MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    lunedì, aprile 30, 2007
     

    IL PICCOLO PRINCIPE

    Era la mia donna, la migliore.

     

    Nessuna mai mi ha detto delle parole così dolci da innamorata all’orecchio. Nessuna mai ha giurato di amarmi tanto e di restare con me per tutta la vita e a nessuna mai ho creduto così ciecamente al punto da non nutrire nessun dubbio sulla sincerità delle sue parole e delle sue promesse.

     

    Con lei il tempo non bastava mai. Le giornate erano lunghe, dure e noiose quando lei non c’era, ma quando veniva da me era come se fosse l’alba e il tempo durava un attimo. Ci consumavamo di coccole e chiacchiere, giochi e avventure immaginarie.

     

    Lei era una donna forte con due mani grandi che non si erano risparmiate nessun lavoro duro, ma lei era anche sensibile e romantica. Ci sedevamo le sere d’estate fuori dal suo balcone a vedere la luna, le stelle, le nuvole scure passeggiando sospinte dal vento di scirocco e mi sussurrava piano tutte le sue storie, accarezzandomi lentamente, come se un movimento brusco o una parola detta con un tono più forte potessero rompere la magia di quei momenti, la nostra intesa, la nostra grande complicità. Fra le sue braccia trovavo consolazione a tutti i piccoli dolori di una vita, mi addormentavo la notte sentendo la sua voce dolce e rassicurante e il tocco delle sue mani sul mio viso.

     

    Era contesa da altri quattro uomini che facevano di tutto per essere al centro delle sue grazie, ma nessuno ci riusciva, nel suo cuore c’ero solo io: il suo piccolo principe. A volte scappava dalle sue occupazioni per un attimo e correva da me, stanca e frettolosa, e si buttava tra le mie braccia per mitigare la sua sete di quei baci piccoli a appiccicosi che le davo. Era tanto importante per me e io lo ero per lei.

     

    Si divertiva a insegnarmi cose nuove, a farmi perdere le paure e a rispondere alle tante mie domande alle quali, al momento, non trovavo spiegazioni logiche. Avvinghiato al suo collo sapevo che con lei nessuno poteva farmi male, era come una corazza protettiva che teneva lontano il dolore da me.

     

    Ebbene si, lei mi manca.

     

    Stanotte mi sono alzato dal letto con la consapevolezza che lei non c’è, mi sono affacciato al mio balcone a guardare quelle stelle e quelle nuvole che oggi mi sembrano solo fenomeni fisici che agiscono in lontananza. Eppure sono sicuro che lei mi pensa, sono certo di sentire il suo odore di violetta di Parma e di vedere un attimo i suoi occhi duri e neri che però quando mi fissavano diventavano dolci e pieni di complicità.

     

    Ma lei era debole e io lo sapevo. E sapevo anche che lei non mi avrebbe mai tradito, ma sbagliavo.

     

    Mi ha tradito e lo ha fatto nel modo più doloroso. Mi ha lasciato per un uomo duro e cattivo. Un uomo che le ha fatto una corte spietata per più di un anno. Io lo so che lei non voleva lasciarmi, ma lui, forte e perspicace, si impegnò con le sue carezze ad allontanarla da me. Sapevo che la stavo perdendo ma preferivo non guardare in faccia a quella che era la dura realtà, preferivo perdermi in mondi rassicuranti e immaginari. Lui si era impossessato di lei piano piano, le è entrato nel cuore, nel cervello, nelle vene. La vedevo come implorava la sua presenza, e un giorno come oggi, di sei anni fa, lei se n’è andata con lui a vivere il suo idillio, lasciandomi in preda al dolore più grande e irreparabile che abbia mai sentito.

     

    Dove sei ora? Ora che ho ancora bisogno di te, ora che sono un uomo maturo e necessito della tua dolce voce che mi dice “ci sono qui io e tutto andrà bene” o “continua così amore, stai facendo le cose giuste”. Perchè non mi parli più? Lo so che a volte mi segui e mi guardi di nascosto, lo so che tu sai che ora ho una bambina che porta il tuo nome, il nome di una donna che in una canzone manca come il sale, manca più del sole, come oggi mi manchi tu. Perché non vieni a spiegarmi le cose alle quali ancora oggi non trovo spiegazioni logiche? A dirmi che sono il tuo piccolo principe, il migliore, il più bello, il più intelligente, il preferito?

     

    Dove sei nonna? Ritorna, almeno nei miei sogni, a raccontarmi le storie che abbiamo lasciato incompiute, a dirmi almeno che ora stai bene. Non te lo ricordi più? Mi dicevi che per tutta la mia vita saresti rimasta dove le mie mani potevano toccarti! Te ne sei dimenticata? Io non dimentico, chi ama non dimentica, e in certe notti come questa la ferita latente che con la tua morte hai lasciato nel mio cuore sembra troppo grande per il petto di un uomo.

     

    Ho avuto altre donne nella mia vita, non molte a dire il vero, ma tu sei stata la prima con la quale chiudevo gli occhi e salivo fino in cima al cielo con le mie braccia da bambino attorno al tuo collo.

     

    Lo sai che ora vivo in un posto lontano dalla nostra Terni e in quel posto ancora mi emoziono per un derby vinto dalla nostra Ternana con un gol al ‘90? Sono felice nonna. Quella donna, che tu hai conosciuto e amato, ancora oggi mi giura fedeltà e amore eterno. Sono cresciuto ora, quella donna ha fatto del tuo bambino un papà. Mi piacerebbe sapere se oggi sono l’uomo che ti aspettavi che sarei diventato, se dove sei ora puoi vedermi e se ti inorgoglisci, quando sei con gli altri, del tuo nipote prediletto o se mi prendi in giro perchè sbaglio sempre a dosare gli ingredienti di quelle polpette di melanzane che non mi sono mai venute come venivano a te.

     

    Mia moglie e i miei figli mi regalano momenti di felicità, mi amano profondamente e io, a volte, faccio come te: scappo dalle mia attività per dare loro rifugio tra le mie braccia, quelle braccia che oggi non sono più quelle di un piccolo bambino che aspettava il tuo ritorno con la speranza del racconto e dei dolci che tu, l’unica e migliore suddita del mio regno, portavi come omaggio al tuo piccolo principe. Ti amerò per sempre, nonna.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 00:55 | commenti (7)


    mercoledì, aprile 18, 2007
     

    RIFLESSIONI VARIE

    I

     

    Dobbiamo dialogare con i talebani moderati. Si tratta della “ricetta”, oramai comune a un po’ tutte le sinistre europee, per uscire dal pantano dell’Afghanistan. Peccato che i talebani, in quanto appunto talebani, non sono per definizione moderati. Sarebbe come dire “invitiamo al tavolo delle trattative i cannibali vegetariani” a meno che per talebani moderati non intendano coloro che lapidano le donne con pietre più grosse per farle morire prima o che si limitano a tagliare la giugulare piuttosto che staccare la testa dal corpo a chi non porta la barba lunga.

     

    II

     

    Gli uomini italiani sono i più insicuri d’Europa. E’ l’ennesima “verità rivelata” dalla rivista “Riza Psicosomatica”, diretta dal mai troppo vituperato sciampista psicologo Raffaele Morelli, con vasta eco di tutti i mezzi televisivi e con tutti gli inevitabili corollari sulla “crisi del maschio italiano”. “Gli uomini italiani perdono troppo tempo a valutare le conseguenze e le ripercussioni delle loro decisioni” incalza il grande studioso. A parte il fatto che considerare conseguenze e ripercussioni delle proprie azioni non è propriamente una cattiva qualità, a meno che uno non si trovi davanti ad un semaforo giallo di un trafficatissimo incrocio mentre è inseguito da un auto con dentro Santo Donnarumma detto “u mazza sfaccimme” e Vincenzino Schiattamonte detto “O’ Sandokan”, noti esponenti del clan camorristico dei casalesi, pronti al più classico degli agguati; situazione quanto meno improbabile per un italiano mediamente perbene, ciò che mi colpisce è che tale grande verità emerge da interviste telefoniche su un campione di 300 donne tra i 20 e i 35 anni. Lasciando da parte tutte le considerazioni di metodologia della ricerca sociale, io mi chiedo: quali sono i grandi dilemmi davanti ai quali si trova mediamente una donna tra i 20 e i 35 anni, a parte quella se usare gli assorbenti esterni o interni, che richiedono le sue notoriamente grandi capacità (grazie alle quali può erigersi a giudice) di prendere decisioni rapide e dolorose? Inoltre, rimanendo nell’assunto, in cosa si differenzierebbe un 22enne inglese, tedesco o irlandese rispetto a un pari età italiano? Sono questioni che porrò direttamente al collega “grande scienziato del sociale e della psiche umana” autore di questa ricerca della quale tutta la comunità scientifica internazionale sentiva proprio la mancanza.

     

    III

     

    Mi piace incredibilmente la canzone “Luna in piena” di Nada. Mi piace il suo coraggio nell’affermare “io non so fare niente” in un’epoca in cui tutti i suoi colleghi sono fenomeni nel saper fare tutto. Sono curioso, a tale proposito, di vedere il nuovo film dei leader dei Tiromancino Federico Zampaglione.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:47 | commenti (53)


    mercoledì, aprile 11, 2007
     

    PARLIAMO DI FEDELTA'

    Dopo aver fugato, ovviamente secondo quello che è il mio modestissimo modo di vedere le cose, tutti i luoghi comuni sul tema le dimensioni contano/non contano, trattiamo ora un altro assunto materia di tanti luoghi comuni e che riguarda sempre quelli che sono i rapporti di coppia: trattiamo il tema della fedeltà all’interno della coppia a partire dal punto di vista maschile.

     

    Alla base del discorso c’è un errore di fondo, dovuto all’influenza, diretta o indiretta che sia, della cultura cattolica che, per quanto esigiamo un nostro laicismo e una nostra alterità, è divenuta comunque una componente fondamentale del nostro modus pensandi, influenza che fa in modo che venga ritenuta erroneamente come naturale l’unione basata sulla coppia fissa, sul matrimonio, istituto che altro non è che una costruzione sociale allo scopo di matrem munere, ossia proteggere la madre, proteggerla innanzitutto dalla tendenza dell’uomo, questa si veramente naturale e animale, a perpetuare il suo patrimonio genetico e a riprodursi il più possibile. Istituto, quello del matrimonio, che nasce come tutela di una parte debole e che quindi ha sempre meno senso nelle società dove uomo e donna sono individui liberi e paritetici, al punto che, nelle aggregazioni sociali più avanzate in tema di emancipazione femminile società che sono a volte, ma assolutamente non necessariamente, le più ricche economicamente, viene lentamente sostituito da altre forme giuridiche.

     

    Nella rivendicazione della fedeltà come virtù fatta dagli uomini valgono più o meno le stesse dinamiche che governano la rivendicazione della verginità femminile come virtù, ossia il cercare di vendere uno svantaggio iniziale (il fatto che nessuno ci si inculi, figurativamente o meno che dir si voglia) per una supposta superiorità morale, per un supposto valore aggiunto e lo si fa con tutta la retorica e con tutti i bei discorsi che ci possiamo permettere nella facile difesa di virtù mai attentate.

     

    L’uomo può dirsi fedele nella misura in cui può dire di “non essere mai andato al tappeto contro Mike Tyson” o di “non aver mai assecondato un capriccio di Naomi Campbell”.

     

    E’ facile dire “noi non ci vendiamo” quando nessuno è disposto a comprarci o dire “non darei mai via il culo nemmeno per un milione di euro” (a scanso di equivoci il sottoscritto, se si trovasse davanti a un uomo affascinante e accondiscendente, lo darebbe via anche per molto meno) quando nessuno sborserebbe un centesimo per trasformare le nostre pelose natiche in oggetto del desiderio erotico e quando i soldi facili fatti con il culo, ohibò, non sono cosa per noi che per vedere un po’ di benessere il culo ce lo siamo fatti rompere solo metaforicamente.

     

    Quotidianamente vengo a contatto con molte persone, conosco molti colleghi in giro per l’Europa, e tra quelli mediamente affascinanti, in moltissimi casi ottimi mariti innamoratissimi della consorti, vi assicuro: ce ne fosse uno, dico uno che non ha sfruttato le sue belle occasioni. Nei vari incontri internazionali o nei corsi di aggiornamento. ci scappa sempre la coppia che tromba o i colleghi che fanno i piccioncini e l’occasione, da che mondo è mondo ha sempre fatto l’uomo ladro. Gli unici integerrimi sono le versioni mitteleuropee o anche italiane di Vito Catozzo, le brutte copie dei vari Gigi Marzullo, i pavidi per natura o quelli che magari hanno valutato che quell’occasione in fondo non gli interessa tanto ma davanti ad altre opportunità, chissà!? E prima o poi credetemi: cederanno.

     

    Poi comunque, se diamo importanza all’unione come progetto di vita comune, starà nella nostra bravura non creare le condizioni affinché ciò accada ma, per quanto non ce le andiamo in cerca, quando si “appartiene” ad un’altra donna, le condizioni si creano spontaneamente. Spesso anche chi, quando era sempre più infelicemente single, non veniva cagato di striscio, nel momento in cui si ritrova all’interno di una relazione stabile acquista d’improvviso un grande fascino agli occhi del genere femminile e mentre esiste la solidarietà maschile ed esiste un certo cameratismo che ci impone dei diktat del tipo “la donna dell’amico no”; “la madre di famiglia no” il genere femminile in realtà è composto da tanti individui che si detestano tra loro e che trovano il loro massimo piacere orgasmico nell’insidiare o nel conquistare il territorio di un’altra donna. Se aggiungiamo il fatto che spesso ad animare il comportamento della donna è il seguire la massa sia nel mettere i pantaloni a vita bassa, sia nell’ andare tutte contemporaneamente dietro al figo del liceo, ecco che insidiare il territorio già scelto da un’altra, il mangiare dove gli altri già mangiano, ha una sua accettabilità. Del resto la domanda crea altra domanda, è così anche nel mercato dei beni.

     

    Essere teorici della coppia aperta è molto facile, più difficile è metterlo in pratica. Comunque secoli e secoli di influenze culturali ci hanno portato a vedere l’amore, il rapporto di coppia, non scevro da un certo senso del possesso e in questi casi un po’ di sano silenzio, non farsi tante domande è sempre meglio e ricordatevi una piccola lezione del Monsieurdosto: mai rientrare in casa all’improvviso, avvertire sempre una mezz’ora prima e non sentirsi le corna è più importante che non averle.

    Pensieri e parole di kendostoe | 12:43 | commenti (46)


    venerdì, aprile 06, 2007
     

    MA LE DIMENSIONI CONTANO?

    Proviamo a ragionare sull’annosa questione “le dimensioni contano?”.

     

    Secondo il mio modesto parere, che tra l’altro condivido, dire che nel sesso le dimensioni non contano equivale al dire che “l’importante è essere belli dentro”; “l’importante è che un uomo mi faccia ridere”; “i soldi non contano”; “non è ritardato, è speciale” insomma, rientriamo pienamente nelle piccole ipocrisie autoconsolatorie.

     

    Sia chiaro: così come l’essere bello/figo/ricco non preserva dalle sofferenze della vita e l’essere non bello/non figo/non ricco non significa essere automaticamente infelici; le dimensioni non rappresentano tutto ma sono spesso un bel vantaggio. Come per il bello/ricco/figo è più facile essere notato senza dover prendere necessariamente un dottorato di ricerca e sforzarsi per avere altre tremila qualità, per il superdotato è più facile arrivare al godimento personale, senza cadere nell’egoismo, quindi facendo godere, con il minimo sforzo.

     

    Il bello può essere anche stupido, il brutto deve essere per forza intelligente, il bello può essere esigente in termini di donne, al non bello questo non è permesso. Il superdotato può spesso evitare di ricorrere a pratiche sessuali eccessivamente altruistiche (sesso orale) e credetemi: se siete anche non fighi/non belli (e a questo punto avere il cazzone poco importa, vi troverete con un articolo di lusso sottoutilizzato) che si accontentano di quello che offre la vostra fascia di mercato, questo vuol dire spesso avere a che fare con fighe che puzzano, interni coscia da buttare, igiene intima approssimativa e la cosa non è mai troppo piacevole (tratterò il tema in un particolare post sull’insoddisfazione sessuale maschile).

     

    In poche parole il superdotato, come il bello/figo/ricco, arriva allo stesso risultato con meno sforzo. Dove ai possessori di cazzone per arrivare da x a y basta una pecorina con ditino davanti, senza nemmeno muoversi molto, il meno dotato deve essere pazzo a letto, inventarsi ogni volta qualcosa, faticare (e far faticare) molto di più, sostituire/integrare la parte animalesca con la parte razionale, umana. Del resto vi chiedete come mai in Africa non esiste la cultura dei preliminari e del petting ma gli africani vanno direttamente al sodo?

     

    E poi? Poi arriverà spesso l’ex-ingombrante. Ogni donna ha il suo superdotato nell’armadio (anche quando non è vero) al sottoscritto una volta sono stati addirittura dichiarati 17 cm di DIAMETRO. Molte donne allora stanno li a dire come tromba bene il superdotato. Probabilmente un mulo le tromberebbe meglio, ma il mulo non è considerato un essere umano, mentre certi uomini che hanno avuto tale dono dalla natura si. Cosa fa a questo punto la donna? Ovviamente racconta alle amiche di quanto tromba bene il superdotato, di quanto ha voglia di rivedere il superdotato, di quanto le manca il superdotato e il confronto con il meno dotato (normo o mini che sia) a questo punto si fa imbarazzante.

     

    Siccome però sono discorsi che al meno dotato non piacciono, ecco che si prendono varie giustificazioni per autoconsolarsi un po’.

     

    “La vagina misura in media dagli 8 ai 10 cm e un pene troppo grande è totalmente inutile e doloroso per la donna” . Per la serie “oggetti che entrano e escono da una vagina” assistere alla nascita dei propri figli è molto istruttivo a tale proposito. Il discorso può essere vero per esempio con una donna che soffre di patologie come il fibroma uterino, ma augurarsi un fibroma è una cosa da bastardi.

     

    “Non contano le misure, l’importante è saperlo usare bene”. Ma cosa vuol dire “saperlo usare bene”? Cosa c’è da sapere usare quando si parla di cazzo? C’è ancora qualcuno che ci schiaccia le noci o che tenta di farlo entrare nelle narici? Secondo me è molto più difficile usare la lavastoviglie o la scopa elettrica.

     

    “Nel rapporto di coppia il sesso è una delle tante componenti e nemmeno la più importante”. Beh! Contenti voi… E’ anche vero che non sentirsi le corna è meglio che non avere le corna e che magari un uomo di 150 kg sofferente di dermatite seborroica e diarrea cronica può essere bello dentro. E via dicendo…

     

    Non è comunque tutto oro quel che luccica: se fa cilecca un meno dotato abituato ad usare la fantasia può comunque usare tutte le strategie di recupero del caso, se fa cilecca un superdotato che alla fantasia non c’è abituato la coppia va in crisi.

     

    Ovviamente questo post non è riferito a voi che leggete: va bene, siete tutti dotati di almeno 20 cm di carandola e ne fate dieci in una notte, è inutile parlarne. Ovviamente questo post non è affatto riferito al sottoscritto. Io ho sempre fatto venire mia moglie. Infatti è venuta, in Svizzera…

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:15 | commenti (28)


    lunedì, aprile 02, 2007
     

    SECOND LIFE

    Stavo pensando al fenomeno di Second Life, una sorta di seconda vita virtuale che ha attratto nei suoi meandri oltre 4 milioni di persone sparse per il mondo, stavo pensando come un grande filo conduttore della storia sia la fuga dell’uomo dal “qui e ora”, come tutto nasca dalla famosa accidia petrarchesca, da uno stato di inquietudine insito nell’umanità che porta l’Uomo a voler essere sempre un qualcosa di diverso da quello che è.

     

    L’umanità, nel corso dei secoli, ha inventato le religioni che davano consolazione in una dimensione ultraterrena, ha inventato le grandi narrazioni politiche che volevano cambiare il mondo terreno, ha scoperto e inventato l’America come opportunità di rifarsi una verginità e di creare un nuovo mondo al cospetto di un’ Europa giudicata oramai vecchia e corrotta, poi si è inventata il colonialismo, ad un certo punto stanca delle terra ha cominciato a correre verso lo spazio, verso la luna, verso altri pianeti. Oggi, visto che i programmi spaziali costano troppo, non sono alla portata dei “comuni mortali” e che lo spazio ci ha un po’ stancato ci si inventano nuove dimensioni virtuali.

     

    Oramai, ed è incredibile come lo sviluppo abbia delle proprie tappe fisse pur cambiando i luoghi, i programmi spaziali li abbiamo lasciati ai paesi in via di sviluppo, li abbiamo lasciati alla Cina, all’India, alla Corea del Nord, alla Siria, noi occidentali siamo arrivati molto più avanti, abbiamo creato internet e una nuova dimensione virtuale ad esso connessa di volta in volta con strumenti sempre più innovativi e sofisticati.

     

    Non conosco personalmente Second Life ma posso dirmi, non privo di un certo orgoglio, un esperto di tutto ciò che è surrogato della socialità face to face, di tutto ciò che è fuga dalla realtà e dal me stesso in un certo luogo e in un certo tempo. Sono stato appassionato di Cb, poi stanco del Cb ho comprato il lineare e il preamplificatore di antenna ma ancora non bastava. Ho preso il patentino da radioamatore per modulare nel magico mondo della vhf e nella sua dimensione interregionale, sono stato uno dei primi ad avere il videotel tramite l’adattatore telematico del commodore 64, mi sono ubriacato, mi sono drogato, ho gettato anima e corpo nella politica, ho imparato lingue straniere, ho lasciato la mia città molto giovane per studiare fuori, con la nascita di internet mi sono fatto subito ammaliare dal suo corollario di newsgroup, forum, chat, ho viaggiato con la mente grazie alla letteratura, ho avuto una fidanzata, poi diventata mia moglie, straniera, sono emigrato in Svizzera e poi, sempre con questa maledetta sensazione di essere sempre al principio di qualcosa, ho cominciato ad andare sempre più a Nord, il tutto spinto dall’inquietudine, dall’insoddisfazione sul “qui e ora”, dalla ricerca del paradiso dei Monsieurdosti.

     

    In tutte queste fasi non ho mai avuto una compagnia del bar, non ho quasi mai giocato a pallone nei campetti, non ho mai giocato al gioco della bottiglia, se non coinvolto mio malgrado come penitenza umana, non ho mai fatto ditalini alle compagne di scuola in gita scolastica, non ho mai pomiciato nel buio di un parco. Ero quello che non conosceva nessuno, che a Terni/Bologna/Lugano non mi si vede mai in giro, non ho mai fatto vacanze in sacco a pelo con altre 30 persone se non in rari e patetici tentativi di integrazione, mai stato a feste di istituto e di facoltà, mai visto in vita mia una festa di laurea e ovviamente me ne sono guardato bene dal dare io una festa di laurea. In genere non mi invitavano e se mi invitavano non ci andavo.

     

    Ho sempre cercato consolazione in nuove dimensioni e il bello è che in tutte queste fughe dalla realtà non ho mai avuto nulla che somigli minimamente al riscatto, mi sono sempre rifatto vite che sono venute tali e quali alle precedenti.

     

    Ogni volta che nascevano nuove forme di virtualità mi dicevo sempre che “io non arriverò mai a tanto” ma ogni volta ci arrivavo e andavo anche oltre.

     

    E cosa devo dire di tutto ciò? Che sono felice. Che le mie fughe le rifarei tremila volte e che se non fosse esistita l’idea di fuga non avremmo mai scoperto l’America, non saremmo mai andati sulla luna. La fuga è il motore del mondo e dalla mancanza di inquietudine non nasce nulla. Poi ci saranno uomini che vanno nello spazio e che inventeranno nuove autostrade informatiche e chi si limiterà a giocare su second life c’è chi diventerà Karl Marx e chi farà il rivoluzionario della propria camera da letto. Ma l’umanità finirà nel giorno in cui non ci sarà più voglia di fuggire e quindi ben venga anche Second Life.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 20:51 | commenti (22)