Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi.
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Oramai frequento Parigi da diverso tempo, inizialmente con l’entusiasmo di chi ha sempre ammirato la metropoli e sempre l’ha vista come oggetto del desiderio, poi con un lento e inesorabile “disincanto”.
Trovo che le grandi metropoli in generale tendano ad una sorta di provincialismo: il mondo guarda a loro ma loro non guardano al mondo, i loro abitanti tendono ad avere un po’ quel complesso di superiorità, in Francia poi il dualismo città-provincia è quanto di più esasperato possa esistere al punto che “andare a lavorare a Parigi” per un francese che viene dalla provincia suona un po’ come una condanna ai lavori forzati. C’è tutta una fierezza della provincia e dei suoi ritmi tutta francese.
Compagni delle mie peregrinazioni sono stati dapprima un mio collega con odiosissima moglie ad alta manutenzione al seguito poi, affrancatomi educatamente ma in maniera risoluta da loro, mio figlio. Viaggiare con figlio al seguito in un luogo dove i posti di lavoro sono attrezzati anche ad accogliere i bambini è meraviglioso. La capacità dei bambini di stupirsi di tutto e di vivere ogni esperienza senza l’amaro disincanto e la routine di noi adulti è uno spasso. Vedere i suoi occhi enormi tesi a catturare ogni cosa è un motivo di gioia e di orgoglio per me. Poi arriverà anche il giorno in cui mio figlio mi reputerà un rompicoglioni e troverà noioso, se non addirittura umiliante, andare in giro con suo padre ma questo si sa fa parte del gioco della vita.
Ma veniamo alle considerazioni sparse mantenendo un approccio il meno possibile da Lonely Planet.
Parigi turistica: oltre che una grande metropoli europea Parigi è forse il posto al che accoglie il maggior numero di turisti al mondo e come tale chi ci vive, soprattutto se saltuariamente e per motivi di lavoro, non riesce a cogliere il punto esatto dove comincia la realtà e finisce la rappresentazione, l’idea di fondo è quella di assistere ad un grande spettacolo messo lì ad uno e consumo del turismo di massa, ho un po’ la stessa sensazione che a suo tempo ebbi a New York: quella di trovarmi all’interno di una di quelle sfere che quando le scuoti vien giù la neve.
L’acqua di Parigi: Parigi è cara? Parigi non è cara, è qualcosa di peggio e ve lo dice uno che vive e lavora tra Lugano e Basilea che non sono propriamente luoghi “economici”. Diciamo che nelle mie permanenze parigine sono solito nutrirmi di menù a prezzo fisso in qualche ristorante pseudo-etnico zona Saint Michel. Caratteristica di questi luoghi è che le bevande, da buona tradizione, sono escluse dal prezzo fisso e il loro prezzo è strettamente legato alla quotazione dell’oro. Una minerale da mezzo litro arriva a costare anche 9 euro. Ho ovviato alla cosa da vero signore: mi porto l’acqua da casa o chiedo acqua del rubinetto. Non è per i 9 euro, è proprio per il principio e per il dostiano dogma di non pagare MAI le cose un prezzo troppo al di fuori del loro valore.
Parigi multietnica: si e no. Da buona metropoli al suo interno trovi un po’ di tutto ma il tutto confinato in luoghi e comunità fortemente autoreferenziali. Può essere pittoresco ma sinceramente non è bello camminare a ChâteauRouge e accorgersi di essere l’unico bianco, oltre ai poliziotti di pattuglia, a frequentare la zona. La contaminazione sembra essere qualcosa di estraneo a questa città e ai suoi tempi e luoghi. Spaventa poi sentire i membri di queste comunità parlare dei loro quartieri con una logica di “territorio”. Il tutto si accompagna alla scarsa propensione dei parigini a parlare lingue diverse dal francese per dare un’idea sulla reale apertura, a parte le apparenze, della città e dei suoi abitanti.
Vivibilità: Ottima, non c’è che dire, servizi pubblici e trasporti di un livello e di una qualità inimmaginabile.
Parigini: A parte la poca diffusione delle lingue straniere non trovi, nei negozi per esempio, la scortesia che trovi a Milano o peggio ancora a Roma. Per il resto, ma tutto ciò è dovuto al mio temperamento, anche con i parigini ho dei rapporti cortesi ma fortemente limitati alla sfera lavorativa. L’ambiente lavorativo è comunque molto buono.
Ci vivresti? No, sinceramente no. All’inizio mi sentivo come un bambino al luna park ma dopo un po’anche le giostre stancano e fanno venire la nausea. La sensazione di sentirmi come una comparsa in un poster di un’agenzia di viaggi oramai domina su tutto anche su quella di trovarmi in un ipotetico “centro”del mondo. E’ una città che vale sicuramente una o più visite (inutile elencare le meraviglie architettoniche e le decine e decine di musei) ma non riuscirei a inquadrarmi perfettamente in un luogo del genere. Forse sono fatto per rimanere nelle periferie.