad ogni modo bene così. Attendo con ansia e gioia l’invasione dei farmaci generici, dei dentisti polacchi e sloveni e dei tassisti marocchini.
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