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mercoledì, ottobre 11, 2006
L'OSPITE PERFETTO
- Si sa quando arriva e soprattutto si sa quando riparte
- Se viene da me perché cerca lavoro in Svizzera deve tenere ben presente che la mia casa è un primissimo appoggio per un numero limitatissimo di giorni (max 3-4) non una soluzione per risolvere i problemi di vitto e alloggio, tanto meno un domicilio stabile e “ufficiale” (non chiedetemi lettere e dichiarazioni da fare alla polizia o alle autorità che notoriamente hanno poca simpatia per tali “italianate”) e se non parla tedesco deve ben comprendere che potrà trovare, al massimo, come aiuto-cucina e come operaio presso agenzie interinali, casa mia non è un parcheggio in attesa del lavoro della propria vita, per quello ci sono le sedi decentrate delle Università italiane.
- Non amo i condomini stile college-americani né le case degli studenti “porti di mare”, ricordatevelo sempre.
- Deve cercare di rendersi autonomo e non verrà generalmente accompagnato a destra e a manca o per lo meno non prenderò giorni di ferie o permessi per fargli favori.
- Rispetta gli orari e le abitudini di casa mia, evita accuratamente di cucinare e di mangiare quando cazzo gli pare e soprattutto di lasciare piatti e utensili accatastati, cucina sporca e via dicendo.
- Evita di stare a letto giornate intere, se ha degli scazzi o delle ansie è meglio che se ne stia a casa sua e non sconvolga il sottoscritto, la moglie incinta di 8 mesi e il bambino di 4 anni con le sue “stravaganze”.
- I panni sporchi si lavano in casa propria o nelle lavanderie, se proprio volete lavarli a casa mia, ricordatevi che gli stendini servono per il tempo stretto necessario all’asciugatura dei capi (evitare insomma di lasciare la roba ad asciugare per 3-4 giorni) e che il lettino supplementare dello studio/camera ospiti non serve per accatastare gli abiti, la lavatrice si usa sempre a pieno carico o al massimo con il programma ½ carico.
- Carla non è la vostra domestica.
- Se sperate di trovare in me un compagnone con cui passare le serate in giro a spendere soldi in birra e in locali stronzi vi sbagliate di grosso.
- Non mi lascia da pagare bollette telefoniche da centinaia di euro in chiamate internazionali.
- Chiede il permesso (che in genere verrà accordato) quando vuole usare il PC o il telefono.
- Chiede il permesso (in genere non accordato) se vuole che gli presti l’automobile. L’auto non si presta se non per tragitti brevissimi anzi, non si presta proprio.
- I Cd e i Cd-Rom hanno un ordine ferreo e non casuale e una volta usati vanno riposti nella loro copertina dove sono stati trovati
- Evita discussioni con i vicini di casa, soprattutto quando ha torto marcio e ovviamente evita di incazzarsi se in codesta discussione difendo le ragioni del vicino.
- Non è obbligato ad aiutare nelle pulizie e nei lavori di casa ma se ogni tanto fa un gesto carino è cosa comunque gradita.
- Sa che adoro le persone discrete e odio quelle invadenti.
- Non invade tutti gli ambienti della casa e/o le mensole del bagno e i cassetti della sala con le sue cose.
- Evita orrori come biancheria o vestiti sporchi sulle sedie della cucina o simili.
- Sa bene che il reiterato non rispetto di tali regole può comportare anche la fine di rapporti di amicizia o pseudo-tali.
venerdì, ottobre 06, 2006
INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI, UN CASO FELICE
Da qualche giorno ho uno strano rapporto con la città di Zurigo, come vi è nato un certo senso di sfiducia nei confronti del mio essere di sinistra, vedi post precedente, già pochi giorni dopo il sole della fiducia nell’integrazione degli stranieri (concetto quanto mai di sinistra) è tornato prontamente a splendere, nonostante le recenti votazioni in termini di asilo e di immigrati extra-ue siano andate in questo modo.
Ho avuto, da un piccolo e insignificante episodio, una grandissima iniezione di fiducia sull’integrazione di coloro che a loro tempo sono stati dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Sono episodi piccoli ma dal grandissimo valore simbolico ed emozionale e non posso fare altro che parlarne con un certo pathos e con una voglia di gridare agli svizzeri di non avere paura di questi stranieri così diversi da noi ma in fondo così simili e così ansiosi di integrarsi.
Vengo al dunque. Alla stazione centrale di Zurigo c’è un piccolo esercizio (edicola-minimarket) preso in gestione da una simpatica famiglia dai tratti somatici andini, probabilmente asilanti provenienti dall’Ecuador o dal Nicaragua. Fuori dal negozio campeggiano due bandierine rosso-crociate, ma la sorpresa maggiore si ha, una volta dentro, nel vedere dei cartelli colorati che recitano: “non si danno informazioni”; “non si cambia moneta”; “solo due bambini alla volta”; “carte di credito solo per acquisti superiori a 10 chf” proprio come in qualsiasi esercizio commerciale gestito da una qualsiasi famigliola di neonazisti elvetici. In preda all’emozione sono entrato a comprare un paio di giornali, una bottiglia d’acqua e un pacchetto di biscotti pagando con l’unica banconota di taglio piccolo (20 chf) che avevo nel portafogli, dopo aver ripetutamente guardato la banconota (ahhh.. la stessa sfiducia negli italiani imbroglioni che hanno gli svizzeri, non sono adorabili!? Che cariiiiiniiiissimiiiiii!!!) la persona alla cassa mi ha fatto notare che era troppo usurata, invitandomi a pagare con le monete e costringendomi ad una serie di evoluzioni e di rivolgimenti di tasche per trovare quegli spicci dei quali, come chiaramente recitato dal cartello, avrebbe continuato a negare la presenza, il tutto con il treno che stava partendo e con le mani occupate dai recenti acquisti.
Visto che i giornali sono pieni di episodi che parlano di cattiva integrazione, volevo citare questo episodio in modo da invitare tutti a guardare con più fiducia al futuro.
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