MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    venerdì, settembre 28, 2007
     

    INVITI A NOZZE

    I miei lettori più affezionati già lo sanno: tra le cose che odio più di tutte c’è l’essere invitato ai matrimoni.

     

    Dovete sapere, cari lettori, che la mia parte ribelle, brontolona e rompicoglioni è limitata a quelli che sono i miei pensieri teorici; al dunque non sono mai capace di dire di no e, pur detestando i matrimoni, quando vengo invitato, al contrario di molti miei conoscenti che dicono di amare queste ricorrenze e di divertirsi tanto salvo poi dare buca, finisco sempre per accettare gli inviti e aderire a tutte le obbligazioni connesse, anche se ciò richiede spostamenti di centinaia di chilometri.

     

    Due giorni fa è successa una cosa strana. Mi è tornato indietro un regalo che avevo fatto per un matrimonio, tramite un sito internet specializzato, al quale ero stato invitato per il giorno 20 di ottobre.

    Inizialmente ho pensato a un qualche disguido, ma una volta aperto il pacco ho letto con sorpresa queste righe:

    “Cari Madame e Monsieur Dosto, ho provveduto, con la presente, a rispedirvi il regalo che mi avevate mandato per il mio matrimonio con tanta generosità e premura. Infatti di comune accordo X e Io abbiamo deciso di rompere il fidanzamento visto che dopo attente riflessioni ci siamo accorti di avere troppe divergenze. Abbiamo valutato che questi contrasti avrebbero sicuramente minato il nostro progetto di vita in comune. Rimarremo comunque amici. Ciò non toglie che io mi senta molto mortificato nei confronti di chi come voi ha dimostrato tanta partecipazione. Vi saluto esprimendovi ancora tutta la mia gratitudine e le mie più profonde scuse”.

     

    Inizialmente la soddisfazione per essermi risparmiato questa ennesima cerimonia non desiderata è stata superiore a qualsiasi voglia di approfondire cosa si nascondesse dietro queste righe un po’ ingessate e un po’ formali, per la cronaca la mia signora non sta facendo altro che informarsi, ricevendo da ognuno una diversa versione degli accadimenti, ma poi ho fatto un breve e raccapricciante bilancio mentale dei matrimoni ai quali ho partecipato:

     

    • Nella metà dei casi il matrimonio si è concluso con una separazione in tempi brevi.
    • In un caso il matrimonio è stato caratterizzato dalla morte, la notte prima dell’evento, del nonno della sposa (spero anch’io, il più tardi possibile, di morire alla vigilia di una qualche ricorrenza, giusto per rompere i coglioni). Per la cronaca il matrimonio si è svolto, facendo finta di niente e senza avvisare gli invitati dell’accaduto, in un’atmosfera surreale con il sottoscritto intento a prendere in giro il padre della sposa (figlio della persona defunta) che quel giorno sembrava uno zombie. Dovrei anche aver detto un “sembra che ti è morto qualcuno!”.
    • In un caso c’è stato un malore della sposa che è caduta con la faccia nella torta nuziale.
    • Un’altra volta il karaoke (c’è un qualcosa di più triste di un matrimonio con il karaoke?) è stato monopolizzato da un non meglio precisato parente dello sposo che si è esibito in tutto il repertorio dei “nomadi”impedendo di fatto ad altri di esibirsi e creando un certo nervosismo (non so se tutto ciò sia stato un bene o un male).
    • In un altro caso c’è stata una vera e propria alluvione che ha reso impraticabile il giardino della villa dove doveva tenersi il ricevimento. Gli invitati sono rimasti bloccati con le auto nel parcheggio sterrato della villa, alcuni, tra i quali il sottoscritto e consorte, sono rotolati nel fango.
    • In un caso c’è stata un’intossicazione alimentare collettiva.

     

    Alla luce dell’ultimo accadimento direi che, invitandomi ai matrimoni, non solo non mi si fa una cosa gradita ma si va incontro a delle inevitabili sciagure. Che tutto ciò serva da severo monito per chi legge.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:37 | commenti (7)


    martedì, settembre 25, 2007
     

    SUL FENOMENO BEPPE GRILLO

    Le dinamiche che portano alla nascita del fenomeno Beppe Grillo sono più o meno le stesse che portano un determinato gruppo sociale a dedicarsi alla lotta armata e sono riconducibili più o meno alla mancanza di agibilità politica di certe idee ossia: quando certe istanze di gruppi sociali con una certa rilevanza non vengono rappresentate nel sistema politico di un paese trovano inevitabilmente altre forme di espressione. Da questo punto di vista il fenomeno del “grillismo” è uno dei risultati della scomparsa di un orientamento politico: la sinistra.

     

    Il fenomeno rappresentato da Beppe Grillo trova il suo maggior seguito nei blocchi sociali generalmente ricondotti alla sinistra e che si collocano oggi in quella grande terra di nessuno tra le derive moderate e neo-consociative rappresentate dal Partito Democratico e la crisi di identità e l’incapacità di esprimere qualcosa di diverso che non sia l’opposizione a tutto della sinistra neo-post-comunista.

     

    I consensi di Beppe Grillo all’interno di questo blocco sociale nascono proprio dal rappresentare la centralità di certe questioni oggi dimenticate da un sistema politico sempre più schiacciato sui dogmi del pensiero unico neo-liberista. Innanzitutto l’analisi di Grillo nasce da una radicale critica al sistema capitalista incentrata nell’evidenziare le storture e gli imbrogli dell’evoluzione capitalista nel senso di capitalismo finanziario e delle multinazionali (proponendo però, da buon figlio di industriali, un capitalismo familiare un po’ vecchia maniera) passa per un rilancio della questione morale, capitolo quest’ultimo degno di un’ approfondita analisi, e fa propri un po’ tutti gli imperativi ecologisti, senza dimenticare una critica alle forme di precarizzazione del mondo del lavoro.

     

    E’ un fenomeno, quello di Beppe Grillo, che ha in comune con il precedente movimentiamo di sinistra e con il berlusconismo (al primo che mi parla di fenomeno della lega gli tiro una torta in faccia dato che il partito di Bossi incarna in tutto e per tutto i vizi partitocratrici) il fatto di nascere da un sentimento di sfiducia nella politica tradizionale ma, soprattutto, in quelle che sono le forme legali-razionali della legittimazione del potere a cui il grillismo cerca di sostituire, cosa riuscita magistralmente al berlusconismo, una legittimazione carismatica tutta basata sulla sua indiscussa leadership.

     

    Ho seguito con una certa attenzione e simpatia il V-day, l’ho trovata, al contrario di certi illustri analisti che inneggiano al fascismo, una manifestazione assolutamente non violenta (ci sono violenze ben peggiori di un vaffanculo) e che addirittura cerca di esaltare alcuni istituti democratici come l’iniziativa popolare e l’istituzione di liste civiche con il bollino di Beppe Grillo (un po’ come con le banane) ma a me certe manifestazioni fanno un po’ paura che siano il raduno dei papa-boys i comizi della Lega Nord o il V-day di Beppe Grillo. Ho sempre un po’ di timore quando parla un leader che viene acclamato da una folla e questa folla dice “si” o “no” all’unisono. Mi ricorda un po’ il metodo delle sette religiose o altri esempi infausti di cui è piena la storia. Del resto, come diceva il buon Max Weber, dove c’è legittimazione carismatica viene meno la ragione, soprattutto quando questo leader è una persona indubbiamente intelligente e dalle indubbie capacità comunicative e di manipolazione e soprattutto dallo spiccato senso pratico (Grillo è oggi l’unico uomo di sinistra che analizza un problema e propone misure pratiche e tangibili). Siamo alla persona che conta più delle idee, agli slogan che contano più della complessità delle questioni. Grillo è un altro uomo che parla alla pancia dei cittadini.

     

    Quale sarà l’influenza di Beppe Grillo sul sistema politico italiano? Lo dico con un’ ottima dose di certezza: nessuna. Ma vediamo di analizzarne i due motivi principali.

     

    1. Il sistema politico italiano, dopo essere stato fortemente scosso da tangentopoli e da mani pulite, è ritornato ad un suo equilibrio pre-esistente, i partiti hanno fatto quadrato e la politica si è chiusa in una propria autoreferenzialità e impermeabilità alle istanze esterne, prima con il maggioritario dove i candidati ai collegi uninominali erano espressione di accordi tra le oligarchie partitiche, poi con il fallito tentativo referendario di eliminare la quota proporzionale, referendum che se fosse passato avrebbe trasformato in eletti il 75% dei candidati alle elezioni, poi con una legge elettorale che elimina le preferenze e concede ulteriore stra-potere alle segreterie dei partiti, senza dimenticare inoltre che al posto dei processi ai tangentocrati sono stati fatti i processi ai magistrati. Tangentopoli è stata un po’ come certe malattie infettive: il fisico si ammala ma dopo sviluppa gli anticorpi alla malattia e si rende di fatto invulnerabile ad ogni successivo attacco esterno.

     

    1. Beppe Grillo come fenomeno politico è un fenomeno che nasce dalla rete, in particolare si tratta di uno “scarto” (inteso come scostamento) dal fenomeno dei blog. Qual è la reale influenza delle dinamiche che avvengono nella rete e nella blogsfera sulle dinamiche del “paese reale”? Purtroppo è un’influenza molto ridotta. Per capirlo basta guardare, per esempio, a delle semplici statistiche. Su 100 persone che hanno un telefono cellulare, quante si servono di internet per le ricariche telefoniche? Su 100 persone che hanno un conto corrente quante si servono dell’home-banking? In tutti e due i casi la risposta è meno di una. Lasciando da parte i dati quantitativi basta pensare al disorientamento del mondo-blogger quando si è accorto, in occasione dei famosi referendum sulla procreazione, che ai bellissimi dibattiti nati sulla rete ha fatto riscontro una partecipazione elettorale di meno di un italiano su quattro e che l’Italia si è mossa da tutta altra parte. L’uso della rete è già di per sé un patrimonio di minoranze, l’uso consapevole e interattivo e qualche cosa di elitario all’interno di una minoranza. Mentre il berlusconismo con la televisione ha creato modi di essere e mondi di vita per mezzo delle stesse caratteristiche di universalità del medium, con internet non è possibile fare altrettanto in primis per una maggiore selettività dell’utenza: il pc bisogna saperlo usare, non si accende da solo, non si connette a internet da solo, non entre in beppegrillo.it da solo e con i blog c’è un po’ di auto-selezione del pubblico, il blog è un po’ un luogo dove il padrone di casa e i suoi seguaci un po’ se la cantano e se la suonano da soli. Non penso che un appello del Monsieurdosto a votare in un certo modo sposti anche un solo voto e lo stesso vale per blogger anche più influenti del sottoscritto.

     

    Tra poco il bollino di Beppe Grillo resterà inevitabilmente uno dei tanti marchi a uso e consumo dei peggiori media. Prevedo un po’ lo stesso successo dei girotondi, dei “ragazzi della pantera” e di tanti fenomeni che periodicamente si affacciano nella scena politica.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:59 | commenti (2)


    martedì, settembre 18, 2007
     

    LA MIA SUI LAVAVETRI

    Devo dirlo? Lo dico. In me i lavavetri ai semafori, se ancora esistono visto che nelle mie sortite in Italia ho sempre e solo incontrato gente che chiede le elemosina senza nemmeno offrire un servizio seppur minimo e non gradito, riscuotono più o meno lo stesso consenso e la stessa simpatia che possono riscuotere i testimoni di Geova, i venditori Herbalife, i sottononfighi, i televenditori Fastweb (ad uno di questi ultimi ho consigliato, mentre ero a casa di mia madre, di trovarsi un lavoro “vero”) ossia tutti coloro che ti vogliono appioppare, con la loro invadenza e con il loro nauseabondo vittimismo sociale, qualcosa che non hai richiesto.

     

    Ma no! La sinistra di oggi addirittura manifesta a favore (ma come caspita si fa?) di una delle categorie più stronze della terra: i lavavetri e i questuanti sostituendo sempre più alla sua vecchia identità di “partito del lavoro” quella di “partito del non-lavoro”. Parliamoci chiaro: queste persone che stanno ai semafori o che ti avvicinano simpaticamente quando scendi dalla macchina chiedendoti qualche spicciolo, che tu gli dai per paura di ripercussioni contro la tua utilitaria, non lo fanno mai e poi mai educatamente e difenderli rappresenta un residuato di pietismo più degno delle beghine cattoliche, dell’Oari e delle dame di San Vincenzo che di una seria forza politica di sinistra.

     

    Per capire la mia opinione basta rifarsi semplicemente a Karl Marx e al suo pensiero sul sottoproletariato da lui detestato nè più nè meno come era detestata la borghesia più reazionaria. Attenzione, io faccio una nettissima distinzione tra povertà estrema, spesso risultato di un processo di graduale disaffiliazione dalla società e il parassitismo sociale di certi individui che non lavorano per scelta, che campano sul buonismo e sul pietismo e che, come diceva Marx e come ci insegna la storia, al dunque saranno perfettamente funzionali alle mene reazionarie.

     

    Al tanto in voga “I care” io continuo a contrapporre il mio “I don’t care” e mentre tra poco assisteremo a concerti dei glass-washers di Barletta alla festa del primo maggio, i lavavetri continueranno a non essere i miei eroi e nemmeno sotto minaccia della armi manifesterò a loro favore. Sono ancora troppo freschi i ricordi della mia vita a Bologna, reddito mensile 1.800.000 lire al mese 1.000.000 delle quali se ne andava in canone d’affitto e, come se non bastasse, quando andavo ai bancomat  mi trovavo dietro il punkabbestia o il mendicante pronto a chiedermi qualche spicciolo e, al mio rifiuto, a rinfacciarmi che “come, hai appena preso i soldi!?” Come se quei soldi venissero dall’albero del denaro. Se poi provavi a rivolgerti ad una pattuglia di polizia nelle vicinanze, cosa che ho fatto una volta alla stazione ferroviaria aiutandoli nel loro lavoro di prevenzione, sentivi dirti che finchè non commettevano un reato non potevano impedire questa forma di questua, provate solo a immaginare se al mio posto ci fosse stata una giovane studentessa più facilmente intimoribile o una persona anziana… Quando il sindaco Cofferati intervenne contro questo malcostume diffuso ebbe tutta la mia solidarietà.

     

    E se un bel giorno io avessi avuto i coglioni girati per i soldi che non bastano, per il mal di schiena dovuto a 8 ore + straordinari a fare cernita di frutta, per l’affittuario che pagavo a peso d’oro per vivere in una stamberga piena di muffa, avessi dato un calcio sui coglioni al questuante di turno? Naturalmente avrei scatenato le ire del popolochemanifestaperilavavetri, non sarei stato io il proletario da difendere, ma sarei passato per il fascista di turno nemico dei poveri e poi vorrei vedere lo stesso poliziotto che mi ha detto “non posso intervenire perché non c’è reato” come avrebbe reagito se a richiedere il suo intervento fosse stato uno spettatore della prima al teatro, non c’è niente di più classista di certe forme di microcriminalità.

     

    Cari compagni, se questi sono i vostri eroi, teneteveli stretti. Io resto fedele alla falce e martello, simboli del lavoro, resto fedele alla frase della seconda strofa di “Bandiera Rossa” che recita “Bandiera rossa la trionferà, il frutto del lavoro a chi lavora andrà” in Piazza ci scendo per i siderurgici della mia Terni e penso che questi debbano essere i veri eroi della sinistra. Illuso me.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 10:19 | commenti (15)


    giovedì, settembre 13, 2007
     

    SUL CONCETTO DI DEMOCRAZIA

    L’idea del Ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema di dialogare con Hamas ha scatenato inevitabilmente una ridda di polemiche.

     

    E’ incredibile come tutte le polemiche attorno a questo assunto partano da un presupposto falso e da un analisi quantomeno superficiale. Si parte infatti dall’assioma che Massimo D’Alema metta sullo stesso piano il governo di Hamas con l’unica democrazia del medio-oriente (Israele). Tale affermazione è sbagliata.

     

    Come tutti i movimenti fondamentalisti a base religiosa Hamas a me fa semplicemente vomitare e l’idea che bisogna invitare nel salotto buono dei negoziati internazionali della gente del genere trovo che sia una cosa a dir poco riprovevole.

     

    Purtroppo, dati i tempi che corrono che mi fanno essere minoranza nella minoranza, dal punto di vista dei rapporti tra politica e religione sono rimasto alla vecchia ortodossia marxista che considerava la religione come “oppio dei popoli” e come un male la cui influenza era da eliminare dalla sfera politica. Lo dico senza mezzi termini: di fronte all’Islam secondo me la sinistra si è letteralmente bevuta il cervello e i vecchi comunisti, nel sentire le alchimie e le acrobazie dei nuovi personaggi che parlano di Islam come religione di pace e di misericordia, si staranno rivoltando nelle timbe. L’Islam moderato non esiste, possono esserci, tutto al più, degli islamici moderati che generalmente sono islamici come io sono cattolico (secondo qualcuno esistono i talebani moderati ma io li considererei alla stregua di quelli che credono nell’esistenza degli ufo).

     

    Molto spesso gli immigrati di religione islamica sono ben integrati, riescono a trovare una giusta sintesi tra la loro fede religiosa e i valori occidentali ma, secondo me, non esprimere nessun  elemento di preoccupazione davanti a certi segnali e a certi orrori da medioevo culturale è un errore storico della sinistra paragonabile alla mancata condanna delle repressione di Ungheria del 1956. Tanto per fare un esempio, mi è stato raccontato che qualche tempo fa ci fu un improvviso blocco dei servizi cimiteriali a Basilea, dovuto al fatto che gran parte degli addetti a tali servizi sono di nazionalità turca e di religione musulmana. Praticamente in una sua predica un Imam disse che un vero musulmano non deve lavorare in mezzo ai simboli di altre religioni e il risultato fu un’invasione di certificati di malattia (comodo fare i duri e puri con il culo coperto…). Episodio apparentemente banale e in seguito rientrato grazie ai miti consigli di altre autorità islamiche ma che sicuramente rappresenta, almeno a mio avviso, un segnale da non sottovalutare quanto meno per quanto riguarda il potere di mobilitazione di cui sono in possesso certi discutibili personaggi..

     

    Chiusa questa lunga premessa dire che Israele è l’unica democrazia del medio-oriente è un errore per il semplice motivo che il partito di Hamas è al potere in quanto ha vinto delle elezioni. L’errore di fondo è considerare la democrazia, vista come democrazia rappresentativa basata su voto popolare e sul numero, come bene assoluto. A volte la democrazia fa paura, senza andare troppo lontano basta pensare che in Svizzera (patria della democrazia diretta dove ogni minima decisione passa da consultazione popolare) le donne hanno avuto il diritto di voto solo nel 1970 poiché si aspettava che gli uomini dessero loro democraticamente questo diritto ed hanno aspettato anche molto prima che gli uomini (con il 52% dei suffragi a favore, quindi non proprio a furor di popolo) lo concedessero.

     

    La questione è: fino a che punto una democrazia può basarsi sul semplice numero e sulla semplice volontà delle maggioranze? Di fronte al rialzare la testa dei fondamentalismi religiosi non viene rimesso in discussione in concetto stesso di Democrazia?

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:20 | commenti (3)


    martedì, settembre 11, 2007
     

    TUTTO TRANNE FIGO

    Ho destato una certa coda polemica con questo post.

     

    Ho ricevuto un paio di commenti dove mi si dà, neanche troppo celatamente, del razzista e del nazista e un paio di e-mail, una a dire il vero molto garbata e incentrata su un bel racconto di vita di una coppia “mista”, di persone offese dal mio, oramai noto per chi mi segue da tempo, enunciato sulla proporzionalità inversa tra il grado di fighismo di un uomo e la distanza della fidanzata dal luogo di origine. Se pensiamo che il mio blog ha oramai un numero molto limitato di lettori devo dedurre che il mio post ha urtato la sensibilità di una loro buona percentuale.

     

    Purtroppo ho anche dei tristi precedenti informatici che mi vedono in combutta con la categoria dei “fidanzati con straniere” in particolare uno scaturito da un mio intervento su un forum (dal quale sono poi stato bannato) in lingua tedesca su Cuba dove rispondevo, con un registro ironico, ad un non figo di Zurigo (con tanto di foto del matrimonio postate, quasi a dire “guardate che figa mia moglie”) che decantava le qualità della donna cubana nei confronti della donna europea con tutta una serie di stucchevoli e ritriti luoghi comuni. Mentre io mantenevo un registro ironico, ricevevo come risposta delle frasi del tipo “sei solo un frustrato”; “italiano di merda”; “Blocher dovrebbe farvi ammazzare tutti” etc… insomma, non male se pensiamo che sono frasi scritte da persone impegnate a portare avanti un rapporto multietnico.

     

    Certe persone mi ricordano Lapo Elkann quando, nel corso della presentazione di capi di abbigliamento con il marchio Fiat, pronunciò la frase “…La Fiat deve tornare ad essere figa…”. In realtà la Fiat non è mai stata figa, può essere stata simpatica, popolare, proletaria, ha motorizzato intere classi sociali in giro per il mondo, ma per favore: tutto tranne figa.

     

    Lapo Elkann, così come i fidanzati di straniere che si offendono perché si ritrovano inseriti nel sottoinsieme dei non fighi, cadono nell’illusione della metonimia ossia della “parte che rappresenta il tutto”. Così come non basta affacciarsi nel mondo del fashion per diventare fighi, non basta avere la fidanzata straniera, magari anche figa, per diventare altrettanto. Non eravamo considerati fighi quando, nei nostri tentativi di integrazione, assecondavamo le mode del tempo, quando andavamo in palestra, quando ostentavamo la nostra cultura, come non siamo fighi adesso che andiamo in giro con la bella donna straniera.

     

    L’essere o non essere figo è un qualcosa che sociologicamente richiama la costruzione dell’identità e l’identità è sempre costruita socialmente sulla base delle norme di un contesto, l’identità è una cosa che ci viene data dagli altri, che ci si ritrova spesso nostro malgrado e l’indentità non figa si crea con una serie di microfratture nei confronti di quelli che sono i valori che determinano l’essere figo.

     

    Che poi si può vivere benissimo anche da non fighi. Questo stesso blog è stato ed è orgogliosamente un manifesto dell’orgoglio non figo, di chi di fronte all’identità che ci viene attribuita in base ai valori dominanti crea una propria risposta fatta di valori nuovi, di chi esibisce orgogliosamente i propri elementi di non fighismo con autoironia, di chi ha imparato che è inutile e controproducente voler apparire figo, tanto poi il non fighismo è scritto nel Dna. Il non figo lo vedi da ogni sua manifestazione, da come si presenta, da come ordina un caffè e noi non fighi siamo non fighi sempre e ovunque e quando vogliamo apparire vincenti con le regole del fighismo siamo solo ridicoli.

     

    Esistono bellissime storie che nascono a distanza o tra due persone che vengono da contesti differenti, spesso le nostre unioni vivono meno i condizionamenti dell’ambiente e hanno una durata maggiore, si può essere fortunati, felici, ben accoppiati, ma per favore: tutto tranne fighi.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:29 | commenti (8)


    venerdì, settembre 07, 2007
     

    PRIVATO E' BELLO?

    E’ una convinzione piuttosto diffusa; senza limiti di latitudine, longitudine e nazionalità, considerare gli impiegati statali come dei negligenti parassiti sociali, basta andare in qualsiasi ufficio pubblico e vedere come qualsiasi stronzo si permette di trattare l’impiegato al di là dello sportello per avere percezione del fenomeno.

     

    Quando sento dire che i servizi pubblici andrebbero gestiti come un’impresa privata mi domando in che mondo vivono coloro che pronunciano, spesso con grande convinzione, questa frase.

     

    Che all’interno di qualsiasi pubblica amministrazione ci sia un certo numero di fancazzisti e di solerti impiegati dell’ “ufficio complicazione affari semplici” è fuori di ogni dubbio; ma come si fa a dire che tutto ciò che è privato, in quanto tale, funziona meglio?

     

    Non so voi, ma io riferendomi sia alla realtà italiana che a quella svizzera, noto che molti servizi privati, soprattutto quelli forniti dalle grandi società, hanno modalità di erogazione e gestione quasi mafiose. Pensate alle casse malati, agli operatori telefonici, alle compagnie petrolifere, alle società che forniscono gas e acqua alle abitazioni, alle società immobiliari ma non solo: provate a dover fare la spesa a Lugano dopo le 7 di sera o di aver bisogno di uno specchietto retrovisore di una Ford Focus a Terni il 9 di agosto o di un taxi a Roma dopo le 22 (e a che prezzi poi…). Di contro ci sono degli esempi di pubblico che funziona e bene: le Ferrovie Federali Svizzere, il servizio postale, l’Ospedale Santa Maria di Terni (dove recentemente sia mia madre che mio padre sono stati sottoposti a interventi chirurgici ed hanno ricevuto un’assistenza medica e infermieristica veramente ottima).

     

    Ho l’impressione che ci sia la tendenza a dare un doppio peso ai soldi spesi in tasse e a quelli spesi in servizi. Quando si parla dei primi si è dei rompicoglioni assoluti, quando invece parliamo dei secondi si ha la tendenza a pagare allegramente scatti alla risposta, canoni vessatori e spesso servizi non richiesti (mi domando sempre come mai se uno vuole l’adsl deve prendersi per forza anche la linea telefonica fissa) senza lamentarsi più di tanto, in fondo a non funzionare è sempre tutto ciò che è statale…

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:54 | commenti (9)