MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    mercoledì, aprile 30, 2008
     

    GRAZIE IKEA

    Nella mia esistenza sono sempre stato fedele, o quasi, ad alcuni principi. Sono rimasto un vecchio marxiano ortodosso in termini di politica, sono rimasto fedele alla mia tradizione alimentare di nascita, sono uno di quelli che tra il raccapriccio di molti si porta a casa le salsicce secche e i salumi dalla città di origine, ma soprattutto sono da sempre fedele all’Ikea.

     

    Il risultato di quest’ultimo tenace attaccamento alla grande catena commerciale svedese è che mi ritrovo una casa che, per dirla con mia madre, sembra fatta con i lego e che non dice nulla, tolta una madonnina di Fatima in camera da letto e un paio di quadri raffiguranti simboli del lavoro in salotto, sulle persone che la abitano. La qualità dei mobili Ikea la definirei, in fin dei conti, senza lode né infamia e i prezzi sono convenienti nella misura in cui uno si arma di coraggio e voglia e si mette a montare i mobili da solo dato che i servizi accessori sono cari oltre ogni presupposto. L’ultima volta che l’ho fatto è stato per attrezzare la camera di mia figlia e sono pure caduto dalla scala (pensavo ci fossero più pioli) e comunque, per esempio, montarsi da soli una cucina è pressoché impossibile. Magari mio nonno ci sarebbe riuscito e nel frattempo magari avrebbe anche messo apposto la bicicletta, aggiustato la bambola di mia figlia e tagliato i capelli a mio figlio, il tutto ubriaco fradicio, ma oramai è risaputo che non esistono più gli uomini di una volta.

     

    Allora perché ho scelto Ikea e non i robusti mobilifici che ti invitano a pranzo e ai quali dai le chiavi di casa e pensano a tutto il resto loro o non i vari mercatoniuni e mercatonizeta? Semplice, perché Ikea vendeva e vende non mobili ma stile di vita. Nell’asfittico, deprimente e sonnolento pantano italiano delle adolescenze allungate (vabbè, ridiamo fiato ai tromboni…) e dell’incanto per il lettone matrimoniale con la bambola sulla coperta damascata di chi “mette su famiglia” Ikea rappresentò, con il suo arrivo in Italia, il primo grande ideologo della liberazione del giovane, un qualcosa quindi che non si trovava né in politica né nella società. Il suo era un messaggio innovativo. Ricordo ancora le pubblicità che comparivano nelle fiancate dei bus bolognesi: in una era rappresentata una madre con il matterello in mano, in un’altra una vecchia Diane 2 Cv con i vetri tappezzati da vecchi giornali e la frase “non è ora di andare a vivere da soli?” E per me lo era, e chi sentiva che era ora sapeva che avrebbe dovuto lottare con l’esigenza di essere alle prese con uno spazio abitativo ridotto da ottimizzare il più possibile e per fare entrare un letto, un seppur minimo guardaroba, scrivania, pc con accessori nelle anguste camere da studente fuori sede non c’erano alternative all’Ikea.

     

    Ciò che ho avuto dall’Ikea è stato un qualcosa che va ben oltre il semplice mobilio e che si può riassumere con le parole considerazione e rispetto. Considerazione e rispetto per un 20 enne che decide di andare a vivere la vita autonomamente contro il volere di tutti, considerazione e rispetto che non ti vengono dati da politiche di sostegno assenti e da governanti che vedono i single come polli da spennare mai considerati dalle retoriche familiste. E oggi che tanto giovane non lo sono più e che da figlio mi sono trasformato in padre questo speciale senso di gratitudine supera l’esigenza di avere mobili più solidi, più personali, più “seri” della mia cucina color blu puffo. Quando penso all’Ikea penso ad uno di quei vecchi amici un po’ burberi e rompicoglioni ma che quella volta che non c’era nessuno loro si che c’erano. Grazie Ikea.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:40 | commenti (18)


    mercoledì, aprile 23, 2008
     

    IL VIZIO

    E’ esattamente un anno che ho smesso di fumare. Il tutto dopo quasi 20 anni di onorata carriera da fumatore ed è un anniversario da festeggiare, considerato che è la prima volta che dimostro una così forte forza di volontà in tema di fumo.

     

    Dunque, non ricordo con precisione quando cominciai a fumare, ma sicuramente verso i 14-15 anni, forse anche prima. Quando ero in casa con i miei mi limitavo a rubare le multifilter alla mamma e le MS alla nonna o a comprare i primi pacchetti in società con un paio di altri viziosi come il sottoscritto. Mi ricordo che già all’epoca avevo maturato un certo senso dell’ironia paracula, agli insegnanti che mi chiedevano il perché della mia scelta rispondevo con dei tanto falsi quanto laconici “perché così mi sento accettato”; “perché mi sento adulto”; “perché migliora la mia immagine” slogan ripetuti dalle stucchevoli campagne anti-fumo dei ministri della sanità democristiani che altro non facevano che farti venir voglia di diventare come quel rumeno del guinnes dei primati chi si fumava 50 sigarette a botta. In realtà alla domanda “perché hai cominciato a fumare?” non saprei ancora oggi dare una risposta, il vizio richiama sempre una certa dose di irrazionalità, di umana debolezza difficile da ammettere e da riportare nell’alveo della logica strumentale e del sillogismo.

     

    Il vero disastro cominciò comunque quando andai a vivere da solo. Mi alzavo e fumavo ancor prima di lavarmi i denti, non sia mai che quel sapore di mentolo alterasse la goduria della sigaretta, poi ne seguivano svariate altre durante la giornata e ovviamente c’era la sigaretta finale, quella prima di dormire. Quando tornavo a casa dai miei la situazione non migliorava.

     

    A peggiorare ulteriormente le cose ci fu l’arrivo di quella che poi sarebbe diventata mia moglie, ai tempi moderata fumatrice che contribuendo alle spese di casa liberò altre magre risorse per l’acquisto delle “bionde”. Mi ricordo, dall’almanacco dei momenti tristi, certe cene in casa: la sigaretta prima della cena, la sigaretta durante la cena e la sigaretta dopo la cena e, quando cucinavo io, anche la sigaretta durante la preparazione della cena.

     

    Viaggiavo dunque verso le 20-30 sigarette al giorno (il fumatore minimizza sempre, saranno state anche 40) e, a differenza di mia moglie che spesso le lasciava a metà, io le cominciavo e le finivo e mi fumavo anche le sue metà. Ricordo le crisi quando mi rimanevano solo poche sigarette e giusto i soldi per l’affitto e per la spesa al lidl e centellinavo le poche sigarette rimaste, quasi fossi uno alla ricerca della fumata perfetta. Non era raro poi vedere uno studente fuori sede aggirarsi tra i trans al lavoro nei viali della zona Fiera di Bologna alle tre del mattino, oramai i trans accennavano anche a dei saluti e ci si scambiava qualche “come va?”, e fermarsi a un distributore automatico: comprava preservativi? Macchè, due pacchetti di Marlboro rosse, era l’ora del film e non c’è film senza Marlboro. Ma badate bene, Marlboro rosse non altre marche. Ricordo le discussioni con i disobbedienti dell’epoca: quelli che andavano a “lottare” nel Chiapas e nell’America Latina con i soldi di mamma e papà bottegai e che vedevano il fumare Marlboro come una complicità verso l’imperialismo statunitense. L’unico vero clone a soddisfarmi erano le Diana rosse dure (nei periodi di magra). Ricordo che in un’occasione, quando ci fu uno sciopero a oltranza dei Monopoli di Stato, iniziai a fumare di tutto dalle “Presidente” alle “Stop”, mi facevo le sigarette con cartine e tabacco e addirittura fumai la pipa (forse sono stato l’unico italiano sotto i 70 anni a farlo).

     

    Per anni poi le sigarette hanno scandito pause e momenti della giornata: la pausa durante le lezioni, l’attesa del treno, quella del bus, il tragitto lavoro-ristorante, il dopo-trombata… Con i figli ho smesso di fumare in casa con il risultato che concentravo lo stesso numero di sigarette in meno tempo il tutto condito con uno stile di vita da “manuale per il lento suicidio”: ritmi lavorativi frenetici, lunghe ore di pendolarismo, poche ore di sonno, junk food a pranzo, panini con salsiccia e cipolle presi ai camioncini, alcuni birrini consumati durante la giornata, kebab all’una di notte…

     

    Ovviamente tutto ciò ha avuto un prezzo in termini di salute. In occasione di alcune analisi di quelle che faccio trimestralmente come donatore di sangue mi chiamarono al cellulare per dirmi che avevo tutti i parametri mischiati: l’esame del sangue sembrava quello delle urine e viceversa. Feci ulteriori accertamenti, comprese alcune radiografie toraciche, e i medici mi dissero che se andavo avanti così nel giro di qualche anno avrei avuto problemi molto seri, e da quel giorno, quello stesso giorno, abbandonai le sigarette, fumai l’ultimo pacchetto tranne l’ultima che buttai via. Dopo tre mesi rifeci una serie di esami e i valori erano apposto. Merito dell’eliminazione delle sigarette e del progressivo cambio di stile di vita. Ho eliminato tutta una serie di schifezze dall’alimentazione. Mi alzo la mattina presto e vado a fare due bracciate in piscina in perfetta solitudine prima di andare al lavoro. Ho sostituito l’automobile con i mezzi pubblici e con i tragitti a piedi o in bicicletta. Per un periodo sono anche andato in palestra ma l’immagine dei sollevatori di pesi che urlavano come vacche al macello che sapevano di dover morire e i discorsi alla “sarei stato campione di atletica ma una contrattura al prepuzio mi ha stroncato la carriera” mi hanno fatto abbandonare un ambiente che io sentivo come non mio.

     

    Forse quello che vi sto raccontando sembrerà inverosimile, forse sembrerò uno che vuole conferire un tono epico a quella che è una normale dipendenza, ma se proviamo a razionalizzare e a pensarci bene bene questa è la vita del fumatore. Per fumatore non intendo quello che fuma i fine settimana o la sigarettina dopo i pasti, ma colui che ne fuma sempre una o qualcuna di troppo, colui che ha perso il controllo e il piacere del suo vizio e quando vedo certi tipi in fila al distributore automatico a mezzanotte di una qualsiasi giornata provo comprensione ma nessunissima invidia.

     

    Ma sia chiaro: ho smesso perchè ho dovuto... se il mio fisico me l'avesse concesso, ora starei per salutarvi, fumare la seconda o terza sigaretta dall’inizio del post e rimettermi al lavoro.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 14:55 | commenti (12)


    giovedì, aprile 17, 2008
     

    A GRANDE RICHIESTA IL FORUM

    Il forum di Monsieurdosto. Fatevi un giro. Il tutto senza moderazione considerata da un mio lettore “specchio di una mentalità fondamentalmente autoritaria e di una personalità che ha paura di qualsiasi confronto”, su cosa si intenda per confronto poi basta che leggiate i commenti al post precedente, mi raccomando contribuite e smettetela di forumizzarmi il blog con delle discussioni e dei giudizi privati che interessano solo il vostro psicanalista. Si accettano suggerimenti su eventuali altre categorie.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:35 | commenti (15)


    lunedì, aprile 14, 2008
     

    W L'ITALIA

    Questi sono i tempi.

     

    Hanno vinto loro; quelli che non ne potevano più del governo Prodi “che in due anni ha messo l'Italia in ginocchio”; quelli che “bisogna ripulire le nostre strade da negri e troie” (vorrei capire poi con chi scopano) hanno vinto quelli che “c'è troppa pressione fiscale, troppi controlli, troppi accertamenti”; hanno vinto quelli che “dobbiamo rilanciare la competitività”; quelli che “la vita nasce al momento del concepimento”; quelli che “la famiglia è una e sacra”.


    Chi ha perso??? Hanno perso loro. Hanno perso quelli che “Io sono di sinistra ma credo nell'impresa”; hanno perso quelli che ancora oggi continuano a credere che facendo la satira contro Berlusconi si vincono le battaglie politiche; hanno perso questi pretini simil-riformisti insipidi e parolai; hanno perso i cineasti girotondisti con villa a Capalbio; hanno perso i sindacalisti obesi ed etilisti; hanno perso gli intellettuali organici (come la merda) che organizzeranno qualche convegno in meno sull’islam religione di pace e tolleranza; hanno perso anche i Diliberti e gli Infausti e i Pecorari che hanno solo brancolato nel buio della loro insipienza.

     

    HA VINTO CHI DOVEVA VINCERE; CHI LO HA MERITATO perchè amici questa è l'Italia; una nazione povera, disunita, con sessant’anni di guerra civile strisciante, una nazione senza orgoglio, una nazione terrorizzata, una nazione serva. Non vi sorprenda se io sono contento che abbiano vinto loro; vi attendono anni bui e una crisi economica, morale e di libertà, una crisi che ancora non vi ha toccato e che sarà una tranvata che vi farà passare la voglia di ridere a tutti; e allora che la grande crisi se la cavalchi lo zio Silvio che io mi farò delle grasse risate quando fra tre anni tutti come al solito direte, nuotando in una piscina olimpica piena di merda, “Ah, io non lo avevo votato”...

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 22:01 | commenti (55)