Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi.
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In un paese normale, facciamo un esempio per inciso: toh! La Svizzera, il leader di una formazione di destra uscirebbe politicamente e umanamente devastato da vicende simili a quelle che sta vivendo negli ultimi tempi Berlusconi.
Non è un discorso moralistico, anzi lo è in un certo senso, perché non si può fare i moralisti imponendo un’etica politica basata sull’autoritarismo morale, propagandando delle misure negative a sostegno di un’ideale di famiglia “tradizionale” e “convenzionale” (nel paese a caso toh! La Svizzera, dove la famiglia si aiuta sul serio, ci sono i pacs e gli asili aperti fino alle 19,00) e poi andare allegramente a troie senza pagare pegno e senza essere accusati per lo meno di incoerenza e di ipocrisia. Dico questo tralasciando il fatto che nei suoi comportamenti ci sarebbero anche gli estremi per dei reati, mi risulta infatti che il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione siano reati, magari procurarsi la cocaina dalla criminalità organizzata non è un reato se è per uso personale, ma un atteggiamento del genere un conto è se viene perpetrato dal portalettere Alvise Rossi, un conto da chi governa una nazione; E poi, ve lo immaginate Blocher che va allegramente a troie e una sua ministra al governo combattesse la sua battaglia contro la prostituzione per le strade. Beh! In un paese normale avrebbe la stessa credibilità dell’ubriaco che dieci giorni fa dormiva sul cofano della mia macchina e alle mie rimostranze diceva che non era veramente ubriaco ma stava simulando.
Un paio di episodi. Alcune settimane fa ho partecipato ad una sorta di rimpatriata con una decina di ex compagni di Liceo. Al termine della cena uno di loro chiede di avere la fattura del ristorante per poterla scaricare ai fini fiscali essendo lui un agente di commercio. Senza stare a fare scene madri e ramanzine plateali mi sono tenuto io la ricevuta e l’ho strappata dicendo che ritenevo profondamente ingiusto che i contribuenti pagassero la pizza e la birra a dieci ex studenti del Liceo Classico di Terni. Non tutti i presenti, del resto dagli studenti di un liceo classico della provincia italiana non è che ci si aspetti molto, hanno apprezzato il mio gesto. Sono stato anzi accusato di essere “troppo rigido”; “un comunista dogmatico” e di aver fatto una polemica sostanzialmente inutile.
Due giorni dopo, sempre a Terni, un pensionato delle acciaierie uccideva la moglie malata di Alzheimer e si toglieva la vita lasciando una lettera dal contenuto struggente dove raccontava la malattia della moglie, tutta la sofferenza patita e tutta la solitudine. Pochi giorni prima si era visto rifiutare il ricovero della moglie in una residenza sanitaria. “Mi chiedevano 62 euro al giorno e noi viviamo con 1.100 euro di pensione”. Certo, un omicidio-suicidio non si giustifica mai ed è profondamente ingiusto che per far valere le proprie ragioni si debba e ci si debba ammazzare bla… bla… bla… ma il gesto del pensionato ha avuto a mio avviso una profonda dignità ed è stato dettato dalla totale mancanza di prospettive.
Si, c’è ancora bisogno della sinistra, almeno finchè esistono leggi secondo le quali lo stato deve pagare le farfalle al tartufo e il filetto al pepe verde agli agenti di commercio e poi lascia in totale stato di abbandono gli anziani malati. Il disagio di intere fasce di popolazione in Italia viene lasciato in mano alla buona volontà dei singoli, al volontariato e questo non va bene. Ecco, forse la sinistra dovrebbe ripartire da questi casi concreti.
Destino ha voluto che io capitassi a svolgere oramai gran parte delle mie attività lavorative a Basilea, la città europea dove forse esiste la più vasta colonia di ternani.
Secondo le statistiche gli “attinenti di Terni”(in gergo burocratese elvetico) residenti a Basilea Città sarebbero circa 1.700, vale a dire un 1% della popolazione cittadina totale, esiste una zona ribattezzata “Piccola Terni” e un associazionismo legato a Terni e all’Umbria molto vitale e in genere ricondotto storicamente alle organizzazioni di sinistra.
C’è un motivo dietro a tutto ciò. L’emigrazione è cominciata dopo la crisi del 1953, quando le acciaierie a seguito della riconversione da economia di guerra ad economia di pace mandarono “a spasso” centinaia di lavoratori, fu così che il governo italiano concordò con la Svizzera un piano di aiuti che consisteva in uomini, in genere manodopera specializzata, per le industrie della zona Renana in cambio di aiuti economici per la ricostruzione. Accordo molto favorevole dato che l’Italia portò a casa soldi e una manciata di comunisti in meno… In seguito i primi arrivati sono stati raggiunti da parenti, amici, conoscenti.
Benché, almeno inizialmente, i ternani fossero concentrati in zone ben precise della città non c’è da aspettarsi, ma questa in Svizzera è un po’ una regola generale, colore e folclore umbro, anzi, se nonfosse per i vari “Proietti”; “Basili”; “Rosati”; “Sabatini” cognomi tipicamente ternani e per alcuni ristoranti e bar “pseudo-etnici” aperti in genere da operai prestati alla ristorazione e dove in genere si mangia da cani e il cui successo è dovuto al fatto che gli svizzeri, bontà loro, ingurgitano e prendono per buono un po’ di tutto, sarebbero mimetizzati perfettamente nell’ambiente circostante. Motore propulsore della loro integrazione sono state per lo più le organizzazioni sindacali e politiche della sinistra essendo Basilea di fatto la città”rossa” per eccellenza della Confederazione Elvetica condizione grazie alla quale hanno comunque portato un po’ di ternanità in un ambiente che l’ha fortemente recepita, non è raro infatti trovare svizzeri che conoscono bene l’Umbria e che alimentano un flusso migratorio, sebbene di portata nettamente minore, verso una regione giudicata come una sorta di Toscana 2 ancora a portata di tasche e presa sempre più di mira da turisti dell’Europa del Nord che cercano nella mia regione una sorta di “buen retiro” (contenti loro…).
In questo periodo di “Ternaner” ne ho conosciuti alcuni, per lo più di seconda o terza generazione, due dei quali impiegati all’Università. La maggior parte di loro ha una comprensione solo passiva della lingua italiana, la capiscono perché magari la parlano i genitori o i nonni, ma quando si tratta di mettere insieme qualche frase si esprimono con uno slang che ha un qualcosa di comico eppure sentono molto l’appartenenza a Terni e all’Umbria. Alcuni di loro ne hanno una conoscenza derivata da alcune esperienze infantili quando magari passavano le festività natalizie o le ferie estive a casa della zia o da qualche gita fuori porta alla cascata delle Marmore o al Lago di Piediluco ma hanno solo una vaga idea di quello che è la ternanità. Ieri uno di loro mi ha detto che a volte sente un po’ la mancanza della spontaneità che ha incontrato a Terni e che la sua è una famiglia di ternani purissimi da varie generazioni, suo nonno era amico di Libero Liberati e all’epoca giocò nella Ternana nel ruolo di portiere, il tutto detto in Schwitzerdütsch…