MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
    link
    Billiejoe
    Blondi
    Cadavrexquis
    Coniglione
    Il Manifesto
    lakanamamu
    Leonardinha
    Leonardo
    Malessere
    Olympia
    Totentanz
    Underworld
    Yoshitsune
    blog archivio
    oggi
    dicembre 2009
    novembre 2009
    ottobre 2009
    settembre 2009
    agosto 2009
    luglio 2009
    giugno 2009
    maggio 2009
    aprile 2009
    marzo 2009
    dicembre 2008
    novembre 2008
    ottobre 2008
    settembre 2008
    agosto 2008
    giugno 2008
    maggio 2008
    aprile 2008
    marzo 2008
    febbraio 2008
    gennaio 2008
    dicembre 2007
    novembre 2007
    ottobre 2007
    settembre 2007
    agosto 2007
    luglio 2007
    giugno 2007
    maggio 2007
    aprile 2007
    marzo 2007
    febbraio 2007
    gennaio 2007
    dicembre 2006
    novembre 2006
    ottobre 2006
    settembre 2006
    agosto 2006
    luglio 2006
    giugno 2006
    maggio 2006
    aprile 2006
    marzo 2006
    febbraio 2006
    gennaio 2006
    dicembre 2005
    novembre 2005
    ottobre 2005
    settembre 2005
    agosto 2005
    luglio 2005
    giugno 2005
    maggio 2005
    aprile 2005
    marzo 2005
    febbraio 2005
    gennaio 2005
    dicembre 2004
    novembre 2004
    ottobre 2004
    settembre 2004
    agosto 2004
    luglio 2004
    giugno 2004
    maggio 2004
    aprile 2004
    marzo 2004
    febbraio 2004
    gennaio 2004
    dicembre 2003
    novembre 2003
    ottobre 2003
    settembre 2003
    agosto 2003
    counter
    visitato *loading* volte


    martedì, marzo 25, 2008
     

    TURIAMOCI IL NASO

    Siccome non vedo nessuna utilità nell’astensionismo di sinistra io alla fine voterò.

     

    Con il medesimo sconforto del buon Indro Montanelli, mi turerò il naso e voterò DC… ooops PD (più che un lapsus freudiano è una concretissima presa d’atto).

     

    Sarei disposto, al limite, a votare anche una sinistra ancora più annacquata pur di ostacolare il ritorno di Berlusconi al governo. Pur non vivendo e non lavorando più in Italia, lasciando da parte ogni forma di menefreghismo, dico che altri 5 anni di Berlusconi al governo sarebbero devastanti e l’Italia e l’Europa non se lo possono permettere, e alla fin fine neanche io.

     

    Di sicuro, nonostante non mi vergogni del mio essere comunista, nonostante continui a definirmi con questo aggettivo e ad essere iscritto a Rifondazione Comunista, non voterò per la Sinistra Arcobaleno. I cosiddetti eredi del Pci (e del Psiup e di Democrazia Proletaria) sono solo “eredi senza eredità”. Tra massimalismo obsoleto da un lato, revisionismo ideologico e integralismo pseudo-ambientalista dall’altro, hanno calpestato dimentichi e inconsapevoli le ceneri di Antonio Gramsci, assolutamente incapaci di raccogliere la testimonianza sua e quella di Enrico Berlinguer. Oltretutto la Sinistra Arcobaleno è del tutto incapace, quasi per DNA, di esprimere una strategia convincente e coerente di governo ma soprattutto con la legge elettorale attuale il partito che prende (alla Camera) un voto più degli altri fa "l'Asso Pigliatutto" e l'unico modo per tentare di sbarrare la strada allo psiconano è concentrare i voti sull'unico partito che potrebbe avere qualche chance concreta... e solo il PD può avere questa possibilità.

     

    Credo che il programma del PD sia sostanzialmente irrealizzabile per mancanza di risorse quasi quanto quello (tuttora pressoché inespresso) del PDL,  credo anche che il PD sia un esperimento in controtendenza rispetto agli ultimi 15 anni, quasi la realizzazione di una sorta di "compromesso storico" nel solco tracciato trent'anni fa da Berlinguer e Moro, così come vedo evidente la radicalizzazione a destra del PDL, così netta da aver provocato la diaspora verso il centro delle componenti cristiane-moderate.

     

    Al Senato, purtroppo (per tutti), la partita è più complessa: lì, infatti, "l'Asso Pigliatutto" può variare regione per regione.

     

    Aldilà delle incazzature congiunturali, per quanto giustificate esse siano, nella cosiddetta “democrazia rappresentativa” all’italiana quella croce a matita su un pezzo di carta è l’unica possibilità ufficialmente e istituzionalmente concessa per “fare politica” cioè di decidere del governo della cosa pubblica. Fuori dall’agibilità politica rimane solo la “Piazza” con tutti gli annessi e connessi che ciò comporta. Dobbiamo ottenere un progressivo e rapido ridimensionamento dello strapotere della “casta” ma è un risultato che si può ottenere solo all’interno delle istituzioni (e allora aspetta e spera) o con una rivoluzione culturale che tanto gli italiani NON faranno mai.

     

    Io auguro alla Sinistra italiana (arcobaleno, o monocolore, bicolore, tricolore...) di sapersi "rifondare" davvero, ritrovando le sue radici dalle quali deve ripartire per rinascere evolvendosi e trasformandosi in qualcosa di altro e che adesso, certamente, non è ma questo è e sarà un processo lungo. Nel frattempo, nel qui e ora, dobbiamo evitare per la quinta volta una pericolosa concentrazione di potere in mano ad un solo signore e l’unico modo concreto è quello di far si che un partito prenda anche un voto in più di quello di “sua emittenza”. Tutto il resto, ora, è poesia.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 15:21 | commenti (7)


    mercoledì, marzo 19, 2008
     

    RAGAZZI DI OGGI

    Una ragazza chiede: “come può un lavoratore precario potersi permettere un mutuo?”

     

    Il prossimo Presidente del Consiglio risponde: “trovati il figlio di uno con i soldi” (Nell’Italia degli anni’00 i soldi non si fanno più, si ereditano e basta). Niente di strano direi, in fondo il futuro primo ministro italiano ha semplicemente ripetuto quello che dicono le mamme, le famiglie in generale, le amiche e chi più ne ha più ne metta a tutte le ragazze italiane belle. In giro c’è un grandissimo disincanto, c’è l’esaltazione del mercato soprattutto nelle relazioni umane. Come al solito la sinistra grida allo scandalo ma non vede che il paese reale va tutto da un’altra parte. La bellezza oggi è un valore ben preciso e monetizzabile e in una società dove domina il familismo la risposta a certi problemi sta appunto nella famiglia, ma non è di questo che voglio parlare.

     

    Voglio parlare delle polemiche che si sono create attorno alla “battuta” da smargiasso, come del resto è nel suo stile, del sicuro trionfatore delle prossime elezioni politiche.

    C’è un modo di dire che recita più o meno che “quando il dito indica la luna l’imbecille guarda il dito”. E nel creare polemiche sulla stilla di saggezza popolare di Silvio Berlusconi a tutti è sfuggita l’enorme tristezza, questa si specchio della crisi (irreversibile?) di un paese, della domanda fatta dalla precaria. Quando sento dire dai precari italiani “non posso permettermi il mutuo” vengo percorso da un brivido di tristezza, un profondo groppo mi sale in gola, ripenso ai tanti vinti dei libri di Dostoevskij. Perché, care mie lettrici e cari miei lettori, vedere il mutuo, che tutto al più dovrebbe essere un mezzo, elevato a fine ultimo dell’esistenza è una cosa che mi mette una tristezza infinita.

     

    Siamo alla mediocrità imperante, al sogno di essere perdenti, al povero che fa di tutto per rendersi meritatamente ancora più povero, allo sfruttato che va, con il sorriso sulle labbra, incontro alla grande inculata versando i redditi dei prossimi 40 anni nelle casse dello sfruttatore. Perché l’obbiettivo di oggi, il punto di arrivo, è quello di avere il posto fisso a 1000 euro al mese per poterne dare 800 ad una banca tipo la Unicredit- Banca di Roma che dopo la fusione ha inviato una lettera a tutti i suoi venti milioni di correntisti con le nuove condizioni dei tassi di interesse, addebitando 2 euro per la spedizione della missiva e guadagnando, solo con questa mossa, ben 40 milioni di euro, tanto per citare uno degli innumerevoli modi che hanno per rubare i soldi. Oggi c’è la corsa ad arricchire ancora di più chi è già ricco, il vedere il mezzo come obiettivo, come fine ultimo.

     

    Allora ripensi a quando avevi 20 anni, pensi che sei stato comunista, pensi che comunista lo sei ancora e lo sarai sempre. Pensavi che con le tue idee potevi salvare il mondo, potevi salvare la classe lavoratrice. Ma alla classe lavoratrice oggi non importa di essere salvata e a te che hai sempre vissuto in affitto e che oggi sei uno che qualche soldino lo sta facendo in un paese dove essere figlio di qualche notabile o spasare uno con i soldi dà molti meno punti dell’ottima conoscenza del francese e del tedesco, non importa più se certa classe lavoratrice finisce nella merda, in fondo è quello che merita.

     

    Ad un certo punto pensi che ben venga la precarietà e che la precarietà, se queste sono le teste dei giovani, ha un valore persino pedagogico;  ragioni come certi pessimi e apprensivi genitori che invece di far amare la vita ai figli dicono “non gli do soldi almeno non vanno a comprarsi la droga”. Pensi che se ci sono tanti precari in fondo è meglio così, tanto come hanno due soldi in più vanno ad arricchire le banche e i proprietari di abitazioni e a scassare i testicoli a te, stanco di sentirti dire frasi come “con l’euro non si arriva più a fine mese” e tanti simili litanie da gente che poi non fa nulla per uscire da questa merda, nemmeno nell’intervallo tra una birra e l’altra. Dobbiamo odiarle le banche, dobbiamo pensare che la casa è un diritto basilare, è un diritto minimo, un diritto civile, dobbiamo odiarli i mutui, non agognarli! Perché alla crisi economica vanno date risposte culturali, davanti alla crisi debbono cambiare le prospettive. Il culto della casetta di proprietà in Italia non è più possibile permetterselo e questa mania di fare il mutuo soffocherà intere generazioni di italiani e hai voglia a sperare nell’incontrare il figlio di quello con i soldi o di diventare famosi in qualche programma televisivo.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 09:13 | commenti (32)


    venerdì, marzo 07, 2008
     

    CAMELTOE

    Ho notato una raffinatissima tendenza di fine inverno in almeno 3-4 donne che frequentano i miei luoghi di lavoro.

     

    Parlando con una mia collega ho scoperto che tale tendenza viene chiamata “cameltoe”.

     

    Da wikipedia:

     

    Cameltoe è un termine slang angloamericano che identifica una notevole visibilità della forma della vulva attraverso gli indumenti. La parola deriva dalla contrazione delle parole camel's toe, che in inglese indicano la zampa del cammello, la cui punta dalla forma di due mezze lune affiancate richiama la forma della vulva.

    Il cameltoe tende a verificarsi con l'uso di indumenti aderenti, anche se l'anatomia della donna gioca un ruolo fondamentale; una vulva composta da grandi labbra di dimensioni ridotte può impedire l'effetto cameltoe anche se viene indossato un indumento molto aderente.”

     

    Siccome, da buon non figo, mi si rimprovera spesso di vivere in una dimensione tutta mia e di non essere abbastanza attento alle mode e alle tendenze della massa rendendomi di fatto snob e antipatico ho deciso che da domani seguirò la moda: chiuderò i pantaloni sopra l’ombelico sfoggiando con delicata ed erotica malizia il mio grumo coglionare.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:42 | commenti (10)


    giovedì, marzo 06, 2008
     

    SICUREZZA

    Prendo spunto da questo post di Yoshi e dico che invece secondo me quel decreto andava fatto. Si, d’accordo, la gestione d’emergenza lascia sempre pensare che si agisce un po’ sull’onda lunga dell’emotività e in politica l’emotività genera spesso mostri, un esempio su tutti le leggi “anti-romeni” all’indomani dell’omicidio Reggiani, ma il caso di Molfetta è stato un po’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In Italia ci si permettono acciaierie, e quando si parla di acciaio si toccano inevitabilmente le corde della mia di emotività, con gli estintori vuoti, in Italia ogni 6 ore una persona muore e sottolineo muore sul lavoro. Oltre 1500 morti l’anno sul lavoro sono numeri da paese in guerra civile, sono numeri da emergenza, insomma sono numeri davanti ai quali bisogna fare quel “qualcosa”.

     

    Il deficit di sicurezza nei luoghi di lavoro, così come tanti altri fenomeni come la perdita di potere di acquisto dei salari e la sottoproletarizzazione di massa della classe lavoratrice sono dovuti ad una serie di scellerate politiche economiche e del lavoro sancite di fatto con il famoso accordo del 1992. Dal 1992 in poi l’Italia, tanto per cambiare in controtendenza rispetto al resto dell’Europa, ha deciso di basare il suo assetto economico tutto sulla riduzione del costo del lavoro e una ricontrattazione al ribasso dei diritti del lavoratore, di fatto optando per una competizione contro i paesi produttori di merci a basso valore aggiunto di qualità, una competizione persa in partenza. Ancora oggi nel 2008 tutto il dibattito sul rilancio economico è basato su cunei fiscali, riduzione del costo del lavoro, sgravi per le imprese, detassazione degli straordinari, mentre la Francia per esempio sta prendendo i migliori laureati delle università europee avendo capito che la qualità si paga. In tutto ciò anche la sicurezza è inevitabilmente vista come lo spettro per antonomasia: un costo.

     

    Perché mi è capitato diverse volte di dover lavorare in fabbrica o di svolgere, durante gli studi, mansioni operaie e quando chiedevo a tutti e dico tutti gli imprenditori, ed ero in Emilia Romagna non in un paesino sperduto controllato dalla sacra corona unita, rispondevano che tanto era inutile spendere i soldi per i guanti e le scarpe (parliamo di cifre nell’ordine dei 30 euro) per uno che al massimo sarebbe rimasto un mese (nonostante sia un loro dovere sancito dalla legge). Erano imprenditori e facevano quello che gli imprenditori fanno: calcolano il rischio del loro investimento, detto un po’ in termine brutali facevano i froci con il culo degli altri tanto, in caso di infortunio, cosa avrebbero rischiato? Una multa di qualche centinaia di euro? Forse. Un aumento di qualche punto del tasso di rischio inail? Forse. Comunque sempre meno di tutti i soldi risparmiati in scarpe e guanti. Ecco, questo non dovrebbe più accadere e ben venga anche il deterrente rappresentato dalla legge.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 09:42 | commenti (7)