MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    giovedì, novembre 20, 2008
     

    L'ATTIMO DEL COGLIONE

    Oggi ho sentito parlare nuovamente della ragazza di Padova uccisa a Lloret De Mar. Purtroppo, come si addice in questi casi, i commenti di chi trattava l’argomento erano sul tenore “se l’è un po’ cercata”; “è stata imprudente”; “non bisogna mai fidarsi di nessuno”.

     

    Certi discorsi mi riempiono di tristezza un po’ perché, come si dice dalle mia parti, il senno del poi è il paradiso dei coglioni, un po’ perché nella nostra esistenza ci mettiamo, volenti o nolenti, un certo numero di volte in situazioni che 999.999 volte su un milione ci va bene, ma c’è quella volta su un milione che, vuoi per leggerezza, vuoi per altro, può succederci qualcosa di brutto.

     

    Di queste situazioni ne ho vissuta una proprio pochi giorni fa a Parigi. Arrivo a notte inoltrata con un volo Ryanair in ritardo all’aeroporto di Beauvais, uno scalo per le compagnie low-cost a circa un’ora da Parigi, prendo il pullman che mi porta al terminal di Porte Maillot da dove, essendo molto tardi ed essendo terminato il servizio di metropolitana, avrei proseguito in taxi verso la mia destinazione. Tra palmare, cellulare laptop, carte di credito e trolley avevo con me un certo numero di oggetti di un certo valore. Giunto a Porte Maillot mi guardo intorno finchè vedo un auto con l’insegna di un taxi attorno alla quale stazionano tre uomini, mi rivolgo al “tassista” che mi dice che in quel momento non è in servizio ma che mi possono accompagnare dei suoi “colleghi” i quali prendono il mio trolley e mi conducono presso un auto senza alcuna insegna. Vuoi la stanchezza, vuoi la disattenzione, mi trovo molto presto all’interno di una vecchia citroen bx da solo con altri tre uomini di nazionalità tunisina e con delle fattezze, se prendiamo per buono l’approccio di Lombroso, non proprio rassicuranti. Faccio il tragitto vi immaginate con che stato d’animo, metto la mano in tasca e compongo di nascosto il numero della polizia con il cellulare, cerco con la vista dei riferimenti in luoghi che non conoscevo mentre i tre uomini conversavano fittamente tra loro in una lingua locale.

     

    Ho pensato che avevo fatto la cazzata e che ne avrei pagato presto le conseguenze, pensavo tra me e me che sarebbe stato meglio non opporre resistenza e che al primo tentativo di assalto avrei dovuto cedere immediatamente, eravamo tre contro uno e non avrei avuto possibilità di cavarmela in nessun modo o che forse mi avrebbero portato in un luogo isolato e malmenato. Niente di tutto ciò, erano “solamente” dei tassisti abusivi. Arrivati con sollievo a destinazione mi chiedono 40 euro in luogo dei 20-25 che mi avrebbe chiesto un taxi ufficiale, pago con una banconota da 50 dicendo loro di tenersi il resto, quasi a volerli ringraziare per non avermi rapinato più che con l’intenzione di fare un gesto signorile, uno di loro mi stringe la mano e porta la sua al cuore ringraziandomi, com’è usanza tra i nordafricani, augurandomi la benedizione di Dio.

     

    Ecco, praticamente ero in una situazione che poteva risolversi in un sequestro di persona o peggio ancora in un omicidio a scopo di rapina, avevo commesso un errore da manuale 1.0 del buon viaggiatore, avevo fatto quello che ogni mediocre guida turistica sconsiglia assolutamente di fare, detto in parole povere: mi sono comportato da perfetto coglione. Bene (si fa per dire) se fossi stato barbaramente aggredito, rapinato e ucciso non stento ad immaginare che sarei passato io dalla parte dell’accusato che, “beh! Uno che accetta un passaggio da tre tunisini, in piena notte, a Parigi è un coglione” oppure “chissà cosa faceva un professore con tre nordafricani, probabilmente lui ha fatto loro delle avance e loro lo hanno ucciso” e poi “in fondo se l’è cercata”.

     

    Le imprudenze purtroppo nella vita si commettono e nessuna colpa dovuta ad una leggerezza è talmente grave da meritare di essere pagata con la vita.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 09:53 | commenti (3)


    lunedì, novembre 10, 2008
     

    NATE PER SOFFRIRE

    Mia cugina è incinta e tra poco meno di un mese mi regalerà un nipote. Prima di farvi dire un sonoro “e sti cazzi!?” posso raccontarvi che da un episodio della mia vita apparentemente banale si sono aperte una serie di riflessioni.

     

    Bene, approfittando della mia presenza in quel di Terni, mia cugina mi ha chiesto la cortesia di accompagnarla ad un incontro obbligatorio, senza il quale non sarebbe stato possibile aver diritto alla pratica medica in questione, dall’anestesista per informarsi sul parto indolore. Lo ha chiesto a me presumo per una serie di motivi che vanno dalla confidenza che abbiamo maturato nel corso dei decenni e dei vari eventi personali e familiari, al fatto che mia moglie ha avuto i nostri due bambini facendo appunto ricorso all’anestesia peridurale, fino al fatto che, essendo il primo “dottore” in famiglia, ho maturato un certo credito e una certa autorevolezza tra i miei familiari più prossimi.

     

    Insieme a noi c’erano altre due partorienti e un’altra donna (sicuramente un’amica) che accompagnava una delle due ragazze. Non è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, quella di essere l’unico uomo tra le partorienti. E’ quasi come se, nonostante tutto, il discorso sul parto, la maternità, la nascita sia un qualcosa di esclusiva pertinenza femminile. Mi sentivo un po’ come una fanciulla nella bottega di un anziano barbiere in una giornata di punta o, se la similitudine vi piace di più, come una fanciulla che mangia una banana in un’officina di rettifica motori, nel fare da spettatore a discorsi su dilatazione dell’utero, travaglio, ricucitura delle parti intime femminili e via dicendo.

     

    Comunque l’anestesista, in maniera molto efficace e professionale, ha spiegato in cosa consiste la pratica del parto indolore illustrandone le tecniche, i vantaggi e i potenziali rischi e sottolineando (guarda un po’ che novità) il ritardo dell’Italia nella diffusione di questa pratica medica che mi sento, per esperienze indiretta, di consigliare a tutte. Nella sua esposizione naturalmente non è mancato, senza voler fare della polemica politica a detta del medico, un riferimento alla relazione tra presenza del Vaticano-influenza dei cattolici nella politica e ritardo italiano nella diffusione della pratica del parto indolore.

     

    Proprio così: in Italia l’uso ostetrico dell’anestesia peridurale  è molto poco diffuso perché in quella stronzata sulla genesi e su Adamo ed Eva (dai, non penserete mica che quella è una storia vera!?) alla fine Dio dice “tu donna partorirai con dolore”  e a quanto pare la cosa viene tuttora presa molto ma molto sul serio anche se mascherata da discorsi sui costi, sulle strutture e su una presunta pericolosità della pratica.

     

    Allora ho pensato che nella cultura cattolica la missione della donna, magari non solo della donna ma soprattutto della donna, è appunto nella sofferenza e nel dolore. La maternità in tutti i suoi aspetti che vanno dalla fecondazione e dal concepimento canonico alle pratiche della fecondazione assistita e dell’aborto, per la donna deve per forza contenere una buona dose di sofferenza. Ed è per questo che in Italia alle donne si nega la dignità di fronte all’ embrione, la possibilità di un aborto non chirurgico e meno traumatico, almeno dal punto di vista fisico, così come il parto indolore e, in questa specie di spirale della sfiga, il dolore e la ricerca del dolore vista sia come percorso attivo che come semplice negazione del piacere, diventerà per la donna il motivo conduttore della sua esistenza.

     

    Ed ecco spiegati una serie di fenomeni. Prendiamo il cattivo rapporto che molte donne hanno con il mangiare. Senza arrivare per forza alla patologia pensiamo a come sia sconveniente per una donna farsi vedere mentre si ingozza di cibo ad una cena tra amici e come, nel caso della bulimia, il piacere che deriva dal cibo venga vissuto in maniera nascosta;  tutto questo perché c’è l’idea alla base che nella donna, in quanto tale, i semplici piaceri effimeri siano in sé un qualcosa di vergognoso. Le donne che in pubblico si fanno vedere sempre a dieta sembrano voler mostrare la propria obbedienza all’imperativo sofferenza=virtù.

     

    Ed ecco la risposta alla domanda “perché le donne scelgono sempre l’uomo più stronzo?” e lo dico basandomi su osservazioni imparziali che hanno visto solo sporadicamente il sottoscritto nella parte del presunto “meno stronzo”. Questo succede perché anche nella ricerca dell’amore e nel rapporto con gli uomini il filo conduttore è quello della sofferenza. Volenti o nolenti le donne sono strumenti della cultura cattolica che per quanto negata guida fortemente la loro linea di condotta e ne condizione l’esistenza quasi come se il loro riscatto passi per forza da una condizione di privazione, di minorità, di violenza, ecco spiegato ad esempio il comportamento di una mia conoscente abbandonata incinta da suo marito che, nell’abbandonarla, ha venduto tutti i mobili della loro abitazione e ha fatto si che le venissero staccate le utenze. Nonostante tutto lei ha detto che lo ama ancora.

     

    Potrei fare altri esempi a testimonianza di questa triste realtà ma mi limito ad osservare come ancora una certa degenerazione del pensiero religioso determini ancora l’esistenza degli individui e come la battaglia da combattere sia ancora lunga.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:16 | commenti (19)