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venerdì, agosto 08, 2008
DISERTORI
Ti incazzi ogni volta che leggi qualcosa sulla politica italiana, parli di un paese che sta scivolando verso la dittatura, usi parole forti e poi leggi la notizia della pallavolista cubana a cui è stato negato il visto per ritornare a Cuba per assistere la madre morente.
Nel frattempo vai in un forum dove ancora si discute del congresso di Rifondazione e leggi queste parole riferite al dramma personale della pallavolista: “…in effetti molti capiscono male, lei è colpevole di diserzione, e la stessa cosa se un militare italiano, diserta e se ne va in Francia, si ritrova un parente morente e vuol ritornare in patria... che fa il regime italiano? Lo arresta!” e poi ancora “…La ragazza e diventata quello che è, perchè oltre al suo talento, Cuba le ha dato la possibilità di svilupparlo questo talento…” e come chiosa “che dovrebbe fare il governo cubano a questo punto? Creare medici, sportivi, e poi dopo che sono importanti dire andatevene altrove a guadagnare più soldi e dimenticatevi di tutto e tutti ?” Vi risparmio cari lettori tutti i corollari sulla sanità cubana, i successi cubani nello sport e via dicendo.
Nel dare una rilettura a tutta la questione capisci veramente che cos’è una dittatura. In Italia se esiste questa concentrazione di potere in mano a Berlusconi è perché gli italiani hanno voluto così. Per due volte Berlusconi è finito all’opposizione e dall’Italia di Berlusconi si può andare via.
L’Italia è una democrazia che incarna alla massima potenza il più grosso dei limiti della democrazia: purtroppo votano anche gli stronzi, per mutuare una battuta dal giornale “cuore” e di stronzi in Italia ce ne sono tanti e di grossa portata. Per il resto non siamo ancora una dittatura.
Nella mia vicenda personale allora posso dirmi un disertore. Ho per anni studiato, con grandi sacrifici personali, anche grazie alle borse di studio del governo italiano. Arrivavano in ritardo ed erano gestite da un ente che si muoveva con un’agilità ed una velocità che un pachiderma a confronto era una ballerina di rock acrobatico, ma i soldi prima o poi arrivavano e con quelli ti ci ripagavi mesi di vitto e alloggio da fuori sede. Grazie al governo italiano ho avuto pasti completi a 2.500 lire, esoneri dalla tasse universitarie, libri gratis in biblioteca. L’Italia ha comunque investito nella mia formazione, così come nella formazione di molti che oggi lavorano all’estero, il dramma sta nel fatto che poi molti come me piuttosto che farsi soffocare dagli antichi mali italiani hanno preferito espatriare ed in un certo senso regalare ad un altro paese i sacrifici fatti dallo stato italiano.
Mi è capitato di rappresentare la Svizzera in qualche incontro o progetto di ricerca internazionale, eppure quando mio padre è stato male ho fatto normalmente rientro in Italia per stargli vicino. Insomma, a tutti quelli che spalano merda sull’Italia e che parlano di andarsene voglio dire che in quanto italiani abbiamo la fortuna di poterlo fare. Non ci piace l’Italia di Berlusconi? Abbiamo i coglioni pieni dei discorsi dei leghisti nei bar e nelle osterie? Bene, possiamo levarci dai coglioni prendendo il primo volo Ryanair per Londra, tanto per fare un esempio, ma spesso non ci pensiamo perché i diritti acquisiti sono un po’ come l’acqua corrente: nessuno ci fa caso e anzi l’acqua corrente si paga, ma nessuno di ricorda la puzza che c’era prima.
Adesso, stando alla logica, se il governo Berlusconi promulgasse una legge che impedisce ai “disertori” di rientrare in Italia il compagno che ha scritto queste cose nel forum dovrebbe essere contento… Giustamente non lo sarebbe, magari è rimasto anche lui, come me, scandalizzato dall’inumanità della chiesa cattolica quando ha negato i funerali a Piergiorgio Welby. In fondo il tipo in questione è solo uno dei tanti che vive la politica con uno spirito da ultrà che gli impedisce di vedere l’atto compiuto dal governo cubano contro la pallavolista per quello che è: un atto criminale di un governo dittatoriale che merita la più assoluta condanna.
KOBRAM
Ricevo una strana e-mail dal mega direttore galattico supremo dell’istituzione presso la quale svolgo la maggior parte delle mie attività lavorative.
Praticamente invita tutto il personale, in un sabato di settembre, ad una sorta di convention dove, tra le altre cose, sono previste “…divertenti attività che ci coinvolgeranno in giochi di squadra e gare sportive…” .
Non posso fare a meno di pensare agli episodi fantozziani della Coppa Kobram di ciclismo e del torneo aziendale di atletica. Naturalmente “inderogabili esigenze familiari” mi impediranno di partecipare alla sua pur bella iniziativa sportiva.
lunedì, agosto 04, 2008
RIFLESSONI IN UN GIORNO DI MEZZA ESTATE
Congresso di Rifondazione Comunista
L’unica cosa che ho apprezzato è stato il vivace confronto all’interno del partito, sarà perché da un po’ di tempo a questa parte sono fortemente spaventato dalle folle che dicono “A” e “B” all’unisono, per il resto è finita nel peggiore dei modi: le batoste elettorali non ci hanno insegnato nulla. Eppure non dovrebbe essere complicato capire che il partito riscuote maggiori successi quando si presenta con un progetto di governo, quando dialoga con le altre forze del centrosinistra. Purtroppo la frase finale dello sconfitto Vendola che afferma di essere oramai abituato a stare con gli sconfitti è il miglior riassunto della china che ha preso Rifondazione Comunista: quella di un partito capace solo di interpretare la retorica dell’opposizione, di promettere “dure stagioni di lotta”, promesse che mai come in questi tempi sono come scatole vuote. Abbiamo oramai rinunciato a interpretare i fenomeni e ad agire di conseguenza, ci stiamo perdendo 60 anni di storia. Chi dovrebbe essere oggi il protagonista delle “dure stagioni di lotta”? Il giovane il cui stipendio finisce in larga parte per pagare il mutuo quarantennale e a cui almeno Berlusconi ha detassato gli straordinari? Crediamo ancora all’utopia che i cambiamenti avvengano senza prendere l’onere e la responsabilità del potere? Continuassero a fare i “romantici”, a mettere insieme islam e femminismo nelle bozze congressuali, alle favole oramai non ci crede più neanche mio figlio. E poi vogliamo parlare dello slogan “Più col popolo, meno in tv”? Ma dove caspita crede che stia il popolo chi ha coniato uno slogan simile?
Esterati
Se devo spezzare una lancia in favore dei colleghi miei connazionali che lavorano in giro per l’Europa e per il Mondo, ne ho conosciuti e ne sto conoscendo davvero tantissimi, posso dire che la loro forza sta nell’immensa capacità di adattamento alla nuova realtà. Siamo ben lontani dalla figura di emigrante che ci è stata regalata da decenni di cinematografia, di canzoni e canzonette, di retorica e di politichetta. Oramai vedi tirar fuori il passaporto italiano da chi meno te l’aspetti. Da chi parla magari con un perfetto accento zurighese o della zona est di Parigi. Li vedi molto spesso mettere su famiglia con persone del luogo, prendere tutte le abitudini e gli stili di vita del paese ospitante e guardare all’italianità tipica dei luoghi comuni con la faccia di un rappresentante di profumi davanti ad una puzzola in putrefazione.
Ho cercato ripetutamente di dare una spiegazione al fenomeno e penso che sia l’intellettualizzazione di una tendenza all’esterofilia fortemente connaturata nell’italianità, esterofilia che solo in parte è dovuta alle maggiori opportunità avute all’estero rispetto a quelle avute in patria o alla crisi culturale-antropologica che sta attanagliando il nostro paese. Non è forse vero che in Italia hanno trovato l’America artisti che nel loro paese avrebbero fatto la massimo le commesse in un supermercato tipo Ilona Staller, Nadia Cassini, la Hunziker e via discorrendo? Per non parlare poi di certi attori e/o cantanti di scarsissima levatura. Non è forse vero che l’Italia ha mitizzato generi di abbigliamento che nel paese di origine rientravano perfettamente nella norma.. tipo Timberland, Rayban e altri amenicoli vari?
Secondo me la differenza tra colleghi e conoscenti italiani e i loro omologhi di altri paesi d’Europa è fondamentalmente questa.
Il portoghese (tanto per fare un esempio a me vicino, ma il discorso può essere tranquillamente esteso ad altre nazionalità) a differenza dell’italiano, nutre idiosincrasia nei confronti dello straniero: ciò che lo attrae non è la diversità ma la somiglianza con tutto quello che lo riporta al suo paese di origine. Così si spiega la loro tendenza ad affratellarsi quando sono all’estero, a formare la cricca di fronte alla quale si resta, pur essendo nello stesso paese, dei forestieri. L’italiano che trova un lavoro “intellettuale” all’estero (categoria che oggi rappresenta la quasi totalità della nostra emigrazione) la prima cosa che fa è uscire anche mentalmente dal suo paese, altri fanno esattamente il contrario: frequentano e organizzano feste “etniche”, si cercano tra loro, corrono ad applaudire in massa il cantante di turno, mangiano le stesse cose, tendono a ripetere se stessi come se fossero nel paese di origine.
Si potrebbe concludere che ad attirarli non è la diversità, come sarebbe ovvio in natura, bensì la somiglianza, quasi volessero considerarsi unici nel mondo e quindi portati a capirsi solo tra di loro.
La cosa è molto evidente anche nelle relazioni sentimentali: si tende a farsi raggiungere dalla ragazza conosciuta nel paese di origine, si assiste spesso a discorsi del tipo “la sposo e la faccio venire qui da me”.
Insomma, fuori dai patri confini esiste un’Italia aperta, capace di entrare in simbiosi e in empatia, che si afferma a dispetto delle tendenze politiche e culturali che sembrano affermarsi sempre più con forza all’interno della penisola. Decisamente un segnale positivo.
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