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giovedì, agosto 24, 2006
OGGI SPALIAMO MERDA SU: BEPPE GRILLO
E’ strano: ho sempre stimato Beppe Grillo, l’ho sempre considerato una persona intelligente, un ottimo conoscitore dei meccanismi del capitalismo finanziario, un grandissimo divulgatore, ultimamente però sta perdendo dei colpi.
Mi sono visto il dvd del suo ultimo spettacolo “Incantesimi” e tutto è stato meno che uno spettacolo comico. Proselitismo, moralismo, retorica, culto della personalità, voglia di presentarsi come un profeta, senso di onnipotenza, millenarismo, il tutto da parte di un’artista oramai schierato solo dalla parte di sé stesso. Alla perplessità si è aggiunta una buona dose di incazzatura quando ho letto, sul blog www.beppegrillo.it, il post del 20 Agosto intitolato “il tabù dell’immigrazione”.
Nel post viene accusato di irresponsabilità e di politically correctismo il ministro Ferrero solo perché ha affermato di voler rendere più facile la regolarizzazione degli immigrati, di volerli fare uscire dalla clandestinità (condizione che crea emarginazione e devianza) e che certi lavori oramai gli italiani non li fanno più.
Grillo afferma, tra le migliaia di commenti adoranti (la manipolabilità delle coscienze in Italia è oramai a livelli endemici) che ci sono “Ragazzi e ragazze che accetterebbero di corsa quei “certi lavori”, ma in condizioni di sicurezza e con uno stipendio dignitoso” poi si lascia andare a frasi demagogiche più degne degli avventori di una barbieria di borgata che di un opinion-maker come “la casa del ministro è abbastanza capiente per accogliere tutti questi immigrati?”; “aiutiamoli nel loro paese invece di spendere soldi in armi” etc…
Sappiate che il Monsieurdosto quei “certi lavori” li ha fatti quando era uno squattrinato dottorando fuori sede a Bologna. Se è vero che “Ragazzi e ragazze accetterebbero di corsa quei lavori” io mi chiedo come mai, quando lavoravo come operaio turnista in un impianto di cernita di frutta, i miei colleghi si chiamavano Ghaffar Alì, Muhamad Iqbal, Zerrouk Radouane, Diop Ibrahim? Come mai quando i capi reparto mi vedevano esclamavano “finalmente un italiano!” e mi osservavano con la stessa curiosità con cui si guarda un ufo? Consideriamo poi che si trattava di un lavoro interinale che tradotto in soldoni significa: regolare assunzione con contratto a tempo determinato, ferie retribuite, contributi previdenziali, tredicesima, quattordicesima, malattia, inail, retribuzione garantita dai ccnl, stipendi non alti ma comunque sulla base della normativa italiana. Insomma, un lavoro, seppur precario, assolutamente regolare. Un lavoro duro, ripetitivo ma dignititosissimo, un lavoro di cui non mi vergogno affatto. Credetemi, di italiani proprio nemmeno l’ombra e la stessa cosa si è ripetuta anche in altre esperienze lavorative.
Certi personaggi, anche di sinistra che, fortunati loro, non hanno avuto la necessità di dover lavorare per guadagnarsi la vita, possiedono una visione falsata, buonista e rassicurante di un mondo dove i giovani e i lavoratori sono poveri cristi pieni di buona volontà, vittime involontarie della disoccupazione di massa e degli immigrati che rubano il lavoro. In realtà, da Roma in su, se ci si adatta a fare qualsiasi tipo di mestiere, a fare turni di notte e mansioni a esiguo contenuto professionale, un lavoro che ti consente di guadagnare i tuoi 900-1000 o anche 1200 euro al mese lo trovi anche nel giro di un paio di giorni. Il dramma è che una persona colta e preparata se vuole vivere la vita autonomamente trova solo quei “certi lavori” . Non è la mancanza di lavoro tout court il dramma italiano ma la mancanza di lavoro di qualità, il non mettere mai in discussione certi rapporti di produzione (lo dico a costo di apparire un vetero-marxista) la mediocrazia (nel senso governo dei mediocri) e il non saper dare risposte alla parte più preparata della popolazione. Gli extracomunitari con tutti questi discorsi c’entrano proprio ben poco anzi, hanno il merito di dare giovane linfa ad una paese sempre più vecchio; c’entra purtroppo una scarsa lungimiranza della politica e del mondo imprenditoriale il quale, piuttosto che puntare sulla qualità e sull’innovazione, ha deciso di intestardirsi su politiche di riduzione del costo del lavoro, nonché su una massiccia dose di illegalità (evasione fiscale, falsi in bilancio, contabilità creativa, concentrazioni monopolitstiche, privilegi di casta) ponendo l’Italia, nella divisione del lavoro mondiale, in posizione di minorità rispetto ad altri paesi europei e occidentali.
Purtroppo, un leader mediatico che si propone come capo-popolo, quando falsifica e mistifica la realtà, data la sua forza di manipolazione del pensiero, diventa tremendamente pericoloso ed è dovere di tutti noi ingaggiare una battaglia sul piano culturale e delle argomentazioni.
domenica, agosto 20, 2006
PARTITI DI DIO
La guerra del Libano, tra le tante cose, ci sta regalando la presenza quotidiana, nelle cronache, di una cosa che si chiama “Partito di Dio”. Non è una cosa nuova, basta pensare alla sacralizzazione cercata, anche in Europa, dai vari partiti fascisti e la legittimazione divina che certe forze politiche cercano per affermare il proprio autoritarismo politico-morale. Se oggi in Occidente questa commistione tra potere politico e religione ha dei connotati meno tragici di quelli che si trovano nel mondo arabo è semplicemente perché ai paesi arabo-islamici mancano un paio di secoli di storia, manca una cosa che si chiama illuminismo, altrimenti la sostanza sarebbe stata più o meno la stessa, come lo è stata in un passato nemmeno tanto lontano, del resto “nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no” recitava uno slogan della DC anni ’40-’50.
Devo dire che non c’è cosa che riesce a darmi tristezza come questa. Penso che se esistesse veramente un Dio, punirebbe in primis coloro che pronunciano invano il suo nome per costruire il proprio potere politico, spesso basato su autoritarismo, intolleranza, guerra, razzismo e violenza.
Dio, però, purtroppo non esiste e non punirà mai coloro che si fanno scudo con il sacro, di qualsiasi latitudine essi siano. La vera forza dei partiti e delle forze politiche confessionali è paradossalmente l’inesistenza di Dio. Possono prosperare e mantenere il potere abusando e promuovendo la credulità degli uomini, tanto non arriverà mai Dio a dire che non è vero un cazzo e che quello che stanno facendo non lo fanno in suo nome, non arriverà mai nessuna smentita da una qualche distante e ultraterrena dimensione.
giovedì, agosto 17, 2006
SUL CASO DI HINA
Mi ha molto colpito il fatto di Hina, la ragazza pakistana uccisa dai familiari in provincia di Brescia, un po’ per la crudeltà dell’episodio, un po’ perché ogni soggetto sembra dare il peggio di sé.
Ho la sensazione che certi personaggi che popolano la provincia lombarda non aspettassero altro pretesto per dare sfogo ai propri istinti razzisti (come se tra italiani non esistessero omicidi in famiglia) e le loro reazioni, che vanno contro tutto il fenomeno dell’immigrazione e contro le nuove politiche del governo in materia di stranieri, ne sono una drammatica riprova, l’azione messa in atto dai familiari della vittima, ovviamente, si commenta da sé nell’ uccidere una figlia solo perché ha voluto far valere la sua individualità. Il Ministro dell’Interno Giuliano Amato, di contro, si è scagliato contro l’usanza dei matrimoni combinati definendola un’usanza vetusta e tutto sommato da non tollerare.
La situazione ovviamente è molto più complessa. Conosco molto bene la comunità pakistana, ho avuto modo di lavorare fianco a fianco con loro durante il periodo dell’Università e del dottorato e porto avanti tuttora un rapporto con la loro comunità nazionale per motivi di lavoro. Posso dire che i pakistani sono nella quasi totalità dei grandi lavoratori e delle persone che tendono ad integrarsi bene nella comunità di accoglienza, tuttavia il matrimonio combinato è parte integrante della loro cultura, lo è perché nel loro modo di vedere le cose ritengono che sia la soluzione migliore, pensano in totale buona fede che l’amore borghese sia basato su un’idealizzazione iniziale e una sublimazione del partner a cui segue un’inevitabile delusione mentre nel matrimonio combinato, non esistendo l’idealizzazione iniziale, si assapora piano piano il piacere di scoprire giorno dopo giorno degli elementi comuni e le qualità del proprio partner. Lungi da me fare apologia del matrimonio accordato ma, quando tale ragionamento è consapevole e condiviso, ha una propria logica assolutamente comprensibile e rispettabile.
Il problema, in qualsiasi tipo di società, nasce quando c’è un individuo che vuole far valere la propria liceità a scapito di quelli che sono i canoni culturali dominanti all’interno della famiglia e di una certa cultura o subcultura e che richiama il grande processo di negoziazione che deve stare alla base di ogni società che si trova ad avere a che fare con i processi inerenti il multiculturalismo.
Una società matura, lo dico attirandomi sicuramente alcune antipatie da sinistra, deve innanzitutto condividere e tenere fermi i punti che non si vogliono e non si devono negoziare, mi riferisco alla liceità della persona e alla sua centralità anche nei confronti della famiglia, al vietare pratiche come l’infibulazione, alla laicità dello Stato (nessuno stato deve dar luogo alla possibilità di applicare la Sharia o di imporre una morale religiosa a tutti a costo di andare incontro a forme di democrazia protetta) e ai diritti di libertà costituzionalmente garantiti.
A partire dalla liceità della persona poi uno Stato deve essere pronto ad accogliere anche dei modi di vita considerati insoliti e magari non condivisi dal nostro pensato comune, da qui nasce la mia non condivisione della posizione assunta da Giuliano Amato contro i matrimoni combinati tout court e, allargando il discorso, della posizione di alcuni paesi contro i criteri di abbigliamento islamici quando sono condivisi dalle donne di codeste comunità.
Venendo nella specificità del caso è poi emerso che la ragazza pakistana aveva ripetutamente denunciato i suoi familiari alle forze di polizia e purtroppo, come dimostra il tragico epilogo della vicenda, il suo grido di aiuto per far valere la propria libertà personale non è stato raccolto da chi di dovere, una mancanza tragica, una clamorosa disattenzione, una tragica fatalità che purtroppo si inserisce all’interno di una società, quella italiana, fortemente individualista per quanto riguarda i processi economici ma assolutamente mancante quando si tratta di difendere un individualismo dei diritti dell’individuo, sempre messo in subordine dinnanzi ad altri soggetti quali la famiglia e tutta una serie di principi ritenuti erroneamente universali. Un multiculturalismo sano nasce anche dal far trovare le porte chiuse a chi non condivide certi principi, a chi vuole imporre ad altri i propri valori e le proprie usanze contro la loro volontà, l’occidente deve anche saper dire qualche no e prevenire dinnanzi a dei gridi di dolore e alle denunce, deve porre una base comune per l’integrazione e per una cittadinanza multinazionale e tali basi comuni non devono essere negoziabili.
A partire da tutto ciò e dalla centralità dell’individuo poi dobbiamo essere pronti ad accogliere, a tollerare, a comprendere le diversità, le diverse vie al raggiungimento della felicità anche se questa passa da usanze come il matrimonio combinato.
La speranza è che dal dramma della povera ragazza possa nascere una seria discussione sulla creazione di nuove basi per affrontare le tematiche della costruzione di una società multirazziale senza cedere alla sirene della chiusura che vengono da destra e a quelle di un’eccessiva semplificazione che talvolta vengono da sinistra. Il processo per sua natura non è semplice ed è ineluttabile, con buona pace per gli psicanalisti dei fautori delle società etnicamente pure.
martedì, agosto 08, 2006
CUBA
Credo che il fallimento della politica di Fidel Castro sia essenzialmente uno e consista nel fatto che dopo la caduta dell’Unione Sovietica e del blocco comunista sia avvenuta, in termini di classi sociali, la negazione stessa del socialismo, una sorta di capovolgimento di quella che era la piramide sociale che è scaturita dalla Rivoluzione. Alle vecchie elite di medici, tecnici, intellettuali e scienziati, si è sostituita una nuova elite economica. I nuovi ricchi di Cuba oggi sono per lo più contrabbandieri, ballerine, prostitute e personaggi dello sport. Insomma, un po’ come un’Italia qualsiasi e c’è ancora chi parla di paradiso socialista. Davanti a tale scempio non ci resta che consolarci con la mortalità infantile bassa e con il fatto che sanità e istruzione sono gratis.
lunedì, agosto 07, 2006
TELEVISIONI E AUTOMOBILI
1) Scusate, va bene, sono un rompicoglioni e non riesco ancora ad abituarmi. Purtroppo, approfittando di qualche giorno di riposo lavorativo, anche ieri mi sono sintonizzato su Studio Aperto il tg (?) di Italia 1. Ogni volta mi riprometto di evitare questa versione televisiva di “Visto” e “Cronaca vera” (che per lo meno sono testate più oneste, almeno nelle intenzioni) ma rimango ipnotizzato dal mio stesso ribrezzo.
Come in ogni versione estiva non poteva mancare la carrellata di servizi dei vari corrispondenti in giro per l’Italia dedicata agli italiani in vacanza, con tanto di serpentoni di lamiere autostradali e tettame bianchiccio esibito in spiagge superaffollate, seguito a ruota da un servizio sui locali trendy per l’estate e sulle vacanze dei vip. Non poteva poi mancare ovviamente la rubrica dei consigli dell’esperto su come affrontare il grande caldo ossia: bisogna evitare di uscire nelle ore più calde, indossare indumenti di cotone e mangiare molta frutta; a dire il vero pensavo che fosse consigliato uscire alle due di pomeriggio con il cappotto e mettersi sotto il sole mangiando polenta e costine di agnello. Subito dopo questa generosa esibizione del popolo vacanziero ecco un servizio di trenta secondi sull’ennesima strage mediorientale.
Onestamente avevo sopravvalutato Studio Aperto. Pensavo che rappresentasse una velina del regime berlusconiano con lo scopo di far vedere in giro che l’Italia è il paese del bengodi, dove il problema più grave è che d’estate fa caldo e che ci sono le file nelle autostrade, invece cambiano i governi ma Studio Aperto resta sempre uguale a se stesso. Non c’è dubbio: non ci fanno ma ci sono.
Passiamo ora alla Rai. La Rai mi ricorda vagamente le “inchieste” di Nuova Teleterni, un’emittente televisiva locale i cui inviati ogni tanto giravano per la città e chiedevano ai passanti le opinioni su fatti di attualità e cronaca locale. La Rai è come Nuova Teleterni con una piccola variante: sostituiscono Terni con Roma. In tutti i programmi non regionali della Rai, quando si deve chiedere l’opinione dell’uomo della strada, ci si imbatte sempre nelle vie di Roma e nelle opinioni dei romani, come se Brindisi, Asti, Perugia o Campobasso non esistessero. Mah!
2) Cercare auto usate è un’esperienza dall’alto valore sociologico, soprattutto lo è il contatto con i concessionari e i rivenditori di automobili. Da questi contatti si deduce che a vendere auto usate siano sempre e solo le seguenti categorie: anziani, mogli di dottori, rappresentanti e agenti di commercio che però usavano l’auto in vendita solo nei fine settimana e figurati se uno che ha girato in macchina tutta la settimana ha voglia di rimettersi al volante anche nei week-end. Altre categorie sono totalmente assenti dal novero dei venditori di auto di seconda mano.
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